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Leader 19 Maggio, 2020 @ 5:54

I manager di banche e reti di consulenza con la migliore reputazione sul web

di Forbes.it

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manager con la migliore reputazione sul web
Carlo Messina – ad di Intesa Sanpaolo

Chi sono i manager a capo del sistema bancario italiano con la migliore reputazione sul web? È uno dei punti indagati dallo studio mensile dell’Osservatorio Top Manager Reputation, che tra i vari settori ha puntato un faro anche sul comparto finance.

Aspetto che in un momento di crisi sanitaria ed economica, come quella dettata dal coronavirus, diventa fondamentale per guidare le aziende italiane e che, come sottolinea l’Osservatorio Top Manager Reputation, unisce diversi valori: la storia personale e il momento che vive il manager, tenendo conto che in rete i contenuti hanno flusso continuo, ma hanno anche una durata molto più lunga rispetto a quella degli altri canali di informazione.

La classifica dei manager in ambito finance con la migliore reputazione sul web

Partendo dal presupposto che questo studio si basa su dati, approfondimenti e aggiornamenti costanti sul web e che la classifica generale dei manager con la più alta reputazione sul web vede in testa John Elkann, in ambito finance primeggia un’altra figura, quella di Carlo Messina.

L’a.d. di Intesa Sanpaolo, secondo l’Osservatorio ha conquistato la vetta per due motivi: le numerose iniziative benefiche che il suo istituto ha intrapreso per contrastare la crisi e l’eco mediatico relativo alla proposta di acquisizione di Ubi Banca. Operazione che farebbe diventare Intesa Sanpaolo il settimo gruppo bancario europeo per attivi, con utili consolidati stimati a oltre 6 miliardi nel 2022. In sintesi, un colosso che amministrerebbe circa 1.100 miliardi di risparmi degli italiani.

Al secondo posto si piazza Matteo Del Fante, ad di Poste Italiane. Secondo lo studio, oltre ad essere stato recentemente riconfermato alla guida dell’ente, Del Fante è stato apprezzato per la presentazione del piano industriale 2022 che punta su innovazione con un investimento di 2,8 miliardi per la modernizzazione dell’infrastruttura It e nello stesso tempo ha garantito che Poste mantenesse una forte presenza sul territorio attraverso i suoi oltre 12.800 uffici. 

A metà della top ten della classifica dei manager con la più alta reputazione sul web si piazza Fabrizio Palermo, ad di Cassa e Depositi e Prestiti. La società per azioni controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze è considerata l’autentica cassaforte dello Stato e nei periodi come questo viene sempre additata come la scialuppa di salvataggio del nostro sistema economico. In questi giorni, poi, Palermo ha presentato il primo bilancio di sostenibilità nella storia del gruppo. Un documento che ha al centro i cosiddetti “Piani città”, progetti che puntano sulla rigenerazione urbana e l’efficienza energetica, con nuovi cantieri sbloccati sul territorio nazionale (da 600 milioni solo nella Capitale) e la realizzazione di alloggi sociali per migliaia di famiglie.

Sale anche Gian Maria Mossa di Banca Generali

Gian Maria Mossa, a.d. di Banca Generali

Nella top ten degli manager con la migliore reputazione in ambito finance troviamo anche Gian Maria Mossa che scala due posizioni. Il manager milanese, ad e direttore generale di Banca Generali, è primo tra gli amministratori delle reti, dopo la storica presenza di Ennio Doris.

Da quando guida Banca Generali, ossia da tre anni, Gian Maria Mossa ha accelerato lo sviluppo dell’istituto scegliendo la sostenibilità, attraverso una strategia che propone ai clienti portafogli di investimento basati su responsabilità sociale, ambientale e di governance.

Una scelta vincente in questa fase di crisi, con i fondi sostenibili che meglio hanno performato sui mercati, tanto che l’Istituto del Leone ha chiuso aprile con una raccolta netta di 408 milioni, confermando per il secondo mese di fila un trend di crescita forte malgrado l’emergenza. Oltre ai risultati operativi, Mossa si è messo in evidenza per iniziative mirate alla ripresa in soccorso delle pmi. Tra queste: la collaborazione con la start-up fintech Credimi nata per avvicinare gli investimenti dei risparmiatori all’economia reale con l’obiettivo di dare linfa alle piccole e medie imprese ora in difficoltà. 

L’a.d. di Banca Generali, inoltre, durante questo periodo di lockdown dettato dal coronavirus, è stato protagonista sul web di “Ricette di ripresa”, format video in cui giornalisti, economisti e dirigenti delle reti si confrontavano sulle varie proposte di risposte alla crisi. 

Una strategia comunicativa che ha puntato sul digitale anche in termini di attenzione ai risparmiatori che in questa fase hanno scelto di operare sempre di più sul trading online. Tanto che la piattaforma Bg Saxo, sim frutto dell’accordo sviluppato tra Banca Generali e Saxo Bank, ha visto crescere del 41% il totale delle operazioni effettuate e addirittura del 48% il totale dei volumi transati.

