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SpaceEconomy 6 Giugno, 2020 @ 8:50

Il futuro del cinema è nello spazio. E inizia dal duo Tom Cruise – Elon Musk

di Forbes.it

Staff

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Tom Cruise (Michael Loccisano/Getty Images for Paramount Pictures)

di Niccolò Sandroni 

“Questo è un piccolo passo per un attore, un gigantesco balzo per il cinema”. Saranno queste le parole di Tom Cruise sul set del primo film girato nello spazio?

Il 30 maggio scorso Elon Musk e la sua SpaceX sono partiti alla nuova conquista dello spazio, ora da parte di privati. Obiettivo: tornare sulla Luna e poi colonizzare Marte entro il 2050. Poco tempo se pensiamo all’ambizioso traguardo prospettato, troppo se ti chiami Tom Cruise. A quanto pare la Terra è troppo piccola per l’attore di Mission Impossible che il prossimo 3 luglio compirà 58 anni e che, nonostante l’età suggerisca di accettare ruoli più “tranquilli”, ha deciso di lanciarsi in una nuova sfida senza precedenti.

Complici anche Elon Musk e la NASA, Tom Cruise sarà il primo attore protagonista di un film girato nello spazio. Fino ad ora ha impressionato più volte il pubblico realizzando in prima persona pericolosi stunt. In particolare nella saga di Mission Impossible, lo abbiamo visto attaccato ad un aereo in fase di decollo a 300 km/h, arrampicarsi sui vetri del Burj Khalifa di Dubai e lanciarsi da 7000 metri per un HALO Jump. Purtroppo nel prossimo Top Gun Maverick non piloterà il jet da combattimento F/A-18 Super Hornet, a quanto pare la Marina statunitense gli ha negato questa soddisfazione. Poco male visto il suo debutto nel firmamento.

Non si tratta di una trovata pubblicitaria per rilanciare la figura pubblica di un attore. E non è nemmeno la prima volta che qualcuno prova a fare un film del genere. Nel 2000 James Cameron si mise d’accordo con i russi per due posti su una Sojuz, uno per sé e – guarda caso – uno per Tom Cruise. Destinazione: la Stazione Spaziale Internazionale. Ma alla fine non se ne fece nulla. Ora, con l’avvento di SpaceX, le cose sono cambiate. La faccenda è seria, e la partecipazione di Elon Musk, uno che se si mette in testa qualcosa la ottiene, lo dimostra. Tanto seria che la NASA ha confermato il proprio coinvolgimento insieme a quello della Stazione Spaziale Internazionale. La pre-produzione è già in piedi e il regista annunciato: Doug Liman, che ha diretto Tom Cruise in Edge of Tomorrow e Barry Seal.

Nonostante la pericolosità delle riprese, la difficile preparazione degli attori – chiamati a diventare in pratica astronauti – e gli ingenti costi, non possiamo pensare che il film di Tom Cruise e Elon Musk sarà un caso isolato. Al contrario, è avanguardia pura. Il primo di una serie di incredibili lungometraggi che andranno a segnare una nuova era per l’industria cinematografica: addio CGI, bentornata realtà. Non a caso destano sempre maggiore interesse tutte quelle produzioni che ricorrono il meno possibile alla computer grafica. E quale miglior location per questo “gigantesco balzo per il cinema” se non il misterioso universo, in cui già rivaleggiarono i grandi Kubrick e Tarkovskij?

Ovviamente la “real space age” di Hollywood non sarà alla portata di tutti, ma i grandi cineasti vorranno comunque piantare la loro personale bandiera. Una vera e propria corsa allo spazio, come quella che durante la guerra fredda ha visto sfidarsi Stati Uniti e Russia, e che ora invece vedrà battagliare case di produzione, registi e attori. D’altra parte là fuori, oltre alla SpaceX di Elon Musk e la Blue Origin di Jeff Bezos, ci sono anche James Cameron, Steven Spielberg e Christopher Nolan, davvero pensiamo che rimarranno a guardare mentre altri conquistano lo spazio?

Lifestyle 10 Febbraio, 2020 @ 10:44

Oscar 2020, a volte i soldi non bastano: Parasite trionfa ed entra nella storia

di Massimiliano Carrà

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Oscar 2020
(Matt Petit – Getty Images)

“Parasite” entra nella storia degli Oscar. Il film sudcoreano è infatti il protagonista indiscusso della 92ª edizione andata in scena ieri sera al Dolby Theatre di Los Angeles. Diretto da Bong Joon Ho, Parasite ha conquistato la statuetta più ambita: quella di miglior film, scrivendo una nuova pagina: è il primo film straniero (non in lingua inglese) ad aggiudicarsi questo premio in 92 anni.

