Pec, firma digitale e Spid: la trasformazione digitale secondo Infocert. “Il vero boom deve ancora arrivare”

Danilo Cattaneo, amministratore delegato di Infocert
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Articolo tratto dal numero di ottobre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

La trasformazione digitale ha introdotto nel nostro vocabolario nuovi termini diventati rapidamente di uso comune: dai servizi cloud, allo Spid, passando per la fatturazione elettronica. La pandemia di Covid infatti ha dato un potente impulso al processo di digitalizzazione, sia delle imprese, sia dei cittadini. Secondo l’ultimo rapporto Istat, l’Italia è il terzo paese europeo, dopo Svezia e Finlandia, per utilizzo dei servizi cloud, ed è in vetta alla graduatoria per l’uso della fatturazione elettronica.

Nell’ultimo decennio sono nate diverse realtà che hanno saputo cavalcare il trend della trasformazione digitale. Tra queste ci sono i trust services provider, quelle società che cioè offrono servizi digitali utili a cittadini e imprese per garantire il valore legale delle transazioni online e interfacciarsi con la Pubblica amministrazione. “All’inizio si diffondevano per puro obbligo normativo, mentre adesso ognuno di noi capisce il valore di avere una Pec o uno Spid”, spiega Danilo Cattaneo, amministratore delegato di InfoCert.

Il profilo di InfoCert

Sul mercato da oltre un decennio, InfoCert è stato uno dei primi trust services provider. Oggi fa parte del gruppo Tinexta, tra gli operatori leader in Italia nelle aree degli innovation & marketing services, della cybersecurity e, appunto, del digital trust. Il 90% del capitale di InfoCert è detenuto dalla capogruppo Tinexta, quotata alla Borsa di Milano e posseduta da Tecno Holding, partecipata per il 54% da alcune Camere di commercio. Si tratta, dunque, di una realtà con una chiara matrice istituzionale. “Oggi i trust services rappresentano un’infrastruttura strategica per il Paese, come aeroporti e autostrade, con importanti ricadute anche sul Pil nazionale”, afferma Cattaneo.

I servizi dei trust services provider

Ma, nello specifico, quali servizi offre un trust services provider? Prodotti come la Pec, la firma digitale, la conservazione dei documenti e Spid, soluzioni utili a comunicare, interagire ed effettuare transazioni in maniera certificata e con valore legale, con enti pubblici, aziende, professionisti e privati cittadini. Permettono rapporti rapidi e trasparenti tra i diversi soggetti che si traducono in risparmi di tempo, denaro e risorse.

InfoCert ha iniziato guidando la digitalizzazione del settore bancario, il primo a compiere questo processo. Successivamente ha cominciato a collaborare con quello assicurativo, con la sanità, fino ad arrivare a offrire i propri prodotti anche ai cittadini. “Noi seguiamo circa due milioni di clienti attivi, tra cui tremila medie e grandi imprese”, spiega ancora l’amministratore delegato dell’azienda. “Dal 2021 abbiamo anche iniziato a lavorare con l’Agenzia delle entrate – Riscossione. Grazie ai nostri servizi, adesso per concordare un saldo e stralcio o una rateizzazione è possibile prenotare un appuntamento da remoto e gestire la fase di transazione online”.

L’impatto ambientale della digitalizzazione

La digitalizzazione non permette solo di alleggerire i costi e rendere più rapidi alcuni processi. Ha anche un forte impatto ambientale. Consente infatti di risparmiare carta e di evitare di perdere ore nel traffico. Un fattore che InfoCert ha molto a cuore. “Noi abbiamo raggiunto l’obiettivo delle zero emissioni di carbonio, ma vogliamo aiutare anche i nostri clienti a perseguirlo”, dice Cattaneo. “Per questo dal 2022 forniamo alle aziende che acquistano i nostri prodotti un report sui consumi: in base ai servizi di cui hanno usufruito, calcoliamo il risparmio in carta, CO2, energia e acqua. Così facendo diffondiamo la cultura della sostenibilità”.

L’espansione all’estero

Nel 2021 InfoCert ha fatturato 120 milioni di euro. Il 20% di questi deriva dal mercato estero. Dal 2018 infatti la società del gruppo Tinexta ha avviato una serie di acquisizioni specifiche per crescere anche fuori dal nostro Paese. Va in questa direzione anche la cessione del 10% della società al fondo anglosassone Bregal Milestone. “Se in Italia siamo conosciuti da oltre dieci anni e godiamo di una grande fiducia da parte dei nostri clienti, all’estero il nostro brand è meno noto”, spiega Cattaneo. “Per questo Tinexta ha deciso di avvalersi del supporto di un fondo di private equity. Integrare nella nostra realtà aziende, professionisti e soluzioni apprezzati a livello locale crea fiducia e aiuta le realtà che decidono di digitalizzare i propri processi a scegliere i nostri servizi”.

L’azienda conta 350 dipendenti in Italia e altri 250 in tutta Europa. Lavorare con i clienti stranieri mette in evidenza uno dei problemi più grandi del nostro Paese: la burocrazia. “Il limite attuale a cui dobbiamo lavorare maggiormente è la cultura del digitale. Noi collaboriamo con tante pubbliche amministrazioni e notiamo che negli anni si è investito poco sul training dei dipendenti pubblici. Si stanno facendo dei passi avanti negli ultimi tempi ma c’è ancora un gap molto forte nei confronti dei Paesi del nord Europa”. Un aiuto concreto potrà arrivare dai fondi del Pnrr, che in parte verranno usati per migliorare le infrastrutture tecnologiche delle nostre aziende. “Ma è necessario investire anche sulle risorse e sulle formazione”. Anche perchè la trasformazione digitale non aspetta: è già pronta a livello normativo la prossima generazione di identità digitale, che supererà Spid e sarà comune in tutta Europa. La Pubblica amministrazione dovrà essere pronta.

Il digital identity wallet

Anche se la pandemia ha dato un’accelerazione importante alla trasformazione digitale, Cattaneo è sicuro: “Il vero boom deve ancora arrivare. Tra due anni entrerà infatti in vigore il digital identity wallet”. Questo strumento permetterà ai cittadini di avere a portata di smartphone informazioni come il gruppo sanguigno, il titolo di studio, la situazione creditizia, tutte certificate e con valore legale. “Ognuno di noi sarà sovrano delle proprie informazioni”, dice Cattaneo. “Tutte le transazioni a quel punto saranno immediate, digitali, remote e con un volume molto crescente. La carta non avrà più senso di esistere”. Per InfoCert sarà una grande opportunità di business. Per il sistema Italia invece l’occasione di colmare quel gap di digitalizzazione che ancora vede il nostro Paese indietro rispetto al resto d’Europa.

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