La storia di Agritalia, l’azienda campana che sta portando la gastronomia italiana in tutto il mondo

Agritalia
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Articolo tratto dal numero di dicembre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

La conquista dell’America è un tema di cui non si legge solo sui libri di storia, ma che ricorre anche nel mondo degli affari: quante aziende hanno cercato di fare breccia nel Nuovo Mondo, portando i propri marchi nelle cucine da New York a San Francisco? In poche, però, ce l’hanno fatta. Una di queste è Agritalia, azienda campana specializzata nell’export di prodotti e nello sviluppo di progetti di private label, che ha fatto conoscere il made in Italy agli Stati Uniti e al mondo. In occasione del 35esimo anniversario di attività del gruppo fondato nel 1987 dai fratelli Stefano e Sergio Massa, che oggi annovera anche le consociate Agrilogistica e Agrusa, abbiamo chiesto ai fondatori di raccontarci come nasce una storia di successo tutta italiana.

Qual è stata l’intuizione alla base della fondazione di Agritalia?

Sergio: Negli anni ’80 io e mio fratello abbiamo visitato spesso gli Stati Uniti per studiare l’offerta delle catene della grande distribuzione. Ci siamo resi conto della limitata presenza di prodotti italiani a scaffale e abbiamo iniziato a pensare a come rendere più accessibili le tante prelibatezze della dieta mediterranea ai consumatori americani, da sempre affascinati dalle bellezze e dai sapori del nostro Paese.

Com’era il mercato agroalimentare americano 35 anni fa? E come è cambiato da quando Agritalia ne è un player centrale?

Stefano: A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 il mercato agroalimentare statunitense rappresentava una miniera d’oro inesplorata, con infinite potenzialità per i prodotti alimentari italiani. Fino ad allora pasta, olio, sughi erano considerati alla stregua di prodotti esotici, sia per la difficoltà di reperimento che per i costi elevati di acquisto. La nostra idea riuscì ad attirare l’attenzione anche di grandi catene di supermercati, che decisero di aprire le porte dei propri marchi privati ai prodotti italiani e di scommettere su un’intuizione che si è rivelata di grande successo.

Il primo programma è partito agli inizi degli anni ‘90 con alcune referenze di pasta e di olio di oliva. Da allora la varietà di prodotti italiani disponibili sugli scaffali negli Stati Uniti, ma anche in altri mercati dove l’azienda opera, in Europa e in Asia, è aumentata in modo esponenziale, spaziando anche a categorie come aceti, pesti, pizze surgelate e alimenti senza glutine o vegani.

Come ha fatto un’azienda italiana fondata da due fratelli a conquistare l’America? Qual è il suo segreto?

Sergio: Non c’è un vero segreto. In questi 35 anni abbiamo cercato di mantenere la stessa lungimiranza e passione degli esordi, al timone di un’organizzazione che si è ingrandita nel tempo, ma è sempre stata attenta a cogliere i mutamenti del mercato, che si è spinta continuamente verso l’innovazione, che ha mantenuto flessibilità ed entusiasmo, conquistando i clienti con l’affidabilità, la serietà e l’efficienza.

Quanto è importante avere aperto le porte degli Stati Uniti ai produttori piccoli e medi del nostro Paese?

Stefano: È molto importante per noi supportare soprattutto le piccole e medie realtà imprenditoriali, contribuendo al loro processo di crescita e internazionalizzazione. È motivo di orgoglio per Agritalia scoprire nuovi produttori da presentare alle catene statunitensi. L’azienda si avvale della collaborazione di oltre 100 fornitori qualificati, distribuiti su tutto il territorio italiano. Circa il 90% è composto da piccole e medie imprese, alcune delle quali cooperano con l’azienda sin dagli albori. Nel promuovere il made in Italy all’estero, Agritalia opera da sempre come trampolino di lancio non solo per i prodotti, ma soprattutto per i produttori, in particolar modo per quelli più piccoli o di nicchia, che da soli non avrebbero la forza o le competenze per approdare su un mercato competitivo come quello americano. 

Parliamo dell’Automated Replenishment Program: come nasce e perché ha garantito ad Agritalia il titolo di Supplier of the Year?

Sergio: L’Automted Replenishment Porgram è il frutto dell’esperienza maturata negli anni nello sviluppo di programmi a marchio privato per le catene di supermercati statunitensi, core business dell’azienda. Il lancio è stato possibile grazie ad Agrilogistica, attraverso la quale si è potuta ampliare l’offerta di servizi logistici rivolta ai clienti. Aver maturato un punto di osservazione privilegiato sulla complessa catena di fornitura del settore agroalimentare, dove è fondamentale che flussi e processi siano ben organizzati e ottimizzati perché i prodotti arrivino a scaffale in tempo, ci ha spinti a renderla più smart creando un sistema di gestione innovativo per avere merce sempre fresca sugli scaffali, riducendo i costi e l’impatto sull’ambiente.

L’Arp rivoluziona il concetto di importazione ed esportazione, garantendo un risparmio di costi unico nel settore e tanti vantaggi: l’efficientamento della produzione, la razionalizzazione dei carichi di merce in partenza, la consegna, anche un singolo pallet, direttamente ai centri di distribuzione, garantendo la massima flessibilità. Alla base dell’Arp c’è il Cloud Sourcing Intelligence (Csi), un software proprietario che analizza i dati delle vendite e stima le necessità di approvvigionamento di ciascun cliente.

Arrivati a questa posizione di prestigio, quali sono i prossimi obiettivi nell’immediato futuro di Agritalia?

Sergio: Gli obiettivi sono molteplici, perché molteplici sono le opportunità di crescita. Il mercato americano offre un’importante prospettiva di sviluppo, soprattutto per i private brand. L’Italia è una miniera di eccellenze che vogliamo ottimizzare offrendo un modello basato su esperienza ed efficienza, per un corretto posizionamento nei canali distributivi americani. La riduzione dei costi e la garanzia della presenza dei prodotti a scaffale sono fattori ormai imprescindibili per qualsiasi catena.

Per questo il programma Arp potrà espandersi a tutta la distribuzione organizzata, e non solo negli Usa. Abbiamo infatti in cantiere l’apertura di nuove piattaforme logistiche in Italia e nei principali porti europei, per importare ed esportare merci. Infine, un altro fiore all’occhiello dell’azienda è l’Agritalia Sensory Chemical System (Ascs), una procedura di controllo certificata dall’ente terzo americano Foodchain Id per la selezione e il controllo della qualità dell’olio di oliva. Il sistema verrà messo a disposizione dei clienti che desiderano assicurarsi che i loro acquisti rispondano alle specifiche tecniche concordate e alla shelf-life dichiarata in etichetta. 

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