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Forbes Italia 10 Dicembre, 2019 @ 5:11

La Blockchain nel futuro anche della SIAE

di Federico Morgantini

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Era il lontano 1882 quando a Milano nasceva la SIAE, Società Italiana degli Autori ed Editori, l’ente pubblico economico a base associativa per la gestione del diritto d’autore. Il suo ruolo, allora come oggi, è quello di proteggere la paternità delle opere creative e di incassare i diritti d’autore che gli utilizzatori di un brano sono tenuti a pagare, ad esempio le radio per mandare in onda una canzone.

SIAE abbraccia l’innovazione con la Blockchain

Abitualmente ci si lamenta della scarsa efficienza degli enti pubblici italiani, ma non è il caso di SIAE. Infatti pochi sanno che la SIAE è al sesto posto della classifica mondiale delle società di collecting, come confermato dai dati del Global Collections Report 2018. Se dopo quasi 140 anni di vita, la SIAE è ancora all’avanguardia è grazie a una continua innovazione. L’ultima intrapresa è quella di abbracciare la Blockchain per migliorare il proprio servizio a favore dei creativi. Dopo un primo progetto sperimentale con il supporto dell’Università “La Sapienza” di Roma e della startup Blockchain Core (basandosi su Hyperledger), SIAE ha deciso di basare lo sviluppo dei suoi nuovi servizi sulla piattaforma Algorand per la sua natura pubblica (decentralizzata) e per le sue alte performance. Alla presentazione del progetto, il direttore generale della SIAE Gaetano Blandini ha dichiarato: “Esplorare le opportunità offerte dalla tecnologia, immaginare un futuro di soluzioni che garantiscano maggiore efficienza e trasparenza ai nostri associati, è allo stesso tempo un dovere e un privilegio per la sesta società di collecting al mondo, al centro di una grande rete internazionale per la tutela del diritto d’autore”.

Algorand fra le Blockchain più innovative

Algorand è una tecnologia Blockchain molto innovativa rispetto alle tradizionali Bitcoin e Ethereum. Frutto dell’ingegno del crittografo Silvio Micali, anche vincitore del Premio Turing, è pensata per rimuovere le frizioni dalle transazioni finanziarie sostenendo la Decentralised Finance (DeFI, di cui abbiamo già scritto nell’articolo), abilitando la creazione e lo scambio di valore, realizzando nuovi strumenti e servizi finanziari, portando gli asset on-chain e fornendo modelli di privacy responsabili. Tali caratteristiche permetteranno a SIAE di sfruttare Algorand in più frangenti, dalla registrazione e conservazione delle opere creative all’incasso “automatizzato” dei diritti su queste.
Il suo architetto, il professor Silvio Micali, ha dichiarato: “Sono onorato che SIAE abbia selezionato la blockchain sviluppata da Algorand per farne la spina dorsale della sua nuova iniziativa, e sarò entusiasta di assistere alla creazione di queste soluzioni, supportate dalle performance e dalle funzionalità che abbiamo rilasciato in Algorand 2.0”.

Blockchain & Co 6 Dicembre, 2019 @ 8:00

Perché le Distributed Minds si sono incontrate a Milano

di Federico Morgantini

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Tutto parte da una definizione tanto nota quanto poco comprensibile ai non addetti ai lavori: quella di Blockchain. Un registro crittografato e “distribuito” fra numerosi attori, i nodi, che lo aggiornano blocco dopo blocco in modo condiviso e univoco.

Di definizioni come questa ne abbiamo lette più volte, ma per moltissime persone non direttamente coinvolte nel mondo della catena dei blocchi il significato di questa spiegazione resta non chiaro.  Partiamo allora da un “registro” che tutti conosciamo, quello che avevamo in classe ai tempi della scuola. Se questo fosse gestito in Blockchain, non ci sarebbe solo una copia in mano alla maestra, ma ogni alunno ne avrebbe uno e ogni giorno lo aggiornerebbe con nuove informazioni condivise e convalidate da tutta la classe, rendendo poi la pagina di quel giorno indelebile e non sovrascrivibile. Il risultato sarebbe un’informazione super sicura e infalsificabile, infatti non sarebbe possibile andare a cancellare una nota del giorno prima, né inserire oggi un’assenza non confermata da tutta la classe.

Le organizzazioni dove il registro è in mano a una sola persona, come la maestra, si chiamano centralizzate, quelle che usano la Blockchain si chiamo distribuite o decentralizzate. Di fatto, prima dell’avvento della Blockchain tutto era centralizzato: le anagrafi, i catasti, gli albi, le banche, ecc.. Mentre con questa nuova tecnologia tutto potrà cambiare a favore della sicurezza e trasparenza.

Su questo principio nasce Distributed Minds, un think tank promosso da Sara Noggler che vuole riunire tutte le migliori menti e aziende che stanno diffondendo l’utilizzo della Blockchain con innumerevoli applicazioni decentralizzate e distribuite. Il primo convegno si è tenuto a Milano lo scorso 28 novembre con la partecipazione anche dello staff Forbes della trasmissione Blockchain&Co (in onda sul canale 511 di Sky) e ha visto ospiti italiani e internazionali che si sono confrontati su molti argomenti, dalle criptovalute ai sistemi di notarizzazione in Blockchain.

