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Forbes Italia 16 Aprile, 2020 @ 5:08

Il valore dei big data per gli studi legali d’affari

di Forbes.it

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avvocato nel suo studio
(Shutterstock)

Trasformare l’enorme quantità di dati e informazioni che quotidianamente transitano nelle aziende, ma anche di studi professionali e consumatori, in un flusso organizzato che possa aiutare a prendere le decisioni in maniera tempestiva. Minimizzando così gli sprechi e aumentando l’efficienza di ogni azione. È questa la funzione dei big data, uno dei principali motori di cambiamento nell’era digitale, che sta rivoluzionando interi settori dell’economia.

Edoardo Tedeschi

Non è un caso allora se le grandi aziende stanno investendo su queste tecnologie dando vita a un mercato che è arrivato a valere quasi 200 miliardi di euro e continua a crescere a due cifre percentuali ogni anno. Un trend che non poteva lasciare indifferente gli studi legali d’affari, che possono utilizzare queste tecnologie per valorizzare il proprio patrimonio informativo, tenere i professionisti aggiornati sulle novità normative e di mercato, ma anche per segmentare la clientela e sviluppare new business. Oltre che per migliorare la consulenza alla clientela, come racconta Edoardo Tedeschi, responsabile Tmt di Simmons & Simmons Italia, studio che nelle prossime settimane organizzerà l’evento Big data race. “L’iniziativa nasce dalla necessità di sensibilizzare le aziende sul fatto che la corsa alla bancabilità dei dati è già iniziata e che il successo di alcuni business passa anche attraverso un uso alternativo del dato stesso, raccolto nel processo produttivo o aggregato artificialmente in una seconda fase”, racconta.

Margherita Gnech

Su questa linea di pensiero, Simmons & Simmons ha condotto una ricerca che ha coinvolto 358 aziende in Europa attive principalmente nel settore Tmt con fatturato tra 100 milioni e un miliardo di dollari e ha identificato i market leader e quelli che invece non appaiono tali, analizzando vari elementi e trovando la chiave di valutazione nella strategia di commercializzazione dei dati. Come i big data cambiano il business? “Da un lato incidono sulle strategie aziendali, dall’altro consentono l’affermarsi di nuovi ruoli”, risponde in merito Margherita Gnech, esperta in data privacy dello studio. “È il caso di figure come chief data officer oppure chief digital & data officer non solo all’interno di società di telecomunicazioni ma anche presso imprese attive nel mercato b2b”.

La gestione dei dati ha una serie di implicazioni legali, “dalla normativa sulla privacy alla cyber security, dagli aspetti regolamentari e di implementazione dell’intelligenza artificiale fino alle valutazioni sui moltiplicatori in operazioni di m&a”, sottolinea Gnech. Se da una parte l’evoluzione tecnologica apre nuovi spazi di lavoro agli avvocati, dall’altra li pone di fronte alla necessità di aggiornare le competenze e i modelli organizzativi. “Si tratta di sviluppare nuove tecniche di collaborazione e affiancare al dipartimento specializzato in Tmt & data protection, un team qualificato nella implementazione di AI e di strumenti tecnologici, tenendo in considerazione gli aspetti legali”, commenta Tedeschi. E conclude rinnovando “l’impegno a investire in tecnologia e a sviluppare nuove modalità di collaborazione, indirizzando il cambiamento dei servizi di assistenza legale”.

Lo studio

Servizi a 360 gradi

Da oltre 25 anni, ufficio Simmons & Simmons di Milano si rivolge a una clientela sempre più numerosa ed esigente, costituita da realtà sia italiane sia internazionali, e offre assistenza nei principali ambiti di competenza: technology, media e telecommunications, corporate, finance, banking, cartolarizzazioni, regulatory e fondi, real estate, dispute resolution, IP, equity and debt capital markets, diritto amministrativo, antitrust, employment e tax. Il team italiano può contare su oltre 80 professionisti che, grazie alla loro esperienza e approfondita conoscenza del mercato, possono assistere i clienti al meglio nel contesto di un mercato sempre più sfidante. Il team di Milano è particolarmente attento a temi che riguardino diversity e inclusion e corporate social responsibility con l’ambizione di creare un ambiente di lavoro che punti all’inclusività a ogni livello.

Business 16 Ottobre, 2019 @ 9:20

Il tesoro dei gestori è nascosto nei dati

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
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AB Nashville

articolo tratto dal numero di Ottobre di Forbes

“Nell’antica Grecia i filosofi potevano dedicarsi alla riflessione e allo sviluppo del pensiero perché erano sollevati dai lavori fisici, attribuiti agli schiavi. Parimenti oggi la tecnologia consente ai gestori di concentrarsi sulla strategia, liberandoli da una serie di compiti che rischiano di compromettere la validità delle scelte d’investimento”. Giovanni De Mare, director Italy sales di AllianceBernstein, fa un paragone storico per sintetizzare i grandi cambiamenti in atto nel settore del risparmio gestito.

