Con la sua accademia online questo under 30 vuole rendere più inclusiva la formazione tech

Antonino Barbera
Share

Articolo tratto dal numero di maggio 2023 di Forbes Italia. Abbonati!

Ci sono una bella e una cattiva notizia legate all’influenza dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. In base a un report del World economic forum, infatti, saranno circa 97 milioni i nuovi posti di lavoro che, entro il 2025, saranno creati grazie all’intelligenza artificiale. Ma, al contempo, ne scompariranno 85 milioni, legate per lo più al settore manifatturiero.

Che macchine o robot avrebbero presto preso il sopravvento lo ha sempre pensato Antonino Barbera, laurea in Ingegneria elettronica al Politecnico di Torino e master in Computer science al Politecnico di Losanna, che, insieme a Giuseppe Gullo, ha fondato ProfessionAI, tech academy attiva nella formazione online in ambito data science, machine learning e artificial intelligence che offre 11 corsi specialistici.

Fin da piccolo Barbera voleva fare l’inventore. Smontava l’elettronica dei giocattoli e si divertiva a crearne di nuovi. “Così mi sono appassionato all’hardware. La passione per il software è, invece, arrivata dopo che ho scoperto il mondo delle startup, durante l’università. Mi impressionava la facilità con cui era possibile raggiungere milioni di persone. Sono diventato un fan delle automazioni e della scalabilità”.

L’idea alla base di ProfessionAI

ProfessionAI è nata nel 2017 da un progetto del socio Giuseppe, che aveva identificato un vuoto di mercato nel marketplace per l’apprendimento online Udemy, e ha così pensato di creare corsi di machine learning in italiano. “Durante la pandemia ci siamo resi conto di quanto fosse cruciale la formazione nell’ambito dell’intelligenza artificiale e della mancanza di professionisti di fronte alle richieste del mercato”.

Con oltre 200mila ore di formazione online già erogate e 28mila persone formate, l’academy è stata tra le prime in Italia a muoversi in questo segmento di mercato. Oggi forma i professionisti attraverso master, percorsi di reskilling e upskilling e progetti pilota di Ai. “Siamo un ‘ponte’ tra talenti e imprese. Aiutiamo queste ultime attraverso lo scouting”.

Lezioni on-demand e webinar online

Si prenda l’esempio del master in Data science: 100 ore di lezioni fruibili in modalità on-demand per incontrare le esigenze di tutti. “Abbiamo voluto puntare sulla pratica con 11 progetti da consegnare, che vengono corretti dai nostri coach. Gli studenti ricevono supporto live tramite la community Discord e beneficiano anche di webinar organizzati regolarmente. Oltre alle lezioni tecniche, affianchiamo i nostri studenti nella ricerca del lavoro, introducendoli al nostro network di aziende partner”.

Certo, perché, se è vero che l’Ai prenderà il sopravvento sui lavori più ripetitivi e meno creativi, è importante non farsi cogliere impreparati dal cambiamento. Ma a che punto è il mercato italiano? “Nella formazione, negli ultimi anni sono stati fatti grandissimi passi avanti con le università che hanno sviluppato diversi master ad hoc. Sul fronte delle aziende, invece, non c’è ancora la consapevolezza necessaria: molti manager delle pmi non hanno idea delle nuove tecnologie e di come queste potrebbero risolvere i più svariati problemi”.

Quali saranno le le professioni più richieste del futuro?

Secondo Barbera, inoltre, in futuro le professioni più richieste saranno quella del data scientist e dell’Ai specialist. “Poi c’è il big data developer, che per lavorare con grandi quantità di dati opera su ambienti distribuiti. Importantissimo anche il machine learning engineer, con un background più informatico. Ultimamente invece si è parlato tanto del prompt engineer, ovvero una nuova professione per cui non sono richieste skill tecniche, ma il cui lavoro è quello di testare input e output dei modelli generativi, fornendo loro un contesto specifico”.

Progetti futuri? “Punteremo tanto sulla nostra piattaforma. Vogliamo sviluppare soluzioni di Ai che rendano la formazione più personalizzata ed efficace. Inoltre ci piacerebbe rendere l’accesso all’istruzione più inclusivo, azzerando i costi d’ingresso e facendo pagare gli studenti solo dopo aver trovato lavoro”. Insomma, spingere l’innovazione nel nostro Paese in modo sistematico. “Non so ancora come, probabilmente creando una startup o un fondo di venture capital”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.