Tanti i temi interessanti emersi, alcuni potrebbero essere di immediata applicazione, altri invece necessitano ancora di studio e adeguato sviluppo. La strada non è tracciata, ma l’obiettivo è chiaro: adozione di massa della Blockchain in quei settori dove realmente potrebbe fare la differenza. Uno su cui si è dibattuto ampiamente è quello legato all’identità digitale e al “self sovereign” dei dati personali, quale valore strategico e di grande impatto sulla società. Ma sono stati affrontati anche temi come i contratti automatizzati, i sistemi di rewarding per premiare stili di vita sostenibili, il crowdfunding di startup tokenizzate e molti altri.

Fra i partecipanti, auditori e relatori, anche tante “Mind” che lavorano in finanza e che puntano alla “DeFi”, la Decentralized Finance. Infatti, più che in molti altri settori, la Blockchain potrebbe portare cambiamenti epocali nella finanza. Questo avverrebbe semplicemente decentralizzandola, per esempio permettendo pagamenti senza più usare intermediari come banche o gestori di carte di credito. Gli scenari che si aprono sono moltissimi e per parlarne ancora le Distributed Minds si sono già date un nuovo appuntamento per marzo 2020.

Blockchain & Co 23 Ottobre, 2019 @ 9:41

La Blockchain a servizio del lusso

di Federico Morgantini

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La parola Blockchain è sempre più presente nella vita quotidiana di tutti noi. Per anni è stata esclusivamente associata al Bitcoin e alle criptovalute, poi finalmente si è compreso che può avere applicazioni in molti altri settori grazie alla sue caratteristiche. Di fatto la Blockchain è un database condiviso che permette di immagazzinare dati in forma estremamente sicura, creando un contesto di “fiducia” anche fra attori sconosciuti.

In Italia, a portare questa tecnologia realmente nella vita quotidiana è stata Carrefour con la tracciabilità della filiera di qualità alimentare, come ci viene raccontato in sottofondo tutte le volte che entriamo in uno dei loro supermercati. La tracciabilità dei vari processi di produzione e la certificazione di originalità sono, appunto, uno degli ambiti in cui la Blockchain sta trovando il maggior numero di applicazioni.

Naturalmente, maggiore è il valore del prodotto, maggiore è l’interesse a certificarlo, così stanno nascendo sempre nuove applicazioni della Blockchain nel settore degli oggetti di moda e d’arte. A questo tema è stata dedicata una intera puntata di Forbes – Blockchain&Co, andata in onda sul canale televisivo BFC (511 Sky) a inizio ottobre e presente nel formato on-demand su BFCvideo.com con tutte le altre puntate.

 

BLOCKCHAIN&CO – Puntata 5 from BFC Video on Vimeo.

 

Ospite della trasmissione era Davide Baldi, esperto di Blockchain e CEO di Luxochain, che, in occasione del Milano Fashion Global Summit, il 21 ottobre ha presentato una ulteriore novità: la piattaforma Virgo. Fusione delle tecnologie più moderne, compresa la Blockchain, Virgo è dedicata totalmente al mondo del fashion.

Insieme a Luxochain, sono Pwc, Temera e Var Group le eccellenze di livello internazionale che contribuiscono, ciascuno con il proprio know-how, a dare vita a una soluzione integrata per tracciare la catena del valore e certificare l’autenticità dei beni di lusso dalla fase di acquisizione delle materie prime, alla produzione e vendita del bene, sino ai passaggi di proprietà sul second-hand market, come ha spiegato Davide Baldi in occasione del lancio: “Con il nostro sistema, disponibile per IOS ed Android, qualsiasi acquirente può verificare, con il proprio smartphone, l’autenticità di ogni prodotto e ricevere il corrispettivo certificato di autenticità e proprietà, registrato in Blockchain.”

Virgo reinventa lo storytelling, dando modo ai consumatori di conoscere non solo l’originalità e provenienza dei capi, ma anche informazioni sulla materia prima utilizzata, sulla sostenibilità etica del lavoro e sull’impatto ambientale e sociale, tematiche ormai importantissime nel mondo del Fashion.

Significativa la partecipazione di Pwc, società di consulenza di primissimo piano a livello mondiale, che per voce di Stefano Spiniello, Associate Partner, ha dichiarato: “Si tratta di un’occasione unica per integrare competenze e professionalità diverse e partecipare alla diffusione e implementazione di una piattaforma strategica che supporta le aziende nella tracciatura e validazione dei processi di filiera.”

Certamente Virgo sarà un nuovo contributo a rafforzare il comparto modo italiano, già leader nel mondo, ma sempre più attaccato dalla globalizzazione.

 

Blockchain & Co 21 Ottobre, 2019 @ 1:57

Blockchain Forum Italia, al via la seconda edizione

di Hillary Di Lernia

Staff writer, Forbes.it

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Martedì 29 ottobre torna a Milano il Blockchain Forum Italia, l’unica fiera italiana dedicata al settore Blockchain.

Presso Talent Garden Calabiana a Milano, si alterneranno tra main stage, workshop, arena e corsi di formazione con massimi esperti della tecnologia Blockchain e dell’innovazione digitale italiana ed internazionale. A completare l’evento la networking lounge dedicata al one to one tra partecipanti e 2000 mq di fiera espositiva.

La giornata si svilupperà intorno a tre macro aree: regolamentazione, sviluppo e ruolo della finanza.