Ultimamente si parla spesso di big data: cosa sono e in che modo possono risultare utili?
Parliamo di una tecnologia che consente di mettere ordine tra i miliardi di dati che quotidianamente transitano in azienda in maniera disaggregata affinché si trasformino in indicazioni utili a chi deve prendere delle decisioni.

Ci può fare un esempio che sia comprensibile anche ai non addetti ai lavori?
Buona parte delle società quotate sui mercati regolamentati pubblica su base trimestrale l’andamento dei propri conti. Parliamo di 8mila aziende solo negli Stati Uniti, diverse decine di migliaia se includiamo anche Europa e Asia, ciascuna delle quali realizza su base trimestrale e annuale documenti anche di centinaia di pagine. In questi report ci sono numeri di immediata comprensione, penso all’evoluzione dei ricavi e all’utile o perdita, ma anche riflessioni del management su come si sta muovendo l’azienda a livello strategico. È chiaro che nemmeno chi fa il gestore di professione ha la possibilità di leggere tutte queste analisi nei dettagli.

E invece la tecnologia sì?
I big data consentono ad esempio di rilevare se il management, all’interno della nota allegata ai conti, si limita a riportare frasi generiche come “nel trimestre abbiamo aperto nuovi negozi” o se, invece, offre indicazioni dettagliate in termini di numeri e sulle ragioni di una scelta anziché un’altra. L’esperienza insegna che le aziende più attente a fornire indicazioni di dettaglio, ad argomentare sono quelle che nel tempo ottengono le performance migliori.

Si tratta quindi di un lavoro quantitativo, come l’esempio dell’antica Grecia che ha fatto all’inizio?
Non solo, dato che questi software sono in grado di interpretare le informazioni fornite. Ad esempio l’apporto che può dare ai conti una novità riguardante la linea di produzione o i rapporti con la distribuzione, così come l’eventuale diversificazione geografica.

Quindi, con tecnologie sempre più precise, il gestore in carne e ossa è una figura destinata a sparire?
Assolutamente no. La macchina offre risposte razionali e in questo è di grande aiuto in tema di investimenti, dato che la mente umana inevitabilmente soffre di condizionamenti (l’esperienza passata, l’umore del mercato e così via) che possono portare a scelte sbagliate. Detto questo, il tocco umano, la sensibilità del professionista, restano decisivi per valutare se le opportunità indicate dalla macchina lo sono davvero.

Giovanni De Mare, director Italy sales di AllianceBernstein

Parliamo di voi. In che modo utilizzate i Big data?
Principalmente attraverso due piattaforme nate nel 2016. La prima, denominata Prism, consente di fare analisi fondamentale: i nostri analisti del credito possono condividere le proprie opinioni sui singoli emittenti in modo coerente, comparabile e quantificabile tra settori industriali, categorie di rating e aree geografiche, rendendo così possibile confrontare rapidamente ed efficacemente i meriti di emittenti simili durante la costruzione del portafoglio. La seconda, Alpha, aiuta i trader di Ab a prendere decisioni migliori e più informate in merito ai livelli di prezzo ai quali dovrebbero essere scambiati titoli meno liquidi e illiquidi, aggregando differenti dati di mercato esistenti in un’unica interfaccia utente. L’obiettivo è di essere in grado di acquistare obbligazioni per i portafogli dei clienti al prezzo più basso e venderli al prezzo
più alto. La liquidità è la prima questione che influenza nel reddito fisso la capacità del manager di creare alpha (capacità di generare profitto
ndr).

Con tutto il denaro che le banche centrali stanno riversando sui mercati, la liquidità non dovrebbe essere una preoccupazione…
In linea di massima oggi non c’è questa preoccupazione, ma si ricorda cosa successe nel 2008?

Tutti volevano vendere e nessuno comprare.
Esatto. Amministrando i soldi dei nostri clienti, non ragioniamo sull’oggi, ma abbiamo il dovere di considerare anche le possibili sorprese. Lo abbiamo detto fin qui: l’obiettivo è minimizzare le possibilità di errore.

Il diavolo si nasconde nei dettagli, recita un vecchio adagio…
Ed è proprio così. Del resto, il sostegno delle banche centrali non potrà durare ancora per troppo tempo, altrimenti c’è il rischio che si formino bolle destinate poi a esplodere, con danni per tutti.

