Vladimir Potanin, l’oligarca che gioca a hockey con Putin, sta diventando più ricco grazie alla guerra

Vladimir Potanin
Vladimir Potanin, la persona più ricca della Russia (foto Wikimedia Commons)
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È stato uno dei primi oligarchi della Russia moderna. Il New York Times lo ha descritto come la mente delle cosiddette aste ‘prestiti per azioni’, che a metà degli anni ’90 portarono alla svendita delle grandi aziende statali a pochi uomini d’affari. Vladimir Potanin, in altre parole, è uno dei padri dell’oligarchia stessa. E nemmeno la guerra in Ucraina sembra potere intaccare la sua fortuna.

Potanin ha oggi un patrimonio di 25,7 miliardi di dollari ed è la persona più ricca della Russia. Dall’11 marzo, quando Forbes aveva calcolato i patrimoni dei miliardari per la classifica 2022, ha guadagnato 8,4 miliardi di dollari. La sua Norilsk Nickel, primo produttore di nichel e palladio al mondo, ha beneficiato infatti dell’aumento dei prezzi delle materie prime e ha guadagnato il 18% in Borsa dal 24 febbraio, data di inizio del conflitto. E ora Potanin si è riappropriato – in saldo – di Rosbank, gruppo bancario che aveva venduto per oltre quattro miliardi di dollari alla francese Société Générale.

L’affare Rosbank

Rosbank è stata fondata nel 1993 e cinque anni dopo è stata acquistata da Interros, il conglomerato di investimenti di Potanin, che le ha imposto il nome attuale. Tra il 2006 e il 2014, Société Générale ha pagato 4,3 miliardi di dollari per acquisirne quasi il 100%. L’istituto francese ha annunciato ora di avere rivenduto Rosbank a Potanin. L’operazione comporta una svalutazione di tre miliardi di dollari.

Un portavoce di Société Générale ha dichiarato a Forbes.com che l’accordo permetterà al gruppo di uscire “in modo efficace e ordinato” dalla Russia e di tutelare dipendenti e clienti. Come scrive il Wall Street Journal, “fino a poco tempo fa c’erano tre banche europee con forte esposizione verso la Russia: UniCredit, Raiffeisen e Société Générale”. L’uscita della banca francese “mette ulteriore pressione sulle altre perché seguano l’esempio”.

Jerome Legras, ricercatore della società di investimenti parigina Axiom Alternative Investments ed ex dipendente di Société Générale, citato da Forbes.com, ha definito l’accordo “fantastico” per Potanin. “L’attività sarà stravolta dal crollo dell’economia”, ha detto Legras, “ma Potanin ottiene una banca per una cifra vicina allo zero”. Una banca che ha per clienti cinque milioni di cittadini russi e quasi 100mila aziende.

Chi è Vladimir Potanin

Nato a Mosca nel 1961, Vladimir Potanin è il discendente di una famiglia molto potente nel Partito comunista sovietico. Dopo un breve periodo al ministero degli Affari esteri di Mosca, nel 1991 ha creato Interros. A metà degli anni ’90 si è avvicinato al primo ministro russo, Viktor Chernomyrdin, e al presidente, Boris Eltsin, fino a ricoprire per alcuni mesi anche la carica di vice premier. Nello stesso periodo ha concepito il programma di prestiti per azioni, di cui fu tra i principali beneficiari. Un sistema che, come scriveva il New York Times già nel 1999, è “considerato quasi universalmente come un atto di colossale criminalità” e ha “definito l’economia russa” agli occhi del mondo.

Lo schema dei prestiti per azioni permise a Potanin di acquistare la maggioranza di Norilsk Nickel assieme a un altro oligarca, Mikhail Prokhorov. Potanin si è poi allontanato da Prokhorov nel 2007. All’epoca affermò di avere voluto troncare i rapporti per via dell’arresto del socio in Francia, nell’ambito di un’inchiesta sulla prostituzione.

Oggi la Interros di Potanin possiede circa il 35% di Norilsk Nickel. Il secondo azionista, con il 26%, è il gruppo En+ dell’oligarca Oleg Deripaska, che controlla Rusal, primo produttore mondiale di alluminio. Anche Roman Abramovich possiede una quota di minoranza.

L’hockey con Putin, le donazioni in Occidente

Se alcuni dei primi oligarchi russi, come Boris Berezovsky, sono caduti in disgrazia dopo il passaggio di potere tra Eltsin e Putin, Potanin è invece riuscito a restare vicino al Cremlino. Oltre a giocare a hockey con il presidente, ha investito più di due miliardi di dollari per la costruzione della stazione sciistica di Rosa Khutor, utilizzata per le Olimpiadi invernali di Sochi del 2014.

Al contempo, però, Potanin è riuscito anche ad avvicinarsi al mondo finanziario e culturale occidentale. Nel 2013 è stato il primo oligarca russo a firmare il Giving Pledge di Bill Gates e Warren Buffett e si è impegnato a donare in beneficenza almeno la metà del suo patrimonio. Ha compiuto donazioni milionarie al Kennedy Center, centro per le arti di Washington, e all’università di Oxford, oltre a regalare 250 opere d’arte russe al Centro Pompidou di Parigi. Per circa vent’anni, fino all’inizio di marzo, è stato membro del consiglio di amministrazione della fondazione del Museo Guggenheim. 

Le sanzioni mancanti

Potanin è forse il principale oligarca russo sfuggito quasi del tutto, per ora, alle sanzioni occidentali. Qualche giorno fa è finito sulla lista del Canada, che non ha però colpito la sua società.

Se l’Occidente ha finora risparmiato Vladimir Potanin, non è per il suo impegno a favore della cultura. Secondo i ricercatori della società Wood Mackenzie, citati da Forbes.com, l’Unione europea ha acquistato da Norilsk Nickel il 27% del nichel importato nel 2021. In particolare, l’Ue dipende dal gruppo di Potanin per il nichel di classe 1, una tipologia di elevata purezza utilizzata, tra l’altro, per le batterie dei veicoli elettrici.

Lo stesso articolo cita Nikhil Shah, esperto della società di business intelligence britannica Cru Group, secondo il quale “l’Europa farebbe molta fatica a rimpiazzare il metallo che verrebbe meno” in caso di sanzioni contro Norilsk Nickel. Gli Stati Uniti sono meno esposti, perché importano in gran parte dal Canada. Eventuali iniziative di Washington, però, farebbero salire il prezzo del metallo ovunque.

Come ricorda Forbes, cinque anni fa gli Stati Uniti provarono a imporre sanzioni su Rusal, il gruppo di Oleg Deripaska. Nel giro di qualche mese, l’incremento del prezzo dell’alluminio li costrinse a ripensarci.

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