Ricco anche il parterre dei relatori: ad aprire le danze lo Studio Legale Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners, premium partner dell’evento, seguito da Massimiliano Dragoni, senior policer officer presso la Commissione Europea e ad un tavola rotonda con delegati di Malta, Spagna e San Marino.

Nel corso della giornata verranno trattati numerosi casi di successo e best practices aziendali, fra i quali Efebia, Dedit.io, AlpsBlockchain, Euronovate, insieme ai co-founder e sviluppatori. La giornata vedrà relatori d’eccezione, quali Pietro Lanza, Blockchain Leader IBM Italia e Lars Schichtig, CEO at Poseidon Group e Partner di Kellerhals Carrard. Si parlerà degli orizzonti futuri di investimenti in progetti blockchain e dell’evoluzione dei metodi di pagamento collegati a questa tecnologia insieme ad esperti di settore, provenienti da aziende quali 200 Crowd, Revolut, Prana Ventures e Intermonte SIM.

La giornata si concluderà con l’assegnazione degli Italia4Blockchain Awards e la presentazione dei risultati dell’anno associativo che ha portato l’associazione ad essere l’unica associazione italiana riconosciuta a livello europeo, socio fondatore e co-chair del tavolo di lavoro sulla formazione in ambito Blockchain dell’International Association for Trusted Blockchain Applications – INATBA.

L’evento, patrocinato dal Comune di Milano e dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, sosterrà diversi progetti di positivo impatto sociale, fra i quali WAMI attraverso il progetto di miglioramento dell’accesso all’acqua potabile in diversi paesi dell’Africa, e Fondazione Italia Uganda con l’erogazione di una borsa di studio sul diritto dell’innovazione.

Blockchain & Co 5 Ottobre, 2019 @ 3:00

La blockchain nel piatto, così cambia la filiera agroalimentare

di Federico Morgantini

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Articolo tratto dal numero di settembre di Forbes

Dopo anni in cui la blockchain è stata usata solo per bitcoin e altre criptovalute, finalmente si sta comprendendo che può avere innumerevoli applicazioni. Ciò sarà possibile grazie alla sua stessa natura: la blockchain infatti è una tecnologia informatica che permette di immagazzinare e conservare informazioni in modo innovativo rispetto a quanto fatto fino adesso. Da decenni si adoperano database in cui le informazioni possono essere sovrascritte, con due limiti: da un lato le informazioni possono essere “manomesse” apparendo comunque vere; dall’altro si perde lo storico a ogni sovrascrittura. Con la blockchian, invece, le informazioni vengono scritte su blocchi chiusi con una chiave criptografica in modo che non siano più sovrascrivibili e sia necessario creare un nuovo blocco per ogni aggiornamento. Da qui il suo nome, catena di blocchi. In più, questi blocchi non sono salvati in un solo computer, ma duplicati in centinaia di calcolatori indipendenti sparsi in tutto il mondo che funzionano anche da “validatori”, certificano cioè la validità delle informazioni contenute in ogni nuovo blocco. In tal modo le informazioni scritte in blockchain sono incancellabili e immodificabili, dando la massima garanzia di veridicità di ogni dato.

In tutte le attività dove ci sono tanti attori che contribuiscono alla storia di un dato o di un prodotto, basta la manomissione delle informazioni da parte di uno di questi per inficiare tutto il processo. Per evitare tale rischio, serve una garanzia, che appunto può essere data dalla tecnologia. Fra le varie applicazioni che stanno nascendo, quella che più delle altre è già presente e tangibile nella vita quotidiana è la tracciabilità alimentare per assicurare la qualità dei cibi sulla tavola dei consumatori.

La gran parte dei prodotti alimentari, anche quelli più naturali, passano molte mani prima di essere consumati: il produttore, un primo trasportatore, il trasformatore, il confezionatore, un secondo trasportatore, il mercante all’ingrosso, un terzo trasportatore, il mercante al dettaglio e in alcuni casi addirittura un quarto trasportatore: la consegna a casa o in ufficio. Basta che uno solo di questi attori falsifichi la data di produzione o modifichi la temperatura di conservazione in uno dei tanti passaggi, che sulla tavola arriva un prodotto diverso da quello cui il consumatore crede di avere accesso. Questo non può più succedere se viene applicata a tutta la filiera, o almeno ai passaggi a maggiore rischio di frode, una tracciatura registrata in blockchain.

Il primo grande operatore della distribuzione alimentare a imporre su alcuni dei propri fornitori tale sistema è stato il gruppo Carrefour, che già nel 2018 ha messo in vendita il primo pollo certificato in blockchain e ora ha esteso la certificazione ad agrumi, uova e vari altri prodotti. Per il consumatore il sistema è semplicissimo, basta scaricare sul cellulare un’app con la quale scannerizzare le etichette dei cibi per saperne tutta la storia.

Sempre nei prodotti destinati al consumatore finale, è interessante la novità introdotta dal Consorzio arance rosse di Sicilia, che ha realizzato in blockchain una versione iper-moderna del bollino Igp presente su ogni cassetta o retina di arance. Il sistema permette di verificare il campo di produzione, la data del raccolto, le modalità di conservazione e distribuzione in tutto il mondo, perfino ai consumatori cinesi che si godono le arance rosse dopo l’accordo sottoscritto dal presidente Xi Jinping nel suo recente viaggio in Sicilia.

