Boom di pagamenti elettronici in Italia. Bancomat: “Così aumentano trasparenza e inclusività”

Alessandro Zollo Bancomat
Alessandro Zollo, amministratore delegato e direttore generale
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“Quando il cashback è stato sospeso, a luglio, abbiamo temuto che i progressi dell’anno precedente venissero vanificati. Non è successo: ormai le persone avevano capito che usare la tecnologia era semplice. E non avevano più paura che spuntassero costi nascosti”. Secondo Alessandro Zollo, amministratore delegato e direttore generale di Bancomat, l’Italia ha ormai abbracciato, anche nel campo dei pagamenti, la rivoluzione digitale. “Il vero cambiamento è stato nelle abitudini: è diventato normale comprare anche il pane o il latte con la carta o con l’app”.

Secondo dati diffusi della stessa società, le operazioni compiute con il suo PagoBancomat nel 2021 sono state infatti due miliardi: il 45% in più rispetto al 2020 e il 39% in più del 2019, ultimo anno pre-pandemia. Il valore complessivo delle transazioni è stato di 100 miliardi di euro, il ticket medio di spesa è passato da 56 a 50 euro in 12 mesi. Le operazioni con Bancomat Pay – il servizio digitale che permette di accettare pagamenti tramite smartphone – sono arrivate a 3,4 milioni: +102% sul 2020, +218% sul 2019.

I numeri dei pagamenti

“La tendenza più significativa”, prosegue Zollo, “è la diffusione sempre maggiore dei pagamenti contactless”. Nel 2021 le cosiddette transazioni c-less sono state 857 milioni. Vale a dire, il 43% del totale dei pagamenti, contro il 23% del 2020 e il 5% del 2019. “Il Covid ha avuto un peso, perché ha reso le persone diffidenti verso il contatto con banconote e monete passate per molte mani. Anche in questo caso, però, il vero cambiamento è avvenuto nel quotidiano. Durante i lockdown, siamo stati costretti all’uso dell’online, anche solo per ordinare una pizza”.

La conversione alla tecnologia è in corso in tutte le aree merceologiche. Nella grande distribuzione le transazioni digitali sono state 57,1 milioni nel 2021, contro i 46,7 del 2020. Nei negozi al dettaglio sono passate da 13 a 16 milioni, nelle farmacie da 7,8 a 13,7. Sono triplicate nei ristoranti e nei bar, mentre nel campo dell’abbigliamento sono cresciute da 10,7 a 15,2 milioni. E il digitale si è diffuso anche nei cosiddetti ‘micropagamenti’. La sua incidenza è stata infatti del 3,2% per cifre inferiori ai cinque euro, del 20,2% fino ai 15 euro e del 46,8% fino a 30 euro.

Superare la paura

Una delle chiavi per la diffusione dei pagamenti digitali, secondo Zollo, è stata superare i timori legati alla sicurezza. “Già da anni le frodi, con il PagoBancomat, sono quasi inesistenti: due per ogni milione di operazioni fino al 2021, quando sono scese a una per ogni milione. Leggere questi dati e percepire la sicurezza nell’uso quotidiano, però, sono due cose diverse. La maggior parte degli italiani si è persuasa che non ci sono trucchi o pericoli. Io dico sempre che il pagamento digitale, sotto molti aspetti, è più sicuro di quello tradizionale. Chi perde 50 euro non li ritroverà mai, chi perde una carta può subito bloccarla”.

Per sostenere l’uso della tecnologia, sul fronte degli esercenti, è intervenuto da poco anche il governo, che ha fissato sanzioni per chi rifiuta i pagamenti con il pos. Una misura prevista in origine per il 2023, anticipata ora al 30 giugno. “Noi abbiamo sempre pensato a spingere la digitalizzazione soprattutto con gli incentivi”, spiega Zollo. “Da settembre abbiamo previsto un cashback pari al 5% delle transazioni e-commerce. E abbiamo soprattutto eliminato, sempre l’anno scorso, le commissioni sui pagamenti fino a cinque euro con PagoBancomat. Non era una mossa banale in un settore come il nostro, caratterizzato da margini bassi, ma per noi era una questione di educazione finanziaria”.

La cultura del digitale

A frenare in passato l’evoluzione dei pagamenti in Italia, sostiene Zollo, non è stato infatti un divario tecnologico rispetto al resto d’Europa, ma un limite culturale. “Ci sono alcuni falsi miti che vanno smentiti. Uno è quello delle commissioni troppo alte: al contrario, siamo sotto la media europea. L’altro è che siamo indietro con i sistemi di accettazione: abbiamo 59 terminali ogni 1.000 abitanti, contro i 33 del resto dell’Unione europea”.

La digitalizzazione dei pagamenti, secondo Zollo, promette di avere un impatto non soltanto sull’economia del Paese, ma anche sul benessere e la qualità della vita dei cittadini. “I pagamenti digitali accorciano le distanze e aumentano la trasparenza. Il solo fatto che dopo pochi secondi arrivi un sms a conferma dell’operazione trasmette un senso di chiarezza e tranquillità. In un Paese con tempi burocratici lunghi, poi, la tecnologia permette di abbatterli. E l’adozione di massa del digitale significa anche che tutti i cittadini possono disporre degli stessi strumenti. In altre parole, è sinonimo di inclusività”.

Il futuro dei pagamenti

Anche per questo, continua Zollo, Bancomat ha stretto una partnership con l’università Luiss, dove ha una cattedra alla facoltà di giurisprudenza, e si confronta in modo permanente con la pubblica amministrazione. “Queste iniziative nascono perché abbiamo un duplice ruolo. Da una parte siamo un’azienda con obiettivi commerciali. Dall’altra rappresentiamo un sistema, perché abbiamo più di 100 banche come azionisti e siamo leader di mercato. Dobbiamo unire la logica di servizio a quella commerciale”.

Proprio alla sfera commerciale appartiene invece il progetto, realizzato assieme al gruppo Nexi, per ridurre il time-to-market dei prodotti, ovvero per abbreviare il tempo tra l’ideazione e la messa in commercio. “Al momento”, spiega Zollo, “noi ci limitiamo a progettare i prodotti e i servizi e a fissarne le caratteristiche. La parte operativa – tutto ciò che serve per fare in modo che, quando si paga la cena al ristorante, i soldi vadano sul conto giusto – viene affidata a operatori esterni. Ora vogliamo curare al nostro interno anche questo aspetto”. Altre iniziative riguardano la cosiddetta ‘smaterializzazione’ delle carte. “Si tratta di portare le carte dentro gli smartphone. Lo abbiamo fatto dapprima con Samsung, ora anche con Huawei. E a breve partirà il progetto per il servizio Transit, sviluppato assieme a decine di operatori, che permetterà di pagare con il telefono e con la carta ai tornelli della metropolitana”.

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