Oltre a questo riconoscimento, il trionfo di Parasite agli Oscar 2020 è stato rafforzato da altre tre statuette. Il film di Bong Joon Ho ha infatti ottenuto il riconoscimento di miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior film straniero. In sintesi, un successo a 360 gradi.

Delusione invece per “1917”, dato tra i favoriti prima dell’edizione (e che si è accontentato di due statuette) e per “The Irishman”, il film diretto da Martin Scorsese e prodotto da Netflix. Proprio The Irishman, nonostante la presenza di attori del calibro di Joe Pesci, Robert De Niro e Al Pacino e nonostante sia stato – secondo Forbes.comil film più costoso (il budget si è attestato a circa 160 milioni di dollari) tra quelli in gara agli Oscar 2020, non è riuscito a trasformare nessuna delle dieci nomination in una statuetta.

Oscar 2020, Phoenix vince e non fa rimpiangere lo stipendio in anticipo

E se Parasite ha trionfato tra i film, tra gli attori è Joaquin Phoenix a festeggiare agli Oscar 2020. Come da previsioni, è lui infatti ad aver ottenuto il riconoscimento di miglior attore protagonista per la sua interpretazione in “Joker”. Il film diretto da Todd Philips, oltre alla statuetta ottenuta grazie a Joaquin Phoenix, è riuscito a trasformare in oro un’altra delle 11 nomination conquistate, ossia quella di miglior colonna sonora. Riguardo Joker, tra l’altro, Forbes.com ha svelato una curiosità molto particolare: Phoenix per interpretare il rivale di Batman ha incassato il suo stipendio da 4,5 milioni di dollari in anticipo.

Tra gli attori uomini festeggia anche Brad Pitt. Il 56enne ha infatti ottenuto agli Oscar 2020 il riconoscimento di miglior attore non protagonista per la sua interpretazione in “C’era una volta a… Hollywood”, il film diretto da Quentin Tarantino che ha conquistato anche la statuetta d’oro per miglior scenografia. 

Nessun Oscar per le attrici più pagate del 2019

Come nel caso di Parasite, anche tra le attrici donne a volte i soldi non bastano. Anche se come riporta Forbes.com, Scarlett Johansson, Margot Robbie e Charlize Theron sono tra le 10 attrici più pagate del 2019 (Scarlett è addirittura in testa con 56 milioni di dollari di guadagni),  nessuna delle tre è riuscita a trasformare la propria nomination in una statuetta d’oro.

Agli Oscar 2020, infatti, il riconoscimento di miglior attrice protagonista è andato a Renée Zellweger per aver interpretato Judy Garland in Judy (film diretto da Rupert Goold), mentre quello di miglior attrice non protagonista è stato conquistato da Laura Dern per la sua interpretazione nel film “Storia di un matrimonio”, diretto da Noah Baumbach
e distribuito da Netflix.

Leggi anche: Dwayne Johnson è l’attore più pagato nel 2019. Ecco la classifica

Cultura 18 Ottobre, 2019 @ 10:52

Due film a tema finanziario si preparano a conquistare il botteghino

di Susanna Tanzi

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Red carper The Laundromat. Credits La Biennale di Venezia

Economia e finanza non sono certo temi per un pubblico che al cinema cerca l’intrattenimento. Eppure. The Laundromat di Steven Soderbergh e Adults in the Room di Costa Gavras, visti alla Biennale Cinema di Venezia, si sono rivelati tra i film più piacevoli, intelligenti e divertenti dell’intera rassegna. Merito di una sceneggiatura attenta e mai banale, che ripercorre e svela il dietro le quinte, in entrambi i film, di due casi che hanno tenuto banco sulle prime pagine dei giornali e appassionato una platea non solo di addetti ai lavori.

Soprattutto, merito di attori straordinari, che hanno saputo imprimere un tocco speciale alle storie, mettendo la marcia giusta anche quando la strada si è fatta impervia per chi non è avvezzo a trattare argomenti ostici come i subprime, il deficit di bilancio, i tanti tranelli della finanza globale. Mentre The Laundromat mette sotto la lente i Panama Papers, ovvero i protagonisti della truffa più spericolata dell’ultimo decennio, Adults in the Room ripercorre l’anno vissuto pericolosamente dalla Grecia nel 2015 – in crisi economica durissima – e in particolare del suo ministro delle Finanze, che deve scongiurare la bancarotta senza cedere ai diktat della Troika.

