Alla scoperta di Sas, la multinazionale americana che da più di 40 anni supporta l’innovazione delle aziende grazie ai dati

Gavin Day, Senior Vice President, Corporate Programs di SAS
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Ormai tutte le grandi aziende hanno capito l’importanza di lavorare con i dati. C’è chi però l’ha capita prima degli altri, per la precisione ben 46 anni fa, quando ancora Internet non esisteva e il termine “Big Data” non si sapeva cosa significasse.

Alla fine degli anni ’60, otto università del Sud degli Stati Uniti si riunirono per sviluppare un software in grado di analizzare i dati agricoli. Il programma che ne risultò, Statistical Analysis System (SAS), gettò le basi per la fondazione nel 1976 dell’azienda SAS, composta da soli quattro dipendenti. Da allora, la società è cresciuta fino a diventare una delle maggiori realtà produttrici di software al mondo, con un fatturato di 3,2 miliardi di dollari.

“Abbiamo iniziato con il campo della salute e delle scienze della vita”, racconta Gavin Day, Senior Vice President, Corporate Programs di SAS, una carriera passata nel mondo dell’analisi dei dati. Pochi meglio di lui possono capire e spiegare l’importanza che questa ha nel lavoro dei manager di oggi. “Adesso c’è più consapevolezza sul valore dei dati rispetto a quando ho iniziato”, spiega. “Ormai tutti li usano. Solo con i dati si possono prendere decisioni in maniera trasparente”.

Guidare il progresso con i dati

La missione di SAS è quella di guidare il progresso attraverso i dati. Ma come? “Per prima cosa cerchiamo di capire quali sono i problemi dei nostri clienti”, spiega Day. Gli obiettivi da raggiungere possono essere diversi: magari i manager vogliono diventare più efficienti, o aumentare i margini di profitto. Per raggiungerli, SAS offre ai propri clienti una serie di tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale, la quale elabora i dati che le vengono forniti per fare previsioni sul futuro.

Attenzione però, perchè non basta avvalersi delle migliori tecnologie per avere un’analisi accurata. È necessario infatti che le informazioni di partenza siano corrette. “Spesso si passa subito alla fase di risoluzione dei problemi, ma la cosa importante è che i dati siano giusti”, dice ancora il Senior Vice President, Corporate Programs di SAS. “Se non sono attendibili, il lavoro dell’Intelligenza Artificiale non farà altro che ripetere il problema. Per questo le aziende stanno capendo che senza un data management, una data governance e una data strategy solida l’analisi sarà difettosa”.

IA tra sviluppi e interrogativi etici

L’Intelligenza Artificiale non rappresenta solo il presente di SAS, ma anche il suo futuro. Questa tecnologia infatti ha davanti a sè ampi margini di sviluppo e pone delle sfide etiche che è necessario affrontare. “Dobbiamo chiederci se stiamo usando l’Intelligenza Artificiale in maniera responsabile”, spiega Day. “L’Unione Europea e gli Stati Uniti stanno cominciando a legiferare in materia. Bisogna quindi utilizzarla correttamente”.

Nuove tecnologie

Ma l’Intelligenza Artificiale non è l’unico driver che Day vede per il futuro di SAS: tecnologie come la blockchain e le criptovalute possono crescere ancora molto e diventare fondamentali per le aziende. “Anche il metaverso, ma non ne sono ancora sicuro”, scherza il manager di SAS . “Un altro aspetto su cui si può sicuramente migliorare però è l’ottimizzazione: anni fa le aziende avevano centinaia di modelli di produzione. Ora alcuni nostri clienti ne hanno ventimila. Dobbiamo governarli e automatizzarli”.

Qualsiasi sia l’innovazione su cui SAS costruirà le tecnologie dei prossimi anni, c’è un aspetto su cui Day non ha dubbi: nessuna di queste prenderà mai il posto dell’essere umano. “L’uomo ha il contatto con la realtà”, spiega. “L’Intelligenza Artificiale può preparare i dati e prendere una decisione, ma non capisce il contesto in cui le elabora”. Il Senior Vice President, Corporate Programs di SAS porta l’esempio degli ospedali: “Alcune strutture ospedaliere usano le nostre tecnologie per analizzare le radiografie dei pazienti affetti da tumore e osservare nel corso del tempo l’impatto delle cure. Alla fine però ci deve essere una persona che decide come procedere. Per questo – conclude Day – penso che non verrà mai il momento in cui le macchine prenderanno completamente il posto dell’uomo”.

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