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Podcast 1 Settembre, 2019 @ 9:48

Perché l’accordo M5S-Pd potrebbe sopravvivere a un no di Rousseau

di Forbes.it

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(Imagoeconomica)

Ascolta “E se Rousseau dice no al Pd?” su Spreaker.

Sulla piattaforma Rousseau è in arrivo il quesito per la ratificazione da parte degli iscritti al Movimento 5 Stelle dell’accordo per la formazione di un governo con il Pd.

Si tratta dell’ultimo scoglio, a meno di nuove inattese marce indietro delle due parti, per la formazione del cosiddetto Conte Bis.

Naturale dunque che si guardi all’esito della consultazione con apprensione da una parte e con interesse dall’altra. Mai come questa volta la piattaforma Rousseau può infatti avere un ruolo centrale nel determinare le sorti del futuro politico del Movimento e del Paese.

Soprattutto se il risultato del voto dovesse essere negativo, cosa che imporrebbe ai parlamentari M5S l’obbligo, almeno morale, di archiviare qualsiasi accordo. In quel caso – si dice da più parti – al Quirinale non resterebbe che indicare la strada del voto.

Ma non è detto che debba essere proprio così.

Il primo ad accorgersene è stato David Allegranti su Il Foglio di ieri: l’articolo 4 dello Statuto del Movimento 5 Stelle, così come presente in rete, indica alla lettera d) un’importante ulteriore scenario.

Se è vero infatti che “le decisioni rimesse agli iscritti s’intendono approvate qualunque sia il numero di partecipanti al voto”, l’articolo aggiunge che “entro cinque giorni, decorrenti dal giorno della pubblicazione dei risultati sul sito dell’Associazione, il Garante o il Capo Politico possono chiedere la ripetizione della consultazione, che in tal caso s’intenderà confermata solo qualora abbia partecipato alla votazione almeno la maggioranza assoluta degli iscritti ammessi al voto”.

Fuori dal gergo statutario, significa che Beppe Grillo (il Garante) o Luigi Di Maio (il Capo Politico) potrebbero anche chiedere una nuova consultazione se il risultato della prima non dovesse essere quello sperato. E in quel caso il risultato non avrebbe valore se non andasse al voto il 50% + 1 dei possibili votanti.

Un comma comunque da rispolverare con cautela da parte dei vertici del Movimento. Che in caso di ripetizione del voto rischierebbero di inimicarsi una parte della base, quella da sempre più attenta al tema della democrazia diretta e che valuterebbe quindi una nuova chiamata su Rousseau come una intollerabile ingerenza nel loro giudizio.

Una strada non priva di asperità quindi, ma comunque percorribile qualora ve ne fosse la volontà politica.

Forbes Italia 30 Agosto, 2019 @ 12:00

Meglio senza Governo? Durante le crisi la Borsa italiana sale in media del 5%

di Salvatore Gaziano

Analista e consulente finanziario.Leggi di più dell'autore
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Che esito avrà la crisi di Governo che si è aperta con la fine del Conte I è ancora difficile da prevedere anche perché in Italia abbiamo avuto Governi che sono durati in carica poco più di una settimana (il Fanfani VI).

Può essere interessante fare un’analisi statistica di Piazza Affari per smontare alcuni luoghi comuni.

L’Italia priva di un Governo per la Borsa rappresenta necessariamente un mercato senza bussola e investitori (italiani e stranieri) in fuga?

Le cose non stanno in realtà come molti sarebbero indotti a pensare e un’analisi statistica condotta da SoldiExpert SCF, società di consulenza finanziaria indipendente, dimostra che in base all’andamento di Piazza Affari dal 1973 (fine del primo governo Andreotti) a oggi le crisi di Governo fanno dal punto di vista statistico bene alla Borsa italiana, poiché mediamente dalla caduta o fine dell’esecutivo all’insediamento del nuovo, l’indice Comit tende a salire mediamente del +5,28% (l’indice Comit ha il vantaggio di essere una delle serie storiche più lunghe del nostro listino e tiene conto anche dei dividendi staccati, fornendo quindi un rendimento “total return”).

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

Gli investitori probabilmente sperano sempre che l’esecutivo futuro sia migliore del precedente ed è significativo che su 38 Governi che si sono succeduti in 46 anni (mediamente uno ogni 14 mesi) nell’86,5% delle volte Piazza Affari sia salita durante il periodo di transizione dal vecchio al nuovo.

Naturalmente ogni crisi di governo è figlia del suo tempo e delle condizioni economiche e finanziarie specifiche dell’epoca, sia a livello nazionale che internazionale, e sono esistite anche crisi o cambi di Governo che hanno lasciato il segno meno sul listino italiano. Fra le peggiori, la caduta del Governo Forlani nel maggio 1981 (a seguito dello scandalo della loggia P2) a cui succedette dopo un mese il primo Governo Spadolini (e la Borsa italiana perse il -14,5%).