Adults in the room

Nel geniale film del regista di Traffic, oltre a una strepitosa Meryl Streep, a tenere le fila del discorso e cucire la trama, che diventa thriller, svettano due mostri di bravura e simpatia: Gary Oldman e Antonio Banderas. Cinici e irresistibili, ci raccontano come si può fregare il mondo intero con operazioni difficili da sanzionare (e prevedere, per i poveri ignari piccoli investitori). Gli “adulti nella stanza” del regista greco sono invece quelli raccontati nella (breve) carriera politica di Yanis Varoufakis, il ministro che arrivava alle riunione planetarie casco integrale in testa, con la sua inseparabile motocicletta. Interpretato alla grandissima, e con grande verosimiglianza, dall’attore Christos Loulis.

Disponibile su Netflix dal 18 ottobre, il film di Soderbergh conquisterà un pubblico ampio con la sua “lavanderia monetaria” operata da oltre 200mila società in tutto il mondo, grazie ai colpi di scena assicurati dalla godibilissima protagonista, una Streep qui in un doppio ruolo (o forse anche un terzo). Mentre la crisi ellenica di Gavras, che tiene incollati alla poltrona con i colpi di fioretto del ministro greco, sconfitto ma non domato dal pugno di ferro della Ue, cha già fatto discutere in patria, soprattutto in rete, di certo appassionerà anche quando uscirà in Italia (entro fine anno). Di certo, Gavras ha fatto il miracolo di riuscire a non annoiare mai in un film di 2 ore, tutto incentrato su discussioni politiche ed economiche.

Cultura 28 Agosto, 2019 @ 10:43

Festival del cinema: i red carpet di Venezia e Roma a duello

di Susanna Tanzi

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GettyImages

Articolo tratto dal numero di agosto 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Era iniziata con una sfida e qualche polemica tra Venezia e Roma la convivenza tra lo storico festival della Biennale cinema al Lido, a settembre, e la nuova Festa del Cinema nella capitale a ottobre. Con il tempo, il clima si è stemperato e la sfida è diventata un passaggio di testimone tra due eventi importanti e comunque non sovrapponibili, che catalizzano il top della cinematografia nei mesi e anni a venire. Con un red carpet che nulla ha da invidiare a Cannes, il Festival per eccellenza di primavera, l’ouverture di stagione delle passerelle di star da tutto il mondo.

Ma quali sono i risultati concreti delle due kermesse italiane? E il mercato, come risponde alle sollecitazioni di Alberto Barbera, direttore della Biennale di Venezia, e di Antonio Monda, a capo della Festa di Roma? Le case di produzione trovano, negli spazi dei festival dove ci si incontra per comprare e vendere film, un trampolino dopo il passaggio dei loro prodotti per quanto riguarda la distribuzione, fuori e dentro i confini nazionali?

I numeri della terza edizione del Venice Production Bridge 2018 (Vpb), che rappresenta un’evoluzione dal mercato del film a luogo d’incontro per progetti in via di realizzazione, parlano chiaro. Sostenuto da Eurimages, Banca Mondiale e il suo programma Connect4Climate, The European Film Forum, il Creative Europe Media e la Commissione Europea, Arab Cinema Center e Focus on China/Anica, ha registrato +19% di accrediti rispetto all’anno precedente. I professionisti che hanno partecipato ai meeting one-to-one del Venice Gap-Financing Market, Book Adaptation Rights Market, Final Cut in Venice e proiezioni Vpb sono stati produttori, distributori, finanziatori, istituzioni, emittenti, sales agent, esperti di Vr (realtà virtuale) di aziende come Sony, Google, Amazon, Netflix, Paramount, Studio Canal, Samsung, Ford Foundation, Bbc Studios Digital, Sundance Lab.

In particolare, per Venice Gap-Financing Market sono stati selezionati 40 progetti (25 Fiction-doc, 15 VR Immersive story) dei 242 proposti, per i quali sono stati organizzati 850 incontri individuali. Ai Book Adaptation rights Market hanno partecipato 20 editori (19 nel 2017), per i quali sono stati organizzati 189 meeting one-to-one. Uno sforzo organizzativo e una crescita che sottolineano l’importanza della Mostra internazionale d’arte cinematografica, punto d’incontro tra domanda e offerta dei prodotti che si vedranno sul grande schermo, e non solo. Il film Roma di Cuaron, Leone d’oro dello scorso anno, è stato prodotto da Netflix, e dopo il passaggio nelle sale è entrato sulla piattaforma di video on demand.