Quando si parla di prodotti tipici italiani, non si può dimenticare il vino. Anche in questo settore sta iniziando l’adozione della catena dei blocchi. Fra i primi a muoversi c’è il gruppo Ruffino che ha implementato su alcune produzioni il sistema My Story, messo a punto da Dnv Gl (uno dei leader mondiali nelle certificazioni), grazie al quale un QR code in etichetta riporta tutta la storia del prodotto.

Nell’agroalimentare però non c’è solo la tutela del consumatore finale, ma anche quella delle aziende di trasformazione. Basti pensare a un oleificio che pensa di comprare olive italiane e lo scrive in etichetta, per poi scoprire che provengono dal Nord Africa. Ecco che Certified origins, una società che nasce dalla volontà di tre importanti realtà attive nella valorizzazione dell’olio italiano nel mondo, sta sviluppando un sistema di garanzia su questa filiera di prodotto con la collaborazione di Oracle. Questo tipo di innovazioni non coinvolge solo startup innovative. Anche i grandi colossi del food stanno già imponendo l’obbligo della tracciabilità in blockchain ai loro fornitori. Tra i primi progetti di questo tipo c’è quello della Barilla, che in collaborazione con Ibm ha sviluppato un progetto pilota per garantirsi l’approvvigionamento del basilico fresco italiano per la preparazione dei suoi sughi pronti.

Si tratta solo di alcune delle possibili applicazioni della catena dei blocchi alla filiera agroalimentare, come osserva Renato Grottola, direttore della trasformazione digitale per Dnv Gl: “L’utilizzo della blockchain consente l’implementazione di sistemi di tracciabilità molto più efficaci rispetto alle metodologie attuali a parità di costo”, spiega a Forbes. E per far comprendere la portata dell’innovazione, aggiunge: “È come se si passasse dalla visione di un film in bianco e nero a quella in Ultra HD”. Senza però dimenticare i limiti della tecnologia: “Occorre essere consapevoli che per sfruttare il potenziale offerto dalla blockchain sarà necessario acquisire i dati in formato digitale nativo, cioè mediante sensori digitali certificati, come termometri, telecamera, ecc. Sarà altresì fondamentale il monitoraggio dell’intervento umano quando inevitabile. Infatti, la blockchain impedisce la contraffazione di dati già inseriti, ma non ha modo di impedire l’inserimento di un dato falso”.

Dopo anni di IoT, Internet of Things (Internet delle cose), forse siamo già all’era del BoT, Blockchain of Things, e viene spontaneo immaginare che molti altri ambiti di business si apriranno nei prossimi mesi o anni, quando questa tecnologia mostrerà a pieno il suo potere innovativo.

Blockchain & Co 20 Agosto, 2019 @ 1:00

Chi sono i big della finanza che stanno puntando sulla blockchain

di Federico Morgantini

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Articolo tratto dal numero di agosto 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Nessuno può dire che impatto avrà Libra, la nuova “criptovaluta” di Facebook annunciata ufficialmente da Mark Zuckerberg poche settimane fa, sui destini del mondo finanziario. Di certo la salita sul ring di un peso massimo come il social network americano invita a riflettere sulla portata del cambiamento in atto per il settore bancario tradizionale.

La storia, del resto, ci ha insegnato che alcune innovazioni tecnologiche sono state veri e propri tsunami per interi settori economici. L’avvento dell’energia elettrica ha fatto quasi sparire i produttori di candele e di macchine a vapore. Il motore a scoppio ha fatto quasi sparire i produttori di carrozze. Internet, a sua volta, non solo ha fatto quasi scomparire i fax e le agenzie turistiche, ma ha totalmente rivoluzionato il mondo dell’informazione e dell’intrattenimento. pIn tutti questi processi ci sono stati da un lato morti e feriti, dall’altro stelle nascenti. Solo pensando agli ultimi 20 anni, si hanno morti eccellenti come Blockbuster. Feriti gravi, come molte case discografiche. E astri nascenti, come Google, Facebook, Netflix e Spotify, per citarne alcuni dei più noti. Adesso tocca alla blockchain. In particolare, benché molti non l’abbiano ancora compreso, questa tecnologia sarà per la finanza l’equivalente di ciò che l’avvento del web ha rappresentato per l’editoria e l’industria dell’intrattenimento.
Ci saranno morti, purtroppo. Molti feriti. Ma emergeranno anche nuove stelle.

Occorre una premessa. Attraverso la tecnologia dei blocchi, si scambia un valore trasferendolo ad una controparte. Viene spontaneo pensare che sia già così, quando si paga con carta di credito attraverso una piattaforma di e-commerce, ma in realtà si tratta di un’operazione molto diversa. Primo, con la carta di credito si trasferisce solo denaro, mentre attraverso i coin (o token), le “monete di scambio” utilizzate nella blockchain, si possono rappresentare valori di ogni tipo: da un credito commerciale alle quote di un fondo, dalla proprietà di una casa a un diritto d’autore. Secondo: quando si utilizza la carta di credito, l’operazione è gestita da intermediari, mentre attraverso la nuova tecnologia il valore viene trasmesso direttamente al destinatario, senza l’intervento di altri soggetti. Ripercorrendo il parallelismo con le trasformazioni che hanno innovato il mondo dell’informazione e dell’intrattenimento, viene spontaneo immaginare quali siano le sfide che il mondo finanziario dovrà affrontare nei prossimi anni. In realtà non è necessario guardare al futuro, basta osservare il presente. La finanza che conta ha capito le potenzialità del cambiamento alle porte sin dalla nascita del bitcoin nel 2009. In una fase iniziale, in accordo con banche centrali e governi, ha attaccato le criptovalute, che sono una delle molte possibili applicazioni della tecnologia blockchain. Ma è stato solo un pretesto per prendere tempo e organizzarsi.

