Fondi passivi, tecnologia proprietaria e tutela del risparmiatore: la consulenza finanziaria innovativa di Finecobank

Paolo Di Grazia, vicedirettore generale di Finecobank
Paolo Di Grazia, vicedirettore generale di Finecobank
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Articolo apparso sul numero di luglio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Puntare sull’innovazione per offrire il miglior servizio disponibile sul mercato e per tutelare costantemente i risparmi e gli investimenti dei consumatori e delle aziende. In un contesto rivoluzionato dai cambiamenti strutturali innescati prima dal Covid-19 e poi dal conflitto in Ucraina, il mondo della consulenza finanziaria è chiamato a rispondere con il cambiamento alla necessità dei piccoli investitori di tutelare il proprio patrimonio di fronte a una fase di mercato resa sempre più complessa dal continuo aumento dell’inflazione.

È così che Finecobank sta confermando il suo ruolo da protagonista a livello nazionale e mondiale, come dimostra la sua presenza all’interno della classifica World’s Best Banks 2022 di Forbes, e il contestuale titolo di miglior banca italiana dell’anno. “È un riconoscimento che abbiamo accolto con grande soddisfazione, perché è il frutto di un percorso costruito nel tempo e del costante impegno nel puntare su trasparenza, grande rispetto del cliente e una customer experience di alto livello”, racconta Paolo Di Grazia, vicedirettore generale di Finecobank. “Ma soprattutto deriva dal modo in cui abbiamo disegnato la nostra banca, consapevoli sin dall’inizio che digitalizzazione significa maggiore qualità nel servizio ai clienti, più efficienza e costi equi”. 

Si sta allargando sempre di più la platea di investitori che si affaccia ai mercati con un diverso approccio. Come si sono evoluti, che cosa chiedono e, chi sono? Può disegnarci un loro indentikit?

Abbiamo notato che negli ultimi anni è cresciuta a ritmi sostenuti non solo la richiesta di consulenza, ma anche quella di piattaforme che consentano l’accesso ai mercati globali. L’aspetto interessante è che lo spirito di quelli che chiamiamo investitori attivi non è speculativo, ma di medio-lungo termine: hanno in media più di 40 anni, un patrimonio intorno ai 200mila euro e nella stragrande maggioranza dei casi hanno già un rapporto con un consulente finanziario, ma preferiscono gestire personalmente una parte del loro patrimonio.

In sintesi, se adesso sono favorite le piattaforme integrate che combinano accesso ai mercati, consulenza e servizi transazionali, qual è diventato l’elemento trainante?

La differenza la fa la qualità del servizio e i nostri clienti sono molto attenti: apprezzano soprattutto la facilità d’utilizzo, la stabilità e la user experience. Fineco ha il vantaggio di avere investito molto su una tecnologia proprietaria: la nostra piattaforma è tutta fatta in casa, con indubbi vantaggi, tra cui la possibilità di adeguarla continuamente alle nuove necessità dei clienti. Con una forte efficienza sui costi, fino a 20-30 volte rispetto a chi sceglie di esternalizzare il software e vede allungarsi i tempi di sviluppo di un servizio o di un prodotto.

Sede Fineco Piazza Durante
Sede Finecobank Piazza Durante (Milano)

Quindi, come si innova il mondo della consulenza e come si rimane al passo delle nuove esigenze dei clienti?  

All’inizio del 2000 siamo stati la prima banca a investire nelle nuove tecnologie e a credere nelle potenzialità della piattaforma aperta. Siamo stati pionieri nell’evoluzione del fee only e abbiamo messo le piattaforme digitali a disposizione della consulenza: penso per esempio a Fineco Plus, la piattaforma globale integrata e multiasset che permette di sfruttare la vasta gamma di prodotti finanziari Fineco disponibili, realizzando portafogli diversi in base alle esigenze dei risparmiatori. Il punto fermo è la centralità della figura del consulente finanziario nel disegnare percorsi di investimento. Abbiamo confermato questa visione pochi mesi fa, presentando l’integrazione dei fondi passivi nei nostri servizi di consulenza finanziaria, mettendo così ulteriori strumenti a disposizione dei professionisti. Guardiamo ai mercati più evoluti, come gli Stati Uniti: lo scorso anno i flussi verso il mondo passivo hanno superato per la prima volta quelli verso i fondi attivi. La consulenza, per continuare a innovarsi, ha l’obbligo di osservare i trend che si impongono e seguirli con il timing adeguato.

Come si sceglie il momento giusto per proporre un cambiamento?

Noi lo facciamo ascoltando i nostri clienti. Siamo entrati in una fase molto incerta, che vede da una parte la crescita strutturale dell’inflazione e dall’altra un riposizionamento dei mercati, influenzato anche dal termine della lunga stagione dei tassi a zero. La reazione della clientela è stata decisamente più matura che in passato: nessuna fuga dagli investimenti dettata dall’emotività, ma più attenzione all’efficienza e ai prezzi. 

Quali sono i clienti più sensibili ai costi?

Soprattutto il segmento private, dove il peso delle commissioni sui portafogli è più elevato in valori assoluti. Ma l’interesse è destinato ad ampliarsi a tutte le categorie, compresi i giovani. Recentemente, grazie a una ricerca, abbiamo scoperto che la tendenza a risparmiare è saldamente radicata tra gli under 30. Il problema è la gestione di questo risparmio, che si affida ancora a strumenti superati.

Quali in particolare?

Il dibattito sui mezzi di comunicazione porta a pensare che i giovani siano i maggiori fruitori di criptovalute e piattaforme di gamification, ma non è così. Le conoscono, ne sono incuriositi, ma quando si tratta dei propri soldi, spesso frutto di sacrifici da parte loro e delle loro famiglie, sono principalmente legati a liquidità e libretti postali. Sembra difficile da credere, ma è una conseguenza di un contesto che non investe abbastanza sull’educazione finanziaria.

La vostra soluzione di portafoglio basata su strumenti passivi, Passive Underlyings, è adatta anche a questo pubblico?

Certamente, perché si rifà ai fondamentali di un corretto modo di investire: orizzonte di medio-lungo termine, diversificazione geografica e di settore, con costi ridotti in questo caso all’1,3%. In un contesto di forte inflazione, la priorità non può essere la promessa di rendimenti elevati, ma la difesa del potere d’acquisto di quei risparmi duramente costruiti di cui parlavamo poco fa. È questa la strada che abbiamo scelto per ampliare la platea del risparmio gestito, e per essere ancora una volta apripista di una svolta positiva sia per il settore, sia per i risparmiatori italiani.  

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