Crisi fiscale d’impresa: come ridurre dell’80% il debito fiscale

Carlo Carmine
Carlo Carmine fonder di CFC Legal
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a cura di Carlo Carmine, CFC Legal – BRANDVOICE / PAID PROGRAM

Il debito verso il fisco delle imprese italiane ha ormai superato ogni limite. Una spada di Damocle sulla testa delle PMI, una su due è a rischio default, e un boomerang per lo Sato, il cui enorme magazzino crediti – più 1.100 miliardi di euro secondo una recente stima del numero uno di Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini – risulta in gran parte avariato, in quanto non esigibile. Ad affrontare l’argomento e fotografare le “vie d’uscita” e le risoluzioni del debito per gli imprenditori italiani è Carlo Carmine, founder di CFC Legal che da oltre 20 anni aiuta gli imprenditori a gestire e risolvere le problematiche debitorie con il fisco. “Oggi esistono tantissime possibilità per chi ha un’impresa. Grazie al Nuovo Codice della Crisi, il debito fiscale complessivo di un imprenditore o di un’impresa, composto da mancati versamenti ad oggi a causa della crisi, (es. IVA, IRES, Irpef, Irap e contributi) piuttosto che da avvisi bonari, avvisi di accertamento o cartelle esattoriali, può essere ridotto dell’80%, con la possibilità di pagare il restante in 4 o 5 anni”.

1 azienda su 5 non è in grado di rimborsare il suo debito fiscale

Del resto, secondo un recente studio presentato dal Prof. Giulio Andreani, professore di diritto tributario alla Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze di Roma e docente al Master di II livello in “Diritto della crisi delle imprese” presso l’Università “Sapienza” di Roma, un’azienda su cinque, non è in grado di rimborsare i propri debiti.

L’indagine, compiuta sui bilanci di 60 mila società di capitale italiane con ricavi annui superiori a 5 milioni di euro, rileva che 10 mila imprese presentano debiti finanziari, tributari e previdenziali sproporzionati rispetto alle proprie capacità di rimborso. Una stima che potrebbe risultare addirittura in difetto.

La ricerca, infatti, prende in esame i bilanci societari antecedenti al 2022 e ovviamente non tiene conto di tutti i fattori esterni (aumento del costo del denaro, inflazione alle stelle, esplosione dei costi energetici e delle materie prime) che stanno colpendo in maniera durissima tutto il ciclo produttivo e il settore legato ai servizi.

Non è dunque difficile immaginare che lo stato di insolvenza di queste imprese potrebbe andare sensibilmente peggiorando.

Il quadro generale preoccupa. Il Cerved, società informatica di gestione, elaborazione e distribuzione dei dati camerali, ha messo sotto la lente di ingrandimento l’andamento di 618 mila società di capitali, in questo caso anche con fatturato annuo inferiore ai 5 milioni di euro. Ne è emerso che poco meno di 100 mila sarebbero addirittura a rischio default.

CFC Crisi fiscale d’impresa, da 20 anni al fianco degli imprenditori

CFC Crisi Fiscale d’Impresa – che non a caso per il secondo anno consecutivo è stata inserita da Forbes tra le eccellenze legal in Italia – da oltre 20 anni sostiene gli imprenditori nella gestione dei debiti con il fisco.

“Siamo consapevoli, perché ogni giorno in prima linea al fianco degli imprenditori, che la situazione è molto complessa”, commenta Carlo Carmine, presidente e Founder di CFC Crisi Fiscale d’impresa, “ma sappiamo anche, grazie ai report annuali del MEF, che quando l’imprenditore decide di ricorrere in giudizio 1 volta su 2 riesce ad annullare totalmente o in parte il suo debito con il fisco. Dobbiamo tenere alta la guardia: anche perché, in un contesto già di per sé drammatico, il fisco non sembra voler rallentare la sua azione. Agenzia delle Entrate sta pigiando sull’acceleratore per quanto riguarda l’invio di avvisi bonari ed entro la fine dell’anno l’ex Equitalia punta al recupero di oltre 14 miliardi di euro attraverso l’invio di 5 milioni di cartelle di pagamento. Tra l’altro – prosegue – rileviamo che la tregua fiscale annunciata dal governo Meloni riguarderà soprattutto le persone fisiche e non chi deve risolvere situazioni debitorie superiori a 500 mila euro”.

La soluzione però esiste e si chiama transazione fiscale da inserire all’interno degli accordi di ristrutturazione dei debiti e dei concordati preventivi, a oggi il vero “saldo e stralcio” per le aziende.

Si tratta di uno strumento davvero risolutivo, non ancora abbastanza conosciuto e utilizzato, in grado di ridurre il Totale Debito Fiscale (composto da mancati versamenti ad oggi a causa della crisi, (es. IVA, IRES, Irpef, Irap e contributi) piuttosto che da avvisi bonari, avvisi di accertamento o cartelle esattoriali e Commerciale superiore a 500mila euro anche dell’80% e pagare il restante 20% in 4 o 5 anni.

La transazione fiscale all’interno dei concordati preventivi e degli accordi di ristrutturazione del debito assicura un vantaggio certo sia per lo stesso imprenditore che per l’erario, per due ragioni:

  • il fisco può recuperare una parte del credito anziché rischiare di non incassare nulla in caso di chiusura dell’impresa;
  • si mantiene la continuità aziendale, dunque senza perdita di posti di lavoro, con l’imprenditore di nuovo libero dal peso del suo debito con il fisco e quindi in grado di tornare di contribuire nuovamente al pagamento delle imposte e dei contributi (INPS)..

Grazie alle modifiche introdotte dal D. lgs. 118/2021 (art. 20, co. 1), la transazione con il fisco e con gli enti di previdenza può essere resa esecutiva dal tribunale anche in caso di parere negativo dei relativi enti. Che cosa accadeva prima ? Che l’Agenzia delle Entrate e l’INPS potevano rispondere negativamente (o non rispondere del tutto) e far bocciare l’accordo di fronte al giudice.

Naturalmente, per ottenere l’ok del tribunale è necessario dimostrare la convenienza dell’accordo per le casse dello Stato, che in caso di fallimento incasserebbe meno di quanto proposto.

La transazione fiscale può essere inserita all’interno di un concordato preventivo, ma esiste anche l’opportunità di ricorrere allo strumento della ristrutturazione dei debiti in via extragiudiziale e successiva omologa del tribunale.

In entrambi i casi, questo è ciò che conta, è possibile ridurre fino anche dell’80% il Debito Fiscale, Commerciale e Previdenziale superiore a 500mila e pagare il restante 20% anche in 4 o 5 anni.

Da oltre 20 anni CFC Crisi Fiscale d’Impresa  aiuta gli imprenditori a gestire e risolvere i loro debiti di natura fiscale. “Consideriamo gli imprenditori la spina dorsale della nostra economia”, aggiunge Carlo Carmine, “e siamo felici di poterli supportare soprattutto in momenti difficili come questi. Un impegno che Forbes stesso ci ha voluto riconoscere tanto che per per due anni di fila ha inserito CFC tra le eccellenze legal in Italia. Abbiamo costituito un apposito team sulla crisi d’impresa, coordinato dal mio socio avvocato Simone Forte, per mettere al servizio degli imprenditori tutti i nuovi strumenti a disposizione per guardare oltre la crisi e tornare ad essere imprenditori liberi e contribuenti sani”.

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