Matteo Pedrini Altis
Responsibility

Le aziende sanitarie puntano sulla sostenibilità: l’80% ha strategie esg

In Italia l’80% delle aziende sanitarie dichiara di avere strategie esg. Secondo Altis Università Cattolica, Ceridsmas, Bcg e Quantis, il settore sanitario italiano si sta muovendo verso la transizione sostenibile, anche se siamo ancora all’inizio del percorso. Negli altri paesi leader del continente l’adozione di pratiche sostenibili è un requisito irrinunciabile nei rapporti delle aziende con fornitori e partner: fino all’11% delle gare d’appalto farmaceutiche nei primi cinque paesi europei includono requisiti esg.

L’indagine di Altis, Ceridsmas, Bcg e Quantis

Altis Università Cattolica, Cerismasd, Bcg e Quantis hanno avviato una collaborazione per indagare la propensione delle aziende sanitarie italiane a integrare elementi di sostenibilità socio-ambientale nelle proprie strategie. L’indagine è stata condotta attraverso interviste a un campione di leader di aziende sanitarie italiane, un questionario rivolto a 55 imprese per raccogliere le loro percezioni e un’analisi dei bilanci di sostenibilità di 14 società.

Ne emerge che in Italia l’interesse per il tema è forte e diffuso: quasi l’80% delle aziende sanitarie intervistate dichiara di aver definito una strategia di sostenibilità o di essersi attivato per svilupparla. I risultati della ricerca evidenziano un crescente livello di consapevolezza delle aziende rispetto alle preoccupazioni sociali e ambientali, con il 36% che ha già formulato una strategia di sostenibilità sociale e ambientale chiara e articolata e un ulteriore 42% impegnato attivamente nel definire i propri piani di sostenibilità.

Le iniziative per pazienti e clienti

La ricerca mostra poi una tendenza a esplorare iniziative di carattere sociale e ambientale che vede, per esempio, il 60% delle aziende impegnate nella realizzazione o sperimentazione di iniziative a beneficio di pazienti e clienti. “Non sorprende questo impegno sociale da parte delle aziende sanitarie e socio sanitarie, che vedono nella presa in carico dei pazienti e dei loro bisogni il proprio core business”, sostiene Giuliana Monolo, ricercatrice di Cerismas. “Dalla ricerca, tuttavia, emerge una significativa attenzione – diffusa anche nelle industry – alla valutazione dei bisogni sociali attraverso iniziative di ascolto dei soggetti della comunità e di community building, finalizzate a supportare l’equità di salute, ossia dare pari opportunità di benessere indipendentemente dalle differenze sociali”.

Anche l’allocazione delle risorse per investimenti futuri riflette una crescente attenzione al tema, con il 73% di aziende che riferisce di adottare criteri di sostenibilità nel prendere questo tipo di decisioni, sebbene, nella maggior parte dei casi, non in maniera sistematica. L’analisi del campione di bilanci non finanziari ha confermato che sei delle principali case farmaceutiche italiane nel 2021 ha riportato una media dell’intensità di emissioni intorno alle 37 tonnellate di CO2 equivalente per ogni milione di euro di fatturato, ben al di sotto del valore globale di 54 tonnellate rilevato nel 2015. Così come la percentuale di acqua riciclata varia dal 12% al 29%, a fronte di un dato globale del 27%.

“Nonostante i risultati dello studio dimostrino con chiarezza un impegno significativo delle aziende nell’adozione di pratiche sostenibili”, spiega Alessandra Catozzella, partner di Bcg, “emerge un approccio ancora acerbo: un numero limitato di aziende misura i propri obiettivi. Il 90% delle aziende dichiara di utilizzare almeno un indicatore per monitorare il proprio impatto ambientale, ma occorre un’adozione più ampia e strutturata per promuovere al meglio le singole iniziative di sostenibilità”.

Il benessere degli stakeholder interni

Negli ultimi anni è aumentata anche l’attenzione verso il benessere degli stakeholder interni. Esempi di iniziative ampiamente adottate includono attività formative e di sviluppo del personale (adottate dall’89% delle realtà intervistate) e attività volte a garantire la salute e la sicurezza sul lavoro (83%). Per facilitare questo processo di diffusione della cultura della sostenibilità è necessario promuovere un approccio sistematico e strutturato che parta dalla definizione di obiettivi chiari, concreti e misurabili, per arrivare alla misurazione e alla rendicontazione degli impatti generati, mettendo a fattor comune le migliori esperienze presenti sul territorio.

Come afferma Matteo Pedrini, vicedirettore di Altis e professore ordinario di corporate strategy all’Università Cattolica del Sacro Cuore: “Per favorire la transizione verso modelli di business più sostenibili, nel settore sanitario è necessario un approccio sempre più strutturato che parta dalla definizione di obiettivi concreti da raggiungere nel medio-lungo termine. Pur riconoscendo il naturale ruolo sociale delle aziende sanitarie, queste non sono esentate dal tentativo di migliorare il loro impatto sull’ambiente naturale e sulla società nel suo complesso”.

“La sostenibilità è la vera sfida del presente”, commenta Simone Pedrazzini, Direttore di Quantis Italia, “tuttavia la sostenibilità è un percorso, che richiede risorse e modifiche strutturali nei modelli operativi aziendali. Iniziative pre-competitive e il confronto con le migliori prassi, a livello di Industry, può aiutare questo sforzo collettivo. Questa la direzione della ricerca”.

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