Un’apertura a nuovi mondi negata a Cannes, che continua a rifiutare film non prodotti e distribuiti in maniera tradizionale, cui ha invece aperto e guarda con interesse Venezia. Con lungimiranza, visto che da poco anche Facebook ha reso disponibile in Italia Film, una nuova funzione dedicata al cinema. Lanciata per la prima volta negli Stati Uniti e più recentemente nel Regno Unito e in Canada, consente di visualizzare tutti gli spettacoli cinematografici disponibili nelle vicinanze, ovunque ci si trovi, e di condividere l’esperienza con i propri amici grazie ai molti contenuti a portata di click.

E la Festa di Roma, come risponde? I dati 2018 sono incoraggianti e segnano un altro punto a favore della gestione Monda, grazie a una scelta di film sofisticata e allo stesso tempo di appeal per una platea dai grandi numeri: 266 proiezioni, 91 film, 31 retrospettive e omaggi, 30 paesi partecipanti, 72 partner, con un’affluenza in crescita del 6% nelle sale dell’Auditorium della musica rispetto al 2017. Nelle stesse date, si svolge il Mia (Mercato Internazionale Audiovisivo), di cui il Festival è partner
(www.miamarket.it/it). Quest’anno c’è grande attesa per il Premio alla Carriera a Bill Murray, consegnato da Wes Anderson, che lo ha diretto nei suoi ruoli più iconici. L’attore sarà in uno dei tanti “Incontri ravvicinati” con il pubblico, che si prevede sold out. Nella Selezione Ufficiale,
Pavarotti di Ron Howard vedrà il regista presente in un altro incontro con il pubblico, e come lui farà lo scrittore statunitense Bret Easton Ellis.

Merita un accenno infine il Festival di Locarno, che si svolge con grande successo ad agosto, nella Svizzera italiana: Locarno Pro, che contava lo scorso anno più di 1.000 Company diverse provenienti da 66 paesi, di cui 190 distributori/buyer, apre quest’anno a un progetto inedito per dare voce alla nuova generazione di professionisti del cinema. Si chiamerà U30 e i 24 partecipanti, tutti sotto i 30 anni, selezionati dalle Locarno Industry Academy International presenti nelle diverse aree geografiche del mondo, si incontreranno tre giorni (9-11 agosto) per condividere idee e opinioni sul tema The Audience of the Future. Buona visione a tutti.

I campioni del botteghino

Gli incassi della stagione cinematografica 2018/2019 nel periodo agosto 2018/luglio 2019 stilata da Mymovies.

Avengers: Endgame

Regia di Joe Russo,

Anthony Russo. Azione – USA, 2019

incassi € 29.742.708

Bohemian Rhapsody

Regia di Bryan Singer.

Biografico – Gran Bretagna, USA, 2018

incassi € 28.906.938.

Aladdin

Regia di Guy Ritchie.

Avventura – USA, 2019

incassi € 14.510.941.

Animali Fantastici. I Crimini  di Grindelwald

Regia di David Yates.

Fantasy – Gran Bretagna, USA, 2018

incassi € 12.783.808.

Hotel Transylvania 3 Una vacanza mostruosa

Regia di Genndy Tartakovsky.

Animazione – USA, 2018

incassi € 12.257.480.

Il ritorno  di Mary Poppins

Regia di Rob Marshall.

Musical – USA, 2018

incassi € 12.156.044.

Gli incredibili 2

Regia di Brad Bird.

Animazione – USA, 2018

incassi € 12.059.316.

Dumbo

Regia di Tim Burton.

Fantastico – USA, 2019

incassi € 11.160.737.

Ralph Spacca Internet

Regia di Rich Moore,
Phil Johnston.

Animazione – USA, 2018

incassi € 10.840.945.

Aquaman

Regia di James Wan.

Azione – USA, 2018

incassi € 10.765.506.

Cultura 23 Agosto, 2019 @ 3:00

Mettete un mattino berlinese al cinema Moviemento

di Alessandro Turci

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Karmaticket. Mettete un mattino berlinese, andate al cinema Moviemento, il quartiere è quello della bohème più autentica, la gentrification una minaccia ancora lontana, i monopattini già molto meno. Siete a Kreuzberg.

