Seguici su
Classifiche 17 Aprile, 2019 @ 10:12

“Art & Style” 2019

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi

Classifica

ITALIA

Nima Benati, 26
Fotografa

Romy Blanga, 28; Chiara Capitani, 29
Co-fondatrici, Eéra

Giuliano Calza, 30
Direttore creativo, Gcds

Valentina Ferragni, 26
Fashion influencer

Efisio Rocco Marras, 26
Direttore creativo, I’M Isola Marras

USA & CANADA

Taofeek Abijako, 20
Fashion designer, Head of State+

Stirling Barrett, 29
Founder, Krewe

Emily Adams Bode, 29
Fashion designer, Bode

Jordan Casteel, 29
Artista

Alex Chaves, 28
Artista

Alexandre Daillance, 21
Co-founder, Nasaseasons

Violet Dennison, 29
Artista

John Edmonds, 29
Artista

Lisk Feng, 28
Illustratore

Chelsea Goldman, 28
Fashion designer, CF. Goldman

Danielle Guizio, 28
Fashion designer, Danielle Guizio

Matthew Angelo Harrison, 28
Artista

Felicia Hung, 27; Nicholas Ozemba, 27
Designers In Common With

Simon St. James LeComte, 26
Designer, Simon St. James Studio

Hannah Levy, 27
Artista

Victoria Manganiello, 29
Artista

Tyler Mitchell, 23
Fotografo

Erin Jane Nelson, 29
Artista

Julien Nguyen, 27
Artista

Soe Yu Nwe, 29
Artista

Kayode Ojo, 28
Artista

Jade Kuriki Olivo, 29
Artista, Puppies Puppies

Elle Pérez, 29
Artista

Roya Sachs, 27
Curatore, Lever House Art Collection

Mark Shami, 27
Founder, the M Jewelers

Kim Shui, 28
Fashion designer, Kim Shui

Sarah Staudinger, 29
Founder, Staud

Rhuigi Villaseñor, 27
Fashion designer, Rhude

Alyssa Wasko, 29
Fashion designer, Donni

JooHee Yoon, 29
Illustratore

Vedi classifica

Forbes Italia ha selezionato i 100 giovani che, con il loro talento e il loro spirito imprenditoriale, stanno contribuendo a ridisegnare il mondo del business, dello sport, della cultura e dell’intrattenimento. Ecco in ordine alfabetico i nomi italiani e le storie di alcuni protagonisti per la categoria “Art & Style” insieme ai selezionati per il progetto 30 Under 30 Usa & Canada.

Articoli correlati

Classifiche 28 Marzo, 2019 @ 9:00

Forbes Under 30 2019, chi sono i 100 giovani italiani che guideranno il futuro

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Coordinatore di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
chiudi
(Forbes Under 30 Italia)

Stanno cambiando il modo in cui ordiniamo pranzi e cene, come compriamo e vendiamo le nostre case, come curiamo il nostro corpo, come investiamo o apriamo un conto corrente e come facciamo shopping. Sono i 100 leader italiani del futuro, tutti sotto i 30 anni di età e divisi per 20 categorie differenti, che Forbes Italia ha selezionato nell’ambito della seconda edizione del progetto Under 30.

Anche quest’anno sono stati valorizzati soprattutto i giovani imprenditori che hanno creato da zero un business: sono ben il 47% i fondatori di una startup o di una propria attività. Come i protagonisti della copertina del numero di aprile 2019 di Forbes Italia, Giuliano Calza che insieme al fratello più grande Giordano stanno rivoluzionando il mondo della moda giovane con il loro marchio Gcds. O come Gianluca Manitto e Alessandro Ambrosio, entrambi classe 1991, che hanno creato Epicura, il primo poliambulatorio digitale che offre assistenza sanitaria a oltre 200 pazienti al giorno fatturando quasi 25mila euro al mese. O ancora: Andrea Venzon, che ha co-fondato addirittura il primo partito pan-europeo, Volt Europa, che ha l’obiettivo di dare all’Unione europeo una nuova idea di unità che oltrepassi i confini nazionali nel nome di una rinnovata democrazia.

Ma ci sono anche giovani manager come Luca Rubino, global digital head di Automobili Pininfarina, che ha giocato un ruolo di primo piano nel lancio della prima hypercar elettrica del gruppo. O come George Thomson, country manager per l’Italia di Revolut, fintech britannica arrivata a una valutazione di $ 1,7 miliardi.