 

Podcast 3 Novembre, 2019 @ 9:50

Cosa cercano gli head hunter in un manager – AUDIO

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C’è molto digital tra le figure manageriali più richieste dai cacciatori di teste. A parlarne dal suo podcast su Forbes Italia, Jobs Trend, è Roberto D’Incau, ceo e founder di Lang&Partners. Secondo quanto emerge dai dati contenuti nell’ultimo osservatorio a sua disposizione, tra i manager più richiesti c’è infatti il social media manager. Ma non solo. Ci sono anche tutte quelle figure manageriali che D’Incau definisce come cossiddette C-Level; per esempio: il chief technology officer, il chief financial officer, il chief information officer, il chief marketing officer. E ancora: top executive con forti competenze digital, specialisti del marketing (un grande classico anch’esso sempre più digitale), creativi della moda propensi lavorare in team e orientati al business. E nell’area commerciale la domanda è per figure strategicamente rilevanti, in grado di aprire nuovi mercati o nuovi business in quelli esistenti. Ascolta su Spreaker il nuovo episodio di Jobs Trend e tutte le puntate precedenti.

 

Tutte le puntate di Forbes Job Trends:

 

Business 30 Ottobre, 2019 @ 8:00

Dove lavorano e quanto guadagnano i manager meglio pagati d’Italia

di Forbes.it

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Manager
(Shutterstock)

Sono Milano e Roma le città dove si registrano gli stipendi più alti in Italia. Secondo un’indagine annuale sul mercato del lavoro condotta da Hays, nella Capitale, che sale al secondo posto di questa speciale classifica, le buste paga di manager e dirigenti in diversi settori possono arrivare fino a 150mila euro lordi l’anno. Poco meno di quanto guadagnano nel capoluogo lombardo, che è ancora una volta la città dove si guadagna meglio.

L’edizione 2019 della Salary Guide di Hays ha coinvolto un campione di oltre 150 aziende e più di 600 professionisti, prendendo in esame figure professionali in otto diversi settori: banking, engineering, finance, information technology, insurance, life sciences, sales & marketing e oil & gas. Focalizzandosi su ruolo, esperienza accumulata e città in cui viene svolta l’attività lavorativa.

Secondo l’indagine, i settori in cui si registrano le retribuzioni più alte a Roma sono life sciences, finance e sales&marketing. Stipendi fino a 150mila euro per i medical director, che scendono a Torino e Bologna, dove invece toccano quota massima 120mila euro. Mentre possono puntare a 103.000 euro i business unit manager in ambito pharma con almeno dieci anni di esperienza.

Non va oltre i 100mila euro la retribuzione di un partner in ambito consulenza fiscale. Seguono marketing e communication director in ambito retail che possono guadagnare fino a 90mila euro l’anno, a pari merito con i professionisti del banking. Buste paga tra i 70 e gli 80mila euro per marketing director e sales manager con oltre dieci anni di esperienza.

Per quanto riguarda i professionisti junior, invece, i project leader con 2 e fino a 5 anni di esperienza nel settore automotive possono guadagnare fino a 35mila euro l’anno. Stesso stipendio nel settore energy. Oltre 30.000 euro l’anno, invece, per coloro che operano in ambito amministrativo e di consulenza fiscale. Si ferma a 28mila euro la busta paga di un product manager in ambito servizi.

Per quanto riguarda il percorso accademico, le più richieste risultano essere le lauree in ambito ingegneristico, economico e medico.

“Negli ultimi anni la capitale sta mostrando un rinnovato dinamismo per quanto riguarda il mercato del lavoro, con un aumento sensibile delle retribuzioni in settori chiave per l’economia locale”, è il commento di Marco Oliveri, director di Hays. “Sono sempre di più le aziende, anche multinazionali, che guardano con fiducia a Roma e al Lazio per i loro investimenti e ci sono buone probabilità che questa tendenza prosegua anche nel prossimo futuro, con ricadute positive sui trend occupazionali”.

Strategia 14 Agosto, 2019 @ 9:49

I 10 consigli di Napoleone a manager e imprenditori

di Forbes.it

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napoleone bonaparte
Napoleone Bonaparte in un ritratto di Jacques-Louis David (Hulton Archive/Getty Images)

15 agosto 1769-15 agosto 2019: in occasione del 250esimo anniversario della nascita di Napoleone Bonaparte esce “Napoleon the Communicator: Thinking with the mind of the winner” di Roberto Race,  la versione inglese e aggiornata del “Napoleone il Comunicatore” edito da Egea, la casa editrice dell’Università Bocconi.

Napoleone Bonaparte è un personaggio così poliedrico da prestarsi a queste e altre interpretazioni. Una sua caratteristica, messa in luce dal giornalista e consulente in corporate e reputation strategy Roberto Race è l’impareggiabile capacità di dialogare con l’opinione pubblica. Una categoria concettuale che nasce proprio con lui.

Roberto Race, è un advisor per multinazionali e medie imprese e affianca in prima linea i Ceo e i board delle aziende. ed ha promosso The Ghost Team (www.theghostteam.com), il primo network internazionale di ghostwriter per imprenditori, manager, diplomatici, militari e politici, che oggi coinvolge più di quaranta professionisti nel mondo.

Il volume esce su Amazon, edito da ScriptaManent, sia nel formato cartaceo che Kindle ed è acquistabile nelle principali librerie internazionali. Tra le novità dell’edizione inglese la postfazione di Charles Bonaparte, ultimo erede di Napoleone e presidente della Federazione Europea delle città napoleoniche.

Abbiamo intervistato Race a cui abbiamo chiesto anche di strutturare una serie di consigli per gli imprenditori che vengono dalla lezione napoleonica.

ritratto di roberto race
Roberto Race (Imagoeconomica- Sara Minelli)

Race perché paragona Napoleone a un imprenditore?

Il Napoleone che racconto in questo volume fa pensare a quei leader che sanno motivare e coinvolgere i loro collaboratori rendendoli partecipi delle sfide, che dovranno affrontare assieme.

