I due giovani napoletani che hanno stregato Justin Bieber con metaverso e orsetti Nft

(Foto di Nicholas Hunt/Getty Images for iHeart)
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Gianpiero D’Alessandro, artista e creativo nel team di Justin Bieber, e l’amico imprenditore Pasquale D’Avino, da anni manager dei suoi progetti, sono entrati qualche settimana fa nel metaverso con il progetto Nft InBetweeners. Entrambi vesuviani, i due hanno fuso in questo progetto le migliori doti artistiche e imprenditoriali: partendo da zero, i loro Nft hanno generato in circa un mese 20 milioni di dollari di ricavi. Ed è diventato l’unico progetto italiano annoverato tra i Big di questo nuovo mondo. 

InBetweeners è più di una collezione di Nft. Si tratta di un vero e proprio brand, che dà il nome all’intero progetto e alla community. La collezione è composta da 10.777 Nft raffiguranti esclusivi orsetti teddy bear, che hanno da subito attirato l’attenzione delle celebrity di Hollywood. Tra questi Tom Holland, l’attore che interpreta Spiderman, che recentemente ha condiviso sui social la versione “uomo ragno”, a lui dedicata, o J. Balvin, cantante in cima alle classifiche di Spotify. Lo stesso Justin Bieber ha come immagine del suo profilo Instagram un orsetto Nft InBetweeners personalizzato.

D’Alessandro, già designer di Drew House, fashion brand fondato proprio da Justin Bieber, vanta già importanti collaborazioni con artisti, personaggi del jet set e brand internazionali come Cristiano Ronaldo, Snoop Dogg, Nike e Neflix.

D’Avino, entrato nei 30 under 30 di Forbes 2021, è un imprenditore seriale che ha creato il suo brand Throwback, molto amato dalla community street e posizionato in alcuni dei department store più importanti al mondo.

Grazie anche al sostegno di Bieber, stregato dall’arte di D’Alessandro, ha dato il via ad una macchina mediatica enorme e il progetto ha generato numeri incredibili. Oltre alle vendite generate nella fase iniziale pari a 18 milioni di dollari, il volume derivante dalla compravendita nel mercato secondario è pari a poco meno di diecimila ethereum (vale a dire ulteriori 25 milioni di dollari). Mentre il floor price oscilla intorno ai 0.6 eth. (1500 dollari per ogni nft).

Per capire di più del progetto e degli ingredienti alla base del successo (creatività, spirito imprenditoriale, roadmap definita e marketing), Forbes ha incontrato il duo. Così da poter capire meglio sia la componente di business, sia quella artistica.

Pasquale Vittorio D’Avino, il manager

Come dimostra la tua presenza tra i 30 under 30 di Forbes Italia, pur essendo giovanissimo hai già trovato un tuo posizionamento nel mondo del fashion. Da dove hai iniziato e quali sono i tuoi obiettivi? 

Sono sempre stato un fan del concetto di imprenditoria. Quando ancora studiavo all’università ho lanciato il mio primo progetto, Le Bohémiens. Nasce dall’osservazione dell’imminente avvento dello streetwear in un momento in cui molti grandi brand stavano sottovalutando il fenomeno. Sono partito dal basso, girando l’Italia borsa in spalla, e ne vado fiero. A distanza di circa 9 anni, grazie al duro lavoro svolto, spesso mi fanno notare di aver raggiunto in molti casi un livello ben più avanzato rispetto a competitor che sono in questo mondo da più di 20 anni. Le chiavi di tutto sono state la curiosità, la passione e la tanta perseveranza. Throwback, il secondo brand che ho lanciato, nasce forte dell’esperienza maturata con il primo e quindi sta avendo uno sviluppo decisamente più veloce. Oggi siamo posizionati in oltre 150 luxury store e ogni anno chiudiamo partnership importanti. Le prossime saranno quelle con Pepsi e con Netflix. Non mi pongo obiettivi a breve termine e mi piace focalizzarmi sull’experience e sulle connessioni tra il fashion, l’arte e il design.

Pasquale D’Avino

Che legame vedi tra il fashion e il lifestyle? 

