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Il Michelangelo dei segnatempo

Pascal Raffy, proprietario e ceo di Bovet.

Di Joseph De Acetis

Articolo tratto dal decimo numero di ForbesITALIA. Scopri l’ultimo numero.

Bovet è noto in tutto il mondo per la creazione di segnatempo caratterizzati da smalti in miniatura e raffinate incisioni. Ogni collezionista può personalizzare il proprio oggetto e richiedere uno specifico dipinto per il quadrante. Caratteristiche che secondo gli appassionati, fanno di Bovet il Michelangelo dell’orolologieria. Un’azienda capace di portare avanti una tradizione secolare, reinterpretandola in chiave (iper)tecnologia. Ma per comprendere come si è arrivati all’ultimo gioiello prodotto dalla boutique elevetica, bisogna conoscere le sue radici.

Ripecorrendo la storia dei segnatempo, si scopre che solo nel XV secolo hanno iniziato a diffondersi i primi orologi portatili. “Posso solamente immaginare come dovessero essere, voluminosi e incombranti. Un po’ come i primi telefoni cellulari all’inizio degli anni ’90”, spiega Pascal Raffy, proprietario e ceo di Bovet. Il termine orologio apparentemente deriva dall’inglese arcaico woecce, che significava guardiano. Molti resoconti storici riportano come i primi a utilizzare questa parola furono probabilmente i naviganti del XVII secolo. Ancora prima, sin dal 1500 gli orologi venivano indossati attorno al collo. Questo accadeva sia a Norimberga che ad Augusta, in Germania.

Una miniatura realizzata da Bovet per i suoi orologi.

Il commercio raggiunse la Svizzera molto più tardi, quando gli ugonotti, che erano fuggiti dalle persecuzioni religiose in Francia, istituirono una bottega in territorio elvetico. Per la precisione, alcuni registri indicano che proprio nel 1554 i migliori orologiai dell’epoca vivevano e lavoravano a Ginevra. Esattamente dove il riformatore protestante John Calvin istituì regole severissime che proibivano di indossare gioielli. Il divieto, per fortuna, non riguardava gli orologi. “Da quel momento in poi, gli orologiai poterono contare su un vantaggio competitivo e un mercato in rapida crescita, pronto per la rivoluzione!”, ricorda Raffy. Intanto, grazie a re Calo II d’Inghilterra si fecero spazio nuovi stili. Gli uomini iniziarono a indossare gli orologi in tasca anziché come pendenti. Gli storici sostengono che il primo orologio da polso al mondo sia stato creato da Abraham-Louis Breguet, progettato per la regina di Napoli, Caroline Murat, nel 1810. “Ecco, gli italiani hanno ancora una volta dettato la tendenza mondiale della moda”, chiosa Raffy.

Non troppo lontano da Ginevra, c’è una città che i Romani chiamarono Fleurier per il suo paesaggio rigoglioso di fiori primaverili. All’inizio del XIX secolo, il piccolo centro era noto per la sua squisita lavorazione artigianale. Nel 1820 l’orologeria iniziava a prendere sempre più piede all’interno di questa fiorente cittadina. E proprio in questo momento, mentre si sviluppavano nuovi canali commerciali con l’Estremo Oriente, la famiglia Bovet di Fleurier cominciò a penetrare nel mercato cinese, offrendo raffinati dipinti a smalto in miniatura e incisioni floreali del villaggio d’origine. Il successo fu notevole, al punto che ben presto la famiglia aprì sedi locali a Canton e Shanghai e Bovet divenne uno dei marchi più ricercati. L’omonima azienda, Bovet è stata fondata nel 1822 da Edouard Bovet, figlio di un orologiaio.

“Oggi, gli orologi Bovet ricordano gli orologi da taschino dei nostri antenati. Sono essenzialmente delle opere d’arte”, rivendica il ceo della società, “pieni di passione e dotati di grande personalità. Bovet”, annota Raffy, “è un segnatempo tra i più ambiti, sia dagli appassionati di vintage, che dai collezionisti modernisti, affascinati dai progressi della tecnologia e dall’evoluzione dei materiali utilizzati”.

Il Récital 22 Grand Récital Turbillon.

Il patrimonio di Bovet è ben noto in tutto il settore dell’orologeria e nasce al Chateau de Motier, nella regione più antica di Val-de-Travers. Il castello fu costruito nel XIII secolo a Neuchatal. Bovet tornò al castello quando Pascal Raffy, presidente di Bovet, gettò le basi per il rilancio della società. “Nel castello viene tutt’oggi conservato un autentico laboratorio artigianale di alta orologeria, che offre ai suoi maestri orologiai e agli artigiani uno scenario magico fatto di creatività e passione, capace di ispirare il più raffinato artigianato di lusso. E sebbene il marchio sia desideroso di preservare la sua ricca storia, è la fusione con i progressi della tecnologia moderna che ha permesso a Bovet di mantenere una strategia di crescita in grado di espandersi nel futuro”, chiarisce il ceo.

Quest’anno, Bovet ha lanciato il Recital 22 Grand Recital tourbillon. “È il terzo atto di un percorso avviato due anni fa”, spiega Raffy. L’ultimo arrivato traccia meccanicamente le posizioni di sole, luna e Terra con tanto di tourbillon volante e calendario perpetuo. Il sole è rappresentato dal tourbillon volante. Sotto le 12 si trova il globo della Terra, che gira attorno al proprio asse. La luna, a sua volta, ruota attorno alla Terra, per l’esattezza in 29,53 giorni, ovvero la durata del mese sinodico. La superficie del globo terrestre è incisa e dipinta a mano, con una particolare tecnica di micro pittura, messa a punto da Bovet lo scorso anno, per dettagliare meglio gli oceani, le montagne, i deserti della parte del pianeta che in quel momento appare nel quadrante.

I laboratori al Chateau de Motier.

Una scala graduata mostra l’ora per mezzo di una lancetta in titanio lucido tridimensionale posizionata tra il tourbillon e la Terra. Per completare un solo globo, gli artigiani possono impiegare fino a una settimana di tempo. La complessità di questo segnatempo è testimoniata da cinque brevetti legati alla produzione dell’oggetto. La personalizzazione è tale da consentire al collezionista di selezionare l’orientamento della mappa del mondo, in modo che un determinato punto risulti posizionato sull’asse terrestre solare allo scoccare di mezzogiorno. “Suggerisco caldamente di controllare l’effetto di luce, nell’oscurità”, conclude Raffy. “Davvero sorprendente”.

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