Quello che per Napoleone è il campo di battaglia per l’imprenditore e il manager sono la fabbrica e il mercato, dove solo chi sa cosa vuol dire essere in prima linea può dare gli ordini ed essere ascoltato.

Un identikit classico di quello che oggi consideriamo un imprenditore di successo.

Ma Napoleone è stato più un leader o un capo?

Proprio come tanti leader, Napoleone sa che conta più essere autorevole che autoritario.

Napoleone, a modo suo e con tutte le contraddizioni e ambiguità con cui finisce per essere al tempo stesso «dittatore» e alfiere del nuovo diritto partorito dalla rivoluzione francese, è anche portatore di alcuni valori di cui si lamenta spesso la carenza nell’attuale classe dirigente e politico-istituzionale europea.

Napoleone  sa bene che «non si può guidare un popolo senza indicargli un futuro».

Credo che oggi la rilettura di Napoleone sotto questi termini possa favorire la riscoperta di aspetti della sua figura di una modernità impressionante.

Napoleone era un leader moderno quindi…

Anticipare e guidare i tempi è prerogativa del grande manager. Nel caso di specie, parliamo dell’invenzione del brand, del marchio al servizio di un’idea. Icone che spesso erano funzionali ad accrescere il culto della personalità.

Ma facciamo attenzione, su questo punto! La cura di sé, attestata sotto diversi profili dalla capacità di auto promozionarsi di Napoleone, non serviva a segnare distanze incolmabili. Napoleone, più che un dio, voleva essere un supereroe, impegnato continuamente a coinvolgere e a motivare i suoi collaboratori.

Era un motivatore…

Prima di lui, l’esercito era solo carne da macello. Con lui, nei fatti, purtroppo, restò tale, ma nobilitata da prestigio e onori, dall’introduzione della meritocrazia e da qualche prebenda, da promozioni sul campo guadagnate anche da chi non poteva vantare natali illustri, e a volte nemmeno confessabili. Napoleone dialogava concretamente con i suoi soldati. Con i riconoscimenti, come in senso letterale. La sua passeggiata in mezzo alle truppe prima del trionfo di Austerlitz, l’assicurazione che in caso di difficoltà l’avrebbero visto in prima fila a combattere, si tradusse in un messaggio semplice ma carismatico: “Ricordate che sarò sempre uno di voi”.

Una caratteristica d Napoleone di cui dovrebbero far tesoro i manager…

Come statista, Napoleone offre un esempio eclatante di quanto rilevi la vision, che si tratti di un Paese o di un gruppo aziendale (e di chi è chiamato a guidarlo). Da Primo Console, elaborò un piano, poi portato a buon fine, per il risanamento finanziario in cinque anni dei trentaseimila comuni francesi. Definì poi un obiettivo a dieci anni, entro i quali tutti i comuni avrebbero dovuto portarsi in attivo. Utilizzò indicatori puntuali per controllare gli step.

Se un manager non sempre può ‘creare’ la vision, deve tuttavia comprenderla e articolarla: l’unico modo per poterla comunicare a collaboratori e stakeholder e renderla così attuabile.

E quali sono i consigli per la quotidianità dell’imprenditore?

L’imprenditore, come il manager, deve dunque accomunare alla capacità prospettica la cura del dettaglio, se essenziale per il perseguimento delle sue strategie e la messa in atto dei suoi programmi. La tipica giornata di Napoleone, fatta di lettura della posta, valutazioni dei problemi, sessioni di verifica, esame di appunti e rapporti, decisioni su quali azioni compiere, non è dissimile da quella di un moderno manager e rappresenta un buon modello da seguire.

Prima di ogni battaglia, Napoleone analizzava il terreno, si documentava sugli scontri avvenuti nella stessa area o con gli stessi generali in passato, esaminava ogni possibile rischio, svantaggio o pericolo.

Pianificava, ma aveva coscienza anche della necessità di riprogettare continuamente le proprie attività, nel governare l’impero come nelle campagne di guerra

L’informazione puntuale, del resto, favorisce la flessibilità, altra arma vincente dell’impresa moderna. Napoleone sosteneva che non vi sono regole semplici e infallibili. Ogni cosa dipende dai piani del generale di turno, dalla condizione in cui si trovano le sue truppe, dalla stagione in cui si combatte e da migliaia di altre circostanze. Considerazioni valide per il campo di battaglia, ma tenute in considerazione anche nella gestione delle sue relazioni istituzionali.

Perché Napoleone è stato un grande comunicatore?

Altro insegnamento del Corso, di incredibile preveggenza, sta nell’importanza della comunicazione in tempo reale e della connessione tra le truppe della Grande Armée. La campagna di Ulm fu vinta da Napoleone grazie anche alla comunicazione frequente e sistematica, che teneva costantemente informati i comandanti di tutti i corpi, con Bonaparte che chiedeva di ora in ora dispacci aggiornati ai suoi sottoposti.