Fashion e lifestyle non possono essere più intesi come mondi divisi. Per i grandi brand del fashion è certamente più facile, per la forza di penetrazione del brand, approdare al lifestyle. Per chi muove i primi passi, la distinzione tra questi due mondi non ha più senso: se non si ha una visione molto ampia è quasi impossibile far emergere il proprio marchio e il concetto che c’è alla base. Il brand deve essere sviluppato a 360 gradi.

Hai parlato di un interesse per il mondo del design, cosa possiamo anticipare? 

Throwback, grazie a Gianpiero che è il co-ideatore, ha sempre avuto una forte attenzione all’arte e al design. Riprendendo lo stesso concept dell’apparel mi piacerebbe in futuro fare qualcosa nel furniture celebrando vecchie forme iconiche e coniugandole con l’innovazione e un gusto contemporaneo.

Che sviluppo prevedi per il metaverso?

Il metaverso racchiude certamente un elevato contenuto di innovazione gode di un crescente interesse. Noi stessi ci stiamo investendo, anche se al momento la sua maggiore applicazione è nel gaming, che non è molto legato al mio campo. Mi piacerebbe un utilizzo utile del metaverso come ad esempio nella formazione e nell’healthcare. Personalmente penso che nel fashion sia vitale il fatto di toccare un capo e vivere l’esperienza di acquisto. Nonostante decine di maison stiano già gettando le basi per costruire il proprio impero nel metaverso, io sono ancora dell’avviso che l’esperienza meta non potrà mai veramente sostituire quella che si può provare in uno spazio fisico. Per i gamer è certamente una cosa molto attraente, che rende tutto sempre più realistico.

Gianpiero D’Alessandro, artista e creativo nel mondo Nft

A quelle figure creative ti ispiri? Quali sono i riferimenti culturali/artistici?

Non c’è una figura a cui mi ispiro, ma se potessi dire “grazie” ad un artista del passato ringrazierei sicuramente Andy Warhol. Il suo concetto artistico e la sua visione è fonte vitale d’ispirazione per noi creativi.

Gianpiero D’Alessandro

Quanto ha inciso la cultura street nel vostro progetto? 

Penso che questo progetto sia stato semplicemente uno sviluppo naturale di quello che già ho fatto in tutti questi anni. La cultura streetwear non credo abbia inciso in modo diretto ma è una cosa che fa parte di me. Quello che sicuramente ha inciso è stato il mio background personale.

In un metaverso dominato dalle scimmie e dai gattini perché hai deciso di puntare su un orso? Ha inciso il ricordo del teddy bear che tutti noi amiamo fin da bambini? 

È da tempo che uso questo orsetto come simbolo del messaggio che voglio far passare con la mia arte: avere cura dei ricordi felici. Non credo esista cosa più felice dell’infanzia passata tra mille giocattoli e tanta spensieratezza. Personalmente – anche se in modo simbolico – credo che tutti abbiano un teddy bear in cui rifugiarsi quando si ha paura di affrontare qualcosa.

L’Italia è un paese che ha dominato l’arte nel mondo. Poi l’ha persa e ora, con te, DotPigeon, Skygolpe e gli Nft, sembra avere ritrovato la propria centralità. Perché secondo te si fa più fatica ad emergere come artisti in Italia? 

In Italia manca qualcosa di molto importante: la meritocrazia. Storie come la mia non accadono in Italia. Finché figure professionali come i creativi (musicisti, fotografi, illustratori, pittori) non saranno visti nello stesso modo in cui si guarda un ingegnere, un architetto o un medico sarà sempre difficile poter dire la propria in questa nazione, ma sono speranzoso in un cambio di rotta grazie alle nuove generazioni.

Come è lavorare come Justin Bieber?

Non ho mai avvertito la pressione di lavorare con Justin Bieber. Fin da subito ho lavorato semplicemente con Justin, con la sua persona e non con il suo personaggio. Abbiamo tante cose in comune e da subito si è instaurato un rapporto di stima, fiducia e di affetto. La cosa più bella è avere le idee allineate, perché quando questo accade si è certi di puntare nella stessa direzione. E questo è quello che facciamo da sempre io e Justin. 

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