L’esempio più eclatante è stata J.P. Morgan, il cui leader, Jamie Dimon, raccomandava di stare alla larga dal bitcoin mentre i sui tecnici già sviluppavano in segreto il proprio Jpm Coin. Come la banca d’affari americana, sono molte le istituzioni finanziarie che già stanno investendo fortemente nella blockchain in tutto il mondo, dall’America all’Asia, compresa l’Italia, che in realtà nel fintech è realmente all’avanguardia.
Nel bacino dei grandi operatori italiani, UniCredit si è attivata tra i primi, partecipando con altre 12 banche europee allo sviluppo della piattaforma We.Trade, che automatizza, grazie alla tecnologia dei blocchi, molti processi bancari legati a transazioni commerciali. Solo a titolo di esempio, una delle applicazioni riguarda la lettera di credito, che fino ad ora era processata a mano. Ben presto, degli smart contract – contratti ad esecuzione automatizzata – tramite la blockchain liquideranno in automatico il fornitore all’arrivo della merce al compratore.

Come spiegato, un passaggio di valore del genere ormai può essere realizzato senza usare una banca come intermediario. Giustamente UniCredit si è ingegnata per non essere esclusa del tutto dal rapporto fornitore-compratore e con We.Trade permette alle aziende di fare una lettera di credito in blockchain su una propria piattaforma, invece di lasciare che lo facciano da sole o mediante una società terza, che non avrebbe neppure bisogno di possedere la licenza bancaria. Molto arguta anche la scelta del New York Stock Exchange, che già nel 2015 è entrato nel capitale di Coinbase, uno dei più grandi exchage (piattaforma di scambio) di criptovalute a livello mondiale. Infatti ben presto Coinbase permetterà di fare compravendite di coin di ogni tipo, anche quelli che rappresenteranno azioni di aziende, proprio come fanno le borse su cui opera chi fa investimenti.

Non c’è comunque da preoccuparsi troppo: come sono sopravvissuti gli editori e le case discografiche che si sono saputi evolvere con il cambiamento della tecnologia, così faranno le aziende finanziarie, anche se non sarà un processo privo di sofferenze. Già si intravede una potenziale vittima: si tratta di Swift, l’attuale sistema per i bonifici internazionali. Il carnefice è Ripple: la “Netflix dei pagamenti” ha sviluppato un protocollo basato su blockchain che permette trasferimenti di valore in ogni valuta da un capo all’altro del mondo in millesimi di secondo e prezzi di circa la metà di quelli di Swift, che inoltre impiega da due a dieci giorni per la stessa operazione. La sfida agli operatori tradizionali è partita.

Blockchain & Co 12 Agosto, 2019 @ 1:30

Le posizioni aperte in Amazon: dall’esperto di blockchain al cacciatore di falsi

di Matteo Rigamonti

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Il magazzino Amazon di Hemel Hempstead, in Inghilterra. (Peter Macdiarmid/Getty Images)

Amazon cerca ingegneri: esperti di analytics, machine learning, sicurezza informatica, video advertsing. E molto altro ancora. È smisurata e in continuo aggiornamento la platea di laureati in ingegneria che Amazon sta cercando. Candidati da reclutare su scala globale all’interno di un percorso di crescita più ampio. Percorso che dovrebbe portare, tra le altre, anche a mille assunzioni in Italia entro la fine dell’anno. O alle 400 del nuovo quartier generale di Arlington, Virginia, come annunciato ad aprile in un post dall’azienda.

Tra gli ingegneri ricercati dalle risorse umane di Amazon c’è anche un esperto di blockchain, come apparso in un recente annuncio su Linkedin. Il post sul social dei professionisti ha ottenuto gli onori della cronaca, anche se poi dall’annuncio è stata rimossa la parola chiave che indica la tecnologia alla base del bitcoin, secondo quanto riportato dalla testata fintech The Daily Hodl. Forse per non accendere troppo i riflettori sui piani dell’azienda in un momento in cui si susseguono voci e speculazioni sulle big della rete che intendono lanciare la propria criptovaluta. Dopo Facebook con Libra, le più chiacchierate sono proprio Amazon e Google.

Amazon cerca dai guru di blockchain per adv online ai cacciatori di falsari

La posizione per esperto di blockchain applicata al mercato pubblicitario è stata aperta presso il team specializzato in advertising fintech che ha sede a Boulder, Colorado. Qui le assunzioni in corso sono una ventina. La compagnia fondata da Jeff Bezos, del resto, offre da tempo, con la divisione Amazon Web Services, strumenti di blockchain ai clienti che intendono ricorrere a soluzioni di ledger distribuiti ma non sono in grado di svilupparle autonomamente. Investire in questo ambito, oltretutto, è coerente con l’obiettivo di mantenere una posizione dominante nel campo del cloud computing. È nella nuvola che Amazon ha il suo business più redditizio con un profitto operativo di 7,3 miliardi nel 2018.

