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I miliardi nascosti di Subway: come i fondatori hanno fatto a fette un patrimonio

Mentre la catena di paninoteche sta valutando una potenziale vendita da 10 miliardi di dollari, un’inchiesta di Forbes rivela che i defunti cofondatori Peter Buck e Fred DeLuca e le loro famiglie avrebbero accumulato miliardi per sé e per le loro fondazioni. Nel frattempo, alcuni affiliati in franchising dicono di essere rimasti con le briciole.

Agli inizi degli anni 2000, la mania dei fast food ha travolto gli Stati Uniti. Più di tre decenni dopo l’apertura del primo punto vendita Subway a Bridgeport, nel Connecticut, la paninoteca ha iniziato a comparire ovunque, dai centri commerciali alle chiese, fino ai supercentri Walmart in ogni angolo del Paese. Nel 2011, le tende gialle e verdi di Subway erano più diffuse degli archi dorati di McDonald’s.

Ma il desiderio di panini a basso costo, apparentemente insaziabile, ha iniziato a svanire con la stessa velocità con cui è arrivato. Dopo la morte del cofondatore e amministratore delegato di lunga data, Fred DeLuca, avvenuta nel 2015 mentre la società affrontava una colossale crisi a livello di pubbliche relazioni, quando il suo portavoce Jared Fogle si è dichiarato colpevole di pedopornografia, la catena ha visto le sue vendite crollare. Gli anni successivi hanno vanificato gran parte della rapida crescita di Subway. Quasi un quarto degli oltre 27.100 negozi statunitensi aperti al momento della morte di DeLuca sono ora chiusi.

Non è stata quindi una grande sorpresa quando a febbraio, 15 mesi dopo la scomparsa del suo secondo cofondatore, Peter Buck, la società ha dichiarato ufficialmente di essere in vendita. Il prezzo potrebbe variare da 7 a oltre 10 miliardi di dollari.

Un nuovo reportage di Forbes, alla luce dell’imminente accordo, rivela nuove indiscrezioni sulla quantità di denaro che i proprietari miliardari di Subway avrebbero intascato nel tempo e sulle misure adottate per proteggere e minimizzare il loro patrimonio in vista della vendita. Tra tanti alti e bassi, una cosa è rimasta costante: per anni Subway ha remunerato generosamente i suoi proprietari e le loro famiglie.

Il patrimonio dei fondatori di Subway

Questo reportage – che si basa su centinaia di pagine di documenti giudiziari, donazioni, informazioni finanziarie storiche e interviste con esperti e addetti ai lavori – stabilisce per la prima volta anche il patrimonio della vedova di DeLuca, Elisabeth DeLuca, 75 anni, che all’inizio di aprile ha esordito nella classifica dei miliardari di Forbes. DeLuca, che ha un figlio, ha ereditato dal defunto marito il 50% delle quote del gigante della ristorazione. Si stima che questo patrimonio, assieme a quello di tutta la famiglia, abbia un valore di 8 miliardi di dollari, dopo avere detratto le donazioni di beneficenza dichiarate pubblicamente e dopo avere calcolato i rendimenti degli investimenti sulle royalty di Subway.

L’altro cofondatore di Subway, Peter Buck, ha lasciato istruzioni nel suo testamento, di cui Forbes ha ottenuto una copia parzialmente rielaborata, affinché la sua metà della società venisse lasciata alla fondazione di famiglia dopo la sua morte, avvenuta nel novembre 2021. Un lascito che potrebbe raggiungere i 5 miliardi di dollari in attesa della vendita finale e che si colloca tra le più grandi donazioni benefiche a favore di una fondazione. (Peraltro, questo dovrebbe aiutare la famiglia a evitare un ingente debito fiscale).

A parte questo, l’inchiesta di Forbes rivela che la famiglia Buck avrebbe acquistato terreni forestali nel Maine per un valore di circa un miliardo di dollari, parte dei quali il defunto cofondatore di Subway ha trasferito agli eredi utilizzando una manovra di riduzione fiscale che a un certo punto è stata contestata dall’Internal Revenue Service (corrispondente statunitense dell’Agenzia delle entrate nostrana).