Ma non fu solo un successo di comunicazione. Proprio ad Ulm, Napoleone diede dimostrazione di quanto strategica sia la velocità di esecuzione, altro must delle imprese del nuovo millennio, alle prese con la rivoluzione 4.0 e la conseguente necessità di adeguarsi rapidamente ai cambiamenti di scenario indotti da un’evoluzione tecnologica che, con l’intelligenza artificiale, tende a trasformarsi in antropologica. Durante la campagna di Ulm, la Grande Armée marciò a tappe forzate per circa 24 km al giorno, raggiungendo il Reno in meno di sei settimane. Per ridurre le resistenze, Napoleone negoziò accordi con importanti stakeholder come la Baviera e la Prussia, assicurandosi che sarebbero stati partner e non ostacoli. Pragmatismo e rapidità si coniugavano con la coscienza dell’importanza di attrezzature (oggi leggasi: tecnologie) all’altezza dei tempi. Napoleone, al contrario di suoi precursori e contemporanei, si assicurava che le sue truppe si trovassero nelle condizioni migliori: indumenti, equipaggiamento, addestramento.

Napoleone quindi è un modello ancora attuale…

C’è tanto da imparare ancora oggi, dunque, dall’Imperatore. Perfino il modo in cui, sconfitto, contribuì alla sua glorificazione postuma, dettando le Memorie a Las Cases. D’altra parte, se la sua eredità non fosse così attuale, non si spiegherebbe la persistente diffusione del mito napoleonico in tutto il mondo, dai plastici che ripercorrono Waterloo all’oggettistica multiforme che continua a eternarlo. Un lascito che può insegnare qualcosa anche a chi guida i moderni eserciti dell’innovazione.

 

I 10 consigli di #Napoleoneilcomunicatore agli imprenditori 

  • “Gli uomini vanno governati come la maggioranza vuole”. All’epoca non c’erano sondaggi, ma #NapoleoneilComunicatore scopre l’importanza dell’opinione pubblica. Per chi fa impresa il target di riferimento, con cui confrontarsi, è il mercato.
  • “La buona politica consiste nel far credere ai popoli che sono liberi”. Il Nostro è un precursore degli spin doctor, la manipolazione dell’informazione con lui diventa arte. Basta leggere i Bollettini stilati durante il ritorno dalla disfatta russa per capire come occultava le cattive notizie. L’immagine per un’azienda conta almeno quanto la qualità dei beni messi in vendita.
  • “Viva l’imperatore”. Lo gridano i soldati prima della battaglia di Austerlitz. Per motivarli, Bonaparte passeggia tra le truppe e spiega in che modo farà scattare la trappola in cui cadranno inevitabilmente i russi e i loro alleati. E’ vestito come i suoi soldati, sembra dir loro “sono uno di voi”. E’ la condivisione degli obiettivi che fa spesso di un capo azienda un dirigente di successo. Comunicare ‘alla pari’ per dimostrare magari la propria superiore competenza: nel caso di #NapoleoneilComunicatore, esaltare il genio carismatico, che ne fa un leader amato dalla sua grande armata.
  • “La perdita di tempo è irreparabile in guerra”. Per evitare qualsiasi lungaggine, Bonaparte pone in atto un sistema di comunicazione tra i corpi d’armata basato sulla velocità dei messaggi e sulla rapidità degli spostamenti.
  • Il possesso tempestivo delle informazioni ‘sensibili’ è determinante per le aziende moderne. Così come il saper lanciare al momento giusto un prodotto, monitorare internet, le agenzie di informazione e i social network per replicare a critiche in tempo reale, ecc. ecc.
  • “Dall’alto di queste piramidi…”. Il discorso del capo prima di una celebre vittoriosa battaglia della sua campagna in Egitto è pieno di un’enfasi che va ben al di là dello scontro bellico. Il richiamo all’arte, alla cultura, alla storia si sposa con la grandeur francese ma anche con la volontà di apparentare conquista e prestigio, obiettivi militari e traguardi scientifici. Comunicare è anche questo, come sanno gli imprenditori, che attraverso sponsorizzazioni e altre iniziative di impegno sociale hanno accresciuto lustro, notorietà e profitti per le loro aziende.
  • “Se Gesù Cristo non fosse morto in croce non sarebbe Dio”. Si può perdere una battaglia ma vincere la guerra? A modo suo, #NapoleoneilComunicatore lo ha fatto anche dopo Waterloo, eternando nel Memoriale di Sant’Elena curato da Las Casas la figura di un martire della libertà, un campione dei popoli oppressi che sarà riscattato dalle giovani generazioni future. L’operazione comunicativa riesce, il Memoriale diventa un best seller ante litteram. Gestire la comunicazione nei punti critici di un’azienda è fondamentale per superare il guado e salvaguardarne l’immagine, riducendo le perdite di quote di mercato e gettando così le fondamenta per il rilancio.
  • Russia e America. La preveggenza del Nostro aveva del fantastico. Sempre nel Memoriale, #NapoleoneilComunicatore profetizza il prossimo avvento sulla scena mondiale di due grandi dominatori. Ma al di là di questo esempio di interpretazione messianica di scenari lontani da venire, nel Bonaparte la comunicazione fa un balzo in avanti per l’ampiezza dei territori cui si rivolge. #NapoleoneilComunicatore è il primo leader storico che comunica su scala globale. Visione globale dalla quale non possono prescindere le nostre imprese. La sua attenzione è a sfruttare ogni occasione per celebrare il racconto di sé, del suo personaggio sempre vincente, verso un pubblico, non solo amico, ma rappresentato da tutti i popoli del mondo che contava ai suoi fini e per la sua epoca. Quello che oggi è pane quotidiano per migliaia e migliaia di aziende, per lui era l’ennesima occasione di dimostrare d’essere in anticipo sui tempi.
  • Ascoltare il proprio intuito. L’intuito, cioè l’asso nella manica nei momenti in cui è necessaria una valutazione fulminea e globale di una situazione di emergenza. E’ un processo di analisi velocissimo dei singoli elementi di un problema, un processo che si svolge in modo che definiremmo inconscio e proietta alla superficie la soluzione. Se ora analizziamo gli identikit dei condottieri che hanno dominato i campi di battaglia e li confrontiamo con quelli dei manager delle imprese moderne (partendo pure dall’epoca della rivoluzione industriale) vediamo che i profili, nell’assoluta maggioranza dei casi, si sovrappongono alla perfezione.
  • Legion d’onore. #NapoleoneilComunicatore non si limita a sostituire il merito alla carriera fatta per ascendenze dinastiche. Con lui la borghesia trova finalmente risposte definitive ad alcune conquiste della Rivoluzione, anche sotto il profilo simbolico, La legion d’onore consacra questa svolta: è la prima onorificenza finalizzata a premiare i nuovi attori protagonisti della scena sociale. Un po’ come le medaglie o le targhe con cui le aziende avallano performance o anniversari particolari dei propri dipendenti.
  • Premi al merito. Non solo legion d’onore e nemmeno solo denaro. La meritocrazia formato napoleonico si sostiene anche con avanzamenti di carriera, discorsi di ringraziamento, riconoscimenti pubblici sul campo di battaglia, per dimostrare quanta importanza il Capo dia al valore dimostrato dai propri collaboratori. Un mix di superminimo e pacca sulla spalla.

