La favola di Ben: dall’infarto a 29 anni ai capi di pelle indossati da Obama e Tyson

Benheart
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Articolo tratto dal numero di agosto 2023 di Forbes Italia. Abbonati!

Quella di Benheart è una storia di creatività e di realizzazione del sogno di una vita. Ma anche la storia di un piccolo miracolo e del cuore che ne è diventato il simbolo. Perché niente sarebbe stato senza il defibrillatore che salvò la vita a Ben, che a 29 anni si era accasciato a terra per un infarto durante una partita di calcio, e senza il cuore nuovo arrivato con un trapianto. Così il sogno di un ragazzo innamorato della pelle si è potuto concretizzare, dando vita a un’impresa che da piccola realtà artigianale si è rapidamente internazionalizzata, arrivando a vestire anche personaggi celebri. Come è accaduto con il giubbotto indossato dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, o con la giacca realizzata per Mike Tyson, e ancora con la principessa Moza Bint Nasser del Qatar e con Katherine Kelly Lang, la Brooke di Beautiful, che è anche socia del negozio di Beverly Hills. Un’impresa che ora guarda a un’ulteriore espansione nei mercati più maturi.

La formula di Benheart

“La mia è una passione nata quando ero bambino”, racconta Ben. “Abitavo vicino a un calzolaio e tutti i giorni entravo nella sua bottega; è lì che ho iniziato a sentire e amare gli odori della pelle e dei collanti. Poi è arrivata l’occasione”. Così è nata l’idea per la sua azienda, che ha mantenuto le peculiarità degli inizi. Tutti i prodotti Benheart sono infatti realizzati a mano in Italia, con materie prime locali, e vengono controllati durante tutto il processo per garantire la qualità. “Molti mi dicevano che questa attenzione al dettaglio e alla materia prima sarebbe diminuita se l’azienda fosse cresciuta. Ma non è accaduto e non accadrà. Non abbiamo mai risparmiato sul prodotto. Questo aspetto resta strategico”.

Ben sottolinea anche come la qualità sia determinata dalla filiera del prodotto, ma anche dalle competenze delle maestranze. “Ogni articolo viene realizzato tutto a mano, seguendo i tradizionali processi artigianali. Chi lavora con noi ha preparazione ed esperienza acquisite operando qui, nel distretto della pelle di Scandicci, alle porte di Firenze, che è il più importante in Italia per il settore. Firenze è già di per sé un brand, noto e apprezzato in tutto il mondo, che fa arrivare milioni di persone. Questo aiuta molto un’azienda sotto il profilo della comunicazione e del marketing, come dimostra il fatto che qui si siano insediati colossi della moda come Prada, Gucci e Fendi”.

Uno sguardo sul mondo

Una qualità tutta made in Italy con cui ora Benheart è pronta a ritagliarsi uno spazio importante su scala internazionale. “Già oggi la nostra produzione è diretta per il 70% circa oltre i confini italiani e questa percentuale è destinata ad aumentare nei prossimi anni, seguendo la domanda, che è sempre in crescita”, spiega Ben, che anticipa alcuni dei prossimi passi. “A settembre apriremo un nuovo negozio a Parigi e stiamo valutando uno spazio anche a New York. E forse sarà proprio il mercato americano quello su cui punteremo di più, oltre a quello dei paesi arabi e a quelli delle grandi città europee. Nel frattempo abbiamo lanciato una nuova campagna di marketing e avviato un canale di shopping online, che non tradisce la nostra cura del cliente: c’è un referente sempre disponibile per illustrare le caratteristiche del prodotto e dare informazioni per un acquisto consapevole. Un’attenzione confermata dal fatto che ogni nostro prodotto è garantito da assistenza a vita. A questo si aggiunge la possibilità di avere capi personalizzati o fatti su misura, quindi esclusivi”.

Chi veste Benheart

La crescita di Benheart non è passata inosservata e in futuro potrebbe esserci spazio anche per nuovi ingressi nel capitale societario, in vista di un’ulteriore ampliamento dei confini commerciali. “Abbiamo già avuto alcune proposte. Abbiamo prestato attenzione a ognuna, ma accetteremo solo se chi si farà avanti si rispecchierà nella nostra filosofia d’impresa, il nostro punto di forza principale”.

Resta un’ultima domanda: chi veste Benheart? “I nostri prodotti sono pensati e disegnati per far sentire più giovani persone mature e far acquistare un’immagine più forte ai giovani. Abbiamo iniziato facendo soprattutto capi per uomo, poi le donne che entravano nei punti vendita e le loro richieste mi hanno stimolato a investire di più verso una produzione al femminile. Oggi il rapporto si è ribaltato e il 70% dei prodotti è dedicato alla donna, che peraltro, sotto il profilo commerciale, è un cliente più portato a modificare il proprio guardaroba”. 

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