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Exor compra il 15% di Philips. L’operazione vale 2,6 miliardi di euro

Exor, holding della famiglia Agnelli, ha acquisito il 15% di Philips, multinazionale del settore salute e tecnologia, con un’operazione da circa 2,6 miliardi di euro. L’accordo prevede la nomina da parte di Exor di un membro del consiglio di sorveglianza di Philips.

Exor acquisisce il 15% Philips (e può arrivare al 20%)

“Il percorso di cambiamento intrapreso da Philips negli ultimi anni ha creato un’azienda che unisce due aree, sanità e tecnologia, in cui siamo impegnati”, ha commentato John Elkann, ceo di Exor. “Le nostre discussioni hanno confermato il forte e positivo allineamento tra il nostro approccio a lungo termine e di supporto alle nostre aziende e gli ambiziosi piani di Philips sotto la presidenza di Feike Sijbesma e il team esecutivo guidato da Roy Jakobs”.

L’ingresso di Exor in Philips, effettuato attraverso l’acquisto di azioni sul mercato, non prevede alcuna diluizione del titolo. Sebbene Exor per il momento non preveda di acquistare ulteriori azioni Philips, in base all’accordo potrà aumentare la propria partecipazione fino a un limite massimo del 20% del capitale azionario ordinario.

“L’investimento di Exor, la sua prospettiva di lungo termine e la crescente attenzione per la salute e la tecnologia si sposano bene con la nostra strategia e con il notevole potenziale di creazione di valore”, ha dichiarato Jakobs, ceo di Royal Philips.

La strategia per acquisizioni e investimenti da 6,5 miliardi

L’operazione rientra nella strategia di Exor di aumentare la propria presenza nei settori della sanità e della tecnologia, in cui nel 2022 ha investito circa 1 miliardo di euro. A novembre, infatti, la holding ha annunciato una spesa da 6,5 miliardi in acquisizioni e investimenti. John Elkann parlava di una firepower (potenza di fuoco, ndr) di 5 miliardi di euro “per nuove società da acquisire”, di cui una di grandi dimensioni e altre 3-5 minori, nei settori salute, lusso e tecnologia. I restanti 1,5 miliardi sarebbero “per investimenti di Lingotto e Ventures”.

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