 

Strategia 7 Giugno, 2019 @ 3:33

4 errori dei manager che fanno fallire le aziende

di Forbes.it

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Illustrazione con gli errori dei manager
(Shutterstock)

di Francesca Macciocchi, Dale Carnegie Italia

Nonostante i trend topic attuali siano intelligenza artificiale e agility organizzativa, gli HR manager devono ancora risolvere questioni legate a cultura aziendale, inclusion-diversity e come trattenere i talenti in azienda. Questo perché una delle principali sfide dei leader 4.0 rimane quella di guidare, gestire e motivare i dipendenti.

Anche se nessun imprenditore o amministratore delegato vuol vedere fallire la propria azienda a volte ci sono dettagli che non vede. Non si tratta di mancanza di risorse o d’impegno: ogni anno negli Usa, ad esempio, le aziende spendono miliardi in formazione sulla leadership ma “dimenticano” di creare esperienze eccezionali per i collaboratori.

Abbiamo tutti dei punti ciechi, delle zone del campo visivo di ciascun occhio che non vediamo. Ecco, in queste zone d’ombra si annidano le mancanze e gli errori: quelli dei capi, se reiterati o ignorati, possono portare al fallimento delle organizzazioni. Solitamente poiché gli sbagli più grandi vengono fatti quando si perde di vista il fatto che le aziende sono fatte principalmente di persone, non di procedure, e spesso l’ufficio delle risorse umane non basta a risolvere le criticità che ne derivano.

In una recente ricerca condotta dalla Dale Carnegie Training su oltre 3.300 intervistati in 14 paesi, è stato rilevato che:

  • solo il 17% dei dipendenti si sente soddisfatto del proprio lavoro
  • il 16% sta cercando una nuova occupazione
  • più di un quarto degli intervistati cercherà un nuovo lavoro entro il prossimo anno.

Se pensiamo che il 75% delle persone non lascia il proprio lavoro ma vuole andarsene dal proprio capo, capiamo quanto sia importante sviluppare capacità di leadership che coinvolgano mente e cuore dei collaboratori.

I costi associati al turnover dei dipendenti, infatti, sono sconcertanti e secondo le ricerche del Massachusetts Institute of Technology possono arrivare al 150% del pacchetto remunerativo annuale del personale uscito. Se lo moltiplicassimo per il 45% di quelli che stanno cercando un altro impiego, ci troveremmo già a un passo dalla bancarotta.

Dallo studio della Dale Carnegie Training emergono 4 errori che manager e leader commettono ogni giorno nelle proprie aziende e che possono portare al fallimento:

 

  • Non mostrare apprezzamento

Ci sono ancora top manager che pensano che lo stipendio sia tutto ciò che devono al dipendente in termini di riconoscimento. È vero anche che molti manager danno feedback positivi, ma con troppa poca frequenza.

Il 76% dei lavoratori si sente maggiormente ispirato e motivato se il capo dispensa apprezzamenti onesti e sinceri per il lavoro svolto. Quindi l’allenamento sarà nell’osservare un aspetto positivo nel lavoro dei collaboratori e apprezzarlo pubblicamente con sincerità.

Ognuno può trovare conferma nella propria esperienza. Quando è stata l’ultima volta che ci hanno mostrato un apprezzamento per il lavoro svolto? Come ci siamo sentiti nei confronti di quella persona?

 

  • Non riconoscere i propri errori

“Se avete sbagliato, ammettetelo velocemente ed energicamente” afferma Dale Carnegie. Purtroppo solo il 40% dei manager segue il consiglio: tutti gli altri non sanno che l’81% dei lavoratori si sente estremamente motivato se il proprio capo riconosce di aver sbagliato, perché dimostra onestà e coraggio, perché comunica il valore dell’assumersi le responsabilità, perché veicola una cultura aziendale che supporta l’assunzione di rischi e accetta la possibilità di fallire. Vale molto di più l’esempio di chi sa rialzarsi rispetto a quello di chi non ammette di essere caduto.