Anche prima della storica donazione di Buck, i proprietari di Subway stavano donando gran parte del loro patrimonio. Entrambe le famiglie sono state lodate per la loro filantropia. Ma a complicare questa vicenda ereditaria c’è la reazione di alcuni affiliati, che accusano i proprietari di essersi arricchiti mentre loro si dibattevano tra le migliaia di chiusure di negozi. I rappresentanti delle famiglie DeLuca e Buck non hanno risposto alle numerose richieste di rilasciare commenti per questo articolo. Le risposte di Subway sono riportate di seguito.

La storia di Subway

La storia di Subway ha avuto inizio nel 1965 nella piccola città costiera di Bridgeport, nel Connecticut, quando il 17enne DeLuca si rivolse a un amico dei genitori, Peter Buck, un rinomato fisico nucleare, per alcuni consigli su come pagarsi l’università. Secondo il sito web di Subway, fu Buck a suggerire all’aspirante studente di medicina di aprire una paninoteca in stile italiano per aiutarlo a pagarsi le tasse universitarie. Buck diede a DeLuca 1.000 dollari come investimento per avviare l’attività. “Volevo solo finire l’università”, racconta DeLuca, figlio di un operaio, nel suo libro del 2000 Start Small, Finish Big. “Non avevo davvero intenzione di fare carriera nel settore dei panini”.

Alla fine la situazione è cambiata. DeLuca, dopo avere conseguito una laurea in psicologia all’Università di Bridgeport, dedicò sempre più tempo alla sua paninoteca. Nel decennio successivo, la coppia aprì altri 15 negozi, con il nuovo nome di Subway, in tutto il Connecticut. Poi, nel 1974, passarono a un modello in franchising e gli affari decollarono. L’apertura di un punto vendita Subway in franchising era molto più vantaggiosa rispetto alla maggior parte delle altre società di fast food. Oggi il costo di apertura di un ristorante Subway varia da 10mila a 15mila dollari, e i costi di avviamento contribuiscono per ulteriori 115mila-260mila o più. In confronto, il costo di apertura di un punto vendita McDonald’s in franchising è di 45mila dollari, mentre i costi di avviamento vanno da 1 a 2,2 milioni.

Nel 1988 Subway aveva aperto duemila sedi in tutto il Paese. Nel 2011 ha superato McDonald’s come catena di ristoranti più grande al mondo, con 33.749 sedi in tutto il mondo.

Il modello Subway

Il modello di franchising non era solo altamente scalabile. Ha anche reso DeLuca e Buck molto, molto ricchi. I due erano comproprietari alla pari della società controllante di Subway, Doctor’s Associates, costituita nel Connecticut nel 1967, che addebita agli affiliati una royalty dell’8% sulle vendite lorde, una delle percentuali più alte del settore, secondo John Gordon, esperto del Pacific Management Consulting Group, che afferma che le percentuali di solito sono intorno al 5-6%. Subway riceve inoltre un’ulteriore quota del 4,5% dei ricavi per le spese pubblicitarie. Invece McDonald’s addebita agli affiliati il 4% di royalty e il 4% di pubblicità, Burger King il 4,5% di royalty e il 4% di pubblicità.

Forbes ha definito per la prima volta nel 2004 i due soci come miliardari. All’epoca si stimava che avessero un patrimonio di 1,5 miliardi di dollari a testa, in base alla valutazione della società controllante. Ciò che era più difficile da stabilire era quanto Buck e DeLuca ricevessero in contanti ogni anno dalle royalty. Nel 2014 il banchiere personale di lunga data di DeLuca, Fran Saavedra, che sosteneva di essere coinvolta sentimentalmente con il cofondatore di Subway, all’epoca sposato, in una deposizione ha testimoniato che nei primi anni 2000 i fondatori di Subway ricevevano l’equivalente di un milione di dollari al giorno in royalty sotto forma di assegno settimanale.