Andate al cinema con quel gusto speciale che hanno le cose quando si fanno fuori dall’orario consueto. Un piccolo box, accanto alla cassa, discreto e luccicante di monete da 50 centesimi o 1 euro, attira la vostra attenzione.

Ricco come l’agoraio sapiente delle nonne, da quella teca ogni cinque euro esce un sogno. E’ il karmaticket. Al Moviemento hanno deciso di permettervi di regalare il cinema a chi non può permetterselo. Siccome il cinema è sogno, emblema e adrenalina, ora potete, con appena poco più del nulla, regalare ali possenti.

Una nota accanto alla teca informa che bastano cinque euro per dare diritto a un biglietto; il resto (i prezzi minimi partono dai nove euro) lo mettono loro del cinema e l’iniziativa è rivolta in generale a tutti quelli che non vanno a vedere film perché è troppo caro. Si parla di rifugiati, si parla di bambini, si parla di persone sole che magari non ci pensano di andare a farsi coccolare le idee, o farsi infondere quel briciolo di coraggio che manca nella vita reale.

Più elegante e sicuramente più intenso del carrello della spesa che avete lasciato a mani bisognose (è sempre un bel gesto), o del caffè sospeso che ormai il barista travolto dalla baraonda delle colazioni in piedi giudica con sufficienza, lasciare una parte di biglietto pagato per il cinema allarga i confini della solidarietà quotidiana. Quella minuta. Quella, importantissima che riguarda il prossimo, reso invisibile dal mormorio stonato della vita nelle strade delle nostre città.

Ma perché no anche gesto d’affetto o d’amore. Giovanotti a scarso d’idee (adorabili testoline) se avete visto un bel film perché non far sapere che, nel caso, s’intende, lei ne avesse mai il tempo, avete lasciato un biglietto in quel cinema perché il film merita e le cose belle son molto più belle se condivise…?

Il cinema come emozione, pensiero, caleidoscopio che da un quartiere di città o di periferia porta il mondo oltre la poltrona di fronte: Mumbay, San Francisco, Belfast o la Sicilia. Scuola di tolleranza e tavolozza che rende avvincente il mondo fuori dai confini dell’omologazione. Potrete far ridere e piangere, far pensare o addirittura essere artefici della coccola sublime, addormentarsi al cinema e svegliarsi riposati mentre fuori è ancora giorno.

Karmaticket è la voglia di non tenersi la bellezza per sé. Non è bellissimo?

Classifiche 22 Agosto, 2019 @ 11:00

Dwayne Johnson è l’attore più pagato nel 2019. Ecco la classifica

di Forbes.it

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Dwayne Johnson (Photo by Kevin Winter/Getty Images)

di Madeline Berg per Forbes.com

Poter fare affidamento su personaggi di grande fama è ancora una delle scommesse più sicure di Hollywood, anche se il tuo nome non è Leonardo DiCaprio. Mentre il redditizio affare ($ 20 milioni in anticipo e il 20% del profitto lordo) concesso ad artisti del calibro di Harrison Ford e Tom Cruise potrebbe essere più o meno sfumato, Hollywood ha ancora i suoi “cavalli vincenti”, quegli attori che possono coinvolgere un pubblico così grande da assicurarsi uno stipendio a otto cifre per presentarsi sul set.

Dwayne Johnson, noto anche come The Rock, è in cima alla classifica di Forbes dei dieci attori più pagati del mondo, avendo raccolto $ 89,4 milioni tra il 1 giugno 2018 e il 1 giugno 2019. “Per prima cosa bisogna pensare al pubblico. Cosa vuole e qual’è lo scenario migliore che possiamo creare e che li farà tornare a casa felici?”, ha detto Johnson a Forbes nel 2018. E sembra che lui riesca a rendere felice il pubblico.

Johnson percepirà uno stipendio in anticipo fino a $ 23,5 milioni, il più alto per lui finora, per l’imminente Jumanji: The Next Level. Domina fino al 15% la rosa di film in franchising ad alto incasso tra cui Jumanji: Welcome to the Jungle, che poteva contare su un botteghino mondiale di $ 962,1 milioni. E gli vengono pagati $ 700.000 a episodio per la serie Ballers di HBO e una somma a sette cifre in royalties per la sua linea di abbigliamento, scarpe e cuffie in collaborazione con Under Armour.

Se il business di Johnson è il più redditizio del settore in questo momento, non è però l’unico. Robert Downey Jr. ottiene $ 20 milioni in anticipo e quasi l’8% degli incassi per il suo ruolo di Iron Man, e questo ammonta a circa $ 55 milioni per il suo lavoro in Avengers: Endgame, che ha raggiunto $ 2,77 miliardi al botteghino.