 

  • Non ascoltare

Sarà capitato a molti di parlare con una persona che continua a scrollare lo schermo del telefono o a digitare tasti al computer. La sensazione non è certo di considerazione e interesse. È quello che pensano anche la metà dei dipendenti della ricerca. Le persone vogliono sentire che il loro contributo fa la differenza per l’azienda e l’ascolto attivo è il primo passo per rispettare e valorizzare le loro opinioni. Nessuno ha il monopolio delle buone idee e le buone decisioni iniziano con una buona informazione. I dipendenti possono fornire indicazioni preziose che rendono più semplice il lavoro dei leader, naturalmente se sentono di poterlo fare senza conseguenze negative.

 

  • Essere incoerenti

Pensare che ci sia una criticità ma non parlarne; dichiarare che servono tagli perché l’azienda è in sofferenza ma fare investimenti insensati; pensare di voler far crescere i talenti per garantire nuova linfa all’azienda ma assumere stagisti solo per fare le fotocopie. Questa mancanza di coerenza e onestà con se stessi e con gli altri avvelena le aziende. Nell’era delle fake news, l’onestà può sembrare superata, ma la verità è che la fiducia costituisce ancora l’elemento fondamentale delle relazioni umane. Eppure solo circa il 30% delle persone ritiene che il proprio capo sia sempre onesto e degno di fiducia. E pensare che se invece lo fosse, loro sarebbero 10 volte più soddisfatti del lavoro e produrrebbero di più.

 

Sono concetti semplici? Sì.

Banali? No.

Se lo fossero, tutti i collaboratori sarebbero coinvolti e motivati, ma sappiamo che non succede. Molti dei manager intervistati sono convinti di essere riconoscenti, umili, attenti e coerenti: in realtà c’è uno scollamento tra come si vedono loro e come li percepiscono gli altri. Il primo passo per capire come essere leader più efficaci è chiedersi:

Cosa possiamo fare di più e cosa dobbiamo smettere di fare?

Che impatto hanno i nostri comportamenti sui nostri collaboratori?

Siamo umani, eliminare tutti i punti ciechi non è possibile. Possiamo farci le domande giuste e creare un piano concreto di miglioramento, mostrando che sappiamo guidare con l’esempio verso il successo dell’organizzazione.

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Business 15 Maggio, 2019 @ 2:57

Chi era Gianluigi Gabetti, lo storico braccio destro dell’avvocato Agnelli

di Forbes.it

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gianluigi gabetti con gianni agnelli
Gianluigi Gabetti e Gianni Agnelli (Imagoeconomica)

Si è spento a Milano all’età di 94 Gianluigi Gabetti, noto soprattutto per il suo ruolo di storico consigliere della famiglia Agnelli. Classe 1924 e laurea in legge conseguita a Torino, aveva iniziato la sua carriera alla Banca Commerciale Italiana nel ruolo di vice direttore per poi passare alla Olivetti Corporation of America dove lavorò a fianco di Roberto Olivetti (e conobbe sua moglie Bettina) entrando in contatto con l’alta società newyorkese. E dove, soprattutto, avvenne l’incontro con Gianni Agnelli, che avendo notato le sue capacità, lo chiamò una domenica mattina chiedendogli di accompagnarlo a visitare il Moma di New York. Un pretesto, perché quasi subito gli propose di diventare direttore generale dell’IFI (Istituto Finanziario Industriale). Era il 1971.

E proprio in seno alla finanziaria, Gabetti tiene le fila di strategiche operazioni aziendali. Insieme al banchiere Enrico Cuccia, ad esempio, raggiunge nel dicembre del ’76 l’accordo che avrebbe portato la banca statale di investimento libica, Libyan Arab Foreign Investment Co, a sottoscrivere un aumento di capitale della Fiat.

Dopo una parentesi a Ginevra nella società Exor per occuparsi di investimenti internazionali, la malattia dell’avvocato Agnelli lo porta a rientrare in Italia dove, in seguito alla sua morte, e dopo la nomina di Umberto Agnelli a presidente della Fiat, assume la presidenza dell’Ifil. Siamo arrivati al 2003, anno in cui Gabetti si concentra sul riassetto della società. Nel 2004, dopo la scomparsa di Umberto Agnelli, Gabetti diventa presidente della Giovanni Agnelli e C., guidando insieme all’avvocato Franzo Grande Stevens l’operazione che avrebbe portato Sergio Marchionne ai vertici di Fiat.

persone giacca
TURIN, ITALY – APRIL 20: Sergio Marchionne (L) and Gianluigi Gabetti attend during the “Eni” Opening Exhibition at the Pinacoteca Agnelli on April 20, 2011 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Gabetti era l’uomo dei rapporti internazionali degli Agnelli e della Fiat. Amico dell’imprenditore e filantropo statunitense John Davison Rockefeller e in stretti rapporti con banche d’affari come Lazard, ha curato per decenni il patrimonio della famiglia.  Appassionato di arte e di musica (è stato Life Trustee del Museum of Modern Art of New York, presidente del Lingotto Musica e Socio del FAI)

Con l’addio a Gabetti, che arriva a pochi mesi dalla scomparsa di Marella Caracciolo, moglie di Gianni Agnelli, e da quella di Marchionne ne luglio scorso, si chiude un capitolo importante per la famiglia Agnelli e per la Fiat, ora Fca, sempre più proiettata verso orizzonti internazionali.