E se c’è ancora tanto da fare per l’ecosistema startup in Italia, le idee di questi giovani hanno però avuto la capacità di attrarre non pochi capitali. Giorgio Tinacci, 27 anni, co-fondatore di Casavo, piattaforma leader nell’instant buying immobiliare, in meno di due anni ha raccolto ben € 21 milioni per poter far crescere il progetto in tutto il Sud Europa nel 2020. Per la sua Kukua, una società di edutainment che ha l’ambizione di diventare la Disney d’Africa e che insegna a leggere e scrivere ai bambini africani attraverso giochi e cartoni animati, la 27enne Lucrezia Bisignani ha raccolto $ 2,5 milioni.

Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese hanno invece raccolto finora € 5 milioni da investitori come Milano investment partners, il cui anchor investor è Angelo Moratti. I due milanesi classe 1989 hanno creato Miscusi, una catena di ristoranti interamente dedicata alla pasta fresca, che prevede per quest’anno un fatturato intorno ai € 10 milioni, altre 6 nuove aperture italiane, l’ingresso in Spagna e il primo locale in un aeroporto, quello di Orio al Serio.

Sebbene l’età media sia di circa 26 anni, in calo rispetto all’anno scorso, grazie ai nuovi media il successo si può raggiungere anche in età adolescenziale. È successo a Iris Ferrari, che a soli 16 anni è già una popolare Youtuber e una promettente scrittrice, con due libri editi da Mondadori Electa, oltre a collaborazioni come testimonial con importanti marchi come Barilla, per lo spot Ringo in TV. Anche la coetanea Mariasole Pollio deve ringraziare YouTube, grazie al quale si è fatta prima conoscere ai tanti follower per poi intraprendere la carriera da attrice debuttando giovanissima nella fiction Rai Don Matteo fino al grande schermo con una parte nell’ultimo film di Leonardo Pieraccioni, Se son rose. Da poco maggiorenne, invece, Valeria Cagnina, che a soli 16 anni ha fondato una sua scuola di robotica, insegna la tecnologia a bambini e non. Con in suoi corsi ora collabora, o ha collaborato, con aziende del calibro di Allianz, Rai, National Geographic, Cisco, IBM, Enel, Intesa, tra le tante.

Quest’anno la presenza femminile si attesta al 23%, leggermente in ribasso rispetto all’anno scorso. Un gap evidente che conoscono bene le giovani imprenditrici Micaela Illy e Olivia Burgio, che in molte situazioni si sono trovate le uniche ragazze in un contesto, quello delle startup, a maggioranza maschile. Eppure le due amiche stanno rivoluzionando il modo in cui i lavoratori vanno in pausa pranzo: sono le determinate co-fondatrici di EatsReady, un marketplace per preordinare, pagare online nei migliori ristoranti della tua città, che ad oggi ha raccolto € 1,2 milioni, ma altri finanziamenti sono alle porte.

Tanti, infine, i volti noti come Valentina Ferragni che, oltre a essere entrata nella società The Blond Salad della sorella Chiara, è ormai una affermata fashion influencer con l’ambizione un giorno di creare un proprio brand nel mondo del fashion; Lodovica Comello che,nata come Violetta, a soli 28 anni ora conduce Italia’s Got Talent ed è anche speaker radiofonica per Radio 105. Tra i nuovi volti del cinema c’è Benedetta Porcaroli che dopo alcuni ruoli in film e fiction Rai ha trovato il definitivo successo come protagonista della serie Baby, la serie tv di produzione italiana di Netflix. Tra gli sportivi c’è l’italiano più veloce di sempre, Filippo Tortu, la talentuosa pallavolista fresca di medaglia d’argento agli europei di volley, Paola Egonu, mentre nella categoria “Music”, spicca Mahmood, cantautore vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo; i Maneskin, la band vincitrice morale di X-Factor dell’anno scorso e Matteo Bocelli, che sta emergendo “nonostante” un grande padre alle spalle come Andrea.

Insomma, tante storie e un unico comune denominatore: il coraggio della giovane età ma anche l’acume, la preparazione e la determinazione di chi vuole raggiungere il successo.

Vuoi ricevere le notizie di Forbes direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Style 21 Febbraio, 2019 @ 11:56

Chiara Capitani, chi è il nuovo talento della moda italiana

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
chiudi
blu biondo
Chiara Capitani

T-shirt nera, pantaloni beige, stivaletti bordeaux, capelli sciolti, trucco acqua e sapone. In spalla, la regina di tutte le borse vintage: la Chanel nera con catenina dorata. So chic. Che svela qualcosa della personalità di Chiara Capitani, 29 anni, un carattere fermo di quelli che difficilmente non riescono a mandare la palla in buca. Bionda, occhi azzurri e uno sguardo disarmante, Chiara è quanto più lontano ci sia dallo stereotipo della principessa sorrisi e lustrini. Per la nostra intervista, ci accomodiamo all’interno della suite del Grand Hotel et de Milan, inaugurato nel 1863 e prediletto dalle celebrità dello spettacolo, della moda e del business, che conserva ancora oggi il fascino di un’antica “casa” milanese. Come sottofondo, le note retró di Doris Day e Brenda Lee.

