Le strategie tossiche di Putin: la storia oscura degli oppositori russi avvelenati

(Photo by Matthew Stockman/Getty Images)
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Questo articolo è apparso su Forbes.com

Il Cremlino e alti funzionari ucraini hanno respinto le indiscrezioni secondo le quali il miliardario russo Roman Abramovich e altri due negoziatori ucraini sarebbero stati avvelenati durante i trattati di pace avviati all’inizio di marzo a Kiev. Considerando però che tutti i protagonisti della vicenda stanno ormai bene e nessuno di loro è stato sottoposto a esami legali in tempo per poter rilevare la presenza di sospette tossine nei loro corpi, non sapremo mai qual è realmente la verità.

Anche se attorno alla figura di Vladimir Putin e a quella dello stato russo c’è una storia molto oscura proprio sull’uso di veleni contro i loro nemici.

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Aspetti principali

  • Alexei Navalny, leader del partito di opposizione russo e critico feroce di Putin, nel 2020 è sopravvissuto a un tentativo di omicidio basato sull’uso di agente nervino storicamente militare, il Novichok. L’allora cancelliera tedesca Angela Merkel ha pubblicamente dichiarato che si trattava di chiaro un tentativo di “mettere a tacere” Navalny. E che sollevava “domande molto serie alle quali solo il governo russo può rispondere”.
  • Nel 2018, tre persone a Salisbury (in Inghilterra), incluso l’ex doppiogiochista russo Sergei Skripal, sono rimaste ferite. Una, invece, non ce l’ha fatta ed è morta a causa dell’esposizione sempre al Novichok. Due dei casi, tra l’altro, si sono verificati diversi mesi dopo dal momento in cui l’agente ha aperto la bottiglietta di profumo avvelenata.
  • Successivamente, l’allora primo ministro britannico Theresa May ha affermato che l’attacco è stato un tentativo di omicidio “che molto probabilmente è stato ordinato… a un livello elevato dello stato russo”. Inoltre, sono state autorizzate delle accuse contro tre ufficiali dell’intelligence russa ritenuti responsabili dell’attacco (è importante precisare che non possono essere formalmente accusati senza essere arrestati e che la Russia non estrada i suoi cittadini).
  • L’ex spia russa e critico di Putin, Alexander Litvinenko, è stato ucciso a Londra nel 2006 dopo che il suo tè era stato corrotto con il polonio, un metallo radioattivo, che secondo quanto emerso da un’indagine pubblica del Regno Unito è stato probabilmente approvato dallo stesso Putin.
  • Durante la corsa contro un candidato filo-russo alla presidenza ucraina nel 2004, il candidato pro-Ue (e poi presidente) Viktor Yushchenko si ammalò e fu sfigurato a causa dell’avvelenamento da diossina. Secondo lo stesso Yushchenko e altri protagonisti vicini alla vicenda, è stata Mosca a ordinare l’avvelenamento, anche se non è stato dimostrato.
  • Il Cremlino ha ripetutamente negato qualsiasi coinvolgimento negli avvelenamenti o che ci sia una “tendenza” ad avvelenare i suoi oppositori.

Background

Nella storia recente, gli oppositori del Cremlino sembrano avere maggiori possibilità di essere avvelenati rispetto a qualsiasi altra persona al mondo. La natura stessa del veleno – alcune tossine possono essere incredibilmente difficili da rilevare, le prove possono andare perse nel tempo, oppure ancora è difficile dimostrare, dal punto di vista legale, l’avvelenamento dopo che i corpi si decompongo –  insieme all’opacità e alle smentite dello stato russo, rendono praticamente impossibile provare in modo definitivo questi sospetti avvelenamenti.

Le prove a sostegno del coinvolgimento russo possono essere ricercate in connessioni molto forti – come quella che riporta al gruppo di agenti nervini, il Novichok, è molto difficile da produrre e viene probabilmente realizzato solo in laboratori militari classificati – oppure possono essere molto vaghe e circostanziali.

L’interesse russo per il veleno è noto da oltre cento anni, quando Vladimir Lenin diede l’ordine di istituire un laboratorio chimico segreto chiamato dai sovietici Lab X. Il Kgb ha utilizzato le sostanze chimiche Lab X per mettere a tacere i nemici di stato in patria e all’estero. Ciò includeva il dissidente bulgaro Georgi Markov, che fu ucciso usando la ricina consegnata con un ombrello a Londra alla fine degli anni ’70.

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