 

 

Lifestyle 30 Aprile, 2019 @ 9:00

Al polso dei manager, gli orologi di lusso del 2019

di Mara Cella

Mi occupo di moda, lifestyle e imprenditorialità.Leggi di più dell'autore
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hublot esposto a BaselWorld
Un Hublot Big Bang Unico Golf Carbon esposto al BaselWolrd del marzo scorso (Harold Cunningham/Getty Images)

Minimo comune denominatore o parola d’ordine: innovazione e ricerca  – sempre e comunque – anche in ambito orologiero dove la tradizione e la manifattura artigianale divengono sempre più protagoniste se affiancate da materiali ipertecnologici, leggerissimi e resistenti. Calibri di manifattura al polso del moderno manager devono tener conto delle sue necessità: doppio fuso, calendari settimanali, riserva di carica, altissima precisione ed estetica ma anche delle sue passioni. Questi gioielli da polso sono pensati per chi ama il mare, la vela o le immersioni. Per gli appassionati  del numero uno degli sport individuali e green: il golf. Per il manager che non rinuncia alla libertà  e al fascino delle due ruote, per chi ama anticipare e stupire anche con dettagli hi-tech un outfit business. Per i collezionisti ed intenditori a caccia di lancette limited edition che diventeranno icone da custodire gelosamente.

Orologi di lusso: ecco le novità del 2019 testate e selezionate da Forbes.it

Si ispira ad un Calatrava pezzo unico del 1955, il nuovo Patek Philippe 5212 Calatrava Calendario Settimanale introduce un nuovissimo meccanismo semi-integrato che indica, oltre al giorno della settimana e alla data, il numero della settimana in corso. Una funzione molto utile per i businessmen anche all’epoca degli smartphone. Per l’occasione, la storica manifattura ginevrina ha sviluppato un nuovissimo movimento automatico, il calibro 26-330, che presenta diverse innovazioni e ottimizzazioni tecniche riguardanti, in particolare, il sistema di carica. Con i suoi 304 componenti, questo calibro, visibile attraverso il fondello, è inserito per la prima volta nel nuovo Calatrava Settimanale Ref. 5212A-001, fra l’altro l’unico Calatrava in acciaio della collezione attuale Patek Philippe. La cassa essenziale, interamente lucidata a mano, in stile vintage ospita sul quadrante un lettering ad hoc che riproduce un’autentica grafia manoscritta, con lettere e cifre tutte diverse e uniche, un riferimento poetico agli appunti manoscritti e alle agende cartacee. Il giorno della settimana è visualizzato su un cerchio al centro del quadrante, mediante una lancetta a martello con estremità dipinta di rosso, mentre un’altra lancetta di uguale forma permette di leggere contemporaneamente, alla periferia del quadrante, il numero della settimana e il mese. Le indicazioni sono completate dalla finestrella della data a ore 3.

Fra i protagonisti degli orologi di lusso anche di quest’anno c’è Bulgari con il suo OCTO FINISSIMO Cronografo GMT Automatico valso il quinto record mondiale al brand. L’innovazione sta nell’aver creato un automatico con funzione GMT con una sottigliezza di soli 3,3 mm, ovvero il più sottile dei movimenti cronografi automatici esistenti al mondo. Questo movimento integrato, unito all’estetica di Octo  –  con il suo design né rotondo né quadrato ma ottagonale ispirato alla Basilica romana di Massenzio del 310 d.C – rappresenta una perfetta fusione fra storia della Maison con i suoi  codici stilistici, design e manifattura mixati a materiali e tecnologie ultra moderne. Una collezione davvero record che continua decisamente a innovare e stupire il settore anno dopo anno. 

E fra le novità 2019 di casa Rolex spicca l’Oyster Perpetual Yacht-Master 42  con cui si arricchisce l’iconica collezione Yacht-Master con l’inedito diametro da 42 mm. Rolex ha uno storico legame con la vela e, non solo per chi ama il mare, gli orologi nautici Rolex Yacht-Master sono estremamente riconoscibili per l’iconica lunetta girevole bidirezionale graduata in rilievo. Quella dello Yacht-Master 42 è dotata di un disco Cerachrom in ceramica nera opaca che si abbina al quadrante laccato nero. Altra grande novità: è in oro bianco 18 ct., questo nuovo orologio segna l’arrivo dell’oro bianco su un modello Yacht-Master. I riflessi di luce sulle anse e sulla carrure valorizzano le forme della cassa Oyster. Grande leggibilità al buio grazie alla visualizzazione Chromalight, dove indici e lancette di grandi dimensioni sono rivestiti di una speciale sostanza luminescente a emissioni di lunga durata. lI nuovo modello monta il calibro 3235 di grande avanguardia, altra prima volta per uno Yacht-Master.

Nuovissima identità per il J12 di Chanel, un orologio di lusso che ha fatto storia e ora si reinventa, ispirato all’eleganza delle barche a vela dell’America’s Cup è un grande classico contemporaneo senza genere, di fatto un eterno successo. Il J12 2019 è stato ridisegnato per l’80%. Le maglie del cinturino sono state allungate, lunetta e corona sono più sottili e il quadrante più leggibile e ampio e soprattutto monta per la prima volta un movimento esclusivo di Manifattura Chanel, il calibro 12.1 creato ad hoc. Ha un carattere più grafico e anche i numeri sono stati ridisegnati per essere più in linea con i codici Chanel. La ceramica nera brillante altamente resistente ma elegante al contempo lo rendono un gioiello di alta orologeria che evoca un’estetica distintiva e inconfondibile che viene dall’haute couture. Sarà in vendita da maggio 2019.