Chiara è una ragazza giovane, piena di talento. Che trasmette quello che, la nostra generazione, potrebbe chiamare “una chiara visione dei sogni”. Sogni che lei, diploma in Fashion Communication allo Ied di Roma, coltiva sin da bambina quando insieme alla nonna inizia a disegnare vestiti per le bambole: “la nonna era una sarta bravissima – racconta a Forbes.it – io disegnavo, lei cuciva: un duo perfetto…mamma e zia, poi, sono sempre state le mie icone”.

Chiara Capitani, il nuovo talento della moda italiana
Chiara Capitani (Courtesy Numero Otto)

Quando le domando se ha delle icone da milioni di follower su Instagram, invece, lei che di follower ne ha 154mila, mi risponde che in realtà non ha dei punti di riferimento determinati, e quando crea le piace lasciarsi ispirare da qualsiasi cosa sia in grado di muovere la sua creatività: “si tratti di arte, viaggi o riviste di moda, tutto può sorprendermi”. In particolare, Chiara ama dividersi tra Tokyo e Los Angeles, la prima per il senso estetico dei suoi abitanti, la seconda perché le ricorda la sua Latina, il mare, le palme e il sole. Una città libera. Wild. E poi, a Tokyo e LA Chiara si dedica alla ricerca dei capi vintage più esclusivi in store come Recess e Chicago.

La passione per le scarpe, indossate per gioco insieme alla mamma, diventa presto il mondo di Chiara. “Dopo gli studi a Roma mi sono trasferita a Milano per fare uno stage con Vogue e poi ho iniziato a studiare design, rendendomi presto conto come proprio questa fosse la mia vera passione”. Il motivo del nostro incontro, è la presentazione di un progetto che ha visto la collaborazione creativa di Chiara con il brand napoletano Numero Otto per una capsule di pellicce ispirate ai fantastici anni ’80: vestibilità over, colori forti come il giallo fluo e il rosa, linee sartoriali d’ispirazione maschile.

Un momento ricco di novità per la giovane designer laziale, che sempre nella cornice della fashion week milanese ha presentato il marchio di gioielli Eera, creato a quattro mani con l’amica Romy Blanga. La domanda su un ipotetico sogno nel cassetto è a questo punto superflua: “il mio sogno lo sto realizzando ora (lo stesso nome Eera scelto per il nuovo brand è fortemente evocativo: la prima “e” a rappresentare il passato e la seconda invece il futuro). Un futuro di certo roseo, a giudicare dalle premesse.

 

Vuoi ricevere le notizie di Forbes direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Classifiche 10 Aprile, 2019 @ 12:26

GCDS, come il marchio fondato dai fratelli Calza sta cambiando lo street style

di Alessandro Rossi

Direttore di Forbes magazine.Leggi di più dell'autore
chiudi
Giuliano Calza (a destra) e il fratello Giordano hanno creato il marchio di moda GCDS.

Articolo tratto dal numero di aprile 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

Una grande forza interiore, una spietata volontà di arrivare all’obiettivo. Se poi si aggiungono anche capacità creativa e manageriale, gli ingredienti per una storia di successo ci sono già tutti. Certo, non è facile avere tutte queste caratteristiche ma Giuliano Calza, stilista trentenne, se le porta addosso da quando è nato, grazie anche all’aiuto del fratello Giordano, 34 anni, che più che da chioccia (difficile vista la minima differenza di età) gli fa da tutor e da manager. Due fratelli che non temono la sfida, nemmeno quella all’Entità più alta, con i cromosomi già dentro il marchio che hanno creato, se è vero che il loro, per certi versi misterioso, Gcds significa “God Can’t Destroy Streetwear”, cioè “Dio non può distruggere lo streetwear”. Un acronimo che fa riferimento al desiderio di rimanere fortemente legati alla propria identità e al proprio stile, a prescindere dalle possibili rivoluzioni che possono esserci nel fashion system.

Già, la moda. Gcds è nato, per uno dei tanti azzardi di Giuliano, su internet, nel 2015. I primi pezzi andarono a ruba tanto che non riusciva a produrne in quantità da soddisfare il mercato. Poi un crescendo esponenziale. Il fatturato di Gcds negli ultimi due anni è raddoppiato passando da 10 a 20 milioni di euro con 380 clienti multimarca nel mondo, di cui 100 in Italia, dove genera il 30% delle proprie vendite. I suoi principali mercati esteri sono la Corea del Sud, la Cina e il Giappone, ma è distribuito anche negli Stati Uniti e in Europa.

