Così questa società è diventata protagonista della rivoluzione energetica

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Pier Francesco Rimbotti
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Articolo tratto dal numero di gennaio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

di Maurizio Abbati

C’è anche l’Italia delle eccellenze, rappresentata da Infrastrutture, tra le protagoniste della rivoluzione energetica in atto, di cui l’azienda è stata tra i primi fautori, realizzando impianti sia nel nostro continente che in Asia e in America Latina. Fino a essere oggi primo partner italiano del Giappone, che ha avviato con coraggio la transizione verso le fonti rinnovabili, investendo più dell’intera Europa.

A novembre Hergo Japan Energy (Hje), società interamente controllata da Infrastrutture, ha vinto la gara per l’assegnazione di una tariffa di alimentazione (Fit) pari a 15,90 Jpy/kWh (circa 0,11 euro) per un progetto eolico onshore per circa il 3% della capacità in assegnazione a livello nazionale. Il sito designato da 30 MW si trova presso la Kuma Cattle Farm nella prefettura di Kumamoto. Hje sta per stipulare l’accordo di interconnessione con la società di trasmissione regionale e formalizzerà il diritto al Fit entro marzo 2023.

Il progetto dovrebbe entrare in esercizio nel 2027, consentendo di risparmiare circa 29mila tonnellate di CO2 l’anno e soddisfare la domanda di elettricità di 16.200 famiglie. Peraltro Infrastrutture è stata la prima azienda non giapponese ad aggiudicarsi un bando pubblico nel Paese, a testimonianza dell’impegno in ricerca e innovazione per la produzione di energia pulita. Frontiera a cui guarda con attenzione anche l’Italia.

Infrastrutture opera da oltre 60 anni nel settore energetico, dal 1995 come independent power producer nella produzione di energia rinnovabile e negli investimenti sostenibili, tra fotovoltaico, eolico e biometano, ed è tra i fondatori del National Biodiversity Future Centre, coordinato dal Cnr, a cui metterà a disposizione i propri impianti agrovoltaici per studiare soluzioni innovative per la tutela e lo sviluppo della biodiversità.

Socio fondatore del gruppo Infrastrutture e ceo di Infrastrutture, creata nel 1994, è Pier Francesco Rimbotti, laurea all’Imperial College di Londra in ingegneria chimica, tra i più convinti, ci crede dai primi anni ’90, che la sfida dell’energia alternativa possa essere affrontata con successo anche in Italia.

Rimbotti, crede che l’Italia possa smarcarsi dai combustibili fossili e intraprendere con decisione la via delle rinnovabili?

Credo si possa e si debba. Chiaramente sono processi di evoluzione che durano decenni e coinvolgono decine di miliardi di investimenti e centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Cosa serve per compiere questo passo?

Mi sembra che oramai ci sia la giusta comprensione delle problematiche. Per esempio, della gravità delle conseguenze dei cambiamenti climatici, come i disastri meteo e idrogeologici e lo scioglimento dei ghiacciai, che sono tra i fenomeni più evidenti e gravosi sia in termini economici che di vite umane. Dall’altra parte ci sono i miglioramenti tecnologici e la riduzione dei costi: un pannello solare, che qualche anno fa costava 6 mil €/ MW, oggi costa 300mila €/MW e allo stesso tempo il rendimento/performance è passato dall’11% al 20%. Ciò che occorre adesso è la programmazione di un percorso politico e di governo stabile, coerente e lungimirante.

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Uno degli impianti eolici realizzati da Infrastrutture

A volte, però, sembra non esserci la fiducia necessaria per compiere la transizione energetica.

Sono processi lenti, nei quali la burocrazia amministrativa, nel suo complesso, è in costante ritardo. Sono in ritardo le leggi, le amministrazioni hanno personale insufficiente e talvolta troppo anziano, non aggiornato professionalmente, arroccato in posizioni di potere, che dovrebbe andare in pensione per il bene dell’Italia, lasciando spazio a persone più giovani e competenti.

Guardando all’Italia, tra mare, sole e vento, pare scontato che il nostro sia un territorio favorevole allo sviluppo di energie alternative. Con il Pnrr si è fatto abbastanza?

Alcuni buoni passi, ma è mancata al governo Draghi la capacità di disegnare una politica industriale efficace. Non che abbia avuto molto tempo, ma comunque non l’ha fatto. È stata confusa la ricerca con l’innovazione e con gli investimenti industriali. Cosa sbagliatissima. Invece troppo poco è stato fatto per costruire ciò che può portare avanti il Paese e le sue aziende a vincere. Un fattore che viene definito sustainable competitive advantage, cioè l’insieme delle caratteristiche che consentono di primeggiare anche a livello internazionale o di crescere da pmi a grande azienda.

Non ci sono ancora troppi ostacoli alle iniziative dei privati?

Ce ne sono tanti. Chi ha investito nelle rinnovabili è un innovatore e ha portato in Italia energia giusta, democratica e competitiva. Ce ne rendiamo conto adesso, con i gravissimi problemi in Ucraina. Il 30% di energia rinnovabile ha aiutato la nostra bilancia energetica e il paese. Parlare invece di extra-profitti nel 2022 senza parlare di extra-perdite nel 2020 o possibili future, effettuare cambi retroattivi delle leggi scoraggia gli investimenti seri e industriali di lungo termine nelle rinnovabili. Investimenti che ancora oggi è corretto definire innovativi, in quanto il settore esiste davvero da circa un decennio ed è in evoluzione vorticosa.

Si parla di ricerca per migliorare le tecnologie disponibili e aumentare la capacità produttiva.

Senz’alto stiamo tutti aspettando miglioramenti sulle tecnologie Gennaio, 2023 di accumulo, peraltro già scese significativamente di costo. Manca però un quadro giuridico completo, per esempio per allacciare alla rete questi impianti.

Cosa c’è da fare e quali sono i vostri progetti per il prossimo futuro?

Una sfida molto importante è portare gli impianti rinnovabili a essere proattivi sotto il profilo della biodiversità, cioè mettere in atto le misure e gli standard di design che lo consentano. Su questo ci stiamo muovendo con il Cnr, che ha promosso insieme a diversi atenei, istituzioni e partner il Centro Nazionale per la Biodiversità, un’eccellenza per il nostro Paese, fortemente voluta dalla presidente Maria Chiara Carrozza e coordinata da Carlo Calfapietra. Altra sfida è continuare a spiegare il nostro settore e i suoi vantaggi al Paese e ai cittadini.

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