La guerra tra Russia e Ucraina tocca anche i cripto asset. “Ecco perché le stablecoin sono più sicure”

Simone Mazzucca Wallex
Simone Mazzuca, ceo e fondatore di Wallex
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La guerra tra Russia e Ucraina sta scuotendo il mondo intero e ha già riversato i suoi effetti sui mercati. I maggiori listini del pianeta hanno perso terreno dalla notizia dell’invasione delle truppe di Vladimir Putin, ma le criptovalute – e in particolare il bitcoin – sembrano essersi mosse in controtendenza. La cripto più famosa, infatti, è cresciuta di oltre il 14% dal 24 febbraio, giorno in cui sono iniziati i bombardamenti. Nello stesso tempo sono cresciute anche ethereum e dogecoin, un trend che potrebbe essere collegato alle sanzioni inflitte alla Russia dai Paesi occidentali. Forbes ha chiesto lumi sulla lettura di questo fenomeno a Simone Mazzuca, ceo della banca digitale Wallex, che permette ai propri clienti di operare con più valute, cripto comprese, a livello intercontinentale. E che recentemente ha lanciato Eurst, una stablecoin agganciata all’euro che permette di mettersi al riparo dalle oscillazioni di valore tipiche delle criptovalute.

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Mazzuca, come mai le criptovalute si sono mosse in controtendenza rispetto ai mercati, dopo l’arretramento iniziale?

Stiamo assistendo a una migrazione dalla finanza tradizionale a quella decentralizzata, ovvero non inglobata nel sistema economica finanziario. Quando sono cadute le Borse anche il bitcoin lo ha fatto, ma già dal giorno successivo ha iniziato a crescere, perché c’è stata una presa di coscienza su cosa succederà e su chi sarà il protagonista in questo frangente. Infatti, sono già arrivati aiuti in cripto all’Ucraina e, anche in Russia, dopo l’arrivo delle sanzioni in molti stanno ricorrendo alle cripto per aggirarle. 

Quindi questo potrebbe essere il momento di sdoganamento delle criptovalute…

Una prima soluzione sarà ricorrere al bitcoin, ma a mio avviso non sarà la soluzione definitiva e consona. Assisteremo a una grande concentrazione di domanda e, al contempo, lo spegnimento delle miniere di bitcoin in Cina, Kazakistan e Russia favoriranno un’impennata del loro valore. Questo però potrebbe innescare un’ulteriore guerra.

Cioè?

Potrebbero verificarsi manipolazioni in grado di portare a terra il loro valore in pochissimo tempo. Al momento, infatti, non c’è alcuna logica a determinare il valore dei bitcoin e questo è un rischio. Oggi l’unico modo per mettersi al riparo dagli effetti di questo conflitto bellico è semplicemente ricorrere alle stablecoin. 

In che modo possono essere un riparo?

Le stablecoin, per loro natura, hanno come collaterale una valuta fiat e seguono logiche diverse. In futuro penso che dovrebbero essere l’unico canale per muovere risorse transando in bitcoin. Tra 4-8 settimane, infatti, non abbiamo idea di dove questo conflitto andrà a parare. Per adesso è stato bloccato il sistema Swift per alcune banche russe, ma potrebbe esserci anche un blocco delle transazioni generale. A quel punto, l’unico bene rifugio e l’unico modo per transare sarebbe quello di ricorrere al sistema stablecoin. Il nostro Eurst è basato in America, ha emesso euro digitale e 13 stablecoin delle criptomonete più transate. A mio avviso questo sistema dovrà essere adottato in emergenza, in attesa che il mondo cripto venga propriamente regolato.

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Quindi in futuro cosa potrebbe succedere nel mondo dei cripto asset?

La nostra analisi si estende oltre questo momento. L’Europa ha stabilito che le banche europee non potranno più accettare depositi sopra i 100 mila euro da persone fisiche o giuridiche con cittadinanza russa o residenti in Russia. Questo è un dato molto importante che non si più trascurare e che di fatto definisce una crisi perché tutto ciò che è patrimonio o deposito può essere bloccato. L’Europa non andrà in guerra, ma potrebbe essere interdetta in qualche maniera. Anche perché non ci sono segnali di ridimensionamento e già a marzo potrebbero entrare terze forze nel conflitto. Pertanto, avere un deposito negli Stati Uniti è il modo migliore per avere un forziere a prova di crisi. 

Quindi sta dicendo che anche i cripto asset europei potrebbero sentire il peso delle sanzioni?

Sì, perché la Russia ha grandi satelliti finanziari offshore. Un esempio tipico è la squadra di calcio del Chelsea, che è stata data in delega ai trustee ed è sfuggita ai blocchi. E ci potrebbero essere in agguato fondi d’investimento in Europa e nel mondo, nel tentativo di aggirare le sanzioni. Questo porterà il sistema tradizionale a fare muro, a intervenire e questo porterà a filtri e blocchi che colpiranno tutti. 

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