Diane Kruger
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La moda, l’ultimo film con Cronenberg e i rischi dell’IA: la modella e attrice Diane Kruger si racconta a Forbes

Diane Kruger, accompagnata dal compagno Norman Reedus, star della serie The Walking Dead, si è nuovamente distinta alla Paris Fashion 2024 come icona di moda e di stile, che è riuscita a trasformare la sua immagine in un brand. “Mi sono presentata per Alexandre Mattiussi. Ogni volta che partecipo a questa manifestazione a Parigi, mi sento veramente piccola. Amo Parigi e la moda. In fondo, devo la mia carriera anche a questa meravigliosa città” ha ammesso. La Paris Fashion Week ha un impatto finanziario su Parigi di 400 milioni di euro, escluse le vendite nei negozi.

Diane è stata l’icona di quasi tutti i maggiori brand francesi, tra cui Yves Saint Laurent, Chanel, Christian Dior, Louis Vuitton, mentre in Italia ha lavorato come modella e collaborato tra gli altri con Giorgio Armani e D&G. Con Chanel ha addirittura girato una campagna con Peter Lindbergh e siglato una collaborazione con Jason Wu, per creare una nuova borsa chiamata “Diane”.

È inoltre brand ambassador degli orologi di Jaeger-LeCoultre e lo è stata di L’Oréal e della fragranza Beauty di Calvin Klein. Al cinema Diane ha raggiunto la grande popolarità con il suo ruolo di Elena di Troia in Troy, mentre si è distinta in Inglourious Basterds di Quentin Tarantino, In the Fade di Fatih Akin, per cui ha vinto il Cannes Film Festival come migliore attrice, e nella serie The Bridge.

È stata sposata al regista francese Guillaume Canet, con cui ha recitato in Joyeuv Noel, e in relazioni con gli attori Joshua Jackson e, dal 2016, con Norman Reedus, con cui ha una figlia e che ha conosciuto sul set di Sky. Nel 2023 Diane ha deciso di partecipare al nuovo film di David Cronenberg, The Shrouds, con Vincent Cassel e Guy Pearce, dove reciterà tre personaggi diversi, e poi è impegnata in Longing con Richard Gere e in una serie su Marlene Dietrich, diretta ancora da Fatih Alkin. Di recente ha pure ricevuto il premio Golden Eye Award per la sua carriera e per la sua versatilità, al Zurich Film Festival (ZFF), dove ha presentato il suo nuovo film, Visions del regista francese Yann Gozlan.

“Diane Kruger è una delle attrici di carattere più versatili del cinema”, ha commentato Christian Jungen, direttore artistico del ZFF. “Non solo si lascia assorbire completamente da ogni ruolo che interpreta, ma trasmette anche ai suoi personaggi una grande profondità. Oltre al suo potente carismatico possiede la rara capacità di affascinare il pubblico con la sua aura irresistibile e un po’ enigmatica. Come il suo idolo Romy Schneider, la Kruger si è affermata anche in Francia, la patria del cinema d’autore, dove gode oggi di una notevole fama e ammirazione come star. E, trionfa allo stesso modo a Hollywood”.

Diane, lei è davvero legata a Parigi. Qui ha vissuto per molto tempo qui e ha cominciato la sua carriera.

Sono nata a Algermissen, nella Bassa Sassonia, in una famiglia tedesca profondamente cattolica, una delle mie nonne era di origine polacca. Fin da bambina sognavo di diventare ballerina. Fui accettata dalla Royal Ballet School a Londra, ma a causa di un incidente al ginocchio dovetti interrompere. Così decidi di trasferirmi a Parigi per studiare recitazione e lavorare come modella.

A Hollywood si è distinta con Troy, dove ha recitato accanto a Brad Pitt e Orlando Bloom

In quel film sapevo che sarei stata valutata più per il mio aspetto fisico e, per questo, mi sono impegnata per distinguermi per il mio talento prima di tutto. Gli americani mi hanno da subito accettata e presa sul serio, come del resto i francesi, anche se mi ritengo molto fortunata. Di certo ho comunque preso seriamente il mio lavoro e sono rimasta focalizzata sulle mete che mi prefiggevo. Non mi sono mai permessa distrazioni, ha lavorato moltissimo e sono stata molto cauta a raggiungere presto un’indipendenza economica, senza lasciarmi trasportare da eccessi o stravaganze che in una vita glamour sono di certo una grossa tentazione.

Il suo nuovo film Visions è un thriller erotico psicologico in cui l’hanno paragonata a un carattere uscito da un film di Alfred Hichcock.