Con il dirompente Gucci Grip la guccification continua il suo rivoluzionario percorso. Di sicuro una delle super novità che balzano all’occhio di questo 2019.  Ispirato alla al mondo dello skateboard e ai mitici anni ’70, il nuovo orologio Grip rappresenta l’universo creativo di Alessandro Michele e quello che vuol dire Gucci oggi. Un design ultra innovativo, per certi versi dirompente ma in un’elegante cassa di forma, attraverso cui tre aperture  rivelano ora (in alto), minuti (al centro) e la data in basso. L’orologio è decisamente trasversale, disponibile in due misure da 35 o 38 mm, e moltissimi cinturini intercambiabili. Sarà in vendita solo dall’autunno 2019.  

Progettato appositamente per i golfisti, il nuovo TAG Heuer Connected Modular 45 Golf Edition è collegato all’app TAG Heuer Golf, che aiuta i giocatori a ottenere il massimo nelle loro partite, indipendentemente dal campo su cui stanno giocando. Quest’orologio digitale combina un design ispirato al mondo del golf e materiali innovativi combinati con l’applicazione da golf più personalizzata e avanzata, che dispone di rendering 3D di oltre 39mila campi da golf e fornisce un’analisi completa delle prestazioni. La lunetta in ceramica nera, incisa al laser con una scala da 1 a 18, sta a indicare le 18 buche di una partita di golf, ed è tra le caratteristiche più peculiari di quest’elegante segnatempo da 45 mm. I dettagli stupiscono: dal cinturino alle impunture come il mix di colori – nero, bianco e verde – tutto è perfetto da indossare sul green.  La tecnologia di questo modello è a dir poco innovativa quanto il suo design. Il display touch è protetto da un vetro zaffiro resistente ai graffi. Dotato di molteplici sensori come GPS, NFC, accelerometro, giroscopio e microfono, questo smartwatch a tema golfistico vanta una memoria di 4 GB e una durata della batteria di 25 ore. Proprio come tutti gli orologi TAG Heuer Connected Modular può inviare messaggi, ricevere notifiche, riprodurre musica e scaricare altre app.

Zenith Defy Inventor incarna la mission di Zenith anticipare e inventare il futuro. Questo imponente modello da 44 mm, limited edition a 100 pezzi – è il risultato di anni di ricerca e innovazione dei Zenith Defy Labs. Leggerissimo nonostante le notevoli dimensioni ha la cassa in titanio spazzolato la ghiera decorata in Aeronith. Oltre ai materiali hi-tech, la grande innovazione sta in un unico piatto oscillante in silicone posto dietro al quadrante scheletro. La piastra sostituisce il bilanciere, la molla di bilanciamento e la leva e vibra a una grande velocità circa 18hz – rendendolo incredibilmente preciso.

Il Breitling Premier B01 Chronograph 42 Norton Edition celebra la partnership tra il prestigioso marchio di orologi e l’azienda britannica produttrice di motociclette Norton, conosciuta in tutto il mondo per le sue moto ad alte prestazioni. Il nuovo Norton Edition è una particolare interpretazione del Premier in un audace stile urban chic, cassa in acciaio da 42 millimetri, impermeabile fino a 100 metri, sfoggia il logo «Norton» inciso sul lato sinistro della cassa e sul fondello trasparente sono raffigurati il logo e una motocicletta Norton. L’orologio monta ill Calibro di manifattura Breitling 01, in grado di fornire una notevole riserva di carica di circa 70 ore. Il quadrante nero a contrasto con il cinturino in pelle non trattata marrone in stile vintage, piacerà sia agli appassionati di orologi sia ai motociclisti.

Dire Porsche Design significa evocare immediatamente immagini di auto sportive super performanti e di famosi circuiti automobilistici internazionali. Il brand richiama alla mente precisione, funzionalità, design e prestazioni ovunque ci si trovi nel mondo. Tutto questo prende forma nel nuovo Porsche Design 1919 Globetimer UTC, che racchiude una combinazione tecnologicamente innovativa ed esteticamente perfetta di sport motoristici e cronometraggio. Con il nuovo 1919 Globetimer UTC, gli ingegneri e i progettisti di Porsche Design hanno raggiunto nuovamente elevati standard mediante una combinazione vincente di funzionalità semplificate e leggibilità ottimizzata del quadrante. Indipendentemente da dove siamo, per lavoro o in vacanza, con la semplice pressione di un pulsante l’orologio reimposta la lancetta delle dodici ore per mostrare l’ora locale. Un disco giorno/notte funge da indicatore a.m/p.m. aiutando chi lo indossa a impostare il tempo per la metà corretta della giornata nel nuovo fuso orario in cui ci si trova. La data, collegata all’ora locale, si sposta automaticamente in avanti o indietro quando necessario: funzione utilissima ai globetrotter soprattutto quando bisogna prenotare un volo. 

E dulcis in fundo, non può mancare un classico oltre il tempo. Il nuovo elegante segnatempo Chopard L.U.C Quattro, con ben 9 giorni di riserva di carica ora prosegue la sua trasformazione e adotta un nuovo quadrante blu satinato verticale e una cassa in oro bianco. L’orologio con questo colore, quintessenza della distinzione, vuole esprimere il suo nuovo spirito. Chopard ha scelto una nuance di blu in linea perfetta con il gusto inglese e con lo stile dei Club, dall’eleganza formale e al contempo eccentrica. Questo segnatempo limitato a 50 esemplari è perfetto per un vero gentleman appassionato di orologeria e in grado di apprezzare la perfetta manifattura e finissage che caratterizza le collezioni Chopard.