LEGGI ANCHE: “Forbes Under 30 2019, chi sono i 100 giovani italiani che guideranno il futuro”

Da pochi mesi Gcds si è trasferito nella nuova sede milanese in via Nino Bixio. Uno spazio di 750 metri quadrati, comprato per sistemarci uffici e showroom. “È un investimento importante”, dice Giuliano, “ma vogliamo rimanere indipendenti. La nostra forza è di avere tutto sotto il nostro controllo, con una produzione totalmente italiana, da Milano alla Puglia. Tramite il nuovo showroom potremo anche gestire le vendite in maniera diretta. Dopo tanto lavoro sul business aziendale, stiamo diventando un vero marchio di lifestyle”.

Una mano importante, all’inizio, gliel’ha data Chiara Ferragni, un’amica che ha creduto nel genio creativo di Giuliano, e l’ha aiutato a far nascere una community ad alta fedeltà, fino al primo traguardo raggiunto, solo due anni dopo, con il debutto sulle passerelle milanesi.

Gcds è nato, per uno dei tanti azzardi di Giuliano, su internet, nel 2015.

Giuliano e Giordano si completano con esperienze diverse, aspetti dicotomici, situazioni in bianco e nero, che hanno cominciato a maturare già nella casa di famiglia nel Rione Sanità, a Napoli. Genitori benestanti – il padre ingegnere ha partecipato alla startup Wind Telecomunicazioni in Italia, la madre psicoterapeuta – che avevano scelto di vivere in una bella casa, ma in uno dei quartieri più complicati di Napoli. “Avevamo un sacco di stimoli interni”, racconta Giuliano. “Abitavamo lì, un rudere ristrutturato, perché mia madre lavorava nel centro storico. La nostra infanzia è stata molto particolare perché avevamo la fortuna di andare a Parigi e dormire in hotel a cinque stelle con i nostri genitori, ma poi frequentavamo le scuole pubbliche, giocavamo a pallone e a basket per le strade del rione Sanità e quindi avevamo tantissime contaminazioni”.

Giuliano è un creativo vero. Lo si capiva sin da piccolo nei suoi disegni, nella sua passione per usare la macchina da cucire della nonna, nella grande attenzione ai particolari, nella creazione di piccoli oggetti, come i segnalibri che vendette con grande successo a una festa “incassando le mie prime 500mila lire”, ricorda con orgoglio. A proposito di soldi, Giordano, il fratello più grande, ha davvero un debole per il denaro. “Quando ero piccolo”, racconta, “e mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo: il milionario. La mia grande passione è sempre stata quella di fare soldi. Quando andavamo nei villaggi vacanza i giochini dei bambini funzionavano con un gettone da 200 lire. Io compravo tutti i gettoni e poi li rivendevo agli altri bambini a 500 lire”, si lascia scappare ridendo. Oggi però Giordano è la parte solida dell’azienda, e lo conferma ancora con un sorriso. “La parte di gestione è completamente mia, Giuliano da solo non paga nemmeno le bollette”.

In compenso Giuliano disegna, studia, cresce. E mette a frutto le esperienze accumulate sin qui. Giuliano e Giordano hanno viaggiato parecchio compiendo esperienze diverse prima di entrare nel mondo della moda. Dopo studi in scienze politiche e relazioni internazionali all’Istituto universitario orientale di Napoli, Giuliano ha fatto l’università per stranieri di Shanghai, dove ha imparato il cinese. Poi una breve esperienza a New York, prima di approdare a Milano dove ha conseguito un master in marketing e comunicazione all’Università Bocconi (frequentata prima anche dal fratello Giordano) e ha iniziato la sua carriera professionale all’ufficio stampa di Blumarine.

Gcds significa “God Can’t Destroy Streetwear”, cioè “Dio non può distruggere lo streetwear”.

“All’epoca, mio fratello lavorava in una banca e io stavo per entrare in Valentino. Ci siamo resi conto che ci saremmo annoiati da morire e abbiamo deciso di andare in Cina, dove in quattro anni abbiamo aperto cinque ristoranti con il marchio My little kitchen. Ci occupavamo di tutto, incluso il design di accessori e divise”, racconta lo stilista, il quale in quel momento si è chiesto: “E se disegnassi una vera collezione?”. Così, con il fornitore di queste divise sono stati prodotti le prime felpe Gcds. Era solo quattro anni fa.

Così il rientro in Italia per tentare la grande avventura nel mondo della moda. Ha funzionato. Nel dicembre 2017, Gcds ha inaugurato il suo primo negozio monomarca nel nuovo quartiere milanese della moda, Porta Nuova. Il prossimo passo sarà a Hong Kong, seguito da altre tre aperture nel corso dell’anno a Shenzhen e Shanghai, in Cina, e a Roma.

Vuoi ricevere le notizie di Forbes direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!