“Erano le loro mancette, la loro parte delle royalty”, ha dichiarato Saavedra nella deposizione. “Lo chiamavano il loro bonus”. (Saavedra ha deposto dopo che DeLuca è stato citato in giudizio per frode dal suo ex socio in affari, Anthony Pugliese III. Pugliese ha perso la causa e nel 2018 gli è stato ordinato di pagare alla famiglia di DeLuca 23,1 milioni di dollari). Secondo la deposizione di Saavedra, nei primi anni 2000 DeLuca aveva centinaia di milioni di dollari nei suoi conti bancari e fiduciari.

La ristrutturazione di Subway

Tutto questo, però, avveniva prima che Subway raggiungesse il culmine della sua crescita. Nel 2002 la catena di ristoranti registrava un fatturato globale di circa 5 miliardi di dollari. Tale cifra è più che triplicata nel decennio successivo, raggiungendo un picco di 18,1 miliardi nel 2012, secondo i dati dell’istituto di ricerca Technomic.

Quattro mesi dopo la morte di DeLuca, avvenuta nel settembre 2015, Subway ha subito una ristrutturazione interna che ha comportato il trasferimento dei suoi diritti di proprietà intellettuale globale a una società neo-costituita del Delaware, come risulta dalla documentazione pubblica riguardante i contratti di franchising della società. Il Delaware è un paradiso fiscale dove non è prevista tassazione statale sulle royalty. In seguito, a partire dal 2017, la società controllante di Subway ha iniziato a trasferire l’equivalente di circa la metà dei ricavi di Doctors Associates alla nuova società del Delaware, che si è ristrutturata nuovamente nel 2018, convertendosi in una società a responsabilità limitata. La società titolare dei diritti di proprietà intellettuale del Delaware ha incassato oltre 2 miliardi di dollari di royalty tra il 2017 e il 2021. Questo denaro è fondamentalmente “puro utile” per i proprietari di Subway, spiega Sean Dunlop, analista di Morningstar (pur essendo ancora soggetto alle imposte federali e alle imposte sul reddito netto da investimento).

Royalty miliardarie

Forbes stima che nei 13 anni compresi tra il 2009 e il 2022 i proprietari di Subway abbiano ricevuto quasi 5 miliardi di dollari in royalty (al netto delle imposte), ovvero circa 2,5 miliardi di dollari per famiglia. Questo presumendo che le famiglie DeLuca e Buck abbiano pagato ogni anno l’aliquota fiscale federale più alta e un’ulteriore imposta sul reddito da investimento netto. Secondo le stime di Forbes, i pagamenti delle royalty di Subway ai suoi proprietari hanno raggiunto il culmine tra il 2011 e il 2013, quando ciascuno riceveva più di 200 milioni di dollari all’anno. Dopo aver subito un calo durante la pandemia da Covid-19, nel 2022 il pagamento delle royalty è risalito a circa 180 milioni di dollari.

È normale che le società effettuino ristrutturazioni per diversi motivi, tra cui la minimizzazione del carico fiscale. Secondo Elizabeth Bawden, partner dello studio legale Withers Worldwide, potrebbero esserci però altre motivazioni. A suo giudizio, il trasferimento dei diritti di proprietà intellettuale di Subway a una società con sede nel Delaware potrebbe essere motivato da questioni ereditarie. “A volte si assiste a ristrutturazioni di aziende perché le famiglie prevedono importanti donazioni di beneficenza e cercano di assicurarsi che i beni che confluiscono nelle fondazioni non causino impatti fiscali negativi”, ha dichiarato.

Un altro motivo per cui una società può effettuare una ristrutturazione di questo tipo, ha dichiarato ancora Bawden, è che si sta preparando alla vendita. Ciò può essere utile se i proprietari vogliono “vendere alcuni rami dell’azienda, ma non tutti, oppure se i consulenti con cui stanno lavorando in relazione alla vendita suggeriscono che sarà più facile vendere se le diverse attività vengono separate l’una dall’altra”. Separando la proprietà intellettuale, i proprietari di Subway potrebbero teoricamente mantenere questa parte dell’azienda in caso di vendita e continuare a riscuotere una parte significativa delle royalty. Tuttavia, una persona informata delle trattative ha dichiarato che non sarebbe questo il caso e che l’intera società sarebbe in vendita.