Una somma così grande da assicurare uno spazio nella classifica anche per Chris Hemsworth, Bradley Cooper e Paul Rudd, oltre a Downey; insieme, hanno guadagnato $ 284 milioni, di cui la maggior parte proviene dal franchising.

“Celebrità come Downey e Scarlett Johansson esercitano attualmente una leva estrema per richiedere enormi pacchetti di compensazione agli studi cinematografici che investono centinaia di milioni di dollari nella realizzazione di film come The Avengers“, ha detto a Forbes l’avvocato di diritto dello spettacolo David Chidekel della Early Sullivan Wright Gizer & McRae.

Cooper è invece il tipo di attore che può ringraziare sé stesso per essere parte della classifica 2019. L’attore ha guadagnato solo circa il 10% del suo compenso di $ 57 milioni per doppiare Rocket Raccoon in Avengers. Il 70% proviene da A Star Is Born, il dramma musicale che ha diretto, prodotto, scritto e interpretato insieme a Lady Gaga. Il film è stato un progetto che ha appassionato Cooper che ha rinunciato a qualsiasi stipendio anticipato. E la cosa ha dato i suoi frutti: il film, che aveva un budget di produzione di soli $ 36 milioni, ha incassato $ 435 milioni in tutto il mondo, lasciando Cooper con circa $ 40 milioni.

Ecco di seguito la classifica completa. Le stime degli utili si basano sui dati di Nielsen, ComScore, Box Office Mojo e IMDB, nonché su interviste con esperti del settore. Tutte le cifre sono prima delle tasse; le commissioni per agenti, manager e avvocati (generalmente 10%, 15% e 5% rispettivamente) non vengono detratte.

1. Dwayne Johnson

Guadagni: $89.4 million

2. Chris Hemsworth

Guadagni: $76.4 million

3. Robert Downey Jr.

Guadagni: $66 million

4. Akshay Kumar

Guadagni: $65 million

5. Jackie Chan

Guadagni: $58 million

6. Bradley Cooper 

Guadagni: $57 million

6. Adam Sandler 

Guadagni: $57 million

8. Chris Evans

Guadagni: $43.5 million

9. Paul Rudd

Guadagni: $41 million

10. Will Smith

Guadagni: $35 million

Leader 1 Agosto, 2019 @ 9:33

Andrea Iervolino, un’anima da Rocky

di Alessandro Rossi

Direttore di Forbes magazine.Leggi di più dell'autore
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Andrea Iervolino e Antonio Banderas (Photo by Venturelli/Getty Images)

Estratto dall’articolo di copertina del numero di agosto di Forbes. Scopri l’intervista completa in edicola. Abbonati.

Andrea Iervolino è molto religioso. Durante la giornata trova sempre il tempo per pregare. Ma trova anche il tempo per fare mille altre cose. Sarà la giovane età, 31 anni, sarà che dorme solo quattro ore per notte. Sì, può darsi. Ma la grande carica che ha addosso ha radici profonde nella sua infanzia. Oggi scherza dicendo una grande, e seria, verità. “La fortuna più grande per una persona è nascere sfigato. Perché hai davanti due strade. O ti abbatti o diventi Rocky. Io ho deciso di diventare Rocky. Sin da bambino non mi sono mai arreso davanti ai miei limiti”.

Andrea viene da Cervaro, nel Lazio, a due passi da Cassino. Oggi ha una base in Canada dove è arrivato seguendo la famiglia della madre, ma praticamente vive in tutto il mondo saltando da un aereo all’altro, passando da un albergo a un altro, ma soprattutto da una riunione, da un incontro con le principali star di Hollywood, da un set cinematografico all’altro. Andrea Iervolino è uno dei più grandi produttori cinematografici del mondo. Ha fatto quasi 100 film con tutte le più grandi star, è riuscito a far recitare in uno spezzone persino Papa Francesco (quello vero) in uno spezzone di uno dei suoi film. Ma non si atteggia a superuomo. È un ragazzo alto, magro, barba alla moda, ben vestito, sorridente, disponibile. Sicuramente piace alle donne. Accenna una leggera balbuzie, il segreto recondito del suo successo.