Ma le migliaia di posizioni aperte sul portale di job posting di Amazon non si fermano qui. Giocando con il motore di ricerca le opportunità di lavoro per ogni tipo di ingegneri specializzati sulle tematiche più varie spuntano in ogni angolo del mondo: dagli Stati Uniti al Canada, dall’Europa, all’Australia, India, Brasile e Sud Africa compresi. Oltre a esperti di logistica e automazione ci sono, solo per fare qualche esempio, posizioni aperte per: specialisti di analytics e big data nello sviluppo di software, esperti di algoritmi e machine learning per la progettazione 3D. A Seattle esperti in firewall per implementare la sicurezza di Aws e ingegneri dedicati allo sviluppo delle capacità comunicative di Echo e Alexa. In Canada professionisti per implementare le prestazioni di una raccolta pubblicitaria ormai sempre più targettizzata e video. A Dallas ingegneri per “combattere i falsari” che cercano di intrufolarsi nella piattaforma di ecommerce più popolare al mondo.

Blockchain & Co 4 Luglio, 2019 @ 11:29

Il futuro del mercato dell’arte è nella blockchain?

di Glenda Cinquegrana

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PhD in Economia della Cultura, gallerista, consulente d’azienda e art advisor.Leggi di più dell'autore
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(christies.com)

La blockchain non è più solo la tecnologia applicata alle criptovalute, ma uno strumento utile per gli usi più diversi. Nell’arte le catene di blockchain cominciano a essere utilizzate come database elettronici certificati capaci di custodire le informazioni sulle opere. È questo l’uso sperimentale che ne ha fatto recentemente Christie’s, casa d’asta leader al mondo nel settore per giro d’affari, da sempre anche all’avanguardia per quanto riguarda la messa in pratica delle nuove tecnologie.

Ricordiamo che fu la prima auction house a creare una piattaforma apposita per l’on-line bidding nel 2011, oggi strumento ampiamente usato nel mercato. Quella che all’epoca era una feature sperimentale legata all’asta della collezione di Elizabeth Taylor fu adottato su base permanente, per poi essere adottato anche dai concorrenti. Lo stesso potrebbe accadere con la blockchain. Il primo esperimento di applicazione di catena certificata a un’asta è accaduto lo scorso novembre, quando in occasione della vendita la collezione Barney A. Ebsworth a New York i clienti hanno avuto a disposizione un catalogo interamente registrato su blockchain realizzato da Artory, società da due anni attiva nella costruzione di tecnologie di ‘catena dei blocchi’ per l’arte con sedi a New York e Berlino.

L’asta è stata un successo: ha segnato anche un record mondiale per il maestro della pittura americana Edward Hopper, la cui tela Chop Suey è stata venduta per quasi 92 milioni di dollari. Ma non solo. Richard Entrup, Chief Information Officer di Christie’s ci spiega che una volta creata, la catena blockchain è concepita come servizio aggiuntivo per i clienti: ad ogni collezionista viene data una tessera elettronica che consente l’accesso personalizzato al database che contiene sostanzialmente le informazioni presenti in catalogo. La presenza di un database di transazioni certificate renderà semplificate le procedure di stima delle opere, realizzate non più da un professionista del settore con un certo grado di soggettività, ma calcolate in modo automatico da un algoritmo.

La seconda novità dovuta alla creazione di database elettronici è il contenuto di validazione che la catena porta con sé: attraverso l’uso della tecnologia blockchain, Christie’s può mettere a disposizione del cliente un certificato digitale, firmato crittograficamente, strumento di convalida della veridicità delle informazioni sulle opere fornite. E questo servizio in futuro potrebbe essere fornito anche dagli altri operatori dell’arte. Secondo Entrup il nuovo applicativo in questa fase è importante per attrarre ‘technology-minded people’, ovvero i clienti che percepiscono come un’attrattiva questo strumento di trasparenza, che nell’immediato futuro potrà aumentare la fiducia nell’operato professionale delle case d’asta.

Christie’s in questo senso vuole giocare di anticipo sui cambiamenti tecnologici, offrendo già oggi le risposte ai bisogni che verranno. Per Nanne Dekking, ceo di Artory, la maggiore diffusione di questi strumenti diventerà importante per i dealer per la validazione delle informazioni sulle opere. Un mercato percepito come più trasparente e efficiente potrebbe diventare in futuro più ampio: è dalla maggiore fiducia dipende nell’operato degli attori che dipende l’ingresso di nuovi acquirenti. In Europa dove le normative sulla tutela dei dati personali sono al momento più restrittive, lo scioglimento del nodo legato protezione delle informazioni di proprietà delle opere è il requisito essenziale per mettere in pratica il sistema blockchain.

 

Blockchain & Co 1 Luglio, 2019 @ 5:01

Dal Bitcoin al basilico, assegnato il primo Forbes Blockchain Award 2019

di Federico Morgantini

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La tecnologia blockchain, nata dopo il 2008 in risposta alla crisi di fiducia verso il sistema finanziario, ha dato vita alle criptovalute. Ma oggi si presta a infinite applicazioni differenti.  Forbes ha selezionato dieci iniziative tutte italiane

Blockchain: la rivoluzione nel mondo della finanza, ma non solo

Identificare la blockchain con i bitcoin, la più famosa delle criptovalute, è un errore. Perché la blockchain oggi si presta a infinite applicazioni. Un esempio? In Sicilia viene utilizzata per registrare la storia di ogni lotto di arance rosse. Uno strumento efficace a tutela del consumatore contro eventuali truffe.