La successione

Sebbene la Fondazione Peter e Carmen Lucia Buck abbia descritto la donazione di Buck della sua quota di Subway come “ultradecennale”, la donazione giunge anche in tempo utile per cancellare quello che probabilmente sarebbe stato un pesante carico fiscale per il suo patrimonio in caso di vendita di Subway. David Slenn, esperto di diritto tributario e successorio dello studio legale Akerman, ha spiegato che, se Buck non avesse donato la sua quota di Subway in beneficenza, i suoi eredi avrebbero dovuto pagare un’imposta del 40% sul “valore equo di mercato” del bene. Donando la sua quota alla fondazione di beneficenza di famiglia, gli eredi di Buck, probabilmente i due figli Christopher e William, non dovranno pagare alcuna imposta. Naturalmente, i due finiranno per ereditare miliardi di dollari in meno di quanto avrebbero fatto altrimenti. (Elisabeth DeLuca non sarebbe stata soggetta a questa imposta di successione perché non si applica ai beni trasmessi ai coniugi. La moglie di Buck, Carmen Lucia Passagem, è morta nel 2003).

Una copia del testamento di Buck, ottenuta da Forbes, evidenzia che il co-fondatore avrebbe nominato i propri figli come esecutori testamentari. Sia Christopher che William fanno parte del consiglio di amministrazione della fondazione.

Il grande proprietario terriero

Un’altra parte sostanziale del patrimonio di Buck è legata alla terra. Nel 2007 il cofondatore di Subway ha iniziato ad acquistare terreni nel North Woods del Maine, la più grande foresta non sfruttata della parte orientale degli Stati Uniti. In quel periodo le società cartiere hanno dato il via a una svendita “cataclismatica” di terreni che ha messo in crisi il futuro dei boschi del Maine settentrionale, ha spiegato Karin Tilberg, presidente e amministratore delegato della Forest Society of Maine.

Da allora la famiglia Buck ha accumulato 1,3 milioni dei circa 10 milioni di acri che compongono i boschi del Maine settentrionale, diventando uno dei maggiori proprietari terrieri dello Stato e spingendo il direttore esecutivo della Nature Conservancy locale a definirli “grandi proprietari terrieri”. I Buck possiedono terreni anche in Vermont e Iowa.

Una persona a conoscenza delle operazioni ha dichiarato che negli ultimi sei anni la famiglia Buck avrebbe comprato circa la metà dei suoi terreni nei boschi del Maine settentrionale, con acquisti che arrivano fino all’anno scorso. Buck e i suoi parenti hanno pagato una media di 500 dollari per acro per gran parte dei terreni, spesso facendo offerte superiori al prezzo di mercato, secondo questo testimone. “Per quanto concerne la maggior parte dei terreni, loro erano il primo offerente o avevano contattato i proprietari e pagato un prezzo che non potevano rifiutare per terreni che non erano in vendita”.

La causa con l’agenzia delle entrate americana

Poco dopo aver acquistato il terreno, Buck ha iniziato a cederlo ai figli. Nel 2018, ha citato in giudizio l’Irs per avergli fatto pagare ulteriori tasse sulle donazioni dopo avere trasferito la proprietà ai figli con uno sconto significativo rispetto al prezzo d’acquisto, utilizzando un meccanismo chiamato sconto sugli interessi frazionari. Secondo i documenti depositati in occasione della causa, tra il 2009 e il 2013 il miliardario di Subway ha acquistato sette terreni boschivi nel Maine e uno nel Vermont per un totale di 82,9 milioni di dollari e in seguito, tra il 2010 e il 2013, ha trasferito il 48% del terreno a ciascuno dei suoi figli, tenendo per sé il 4%. Ha quindi risparmiato milioni in imposte sulle donazioni valutando lo stesso appezzamento di terreno a 37 milioni di dollari, con uno sconto del 55% sul prezzo di acquisto, basandosi sul presupposto che, una volta diviso, avrebbe avuto un valore inferiore per un ipotetico acquirente.