A proposito di successi, poco più di un anno fa Andrea è riuscito a raccogliere oltre 575 milioni di dollari con la sua TaTaTu, una piattaforma on demand che offre film, video musicali e sportivi oltre a programmi tv e altri contenuti. Il mercato ha aderito con entusiasmo alla sua Ico (Initial coin offering) che, per volume di capitali raccolti, è la terza nella storia dopo quelle di Telegram ed Eos. Nonostante il suo italiano che spesso si shakera con qualche vocabolo americano, Andrea Iervolino è rimasto profondamente legato al suo paese di origine. Così ha deciso di consolidarsi in Italia quotando all’Aim di Borsa italiana, la sua Iervolino Entertainment. Ma dietro c’è il suo sogno nel cassetto: produrre film in Italia con la cultura cinematografica americana, con attori, sceneggiatori e registi di primo piano. E distribuirli in tutto il mondo.

Andrea sin da piccolo ha sempre lavorato. Curava i giardini, puliva una piscina, faceva il cameriere. Mai per necessità pura, perché “mangiare a casa si mangiava tutti i giorni, e ricordo ancora quei gran piatti di pasta al pomodoro che è rimasta una delle mie passioni”. Lo faceva per senso di responsabilità, perché non voleva pesare sulla sua famiglia. La prima attività in proprio l’ha messa su a 13 anni con due amici: Rinaldo che aveva una r moscia molto pronunciata, e Benedetto, un ragazzone più largo che lungo. Si misero a fare siti internet quando dalle parti di Cassino si era agli albori dell’era web. Ebbero la fiducia dei commercianti e cominciarono una discreta attività con tanto di brand: “Noi siamo il futuro”.

Le cose cominciavano a girare e andarono ancora meglio per Andrea quando nel cortile dove giocava un giorno si presentò una ragazzina molto bella. Gli piaceva tantissimo ma era convinto che mai si sarebbe fidanzata con lui. “Invece un giorno mi si è avvicinata e mi ha detto che voleva stare con me. Ho avuto la mia rivincita: avevo la ragazza più bella, avevo un po’ di soldi in tasca e lo scooter. La vita finalmente mi sorrideva”.

Ma dopo un paio d’anni la fidanzatina lo lasciò. Andrea, in preda allo sconforto, decise di andare via da Cervaro, di chiudere una parentesi. Trovò un lavoro da animatore a Bibione dove fece esperienza organizzando piccoli spettacoli in grande autonomia con regista, copione, truccatore, costumista, insomma tutte le figure necessarie per fare un film. “Iniziai ad avere una sicurezza che non avevo mai avuto prima. Non parlavo ancora benissimo ma cominciavo a comunicare meglio. Forse perché avevo avuto un ruolo da boss”, racconta Andrea. Finita l’estate tornò a Cassino. Riunì Benedetto e Rinaldo e disse: “Basta con i siti internet, basta con ‘Noi siamo il futuro’. Da oggi produciamo film”.

Continua sul numero di Forbes di agosto, attualmente in edicola.  Abbonati.

Style 20 Maggio, 2019 @ 10:47

A Cannes 2019 trionfa l’eleganza. Ecco i look più belli del red carpet

di Roberta Maddalena

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Louise Bourgoin (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Dalla stravaganza dell’ultimo red carpet del Met Gala al rigore del Festival di Cannes è davvero un attimo. Ha preso il via infatti pochi giorni fa la 72esima edizione dell’evento dedicato al mondo del cinema che ogni anno riunisce nella splendida cornice del comune francese celebrità di fama internazionale. Una cerimonia che, oltre all’attenzione della critica cinematografica, attira l’attenzione anche per le scelte stilistiche dei suoi protagonisti.

Tra gli ospiti più attesi sul tappeto rosso, in scena fino al 25 maggio, sia il trio Brad Pitt, Leonardo DiCaprio e Margot Robbie, protagonisti del film C’era una volta a Hollywood diretto da Quentin Tarantino, sia la coppia spagnola per eccellenza del grande schermo, Antonio BanderasPenélope Cruz, che porteranno a Cannes l’ultima creatura di Pedro Almodóvar, Dolor y gloria.

Senza dimenticare l’attrice e attivista statunitense Eva Longoria, per la 14/ma volta sul red carpet del festival di Cannes, Elle Fanning, la giurata più giovane della storia del festival e la debuttante Selena Gomez. Dopo la proiezione di “The Dead Don’t Die” di Jim Jarmush, che ha aperto la prima serata, a rubare la scena nella seconda giornata della kermesse sono stati altri due film in corsa per la Palma d’Oro: “Les Misérables” di Lady Ly e di “Bucurau” di Mendoza Filho e Juliano Dornelles.

