Banca Popolare di Sondrio verso la trasformazione in spa. Ed è pronto a muoversi il risiko bancario

Photo by Carlo Lannutti / ImagoEconomica
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“Il mondo cambia e noi dobbiamo adeguarci!”. A dirlo era stato Piero Melazzini, il banchiere che per oltre 20 anni è stato al timone della Banca Popolare di Sondrio. Il momento è arrivato e anche l’ultima delle popolari italiane, dopo una strenua battaglia legale, sta per dire addio al voto capitario per diventare spa. A deciderlo è l’assemblea degli azionisti che domani comunicherà l’esito del voto (chiuso il 23 dicembre). Sebbene le cifre non siano ancora note, il destino sembra ormai segnato: in caso di mancata trasformazione la banca rischia fino al commissariamento, un rischio che i soci dell’istituto non si possono permettere.

Gli effetti della Riforma Renzi

L’istituto valtellinese ha opposto per anni una decisa resistenza di fronte alla Riforma Renzi che nel 2015 obbligava tutte le popolari a trasformarsi in spa a distanza massima di 18 mesi. La piccola cooperativa quotata in Borsa – decisa a conservare il voto capitario – ha rappresentato infatti un’anomalia nel panorama bancario italiano ed europeo. Pur di non trasformarsi aveva percorso tutti i gradi di giudizio e aveva persino visto nascere un Comitato ad hoc a difesa della sua autonomia e della sua indipendenza. Una prova di forza e di attaccamento ai valori del territorio, per alcuni, di mera difesa di privilegi, per altri.

Un caso internazionale

Il caso era diventato di portata internazionale e aveva scatenato diverse polemiche quando recentemente il presidente di Consob, Paolo Savona, in un messaggio privato pubblicato per errore sul sito del Comitato per l’Autonomia e l’Indipendenza di B.P.S aveva scritto: “Quando la qualità che tu invochi si disgiunge dalla quantità (il voto) la democrazia entra in crisi ed emergono i sintomi latenti della dittatura, come quella nella quale viviamo ai giorni nostri. Non credo di doverti spiegare il concetto”. I sindacati e alcuni politici, tra cui Matteo Renzi, avevano chiesto una riflessione di Consob sul tema se non addirittura un passo indietro di Savona. Quest’ultimo era stato costretto a pubblicare una nota per spiegare e addolcire le sue parole.

Il calcio d’inizio al risiko bancario

La trasformazione in spa permetterà non solo a fondi come Amber capital – già azionisti della banca – di contare in base al numero di azioni di cui sono in possesso, ma anche di diventare una banca veramente contendibile. E quindi di dare il calcio d’inizio al risiko bancario italiano che da troppo tempo stenta a partire. Non va dimenticato che il primo azionista con quasi il 10% è Unipol. La compagnia assicurativa potrebbe aumentare la sua quota e vedere la Sondrio come il perno del terzo polo bancario nazionale che Bper sta pensando di costruire. L’istituto emiliano guidato da Piero Montani (di cui Unipol è il principale azionista) ha avanzato un’offerta per Carige e potrebbe al contempo dirigersi anche su Sondrio, suo storico partner assicurativo. Si vedrà. Fatto sta che l’assemblea dei soci di domani rappresenta un deciso spartiacque e proietta la banca valtellinese verso un futuro sicuramente più ignoto ma anche più aperto al mercato.

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