Il governo americano ha contestato l’uso dello sconto, poiché in precedenza la proprietà del terreno non era stata divisa. Nel settembre 2021 il tribunale ha emesso una sentenza favorevole a Buck in merito al giudizio sommario, ma Buck è morto prima che il procedimento giungesse a termine. David Slossberg, l’avvocato che rappresentava Buck nella vicenda, ha dichiarato che i suoi eredi alla fine hanno raggiunto un accordo economico. Slossberg ha raccontato a Forbes che gli eredi avrebbero negoziato una “cifra accettabile” per il rimborso fiscale, anche se non è stato in grado di fornire l’importo esatto.

“Un’attività multigenerazionale”

In una dichiarazione giurata del 2018, resa pubblica in giudizio, Buck ha spiegato come volesse riunire “un vasto tratto di terreno boschivo nel Maine, principalmente come investimento a lungo termine in una nuova tipologia di beni”. Ha dichiarato di aver istituito un trust revocabile, The Tall Timber Trust, per facilitare l’acquisizione del terreno, che è stato poi trasferito ad alcune società a responsabilità limitata di proprietà sua e dei suoi figli. “Io e i miei figli non abbiamo bisogno di flusso di cassa dai terreni boschivi. Al contrario, consideriamo il terreno come un’attività multigenerazionale e, di conseguenza, abbiamo impartito istruzioni ai gestori del terreno di massimizzarne la salute e la produttività a lungo termine”, ha dichiarato Buck, sottolineando come all’epoca le sue società raccogliessero solo un terzo della crescita annuale di legname.

In occasione del procedimento legale, il governo americano ha richiesto il testamento e la documentazione sulla pianificazione successoria di Buck, che gli avvocati hanno seccamente rifiutato di consegnare, adducendo problemi di privacy. Tuttavia, un accordo del 2007 per il Tall Timber Trust prodotto da Buck in occasione del giudizio ha delineato come, alla sua morte, la proprietà del trust sarebbe stata distribuita come indicato nel testamento (le parti non secretate del testamento non spiegano le sorti del Tall Timber Trust).

Jay Braunscheidel, presidente e responsabile forestale della Tall Pines Forest Management, che ha sede nel Maine, ha dichiarato che i terreni della famiglia Buck nello Stato potrebbero valere oggi tra 325 milioni e quasi 1 miliardo di dollari. Il prezzo per acro varierebbe molto a seconda di come il terreno viene suddiviso in caso di vendita, dal momento che storicamente i terreni più piccoli vengono venduti a un prezzo superiore rispetto a quelli di dimensioni analoghe a quelle di Buck, secondo Braunscheidel.

Investimenti e conservazione

L’avvocato di Buck, Slossberg, ha insistito sul fatto che, pur essendoci un “fattore di investimento” nell’interesse di Buck per la foresta del Maine, questo non costituiva la sua motivazione principale. “In realtà il suo obiettivo era quello di creare una foresta primordiale. Tutto è stato fatto per la conservazione”, ha raccontato.

Slenn, dello studio legale Akerman, che ha esaminato la documentazione della causa e la copia parzialmente riformulata del testamento, ha dichiarato che Buck avrebbe utilizzato strumenti “coerenti con una persona che dispone di una grande ricchezza e sta cercando di ridurre il proprio patrimonio”. Ciò comprende i grantor retained annuity trust (Grat) e la sua fondazione privata di beneficenza, anche se Slenn sottolinea che le fondazioni private sono ancora “soggette a regole complesse, come quelle che disciplinano le partecipazioni commerciali. Quando si è così ricchi, è complicato continuare a ridurre il patrimonio. Non è una cosa che si fa in una volta sola”.