L’unico film italiano in concorso sarà Il traditore di Marco Bellocchio, in programma giovedì 23 in contemporanea con l’uscita al cinema, mentre tra le collaborazioni eccellenti non può sfuggire quella tra il regista di Call me by your nameLuca Guadagnino, che porta alla Quinzaine (selezione parallela a quella ufficiale del Festival di Cannes) il suo mediometraggio, The Staggering Girl, realizzato in collaborazione con il direttore creativo di Valentino, Pierpaolo Piccioli.

Tra gli eventi collaterali, il 23 maggio si svolgerà all’Eden Roc di Cap d’Antibes il più fotografato dei galà di Cannes, l’amfAR, che nel corso degli anni ha raccolto oltre 220 milioni di dollari nella lotta contro l’AIDS (quest’anno non dovrebbe mancare il contributo di Leonardo DiCaprio). Anche quest’anno, infine, il festival farà la gioia degli hotel extralusso sulla Croisette come la suite Dpa del Carlton, dove oltre alla gift room è stata allestita una spa con i trattamenti beauty più in voga di Los Angeles e il Crave Free, il primo integratore a base di polvere di caviale.

Cultura 14 Maggio, 2019 @ 1:30

Pedro Almodóvar a Milano con una retrospettiva cinematografica

di Roberta Maddalena

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Pedro Almodóvar sul set de “El flor de mi secreto”

“Soggettiva Pedro Almodóvar” si preannuncia come una delle retrospettive più complete sul pluripremiato regista spagnolo. Ospitato all’interno della Fondazione Prada, il percorso cinematografico, realizzato grazie alla collaborazione con la produttrice Bárbara Peiró Aso, comprende 8 film e 9 lungometraggi realizzati dall’artista dal 1983 al 2004, oltre a 4 film prodotti da El Deseo, la casa di produzione fondata da Pedro e Agustín Almodóvar.

“Quando ho selezionato questi 8 film spagnoli, ho cercato di scegliere quelle pellicole che hanno superato la prova del tempo, confermando il loro valore cinematografico. Ho anche voluto presentare al pubblico italiano una serie di film raramente o mai proiettati al di fuori della Spagna”, ha commentato Almodóvar a proposito della mostra che sarà inaugurata il 1 giugno al Cinema della Fondazione Prada con una proiezione speciale del suo nuovo film Dolor y Gloria, in competizione ufficiale al 72° Festival di Cannes.

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Una scena del film “Dolor y Gloria” (warnerbros.it)

Pedro Almodóvar ha deciso inoltre di accompagnare “Soggettiva” con un programma che include 9 dei suoi lungometraggi: Entre tinieblas¿Qué he hecho yo para merecer esto?, La ley del deseo, Mujeres al borde de un ataque de nervios, Tacones lejanos, La flor de mi secreto, Todo sobre mi madre, Hable con ella e La mala educación, capolavoro cinematografico degli anni Ottanta. Un percorso che offre l’opportunità di esplorare l’intero percorso artistico di Almodóvar: dall’impatto rivoluzionario delle sue prime pellicole che hanno interpretato lo spirito anarchico del movimento di controcultura della Movida durante il periodo di transizione vissuto dalla Spagna dopo la morte di Franco, passando per i primi riconoscimenti a livello internazionale in cui la sua visione personale è diventata ancora più profonda.

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Penélope Cruz nel film “Dolor y Gloria” (warnerbros.it)

Un’impronta stilistica che si può riassumere con le parole del critico Jordi Costa: “Il cinema di Pedro Almodóvar sembra partire dalla premessa per cui nulla è semplice e la cosa più difficile è esplorare le leggi del desiderio che guidano la creatività, ma che al tempo stesso sono capaci di spingere le persone verso l’autodistruzione in diversi modi”.

La retrospettiva, che si svolgerà dal 6 giugno al 26 luglio, include Peppermint di Carlos Saura; El Verdugo di Luis García Berlanga, El espíritu de la colmena di Víctor Erice e Furtivos di José Luis Borau, tutti girati durante l’ultimo periodo della dittatura di Francisco Franco. E insieme alle altre 4 pellicole selezionate, Arrebato di Iván Zulueta, Tesis di Alejandro Amenábar, Blancanieves di Pablo Berger e Magical Girl di Carlos Vermut testimoniano la vitalità e l’importanza del cinema spagnolo negli ultimi quarant’anni.