Tutto però parte da Satoshi Nakamoto, genio informatico, padre della blockchain. In realtà nessuno è mai riuscito a individuarlo e a dargli un volto, e tanti ritengono che non sia mai esistito. La teoria più accreditata è che sia solo uno pseudonimo e neppure di una sola persona, ma di un gruppo di informatici che nel 2008 ha dato vita alla tecnologia che oggi conosciamo come “catena dei blocchi”, mettendola in funzione il 3 gennaio del 2009 con il lancio del bitcoin, la criptovaluta che ormai tutti conoscono.

Di fatto la blockchain nasce come fenomeno rivoluzionario, come tentativo di cambiare il mondo della finanza. Il 2008 è stato l’anno della crisi e del crollo della fiducia nelle banche e nelle altre istituzioni finanziarie. Non a caso, l’obiettivo iniziale di questa tecnologia era quello di dare vita a una moneta virtuale che desse modo alle persone di conservare e scambiare valore senza più bisogno di intermediari, operatori finanziari o altri garanti.

La blockchain infatti consiste in un database fatto da una catena di “blocchi” chiusi: è un distributed ledger, un libro mastro distribuito, su migliaia di computer in giro per il mondo, in migliaia di copie identiche, in cui sono annotate delle informazioni. Ogni pochi secondi un nuovo libro viene scritto, con tutte le modifiche del caso, lasciando il precedente immodificabile per sempre. Se parliamo di bitcoin, il libro serve, ad esempio, per registrare le informazioni relative ai portafogli che contengono la criptovaluta e di volta in volta tiene traccia di tutte le transazioni.

Oggi però la blockchain può essere utilizzata in infinite altre applicazioni, dove siano fondamentali uno di questi due aspetti: la certezza dei dati oppure la necessità di un intermediario (o di un garante). Si pensi al caso degli smart contract, software che danno esecuzione a un contratto, in automatico, al verificarsi di certi presupposti, senza che le parti coinvolte possano in nessun modo influenzarli. Questa è la tipica attività che fino adesso hanno svolto gli intermediari o i garanti, con tempi e costi molto significativi: le banche per i pagamenti, i notai o le borse per i passaggi di proprietà, gli albi per i professionisti, l’ufficio brevetti per le idee, i periti per i rimborsi, i casinò per le scommesse e così via. Tutte attività che, grazie alla tecnologia blockchain, ora potranno essere automatizzate.

Come si vede, le applicazioni degli smart contract su blockchain sono infinite. Probabilmente cambieranno in toto il modo di fare business. Anche in Italia sono già molte le aziende che hanno iniziato a cavalcare questo cambiamento. Si va dai giganti dell’informatica come Ibm Italia (con Pietro Lanza alla guida della divisione Blockchain, nonché general manager di Intesa spa, azienda del gruppo) e Microsoft Italia (con Fabio Moioli al timone della divisione Enterprise services) fino a piccole startup.

In rappresentanza delle aziende che lavorano con la catena dei blocchi, sono già nate alcune associazioni. Tra queste, si è messa in evidenza Italia4Blockchain, guidata da Pietro Azzara, che conta già oltre 350 membri.

 

Blockchain in Italia: dieci aziende che stanno già sperimentando con successo la “catena dei blocchi” scelte da Forbes Italia

Forbes Italia ha selezionato 10 progetti italiani sviluppati da grandi aziende (in ordine alfabetico) per sceglierne uno per il primo Forbes Blockchain Award:

Ania

In collaborazione con Ibm e Reply, ha sviluppato il progetto Sandbox, un campo di gioco protetto in cui sperimentare la procedura di risoluzione delle controversie tra assicurazione e assicurato in ambito blockchain. Gli assicurati hanno interesse a partecipare al progetto in quanto garantisce una risoluzione dei contenziosi molto più veloce.

Banca Mediolanum

Ha affidato alla blockchain di Ethereum il processo di certificazione dell’immodificabilità della dichiarazione non finanziaria (un documento che raccoglie ad esempio informazioni sulle politiche ambientali e sociali), con la pubblicazione dell’hash (la chiave criptata) del documento sul sito istituzionale della banca. Sta studiando altre possibili applicazioni per autenticare i documenti.

Barilla

In collaborazione con Ibm ha sviluppato un progetto pilota che sfrutta la blockchain per garantire la provenienza, la qualità dei prodotti e delle materie prime, dal campo alla tavola. La prima applicazione è per il basilico fresco italiano.

Carrefour Italia

È stata la prima azienda della grande distribuzione italiana a utilizzare la blockchain per la tracciabilità dei prodotti sui propri scaffali. Le informazioni sono disponibili anche tramite un’app su smartphone. Il progetto è iniziato con i polli nel 2018 ed è stato esteso agli agrumi nel 2019

Comune di Bari

In collaborazione con Sia, ha avviato un progetto basato su tecnologia blockchain che punta a digitalizzare il processo
di gestione delle polizze fideiussorie, dematerializzando l’iter di rilascio di garanzie da parte di banche, intermediari finanziari, assicurazioni, certificandole in modo univoco e irrevocabile.