La filantropia

Buck è stato particolarmente generoso nel corso di tutta la sua vita. Prima della donazione postuma della sua partecipazione nella società, in 24 anni avrebbe donato più di 560 milioni di dollari alla Peter and Carmen Lucia Buck Foundation, secondo i calcoli di Forbes. Ancora oggi, la fondazione della famiglia Buck dona decine di milioni di dollari ogni anno a una serie di organizzazioni no profit che spaziano dall’istruzione al giornalismo, dalla medicina alla conservazione del territorio. Inoltre, la fondazione effettua donazioni a favore di numerose no profit che lavorano per migliorare la qualità della vita a Danbury,, nel Connecticut, dove Buck ha vissuto fino alla sua morte.

Isabel Almeida, presidente della United Way of Western Connecticut, ha descritto Buck come colui che ha trasformato Danbury (87mila abitanti). “Sono poche le organizzazioni locali che non hanno giovato dei suoi contributi filantropici in un momento o nell’altro”, ha raccontato.

Nel caso di DeLuca, le donazioni sono arrivate davvero dopo la sua morte. Sebbene sia stata istituita nel 1999, fino al 2007 la sua fondazione di famiglia non ha ricevuto donazioni. Da allora fino alla sua morte, nel 2015, i contributi annuali alla fondazione non hanno mai superato il milione di dollari. Una persona vicina a DeLuca, che ha parlato sotto condizione di anonimato, ha dichiarato che durante la sua vita il cofondatore di Subway non avrebbe saputo come spendere il denaro accumulato. Oltre alla sua villa nel Connecticut, ha acquistato almeno tre abitazioni in Florida e uno yacht di 30 metri. A volte organizzava feste nella sua casa in Florida, arredata in modo spartano, con catering a base di panini Subway.

Le maxi-donazioni della vedova di DeLuca

La vedova, Elisabeth DeLuca, che in precedenza aveva lavorato per la Doctors Associates, scrivendo principalmente manuali di istruzioni prima di andare in pensione nel 2004, ha iniziato a donare fondi quasi subito dopo la morte del marito. Nei primi cinque anni dopo la sua morte, Elisabeth ha donato quasi 450 milioni di dollari alla Frederick A. DeLuca Foundation, con una media di circa 90 milioni di dollari all’anno, secondo un esame della documentazione fiscale della fondazione. Questo dato non include le donazioni effettuate nel 2021 o 2022, poiché le informazioni non sono ancora disponibili.

Elisabeth DeLuca è indicata come presidente, amministratore e segretario della fondazione, mentre Kevin Byrne è stato nominato amministratore delegato nel marzo 2022. Byrne, che non ha risposto alle richieste di commento di Forbes, ha lavorato in precedenza per quasi due decenni presso la fondazione creata dalla famiglia del ceo di Dell Technologies, Michael Dell. Nel dicembre 2020 DeLuca ha anche costituito in sordina la propria fondazione, la Elisabeth DeLuca Foundation, con sede a Pompano Beach, in Florida.

La Fondazione Frederick A. DeLuca, che nel 2020 ha donato circa 25 milioni di dollari, sostiene prevalentemente organizzazioni nel Connecticut e in Florida, dove Elisabeth vive e possiede diverse ville. La Fondazione DeLuca è unica nel suo genere perché “non si può semplicemente rispondere alla chiamata e fare richiesta”, ha dichiarato Debra Lee-Thomasset, amministratore delegato e direttore esecutivo di The Arc at the Glades, un’organizzazione no profit che si occupa di adulti con disabilità intellettive e di sviluppo nella contea di Glades, adiacente a Palm Beach.

Al di fuori della sua partecipazione in Subway, Forbes ha individuato due modeste abitazioni di Elisabeth DeLuca: un appartamento a Pompano Beach e una villa di 230 metri quadrati a Orange, nel Connecticut. Nel complesso, hanno un valore di circa 2 milioni di dollari. Suo figlio Jonathan, che è anche un amministratore della fondazione di famiglia e della società controllante di Subway, possiede due immobili più lussuosi: una villa con sette camere da letto a Pompano Beach, del valore stimato di 3 milioni di dollari, e un appartamento a Boca Raton del valore di 4 milioni.

