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Tecnologia 29 ottobre, 2018 @ 11:10

Apre a Milano il Villaggio delle startup. E non sarà l’unico

di Giovanni Iozzia

Staff

Direttore di EconomyUp ed esperto di economia digitaleLeggi di più dell'autore
Ha studiato Sociologia ma fa da sempre il giornalista e segue la tecnologia. È stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di Panorama Economy. chiudi
Gli spazi de Le Village di CA Paris.

Articolo apparso sul numero di ottobre 2018 di Forbes Italia. 

“Questo è un grande spazio dedicato all’innovazione, con dentro le aziende e le startup”. Il più grande di Milano. Gabriella Scapicchio dà il benvenuto nel primo Village di Crédit Agricole aperto in Italia. Lei è le maire, la sindaca (il direttore) della comunità che da ottobre abita in un ex convento di Corso di Porta Romana: 3300 metri quadrati su quattro livelli e un suggestivo chiostro che, più di tante parole, aiutano a comprendere da una parte la grandeur francese, anche sul fronte dell’innovazione, e dall’altra la crescente attrattività del cosiddetto ecosistema italiano. Non ci sono solo gli impegni altisonanti del presidente Macron, ma anche le azioni delle grandi aziende.

Crédit Agricole è la prima banca mutualistica d’Europa e in Francia ha tradizionalmente un forte legame con il territorio, visto che è controllata da una holding di istituti di credito regionali. Dal 2014 ha cominciato a costruire una rete di acceleratori per sostenere lo sviluppo delle imprese lì dove nascono: sono 25 a giugno 2018 con l’inaugurazione di Niort, Nuova Aquitania. Ci sono poi due pop up Village a New York e Hong Kong, come avamposto per lo sviluppo internazionale delle startup. Quello di Milano è il primo vero Village fuori dai confini nazionali. Del resto in Italia il gruppo bancario francese ha una presenza importante: 10mila dipendenti, 1.100 punti di vendita, oltre due milioni di clienti e un utile netto di circa 700 milioni (dati al 31 dicembre 2017). Il flagship Village di Milano non è quindi destinato a restare l’unico. Entro il 2019 potrebbero diventare tre. Ce n’è già in programma un altro a La Spezia e si sta valutando anche l’ipotesi di Rimini, dove Crédit Agricole ha acquisito la locale Cassa di Risparmio.

Cosa fa un acceleratore e cos’è un incubatore? Basterebbe la parola. Un incubatore è specializzato nel trasformare un’idea in un’impresa; l’acceleratore invece lavora per accelerare, appunto, lo sviluppo di un’azienda appena nata, una startup. “Cooperare per innovare” è lo slogan del progetto di Crédit Agricole e la cooperazione ricercata e promossa è quella fra le startup, le nuove imprese ad alto contenuto di innovazione, e le aziende consolidate in nome dell’open innovation: il paradigma (sempre meno teorico) secondo il quale non è più possibile fare sviluppo e innovazione restando all’interno delle mura aziendali, ma bisogna abbassare il ponte levatoio e dialogare con l’esterno per affrontare gli impatti della trasformazione digitale. Favorire la contaminazione è quindi il business dei Village di Crédit Agricole: a Parigi, dove è stato aperto il primo nel 2014, convivono startup, imprese, abilitatori pubblici e privati nei 4.600 metri quadrati nell’8 arrondissement che finora hanno accolto quasi 200 startup. Sotto la Tour Eiffel è secondo solo a StationF, il più grande incubatore del mondo, voluto da Xavier Niel.

“È una rete di accelerazione internazionale unica e il primo polo di innovazione proprietario”, dice Scapicchio, che appartiene a una nuova categoria di manager che hanno scommesso sull’innovazione. E hanno vinto. Lei lo ho fatto in Agos, la società di credito al consumo del gruppo Crédit Agricole, dove dal 2016, dopo una lunga esperienza nel marketing, ha lavorato per costruire un innovation lab. Ce l’ha fatta, con risultati superiori alle aspettative e nonostante le risorse limitate. Per questo le è stata affidata la sfida del Village. Certamente l’ha aiutata e la aiuterà la sua passione per i viaggi estremi e il diving: curiosità e voglia di andare in fondo, senza il timore di fermarsi di fronte all’ignoto.

“Ho imparato che l’innovazione non si fa da soli e che è molto legata al change management: serve un cambio di mentalità”, racconta la Scapicchio che tiene a sottolineare come Le Village sia un’impresa che coinvolge tutto Crédit Agricole: “Le 12 società del gruppo partecipano a questa grande fabbrica dell’innovazione anche se non ne sono socie. In consiglio siedono in cinque: la banca ma anche l’assicurazione, Agos, Indosuez e la Corporate Investment Bank”. Ed è proprio quest’ultima presenza a fare la differenza: le Village è una comunità dove le startup possono trovare anche investimenti. “Dal 2014 sono state sostenute in Francia quasi 600 startup, prevalentemente in ambito tech, energy e foodtech con il coinvolgimento di oltre 400 partner. Il network, poi, consente alle startup di spostarsi da un acceleratore all’altro, con un desk sempre a disposizione e professionisti che le supportano”, ricorda la Scapicchio. Nel 2016 le startup del nertwork fatturavano mediamente 150mila euro, che sono diventati 440 nel 2017, anno in cui hanno raccolto fondi per circa 23 milioni di euro.

Ora Gabriella Scapicchio è pronta per la nuova avventura. Dopo l’immersione nell’abisso di Anhumas, in Brasile, una grotta strettissima dove ci si cala in corda doppia per 80 metri, certo non teme la sfida indiretta con la Francia: dimostrare che anche in Italia si può creare un grande Village dell’innovazione.