Come si diventa un avvocato penalista: gli ostacoli da superare e i consigli per farcela

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Articolo a cura di Fabio Cagnola e Filippo Ferri, avvocati dello studio Cagnola & Associati

Fabio Cagnola

Quando un giovane si iscrive alla facoltà di giurisprudenza con l’ambizione di diventare un avvocato penalista, molteplici sono le immagini che possono stagliarsi all’orizzonte della sua mente. Qualcuno si vedrà nei panni di Perry Mason – il leggendario penalista dei telefilm americani –, intento ad arringare una giuria. Qualcuno forse penserà alle atmosfere da legal thriller rappresentate ne L’avvocato del diavolo, pellicola con Al Pacino e Keanu Reeves. Altri ancora sogneranno la difesa dei diritti umani oppure immagineranno i grandi casi di cronaca giudiziaria. Al di là delle esagerazioni dei libri o dei film, ogni aspettativa si rivela poi invariabilmente errata. Ciò, in quanto, da un lato, la professione dell’avvocato penalista è infinitamente più complessa e articolata di quanto uno studente o un neo-laureato possa immaginare, dall’altro poiché la stessa ha subito, nel corso degli ultimi anni, profonde, radicali trasformazioni (e continua, sempre più rapidamente, a subirne).

Un percorso lungo e tortuoso

Chi intende seguire questa strada, deve anzitutto mettersi in testa una cosa: si tratta di una strada lunga, accidentata e molto faticosa. Dunque, le prime qualità richieste a chi vuole diventare un penalista sono l’umiltà, lo spirito di sacrificio, la forza di volontà e la capacità di imparare dai propri errori. Ciò detto, occorre investire molto del proprio tempo sulla formazione. La conoscenza approfondita del diritto – e soprattutto del diritto e della procedura penale – è condizione imprescindibile. Dunque, occorre specializzarsi fin dagli anni di università, scegliendo i curricula penalistico-criminologici e inserendo il più possibile esami caratterizzanti (si pensi al diritto penale commerciale, alla esecuzione penale, alla responsabilità degli enti). Essendo molto cambiato il mercato legale, oggi è altrettanto imprescindibile un elevato livello di preparazione in almeno una lingua straniera. In questo senso, esperienze all’estero, anche post-laurea, sono particolarmente apprezzabili.

Filippo Ferri

Lavorare sulle soft skills

Oltre all’aspetto formativo – che, come detto, non va sottovalutato e che rappresenta anzi la premessa indispensabile per ambire alla professione –, vi è poi un profilo di carattere prettamente attitudinale. L’avvocato penalista deve avere grandi capacità di gestione dei rapporti umani. A partire dal rapporto con il cliente, che spesso si svolge in contesti di fortissima tensione. Chi intende tentare questa strada deve quindi lavorare molto sulle proprie soft skills, sulla capacità di gestire le emergenze mantenendo il controllo della situazione, così come sulla capacità di gestire complessi clienti internazionali, e via dicendo. Altrettanto fondamentale è la capacità di lavorare in squadra, di fare squadra, in quanto, al giorno d’oggi, non esiste più la figura del penalista solitario, ma i professionisti che ambiscono a lavorare a determinati livelli possono farlo unicamente creando dei gruppi affiatati.

Da ultimo, chi si appresta a percorrere la via del penalista deve prepararsi alla sede che ne rappresenta il punto più alto e più difficile in assoluto: l’udienza. Bisogna esser pronti a indossare la toga e a parlare dinanzi a un Tribunale.

Ma niente paura: nulla di più falso che dire “penalisti si nasce”. Tutto si impara, a condizione che vi sia, come già detto, grande volontà e sacrificio.

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