Come quest’azienda vitivinicola nata attorno a un ex convento di suore è diventata un’eccellenza del territorio

Alessandro Cellai
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Articolo tratto dal numero di maggio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

È indubbio che nel multiforme quadro vitivinicolo del Chianti Classico, Castelnuovo Berardenga rappresenti un areale di indubbia peculiarità. La grande eterogeneità di microclimi e terreni che la contraddistinguono, infatti, che alternano argille, marne, tufo, sabbie e arenarie – inoltre collocata in una zona composta per maggior parte della sua estensione di boschi e aree non antropizzate – la rende terra di vini tesi, dalle pronunciate note di sottobosco e dalla caratteristica, endogena, sapidità.

Il recupero dell’area dell’ex convento di suore in zona Pievasciata

La conferma della potenzialità del terroir è nel progetto di Vallepicciola, che prende vita proprio in quest’area nella seconda metà degli anni ’90, attorno a un convento di suore in zona Pievasciata, che Bruno Bolfo, imprenditore ligure, decise di recuperare insieme alla sorella. Il frutto di quei primi sforzi si è trasformato nello splendido hotel 5 stelle de Le Fontanelle, una delle strutture più avvincenti in questa area della Toscana.

Per quanto riguarda invece il vino, all’inizio si trattava di appena tre ettari, cui successivamente ne vennero aggiunti altri tre; solo dopo, soprattutto dal 2007 in poi, con la creazione della nuova cantina, seimila metri quadri di raffinata architettura sostenibile realizzata dall’architetto Margherita Gozzi, il decisivo investimento. Ora gli ettari vitati sono ben 105, tutti in conduzione sostenibile, su un totale di 275, suddivisi tra boschi, colline, oliveti, con una bella alternanza di suoli, pendii, esposizioni e anche forme di allevamento.

Sangiovese, re incontrastato dei terreni

Il ‘re’ incontrastato dei terreni è ovviamente il Sangiovese, che raggiunge il 40% del totale, ma è evidente una spiccata vocazione per gli internazionali. Proprio il ritorno dell’enologo Alessandro Cellai, che aveva già vissuto gli esordi di Vallepicciola, per poi dedicarsi anima e corpo al prodigioso progetto di Castellare (oltre che produttore in proprio, con gli eccezionali risultati ottenuti a Podere Monastero) è un chiaro segnale delle ambizioni rinnovate. Una linea di etichette completa, su cui spicca il Chianti Classico Docg Vallepicciola, 22 cloni diversi di Sangiovese vinificati separatamente, per un inno alla freschezza balsamica; poi la versione Riserva, che mostra concentrazione e intensità di frutto, con note di sottobosco e piccoli frutti. Ancora il blend Toscana Igt Pievasciata, dall’eccellente equilibrio e bellissima eleganza.

A chiudere gli assaggi ci sono i due Pinot Neri, il Toscana Igt Rosato Pievasciata, succoso, croccante e persistente con le sue note di fragolina selvatica, e ovviamente il Toscana Igt Pinot Nero Boscobruno, che esprime tutta la vocazione di un’isolata particella orientata a nord, collocata a 400 metri di altitudine, appositamente identificata, curata e custodita, per un Pinot Nero Toscano salmastro-sapido, che strega. Vallepicciola, che fin dal logo che la caratterizza (che rappresenta il famosissimo Re Berardo) rivela la propria matrice profondamente, orgogliosamente territoriale, è altresì la conferma che la Toscana vitivinicola ha ancora tantissime frecce da scoccare al suo arco.

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