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

Il periodo più positivo senza un Governo pieno è stato nel 1994 precedentemente all’ascesa del primo Governo Berlusconi: le attese nei 118 giorni dopo le dimissioni del governo Ciampi erano evidentemente altissime e la Borsa salì del 34,2%. In realtà poi il governo Berlusconi I, in sella dal maggio 1994 al dicembre 1994 (quando cadde in seguito alla decisione dell’allora segretario della Lega Umberto Bossi di revocare l’appoggio all’esecutivo), non fu particolarmente fortunato per Piazza Affari che perse il -21,4%.

Al Berlusconi IV (dal maggio 2008 al novembre 2011) va il palmares del Governo in carica con la peggiore performance: Piazza Affari registrò un pesantissimo -40,5% dopo lo scoppio della Grande Crisi che dagli Stati Uniti si è propagata in tutto il mondo ma con un effetto più pesante per l’Italia che da allora borsisticamente non si è più ripresa, restando ben lontana dai massimi mentre tutte le altre borse mondiali raggiungevano nuovi record.

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

La medaglia d’oro, con un anno da incorniciare per la Borsa italiana campione del mondo (il 1985), va senza dubbio al Governo Craxi I dall’agosto 1983 al giugno 1986 con un rialzo da Borsa emergente: +274,5%.

Di rilievo, quando fu in carica, anche la performance di Piazza Affari durante il Governo Prodi I dal maggio 1996 all’ottobre 1998 con un +70% che arrivò prima della caduta perfino al +160% e che fu sfiduciato dal passaggio all’opposizione di Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti.

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

Il fenomeno che in assenza di Governo i mercati azionari non crollano ma addirittura si rafforzano, come spesso paventato invece da alcuni esperti o dal senso comune, non è solo stato osservato in questi anni in Italia ma anche in altri Paesi e questo apparente paradosso lo abbiamo visto realizzarsi per esempio in Belgio (con una crisi di governo durata 541 giorni) e Spagna (oltre un anno) che hanno addirittura avuto il periodo più forte di crescita dell’economia senza governi effettivi in carica ma solo “provvisori”.

Alcuni economisti spiegano che questo fenomeno da una parte è dovuto anche al fatto che la maggior parte delle politiche di governo oramai viene deciso fuori dai paesi sovrani ovvero da Bruxelles e Francoforte e lo spazio di manovra non è poi così largo come i politici in campagna elettorale vogliono far credere. E l’assenza di un governo c’è chi provocatoriamente ritiene che per un Paese come l’Italia sia quasi un toccasana visto che decenni di provvedimenti economici “salvifici” hanno solo provocato fino a oggi un innalzamento del rapporto debito pubblico/Pil ai massimi livelli mondiali e una delle performance dell’economia fra le più deboli di tutti i Paesi occidentali.

(Fonte: SoldiExpert SCF)
(Fonte: SoldiExpert SCF)

 

Trending 9 Agosto, 2019 @ 11:04

Crisi di governo: la corsa a ostacoli italiana in 7 date

di Forbes.it

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salvini e di maio
Matteo Salvini ospite di Porta a Porta e sullo sfondo Luigi Di Maio (Imagoeconomica). I due leader politici si stanno esprimendo in termini opposti circa la necessità della Tav.

La crisi di governo è aperta e con essa la stagione degli incroci pericolosi. A partire dal pomeriggio di oggi, quando è fissata la revisione del rating sovrano dell’Italia da parte di Fitch. Una decisione che non terrà conto degli avvenimenti di ieri sera. Secondo le attese l’agenzia Usa dovrebbe invariato a BBB il suo giudizio sul debito italiano. A febbraio l’agenzia aveva espresso alcuni dubbi sull’operato del governo e sulle prospettive di crescita del Paese.

La prima data possibile per le prossime elezioni è il 13 ottobre. Nel frattempo o immediatamente dopo saranno da gestire una serie di appuntamenti con i mercati finanziari o di semplice avvicinamento all’approvazione della manovra economica.

Le prossime scadenze istituzionali

27 settembre – scadenza per la presentazione della nota di aggiornamento del Def, delle nuove stime su Pil, deficit e debito.

15 ottobre – scadenza per la trasmissione a Bruxelles della nuova manovra.

20 ottobre – termine entro il quale la manovra deve arrivare in parlamento.

Le decisioni delle agenzie di rating sull’Italia

6 settembre – Moody’s

25 ottobre – Standard & Poor’s

15 novembre – Dbrs

Se i tempi della risoluzione della crisi fossero più lunghi e non si riuscisse ad approvare la manovra entro la fine dell’anno si aprirebbe poi lo scenario peggiore. Sarebbe infatti necessario avviare l’esercizio provvisorio. Una prassi che imporrebbe vincoli di bilancio precisi e che farebbe scattare in automatico gli aumenti dell’Iva.