“La beneficenza grava sugli affiliati”

Non tutti sono impressionati dagli sforzi filantropici dei fondatori di Subway. Nell’aprile del 2021 un gruppo di oltre 100 affiliati di Subway ha pubblicato una lettera aperta a Elisabeth DeLuca, in cui si evidenziavano una serie di problemi già segnalati in precedenza riguardo la catena, tra cui il fatto che Subway avrebbe rifiutato le loro richieste di ottenere ingredienti di qualità superiore e avrebbe pregiudicato le vendite aprendo nuovi ristoranti accanto a quelli esistenti. “Ci è stato impedito di ridurre le nostre ore di lavoro [durante la pandemia] per far quadrare i conti in modo che le funzioni aziendali potessero generare maggiori royalty”, hanno dichiarato gli affiliati, sottolineando in particolare le donazioni di DeLuca. “Vi vediamo consegnare grandi somme di denaro a enti di beneficenza che svolgono un buon lavoro. Se non altro, questo ci dimostra che volete comportarvi bene nella vita”.

Nella lettera, il gruppo di affiliati ha chiesto uno sconto sulle royalty pari all’8% della vendita “in segno di buona fede per tutti gli inconvenienti e le sofferenze che abbiamo sopportato negli oltre 40 anni di storia di Subway”.

“La beneficenza grava sugli affiliati”, ha raccontato a Forbes un affiliato di lunga data, parlando sotto condizione di anonimato per timore di ripercussioni. “Si vantano di essere brave persone, ingannando gli affiliati e guadagnando sulle loro spalle, perché in questo momento una grande fetta di affiliati non sta andando bene”.

Sebbene nessuno dei Bucks e dei DeLuca abbia rilasciato commenti per questo articolo, un portavoce di Subway ha sottolineato come la società sia stata ristrutturata da quando l’attuale amministratore delegato, John Chidsey, è entrato in azienda nel 2019. Chidsey, che in precedenza ha ricoperto il ruolo di ad di Burger King, è il primo amministratore delegato al di fuori delle famiglie fondatrici di Subway e “ha rivoluzionato ogni aspetto della nostra attività, compresi i nostri rapporti con gli affiliati tramite il miglioramento delle attività e del servizio di assistenza”, ha dichiarato. Da quando è subentrato, Chidsey ha ridotto il personale commerciale di Subway, ha avviato una revisione del menu e ha rinnovato i contatti con gli affiliati, soprattutto diminuendo la dipendenza da controversi agenti di sviluppo commerciale. Finora non sono state apportate modifiche permanenti alle royalty che gli affiliati devono pagare.

“Voglio sapere se ho un futuro con Subway”

In risposta alle preoccupazioni sollevate dagli affiliati, il portavoce di Subway ha sottolineato che nel sistema aziendale ci sono diecimila affiliati con “diversi punti di vista”. Ha sottolineato che le vendite della società, che nel 2021 sono aumentate del 6% secondo il Technomic (Subway ha rifiutato di rilasciare commenti sui propri dati finanziari), sono un indicatore del fatto che “questi miglioramenti stanno funzionando”.

Subway ha anche messo Forbes in contatto con due affiliati. Michael Rodriguez, che gestisce 10 punti vendita Subway nella Carolina del Nord, ha elogiato i proprietari di Subway per le loro iniziative di beneficenza. “Ritengo sia fantastico che stiano dando soldi in beneficenza, penso che sia sensato”, ha dichiarato Rodriguez. “La mia società è la mia società, è lì che mi guadagno da vivere. Faccio con i miei soldi ciò che ritengo giusto e penso che tutti gli altri meritino lo stesso margine di manovra”.

Raghu Marwaha, affiliato di seconda generazione di Subway, la cui famiglia possiede oltre 100 ristoranti in California, ha fatto notare che la società ha dimezzato le royalty degli affiliati per alcune settimane all’inizio della pandemia di Covid-19, offrendo poi la possibilità di pagare le royalty in ritardo per alcune settimane. Marwaha ha dichiarato che, in definitiva, non dedica molto tempo a pensare a quanto i proprietari di Subway otterranno dalla vendita. “Mi preoccuperò della mia attività. Quello che mi interessa di più è se ho un futuro con questo marchio”.

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