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Life 22 novembre, 2018 @ 2:00

Cosa abbiamo visto alla Dubai Design Week

di Valentina Lonati

Giornalista freelance. Scrivo di arte, design e teatro.Leggi di più dell'autore
Nata a Milano, si laurea in Scienze Politiche alla Freie Universität di Berlino. Dopo quattro anni di vita teutonica fa pace con le sue origini e si ricongiunge alle antiche passioni: la scrittura, prima di tutto, e l'arte. Ma anche la musica, il teatro e il design. Ne scrive per Icon, Icon Design, Rolling Stone e Flair. chiudi
ingresso design week di dubai
Dubai Design Week 2018 (Foto di Jalal Abuthina)

Prima di affrontare qualsiasi discorso sulla Dubai Design Week, andata in scena dal 12 al 17 novembre 2018, bisognerebbe fare una passeggiata tra le vie della zona Madinat Jumeirah, il quartiere che costeggia il Creek. Raso al suolo negli anni ’60 per fare posto ai grattacieli, è stato ricostruito con l’idea di mostrare la Dubai di un tempo. Il risultato è un complesso residenziale e commerciale punteggiato da ristoranti, hotel e negozi di lusso. Un distretto prettamente turistico, ma soprattutto un simbolo della profonda crisi identitaria della città. Si parte da qui, dunque, per capire la Dubai Design Week. Nel contesto di una città che ha smantellato le proprie tradizioni per proiettarsi confusamente nel futuro, il design e l’arte contemporanea diventano gli strumenti per scolpire la propria identità.

Protagonisti della quarta edizione della Dubai Design Week sono dunque i designer degli Emirati Arabi e più in generale dei Paesi del Golfo e del Medio Oriente, con una grande partecipazione di creativi provenienti da Giordania, Kuwait, Libano e Arabia Saudita. Cuore della manifestazione è il d3, il distretto del design che si staglia sulla pianura di polvere che circonda la città, con la fiera Downtown Design, main event con 175 espositori provenienti da tutto il mondo, e con circa 230 eventi tra cui talk, esposizioni e incontri.

Tra i progetti espositivi più incisivi, Abwab, in arabo “porte”, una mostra suddivisa in cinque padiglioni dedicati ai designer emergenti provenienti da Amman, Kuwait City, Beirut, Dubai e le Provincie Orientali dell’Arabia Saudita. Progettate dallo studio Architecture + Other Things, le strutture sono state rivestite da foglie di palme e ricoperte di terra del deserto, in un omaggio al paesaggio naturale della regione. Al loro interno, installazioni che evocano la storia della pesca delle perle, video che immergono tra le strade caotiche di Amman, sedute in ferro battuto che riprendono metodi di fabbricazione antichi. Si ripercorrono storie e tradizioni, traducendole in oggetti dalle estetiche contemporanee.

rendering installazione
Un rendering di Abwab, uno dei progetti più importanti della Dubai Design Week.

A raccontare quello che sta succedendo nel design è Rawan Kashkoush, direttrice creativa di Abwab. «La Dubai Design Week è nata come piattaforma per dare visibilità alla scena creativa locale. L’obiettivo è stato fin da subito chiaro: promuovere un nuovo senso di identità attraverso l’arte e il design. Qui arrivano player da tutto il mondo, interessati a scoprire la voce del design mediorientale. Per questo Dubai ne è considerata la capitale». Su quali siano esattamente le caratteristiche del design locale, Rawan dice: «Ci sono due elementi che caratterizzano il nostro design. Uno è quello relativo alla funzionalità degli oggetti, che devono rispondere a esigenze specifiche. Un esempio concreto? Il servo muto. In occidente è corto, ma qui gli abiti tradizionali sono lunghi. Il secondo elemento è quello dei materiali: da noi il legno è rarissimo, quindi facciamo uso di materie prime diverse. C’è la necessità di guardare alle nostre vecchie tradizioni, alla nostra cultura e alle nostre specificità». Un design che assorbe il desiderio di ritrovare le proprie radici, restituendolo attraverso oggetti dalla forte carica identitaria: «Ho notato che le persone iniziano a vedersi nei prodotti che hanno davanti, provando un attaccamento tutto nuovo al design. Per quanto sia meraviglioso, è difficile che il design italiano o in generale straniero riesca a coinvolgerci completamente. Ecco, sta succedendo questo».

immagine interno
Un interno dell’esposizione Downtown Design 2018.

Girando per la fiera Dowtown Design, e in particolare nella sezione Downtown Editions dedicata alle capsule collection dei designer emergenti locali, sono tanti gli oggetti che rispecchiano il discorso di Rawan. Ci sono i vasi di Kutleh, brand giordano che utilizza le eccedenze dei materiali usati nell’edilizia, oppure c’è la designer Aljoud Lootah, che realizza portagioie con pelle di cammello e sedute fatte di cuscini ispirati a quelli che trovava nella casa della nonna. Nonostante attingano dal passato, gli oggetti in esposizione sono tutt’altro che nostalgici: l’impressione è quella di trovarsi davanti al design del futuro, profondamente animato dal dialogo tra oriente e occidente, tecnologico ma anche artigianale. Non è un caso se proprio alla Dubai Design Week si sia tenuto il Global Grad Show, esposizione che raccoglie 150 progetti legati alle interazioni tra design e tecnologia provenienti dalle migliori università al mondo.

A ritenere che Dubai sia una sorta di laboratorio del design del futuro è Khalid Shafar, tra i designer più influenti dell’Emirato, nonché curatore di “UAE Design Stories: The Next Generation from The Emirates”, esposizione itinerante che racconta il lavoro di alcuni designer locali. «Il design degli Emirati Arabi rispecchia il melting pot culturale che si respira qui. Le persone arrivano a Dubai da contesti diversi, contribuiscono ad alimentare la scena del design con idee, progetti e innovazioni. Qui si ha voglia di sperimentare più che in altri luoghi, semplicemente perché è tutto nuovo e da scoprire. Il design locale è giovanissimo, ha solo pochi anni di vita. Il pubblico della Design Week è fatto di persone curiose di scoprire le direzioni del design mediorientale».

Installazione Dubai Design Week vista mare
Installazione Dubai Design Week

In effetti, tra esposizioni come Abwab, Drak To Rak, in cui alcuni designer interpretano alcune attività commerciali delle loro città, e ProtoPieces, raccolta di prototipi dell’Università Americana di Sharjah, l’idea è quella che Dubai stia diventando una fucina di nuove riflessioni sul mondo. E se quello degli Emirati Arabi è un design multiculturale a tutti gli effetti, non è azzardato pensare che rappresenti davvero la creatività del futuro. Secondo un report di WSGN, azienda leader nel trend forecasting, nel 2040 i consumatori caucasici saranno in minoranza: a profilarsi è un nuovo tipo di consumatore multietnico, capace di spostarsi agevolmente da una cultura all’altra. Racchiude il pensiero di Khalid Shafar la sua collaborazione con Arte Veneziana, storica azienda produttrice di specchi, con cui ha sviluppato una linea di arredi che ha come elementi distintivi gli “Emirati Agaals”, i cordoni di tessuto che tengono fermo il copricapo tipico degli uomini dei Paesi del Golfo. La ricerca dell’identità passa dal recupero delle tradizioni e dal dialogo con l’occidente. Dubai Design Week docet.