La storia di Kim Jung-woong, il figlio di un operaio che ha creato un impero della bellezza

Kim Jung-woong
Kim Jung-woong (foto Forbes Asia)
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Nel 1869 Dostoevskij faceva dire a un personaggio del suo romanzo L’idiota che “la bellezza salverà il mondo”. Non possiamo sapere se Kim Jung-woong abbia mai avuto tra le mani l’opera dello scrittore russo. Con un po’ di concretezza imprenditoriale, però, si può dire che la bellezza, o meglio le maschere di bellezza, abbiano salvato il mondo di Kim, rendendolo uno dei pochi miliardari self made della Corea del Sud, con un patrimonio stimato da Forbes in circa un miliardo di dollari.

La storia di Kim Jung-woong

Sempre Forbes ha raccontato la giovinezza complicata di Kim Jung-woong. Tutto cambia quando il padre, benestante manager di una filiale di banca, prima perde il lavoro, poi dilapida i risparmi della famiglia in un tentativo fallito di entrare in politica. Il colletto bianco dell’impiego in banca diventa così un elmetto da operaio edile e il riso sempre presente in tavola si trasforma nel più umile orzo. Quando Kim ha 15 anni, poi, il padre muore di cancro al fegato, lasciando la madre e la nonna a crescere il ragazzo, il fratello e la sorella. “Mi sono sentito spinto dal bisogno di fare soldi”, ricorda Kim. Nessuna improvvisa vocazione, quindi: solo la necessità stringente di provvedere al sostentamento della propria famiglia.

Come tanti suoi coetanei, Kim è un appassionato di videogiochi. Il primo impiego trasforma la passione un lavoro: ottiene infatti un posto part-time in un piccolo negozio di videogiochi gestito da una coppia di anziani, in cui dimostra anche uno spiccato talento per le vendite. Messi da parte circa quattromila dollari e presi in prestito altri tremila dalla famiglia, ecco allora l’apertura di un piccolo negozio di videogiochi e console in un appartamento. All’età di 20 anni Kim ha accumulato una piccola fortuna di circa 250mila dollari. Dopo una pausa forzata di quattro anni – due per il servizio militare obbligatorio e altri due per una laurea in design d’interni in un college professionale -, Kim attinge a quanto guadagnato fino a quel momento per espandersi, aprendo una nuova filiale del suo negozio in un centro commerciale.

La svolta cinese

Il giovane imprenditore, come racconta il South China Morning Post, dimostra anche doti di osservatore quando si accorge che i suoi clienti portano via goffamente sottobraccio le PlayStation. Decide allora di vendere anche borse per il trasporto e va in Cina alla ricerca di produttori (primo di molti viaggi, grazie ai quali impara anche il cinese). Qui, però, si rende conto che per la popolazione cinese tutto ciò che è sudcoreano è un successo, compreso l’ideale di bellezza. Comincia così a fornire prodotti di bellezza coreani alla Cina, ma, con l’aumento delle vendite, i marchi di bellezza lo escludono dall’affare, gestendo direttamente il rapporto con i consumatori. La sfida diventa un’opportunità: quella di creare la propria linea di cosmetici. 

Nell’estate del 2016, però, la Corea del Sud accetta di schierare sul proprio territorio il sistema antimissilistico americano Thaad, progettato per proteggere dai missili nordcoreani. Pechino, preoccupata che il radar del sistema possa penetrare anche nel territorio cinese, interpreta la decisione di Seul come una minaccia alla sicurezza nazionale e reagisce. I media statali, tra le altre cose, esortano i consumatori a boicottare i prodotti sudcoreani.

La strategia degli influencer

Kim si vede così costretto a un nuovo cambio di rotta e decide di puntare sulle maschere facciali in tessuto, unendo al nuovo prodotto anche la forza dei social network. Invia infatti i prodotti a influencer cinesi che, a loro volta, li postano su Weibo e TikTok. Con questa mossa, i daigous cinesi (persone che acquistano beni di lusso fuori dalla Cina e li introducono nel Paese per rivenderli agli amici) iniziano ad acquistare intere casse di prodotti.

In soli due anni, secondo la ricostruzione di Forbes, Kim vende più di un miliardo di maschere facciali, aumentando le vendite di oltre il 900% e i profitti del 3.000% nel 2018. Nell’ottobre dello stesso anno Goldman Sachs investe 67 milioni di dollari per una partecipazione del 5% nella società. Korea Economic Daily Global Edition, piattaforma multimediale digitale che riporta notizie e analisi su aziende, industrie e mercati finanziari coreani, ha evidenziato come la pandemia abbia avuto un impatto significativo sui numeri per Kim: l’utile operativo della sua azienda, infatti, si è più che dimezzato nel 2021, mentre le vendite sono scese a 330 milioni di dollari.

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