Squid Game e il fenomeno delle cripto fittizie: come difendersi dalle truffe “rug-pull”

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(Foto di Matt Winkelmeyer/Getty Images)
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di Simon Peters, cryptoasset analyst della piattaforma multi-asset eToro

Cultura pop e community sono due elementi che hanno segnato la storia delle cripto. Al di là del triumvirato delle criptovalute, guidato da Bitcoin, Ethereum e Cardano, esiste infatti un mini ecosistema di token che nascono e basano il loro valore sulla viralità del loro nome o riferimento e sulla community che ne spinge la diffusione. L’esempio più emblematico è lo spopolare dei meme token, ovvero token cripto tipicamente su rete Ethereum che puntano sulla popolarità di un meme per farsi strada nel sempre più affollato mondo delle crypto. Questo comparto è nato con Dogecoin, ma negli anni si è allargato a dismisura. Basti vedere il recente successo di Shiba Inu Coin, che nel giro di pochi mesi è riuscito a costruire una community molto attiva, pronta a sponsorizzare il progetto e ad investirci, tanto da spingere il neonato token tra i 40 con la più alta capitalizzazione di mercato.

Rimanendo nella cultura pop, a risvegliare le passioni delle persone sono anche le serie TV o i film, in grado ormai in poco tempo di diventare dei veri fenomeni cult grazie alla diffusione delle piattaforme di streaming. E come per i meme, anche le serie televisive con maggiore seguito diventano una base per la creazione di token. In questo caso, tuttavia, con esiti diversi.

Lo si è visto ad inizio anno con il token ispirato alla serie Disney The Mandalorian, con gli sviluppatori dello stesso rei di aver truffato un elevato numero di investitori, complice anche un endorsement affrettato di un celebre giovane TikToker. Più recentemente, questo schema ombra si è ripresentato sull’onda del successo della serie sudcoreana di Netflix Squid Game, con il lancio del token SQUID.

L’idea alla base era promuovere un token pay-to-play che permettesse l’accesso ad un nuovo gioco online ispirato a Squid Game. Alla prevendita del token di martedì 19 ottobre – sold out in pochi secondi – SQUID prezzava 0,01 centesimi di dollaro. La mattina di venerdì 22 il valore è salito a 6,27 dollari, con un aumento del 62.600% e uno slancio che non sembrava arrestarsi. Il primo novembre, però, il prezzo è crollato inesorabilmente verso lo zero.

Si tratta di frodi comunemente riconosciute come pump and dump o rug-pull. Secondo il loro schema, tipicamente un token viene quotato su una borsa decentralizzata. Poi, non appena vengono adeguatamente fomentate le aspettative e la capitalizzazione di mercato del token aumenta vertiginosamente, gli organizzatori ritirano tutto dal pool di liquidità, vendono le loro partecipazioni e fanno così crollare il prezzo del token a zero. Agli investitori rimane un token tecnicamente deceduto.

Questi schemi di pump and dump non sono niente di nuovo e non sono esclusivamente associati alle cripto. Coinvolgono numerosi responsabili che si impegnano alla diffusione di informazioni sbagliate sull’asset per gonfiare il prezzo, incoraggiando così altri investitori, presi dal crescente effetto FOMO (Fear Of Missing Out – nonché paura di essere esclusi dalla grande opportunità di guadagno), a comprare.

Chiaramente, dal momento che le cripto sono un mercato nuovo, è più facile per gli investitori cadere vittima di rug-pull, soprattutto perché occorre prendere decisioni in poco tempo e si rischia di sentirsi sempre esclusi dal trend del momento. Inoltre, come abbiamo visto con Bitcoin ed Ethereum, gli investitori si affacciano ad un mercato in cui si possono fare grandi profitti e in cui vige una costante caccia alla prossima grande cripto.

Tanti sperano di poter approfittare di queste opportunità comprando per pochi centesimi il token che diventerà il nuovo Bitcoin, ma il settore non va preso alla leggera, in quanto richiede costanza, applicazione e approfondimento specifico. Non è l’Eldorado di coloro a cui piace vincere facile e, chi non approfondisce le proprie ricerche, può cadere nella trappola della disinformazione. La parola magica è DYOR, cioè Do Your Own Research. Gli investitori dovrebbero analizzare le credenziali delle persone che promuovono il progetto – principalmente per capire la loro esperienza e se sono stati coinvolti in altri progetti simili o se sono appena approdati nel settore.

Inoltre, se i membri fondatori o l’organizzazione dietro alla cripto detiene la maggior parte dell’offerta in circolazione, dovrebbe accendersi un primo segnale di diffidenza. Infine, è da osservare se la criptovaluta non è quotata su uno dei principali intermediari di criptovalute regolamentati ed è stata creata in modo decentralizzato. Questo elemento potrebbe sollevare qualche punto interrogativo, perché manca qualunque forma ufficiale di controllo. Prima di investire tutti dovrebbero fare un’attenta ricerca, ed è molto importante rileggere il documento che spiega quale sarà l’utilità del token che viene proposto a parere dell’emittente, cioè il whitepaper della neonata criptovaluta.

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