Alla luce di quanto fin qui detto, qual è il vostro stile d’investimento?
Partiamo da un presupposto: siamo pagati dai clienti per offrire un valore aggiunto rispetto alle gestioni passive tanto di moda nell’ultimo periodo. Per questo i nostri portafogli sono molto ristretti. Nelle strategie concentrate parliamo di circa 20 posizioni in quella Usa e 35 nel fondo globale.

Podcast 30 Settembre, 2019 @ 1:00

Roberto D’Incau in podcast per Forbes: così il digitale sta trasformando le professioni della moda

di Forbes.it

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Ascolta “Moda, creativi e big data” su Spreaker.

“Nuove tecnologie e big data sono trend destinati a ricoprire un ruolo sempre più importante nel campo della moda”. Così Roberto D’Incau, founder e ceo di Lang&Partners, nel suo podcast Jobs Trend realizzato per Forbes Italia. Non soltanto, la spinta tecnologica, secondo D’Incau, porterà anche a una “ridefinizione molto forte nel ruolo degli influencer”, dove assisteremo a una sorta di “selezione naturale”.

Dopo l’approfondimento su tematiche d’attualità di Editors’ Picks con Marco Barlassina, direttore di Forbes.it, e il focus sulla web reputation di The Fool con Matteo Flora, Jobs Trend con Roberto D’Incau è il nuovo podcast di Forbes Italia: il mondo del lavoro raccontato da uno tra i più importanti opinion leader italiani in ambito hr, founder e ceo di Lang&Partners.

Con la rivoluzione digitale inoltre, secondo D’Incau, la moda andrà incontro a una sempre maggiore “contaminazione culturale tra management e creatività”. Perché nell’attuale contesto, spiega il ceo di Lang&Partners, “i creativi hanno bisogno di management skills e i manager di capire il prodotto per non appiattirsi su livelli standard dettati dal mercato” del negozio o dell’online.

“Noi head hunter – assicura D’Incau – cerchiamo persone che vedano oltre, capaci non soltanto di interpretare lo spirito del momento ma di vedere il futuro”.

Jobs Trend, così come tutti i podcast di Forbes Italia si può ascoltare e scaricare sulle piattaforme Spreaker, Spotify, Apple Podcast e Google Podcast, oltre che nella sezione dedicata su Forbes.it.

 

Tutte le puntate di Forbes Job Trends:

 

Business 19 Settembre, 2019 @ 12:35

BIG DATA debutta su BFC: la parola ai protagonisti della rivoluzione digitale

di Forbes.it

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Forbes BIG DATA
Fabio Wilhelm Invidia conduce Forbes BIG DATA

Debutta su BFC venerdì 20 settembre alle 21 Forbes BIG DATA, il nuovo programma di approfondimento di BFC con le nuove idee e le interviste ai protagonisti del mondo digitale.

Forbes BIG DATA è in onda su BFC in prima visione ogni venerdì alle 21, visibile al numero 511 del telecomando Sky, sul canale 61 di Tivùsat e online su Bfcvideo.com, quindi in replica più volte durante la settimana.

A condurre il magazine con interviste ai protagonisti del mondo digital, social e web è Fabio Wilhelm Invidia, che accompagnerà i telespettatori in un viaggio che spazia dall’alfabetizzazione digitale al markerting, dalla brand safety, al debunking e alla trasparenza dei big data.

Forbes BIG DATA ha una durata di 28 minuti ed è una produzione esclusiva di Blue Financial Communication – the Media & Digital Company, realizzata in studio a Milano e con contributi in esterna.

Argomento della prima puntata informazione e debunking. Gli intervistati saranno Roberto Burioni, che parlerà di big data & debunking), ed Enrico Mentana, che parlerà di big data & informazione.

BIG DATA: il nuovo programma di BFC dedicato ai protagonisti del digitale from BFC Video on Vimeo.

Innovazione 2 Agosto, 2019 @ 11:38

La startup che sfida Wall Street cerca data scientist con un contest online

di Simona Politini

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operatori sul Nyse di New York
(Shutterstock)

Se sei un esperto di big data e lavorare nel mondo dell’alta finanza è il tuo sogno, potresti essere interessato a quest’occasione: il contest online di XTX Markets per diventare data scientist in una delle più avvincenti realtà di algo trading.

