Quei super ricchi sempre più ricchi

Forbes.it
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I soldi non sempre fanno la felicità. Il famoso adagio popolare sembra confermato dall’ultimo studio World Wealth Report 2018 (WWR) pubblicato da Capgemini. Dal report emerge infatti che nonostante la crescita della loro ricchezza (salita per la prima volta oltre la soglia dei 70.000 miliardi di dollari, in crescita del 10,6% rispetto all’anno scorso), gli High Net Worth Individual (HNWI), ossia coloro che hanno un patrimonio investibile di almeno un milione di dollari, hanno visto il loro grado di soddisfazione generale in calo.

La popolazione degli HNWI continua ad aumentare a livello globale: l’Asia-Pacifico e il Nord America rappresentano il 74,9% (1,2 milioni) dei nuovi HNWI a livello mondiale e il 68,8% (4.600 miliardi di dollari) della crescita globale della ricchezza degli HNWI. Anche l’Europa ha ottenuto buone performance nel 2017 con un incremento del patrimonio degli HNWI pari al 7,3%. Nel 2017, i maggiori mercati – compresi Stati Uniti, Giappone, Germania e Cina – rappresentano il 61,2% della popolazione mondiale degli HNWI e il 62% di tutti i nuovi HNWI a livello globale.

La popolazione degli HNWI è in costante crescita.

E l’Italia? Tra il 2016 e il 2017, anche nel nostro Paese il numero di HNWI è incrementato di circa il 9%, da 251.500 a 274.000 individui. L’Italia è stabile alla decima posizione della top 10 dei paesi mondiali per numero di HNWI, preceduta da: USA, Giappone, Germania, Cina, Francia, Regno Unito, Svizzera, Canada e Australia. Tra i fattori che hanno favorito i buoni risultati del nostro Paese: la crescita del PIL all’1,6% nel 2017, rispetto allo 0,9% registrato nel 2016; i prezzi del mercato immobiliare, saliti del 2,7% nel 2017, dopo aver registrato segni di ripresa nel 2016 (+1,3%); infine, la capitalizzazione di mercato, aumentata del 23,8% nel 2017, dopo che nel 2016 si era fermata al 10,2%.

La ricchezza dei super ricchi ha superato per la prima volta la soglia dei 70mila miliardi di dollari a livello globale.

Secondo il report, inoltre, nel 2017 i rendimenti degli investimenti globali degli HNWI (sugli asset gestiti da wealth manager) sono aumentati del 27,4%. Le azioni sono rimaste la principale asset class nel primo trimestre del 2018, rappresentando il 30,9% del patrimonio finanziario degli HNWI, seguita da disponibilità liquide e attività equivalenti al 27,2% e da proprietà immobiliari al 16,8% (in aumento del 2,8%). Gli HNWI più giovani (sotto i 40 anni) affermano di aver conseguito rendimenti degli investimenti molto più elevati rispetto ai loro pari più anziani (37,9% rispetto al 16,9%), forse a causa del bisogno di dedicarsi alla creazione di ricchezza in questa prima fase della loro vita, rispetto alla maggiore attenzione verso la preservazione dei propri patrimoni mostrata dagli HNWI con età pari o superiore ai 60 anni.

Le azioni sono rimaste la principale asset class nel primo trimestre del 2018, rappresentando il 30,9% del patrimonio finanziario degli HNWI

Eppure, i forti rendimenti degli investimenti nel 2016 e nel 2017 non hanno prodotto un incremento complessivo del grado di soddisfazione degli HNWI a livello globale, al quale si contrappongono livelli di fiducia significativamente elevati nei confronti di wealth manager e società di gestione patrimoniale, suggerendo che i soli rendimenti non sono in grado di sostenere l’attività di wealth management. Gli HNWI nordamericani sono risultati i più soddisfatti del proprio gestore patrimoniale (75,2%), mentre nessun’altra regione ha superato la soglia del 70%. Nel 2018, solo il 55,5% degli HNWI ha affermato di avere stabilito un forte legame con il proprio wealth manager, nonostante i considerevoli rendimenti degli investimenti realizzati negli ultimi due anni. La maggior parte degli HNWI (64,3%) a livello globale ha affermato che utilizzerebbe un sistema migliore per l’individuazione di un gestore patrimoniale, indipendentemente dal fatto che si tratti di un’iniziativa specifica dell’azienda o fornita da parti terze.

Come fare quindi? La soluzione per soddisfare al meglio il cliente potrebbe arrivare dalla tecnologia. “Le società di wealth management”, ha commentato Monia Ferrari, head of Banking di Capgemini Italia, “hanno chiare opportunità per rafforzare la relazione con i propri clienti dall’elevato patrimonio netto, dato che quasi la metà di loro afferma di non sentirsi molto legato ai propri gestori patrimoniali. Offrire un’innovativa customer experience digitale è un modo per consolidare il rapporto tra wealth manager e clienti”.

Tra le evidenze che emergono dal report, infine, l’interesse per il mondo delle criptovalute che, sebbene non rappresentino ancora una parte importante dei portafogli degli HNWI, stanno ottenendo un interesse crescente come strumento di investimento e riserva di valore. Tuttavia, gli HNWI sono cautamente interessati a detenere questo strumento: a livello globale, solo il 29% degli stessi mostra un alto livello di interesse, mentre il 26,9% dichiara di essere piuttosto interessato. Il potenziale delle criptovalute, in termini sia di rendimenti degli investimenti sia di riserva di valore, sta fungendo da driver dell’interesse degli HNWI, specie tra i più giovani. Infatti, il 71,1% di quelli con un’età inferiore ai 40 anni attribuisce grande importanza alla ricezione di informazioni sulle criptovalute dalle principali società di gestione patrimoniale, rispetto al 13% degli HNWI con un’età superiore ai 60 anni. Ma quando si tratta di fornire informazioni su questa tipologia di strumenti ai clienti HNWI, le società di wealth management hanno avuto un atteggiamento ambivalente, con solo il 34,6% degli HNWI a livello globale che afferma di aver ricevuto tali informazioni dai propri wealth manager.

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