Recito il brillante capitano di una compagnia aerea, che vive una perfetta vita con suo marito, un medico, ma perde la testa per una donna, una fotografa molto sensuale. La storia mi appassionava, perché rappresenta una donna moderna e anticonformista, e poi volevo tornare a lavorare in Francia. Dopo il film All That Divides Us, del 2017, avevo girato principalmente negli Satti Uniti, poi sono diventata madre e non ho lavorato per otto mesi, perché volevo godermi questo momento… Poi è arrivato il Covid e siamo rimasti bloccati in America… Mi mancava la Francia e, quando il regista Yann Gozlan mi ha mandato questa sceneggiatura, mi ha da subito entusiasmata. Inoltre, baso molto le mie scelte sul talento del regista e il suo film Black Box, del 2021, mi era piaciuto.

Cosa trova di diverso tra il modo di lavorare in Francia e in America?

La differenza più grande è come si lavora finanziariamente. In Francia le riprese e i costi possono essere spesso minori, ma la maggiore differenza è che qui si ricevono i sussidi statali, i film sono supportati anche da società private o emittenti televisive, perché il cinema è considerato parte integrante della cultura del Paese. Negli Stati Uniti, invece, si basa più tutto essenzialmente sul puro profitto, e dietro molti film ci sono grandi aziende con interessi precisi. Di recente ci sono stati scioperi e problemi, perché il modello di business è cambiato, soprattutto a causa dell’avvento delle piattaforme streaming.

È convinta, come tanti suoi colleghi, che l’AI rappresenti un grande pericolo?

L’intelligenza artificiale rappresenta un pericolo reale non solo per gli attori, ma per gli sceneggiatori e per tanta altra gente impiegata in questo business. Sono convinta che sia necessario fare tutto il possibile per tutelare l’originalità e il lavoro delle persone. Gli studi negli Stati Uniti sono ricchissimi comparati agli artisti e non è giusto. Inoltre, come ha sottolineato anche la SAG, la Screen Actors Guild, il sindacato americano degli attori, comparse e professionisti dei media che lavorano nell’industria cinematografica, manca il rispetto per una giusta paga e per garantire i diritti che dovrebbero spettare. Tutto questo non vuol dire che non mi piaccia il cinema americano, anzi lo adoro, perché mi fa sognare molto più di quello europeo, ma è tutto diverso in America. Per questo motivo là ho sempre cercato di lavorare con registi di prestigio come Quentin Tarantino e Robert Zemeckis, perché avevo più potere di proteggere il loro progetti. Da parte mia mi piace dividermi tra film indie e blockbusters, l’importante è che siano opere di spessore.

Adesso sta lavorando a The Shrouds diretta dal canadese David Cronenberg, un altro regista visionario

Girare con lui è stato come se un mio sogno si realizzasse. E, poi, ho sempre creduto in una profonda connessione tra il mondo del cinema e quello della moda. The Shrouds è anche co-prodotto da Saint Laurent. Chanel e Saint Laurent sono sempre stati molto coinvolti nei film e questa è una profonda tradizione francese, già dagli anni ’50 quando Givenchy vestì Audrey Hepburn in Breakfast at Tiffany’s. Ci sono grandi hotel a Parigi e luoghi, dove da sempre si girano anche film e dove adoro andare…  Come il Four Seasons Hotel George V, con i cocktail di Le Bar e La Galerie, un ristorante che offre piatti francesi con influenze moderne. Oppure, l’Hotel Plaza Athénée, da sempre l’”indirizzo” della Haute Couture, che ha di recente rinnovato la Dior Spa, con tutti prodotti e accessori del brand, e che vanta la brasserie contemporanea Le Relais Plaza.

Cosa auspica per il suo futuro?

Sono felice di essere diventata una star negli Stati Uniti, ma sono molto fiera di essere europea e ci tengo a lavorare con registi di tutti le nazionalità. Ho lavorato anche con Gabriele Muccino in Padri e figlie

 Nel 2022, alla Fiera del libro di Francoforte, ha anche scritto e lanciato il libro per bambini A Name from the Sky

 È un libro illustrato in inglese, e tradotto poi in tedesco, per bambini sopra i quattro anni. È un po’ la storia della mia infanzia ripensata con la nascita di mia figlia. Parla dell’importanza della scelta di un nome per il proprio figlio e del significato dei nomi. E, sì, magari scriverò pure un altro libro… O, mi dedicherò al giardinaggio e composizioni floreali, mia altra grande passione.

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