 

XTX Markets, la startup fintech che compete coi giganti di Wall Street cerca Data Scientist

Dalla finanza alla medicina, dall’astronomia a gaming, i big data stanno stravolgendo il modo di fare business. Emerge così una nuova figura lavorativa, quella del data scientist. In parte matematici, in parte informatici e in parte trend-spotter, questi esperti di big data analizzano e interpretano la massa di informazioni a disposizione suggerendo soluzioni innovative. Non a caso, secondo la Hays Salary Guide 2019, il data scientist è uno dei profili più ricercati dalle aziende. Ma come trovare il migliore esperto di dati?  XTX Markets, la startup di trading algoritmico che compete con i giganti di Wall Street, lo fa lanciando un concorso online!

La startup, che è arrivata in poco tempo a gestire più di $ 150 miliardi di scambi ogni giorno senza trader umani tradizionali, ma utilizzando modelli matematici formati su enormi set di dati per collegare acquirenti e venditori, secondo il sondaggio annuale Euromoney 2019 avrebbe superato JP Morgan Chase per quota di mercato negli scambi forex su piattaforma elettronica (11,5%) e si sarebbe anche collocata al primo posto per livello di soddisfazione dei clienti, lasciandosi alle spalle State Street Bank e Bank of America Merrill Lynch, rispettivamente al secondo e terzo posto.

 

Il concorso online per diventare data scientist e confrontarsi coi colossi della finanza

Il concorso online lanciato da XTX Markets, denominato XTX Markets Global Forecasting Challenge, punta a trovare i 5 migliori esperti di big data a livello globale.

Il contest è diviso in due parti: una prima sezione a scelta multipla per verificare le conoscenze teoriche e una seconda sezione pratica che richiede la creazione di un modello di previsione azionaria. Le adesioni al contest sono state aperte lunedì 1 luglio e sarà possibile iscriversi sino al 30 settembre.

I vincitori si divideranno un montepremi di $ 100.000 in denaro e avranno l’opportunità di entrare a far parte della società con sede a Londra.

Style 8 Giugno, 2019 @ 10:35

Da H&M a Prada anche la moda sceglie la tecnologia dei big data

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
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modello cappello
(h&m.com)

L’ultimo nome della moda che si è fatto coinvolgere dal fenomeno dei big data è stato H&M. Il colosso svedese del fast fashion ha iniziato infatti a produrre (e vendere) capi dedicati ai trend delle singole città, partendo da Berlino. Si tratta, in particolare, di una prima collezione in edizione limitata destinata solo agli abitanti della capitale tedesca negli otto store del retailer. Ed è frutto della collaborazione del gruppo con l’H&M Group’s Laboratory, il dipartimento dedicato alle innovazioni della società.

In che modo i big data hanno influenzato la collezione? I capi sono stati disegnati sulla base dei dati collezionati nei mesi precedenti, che sono stati in grado di identificare i nuovi trend in voga a Berlino. Tendenze come colori ma anche materiali e pattern preferiti dagli abitanti della città.

Ma l’azienda fondata da Erling Persson non è l’unica ad aver creduto nella tecnologia per risparmiare i costi relativi a trasporti, stoccaggi e sovra-produzioni. Qualche mese fa anche Nike aveva scommesso sul potere dei dati per migliorare le esigenze dei consumatori lanciando una nuova app, Nike Fit, che risolve in qualche modo il problema della taglia sbagliata: il software realizzato con algoritmi di machine learning, disponibile da luglio negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo, è in grado infatti di individuare la forma del piede attraverso un semplice scatto e definire la taglia più giusta per il cliente. L’informazione sarà salvata poi nel proprio profilo e potrà essere applicata ad ogni tipo di calzatura sportiva offerta da Nike.

Stesso approccio data oriented anche per Prada che ha collaborato con Oracle, colosso informatico della Silicon Valley, adottando una serie di soluzioni tecnologiche per rendere più efficienti i processi commerciali della maison italiana. L’obiettivo di queste applicazioni è anche in questo caso quello di analizzare i dati storici e comprendere le dinamiche di consumo nel proprio network retail e orientare quindi in maniera mirata le strategie aziendali.

Di recente, l’acceleratore di startup Startupbootcamp ha scelto proprio Milano per lanciare il suo primo programma dedicato alle aziende innovative della moda con un progetto ad hoc battezzato FashionTech che selezionerà le migliori 30 startup in grado di offrire soluzioni tecnologiche per il settore. Tra gli sponsor dell’iniziativa ci saranno tanti big del mondo business come Prada, Accenture, Danone, Deloitte, PwC, Visa e Microsoft.

In generale, è sempre più evidente quindi che il futuro passa dal web e che gli investimenti su e-commerce e fashion tech stanno dominano la scena: già nel 2017, ad esempio, Kering ha creato una nuova posizione lavorativa, quella del chief digital officer per la trasformazione digitale, che sfrutta i big data per mandare messaggi personalizzati ai clienti.