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Business 23 novembre, 2018 @ 11:46

Il coworking più grande del mondo mette un primo piede in Italia

di Forbes.it

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WeWork sbarcherà in Italia nel 2020 con lòe prime location che apriranno a Milano.

WeWork, rete globale di spazi di lavoro dove le aziende e le persone crescono insieme, annuncia il proprio sbarco in Italia. L’azienda americana di coworking aprirà i suoi primi spazi a Milano, in Via Giuseppe Mazzini e in via Meravigli, nel 2020.

La prima location sarà un edificio completamente rinnovato e unico, – di proprietà di un fondo gestito da Savills e sottoscritto, tra gli altri, da Hines – che potrà ospitare fino a 1100 membri. La location è nel cuore di Milano, a due passi da tre stazioni della metropolitana che renderanno agevole gli spostamenti in tutta la città. WeWork Meravigli, situato invece in un palazzo storico costruito alla fine del 1800 e affacciato su Piazza Cordusio, a pochi passi da stazioni della metro e da alcuni dei principali monumenti di Milano, come il Castello Sforzesco e il Duomo. L’edificio, completamente ristrutturato, è di proprietà del fondo Tiepolo gestito da Generali Real Estate SGR SpA, con cui WeWork ha collaborato anche per la propria presenza a Parigi.

Audrey Barbier-Litvak è General Manager, WeWork Southern Europe. (Courtesy WeWork)

“L’apertura in Italia è stata per noi una scelta naturale”, ha commentato Audrey Barbier-Litvak, General Manager, WeWork Southern Europe. “È una delle più grandi economie dell’Unione Europea nonché un mercato attivo per piccole, medie e grandi imprese e WeWork è una società che opera a livello globale, adottando una strategia a livello locale. Per questo, in Italia, offriamo alla nostra clientela il meglio dei servizi e dei programmi, pensati da un team di persone attivo a livello domestico ma sempre facendo leva sulla nostra esperienza nelle oltre 280 location che abbiamo nel mondo, al fine di fornire servizi e spazi di altissima qualità e dai migliori standard”.

WeWork, fondata nel 2010 con l’obiettivo creare un mondo in cui le persone lavorano per crearsi una vita, e non soltanto per guadagnarsi da vivere, ha recentemente ricevuto un finanziamento dal suo principale investitore, Softbank, di 3 miliardi di dollari. La valutazione della società ha raggiunto ora la cifra monstre di 42 miliardi di dollari, diventando così la startup americana più quotata al mondo dopo Uber e quarta a livello globale dietro a ByteDance e Didi Chuxing.

Negli ultimi anni la società ha impresso una forte accelerazione all’evoluzione del modo di lavorare, in una direzione più focalizzata sul significato stesso del lavoro. Oggi, oltre il 70% dei professionisti membri di WeWork collabora tra loro, in un’interazione che stimola nuove idee e la condivisione di servizi e che aiuta le aziende a prosperare. Oltre 268.000 membri lavorano presso le location di WeWork nel mondo e le aziende associate spaziano dalle startup alle società di medie e grandi dimensioni. Le sedi internazionali servono da hub per i viaggi di lavoro, oltre a offrire opportunità alle aziende di espandersi facilmente all’estero.

WeWork funziona essenzialmente come un intermediario: prende in affitto spazi all’ingrosso e li riaffitta a un prezzo più alto aggiungendo un design di tendenza, numerosi servizi alle aziende, quali internet, reception, pulizie e perfino caffè e birra gratis per i suoi ospiti. Le aziende non sono così costrette a ricercare gli spazi, negoziare i contratti e occuparsi del design.

Adam Neumann è il ceo e co-fondatore di WeWork e Forbes stima un patrimonio netto di 2,5 miliardi di dollari.

“La nostra valutazione e dimensione odierna sono basati più sulla nostra energia e spiritualità che non sui multipli dei ricavi. La cultura è il nostro capitale”, ha spiegato a Forbes qualche mese uno dei due fondatori, Adam Neumann, 38enne partito subaffittando gli spazi non occupati della sua azienda di vestiti per bambini (Egg Baby), oggi ceo di WeWork con un patrimonio netto di 2,5 miliardi di dollari. L’incontro con l’oggi 41enne Miguel McKelvey, un architetto che progettava design per negozi, ha dato vita nel 2010 al primo embrione di WeWork, chiamato GreenDesk: un piano di uno stabile di Brooklin dove offrire uno spazio di co-working ecosostenibile.

Jamie Dimon, il ceo di Jp Morgan, ha definito WeWork uno stile di vita: “Hanno creato un ibrido tra una struttura alberghiera e una tech-company che è qualcosa di completamente diverso da tutto ciò che oggi esiste nel settore immobiliare”. Perché il segreto di WeWork sta nell’autenticità e artigianalità che si respira negli spazi, nell’attenzione a ogni singola sala, sedia o tavolo al fine di rendere stimolante l’esperienza di lavoro in ufficio e di creare interazioni tra i membri della comunità. Come ha detto a Forbes Dave Fano, “growth officer” e “resident mad scientist” di WeWork: “Gli immobiliaristi vendono solo alluminio, noi invece creiamo degli iPhone”.