Consorzio Arance Rosse di Sicilia

Ha realizzato su blockchain uno strumento per sventare frodi alimentari e far riconoscere ai consumatori l’origine e la genuinità dell’agrume con una semplice scansione da smartphone del bollino Igp presente su ogni cassetta o retina di arance. È possibile verificare il campo di produzione, la data del raccolto, le modalità di conservazione e distribuzione.

Crea

Ente vigilato dal Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali e dedicato alla ricerca in ambito agroalimentare, ha adottato soluzioni blockchain di Microsoft per sviluppare un’applicazione per la tracciabilità del legno, dall’albero al consumatore. È stata simulata l’intera catena di approvvigionamento forestale, a partire dagli alberi piantati fino al prodotto finale, passando attraverso il processo di taglio dell’albero e la lavorazione in segheria.

itTaxi

Il più grande network di tassisti in Italia (quasi 15mila unità), insieme alla startup italiana Chainside, ha attivato un sistema che permette il pagamento delle corse in bitcoin; appena sarà terminato il montaggio sulle vetture dei pos di nuova generazione, o smart pos, diventerà una delle maggiori reti commerciali di criptovalute.

Poste Italiane

Ha già investito in Conio, il wallet italiano per l’acquisto e lo scambio di bitcoin, avviando poi lo sviluppo di altri progetti con Ibm e Hyperledger.

UniCredit

Partecipa alla piattaforma we.trade, insieme ad altre otto banche europee, per permettere l’utilizzo di criptovalute in seno alle tradizionali attività bancarie. Il 19 marzo scorso ha permesso al Gruppo Asa (produttore di imballaggi metallici) di concludere l’acquisto in criptovaluta di una partita di banda stagnata da un suo fornitore (Steelforce) a sua volta supportato da Kbc Bank in Belgio.

 

Barilla vince il primo Forbes Blockchain Award

Durante la Blockchain Week Roma, il primo evento italiano di portata internazionale dedicato alla nuova tecnologia, coordinato da Gian Luca Comandini e svoltosi il 20 giugno a Roma, la redazione di Forbes Italia ha scelto e premiato il progetto Barilla con le seguenti motivazioni:

  • All’azienda, per la sua natura familiare, per il suo prestigio internazionale come simbolo di italianità e per la sua estrazione non digitale.
  • Al progetto, per la sua natura sperimentale nella valorizzazione del comparto agroalimentare italiano, fondamentale nell’economia interna e nell’export del Paese.
Blockchain & Co 27 Giugno, 2019 @ 7:45

Blockchain Week Rome Summit, un weekend per scoprire che la Blockchain non è solo criptovalute

di Forbes.it

Staff

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Blockchain Week Rome Summit

Se qualcuno ancora non aveva sentito mai parlare di criptovalute e blockchain, a riportarlo nel mondo frenetico dominato dalle nuove tecnologie ci ha pensato Mark Zuckerberg non più di una decina di giorni fa con la presentazione di Libra, la moneta virtuale di Facebook che promette di sconvolgere i sistemi di pagamento mondiali correnti.

Ma cosa sono le criptovalute e il bitcoin? Come funziona la tecnologia blockchain? Cosa è successo da quel 31 ottobre 2008 quando veniva pubblicato il manifesto di Satoshi Nakamoto, che introduceva la tecnologia del Bitcoin e trasformava l’idea di moneta? E, soprattutto, cosa accadrà nel prossimo futuro? A tutte queste domande prova a rispondere un parterre di ospiti eccezionali giunti a Roma in occasione della Blockchain Week Rome, il più grande evento italiano dedicato a blockchain e criptovalute.

Inaugurata martedì 25 negli spazi dell’hotel Mercure Roma West, la Blockchain Week Rome ha dedicato i primi tre giorni ad un corso intensivo tenuto da professionisti ed esperti del settore, mentre da domani parte il “Summit” che, per tutto il weekend, vedrà l’alternarsi di conferenze, panel, esposizioni, momenti dedicati al networking e molto altro.

Gooruf.com alla Blockchain Week Rome

Venerdì 28 giugno alle 19:10 all’interno del Programma Blockchain Summit sarà presentato al pubblico della Blockchain Week Rome Goorufcoin, la moneta virtuale coniata da Gooruf, il social network della finanza. Gooruf è un progetto di Blue Financial Communication, media & digital company milanese specializzata nella finanza, nonché editore di Forbes Italia.

Blockchain Week Rome Awards

Nel corso della cena di gala prevista per sabato 29 giugno, la giuria della Blockchain Week Rome consegnerà i ‘Blockchain Week Rome Awards’.

In quest’occasione verrà consegnato anche il Forbes Blockchain Award, un premio assegnato a una delle 10 aziende selezionate da Forbes Italia nella lista Italian Blockchain 10 (si veda oltre).

Inoltre, saranno assegnati anche: il Best blockchain Startup Award, il Best blockchain Influencer Award, il Best Blockchain Education Program e il Best Crypto International Celebrity

Forbes Italia alla Blockchain Week Rome: Blockchain 50+10

Last but not least, domenica 30 giugno alle ore 17:30 Forbes Italia illustra Blockchain 50+10 le liste delle top aziende nel mondo e in Italia in ambito blockchain, presentate già al grande pubblico nel magazine appena uscito in edicola.