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Tecnologia 4 dicembre, 2018 @ 5:15

Venticinque anni dopo è ancora PlayStation, icona di una generazione

di Dario Donato

Giornalista e conduttore televisivo.Leggi di più dell'autore
Conduttore televisivo, inviato e redattore di servizi e speciali per tg a Mediaset PremiumSportHD. Dall'agosto 2017 conduce Serie A Live e Domenica Premium, trasmissioni legate agli anticipi e posticipi di Serie A in onda su Mediaset PremiumSportHD. Ha lavorato per dieci anni nel giornalismo economico come conduttore televisivo a Class CNBC. chiudi
Sony Interactive Entertainment presenta la PlayStation Classic al Tokyo Game Show 2018. (Tomohiro Ohsumi/Getty Images)

Basta schiacciare il tasto verde (qui in dimensione sensibilmente ridotta) perché risuoni nell’ambiente quella musichetta che, inaspettatamente, ha il potere di farti iniziare un viaggio in stile Ritorno al Futuro. La prima sensazione che si prova appena torna a riempire i bassi del televisore in salotto è un misto tra smarrimento e familiarità. Girarsi di colpo per vedere se alle pareti ci sono ancora appesi i poster di Bobo Vieri e Ronaldo (il Fenomeno) e sullo scaffale i cd degli Eiffel 65 o il singolo di California Love. Cercarsi in tasca il Nokia 3310 per poi scoprire che al telefono adesso rispondi con le cuffiette wireless.

Sono perlomeno 20 secondi di caduta libera in una nostalgia avvolgente, romantica. Quando si apre la confezione della nuova (o vecchia) PlayStation Classic, l’ultima mossa amarcord della Sony per celebrare un oggetto che ha fatto la storia, questa sensazione si ha un po’ meno. Perché all’interno, inaspettatamente, si trova una riproduzione identica della prima PlayStation, ma in scala fortemente ridotta. Sembra una specie di portachiavi della versione originale.

“PlayStation Classic è stata concepita per festeggiare, insieme al nostro pubblico, un importante anniversario: il 3 dicembre siamo entrati nel 25° anno dal lancio della prima PlayStation (3 dicembre 1994)”, commenta Marco Saletta, General manager di Sony Interactive Entertainment Italia. “PlayStation Classic è dedicata a tutti i nostri fan più nostalgici che giocarono con PlayStation negli anni ’90. Allo stesso tempo rappresenta un’opportunità per tutti i nuovi utenti che potranno provare dei titoli “classici”, la cui fama ha attraversato oltre 20 anni di storia del videogioco”.

Tra le mani ci si trova un oggetto così piccolo e delicato che, all’epoca, avremmo evitato un sacco di problemi per portarcela in ogni dove in vacanza in Europa: semi-nascosta e protetta da strati di vestiti nella valigia o fedelmente reinscatolata e inserita accuratamente nel bagagliaio per i maniaci dell’incolumità della beneamata. È piccola, leggera, stilosa nelle sue linee essenziali. Un oggetto vintage riprodotto in chiave più moderna.
La caduta libera, dicevamo, si affronta quando si accende la console e si prende in mano il joypad (due in dotazione), ma sarebbe meglio dire IL JOYPAD. Appena lo si afferra sembra di reinserirsi un arto nel corpo a distanza di anni. Liscio, leggero, ergonomico, con quel filo che a distanza di oltre 20 anni sembra più un cordone ombelicale mai tagliato con la nostra adolescenza.

La PlayStation Classic esce con 20 giochi precaricati al suo interno (lo sportellino cd è finto) e funziona utilizzando un fedele emulatore dell’originale. All’interno ci sono i titoli che hanno fatto la storia del videogioco, alcuni dei quali meriterebbero di stare al MoMa di New York: Resident Evil, Grand Theft Auto, Rayman, Tekken 3, Metal Gear Solid, Coolboarders, Syphon Filter etc.

Prosegue Saletta: “Il prodotto sarà venduto in quantità limitata a livello mondiale proprio perché vuole essere una operazione iconografica a tutti gli effetti”.

Non pensiate però di riabituarvi immediatamente a rigiocare ai videogames dell’epoca: non siete abituati.
Nell’era dei televisori 8k dell’alta definizione come conditio sine qua non per vedere un film o una partita in tv, tornare indietro di oltre 20 anni non sarà facile. Della forma dei pixel ce n’eravamo romanticamente dimenticati, eppure all’epoca non ce ne accorgevamo, ci sembravano perfetti e realistici come una Polaroid. Ma la prima schermata della villa in Resident Evil Director’sCut ci riporta immediatamente alla realtà, così come le prime botte da orbi che vi scambierete utilizzando i due Joypad in dotazione con Tekken 3. Passato il momento romanticismo, concentrandosi sul gaming, vi renderete conto di colpo che di tempo ne è passato parecchio, talmente tanto che quasi vi dispiacerà.

“Rispetto ad allora”, sottolinea Marco Saletta, “la cosa che più colpisce è vedere quanto il panorama videoludico si sia evoluto in questi 25 anni. Non si tratta esclusivamente di un’evoluzione tecnologia (grafica tridimensionale, risoluzione, capacità di memoria, l’introduzione dei supporti CD, DVD, Blu-ray, il 4K, l’affermarsi del digitale, etc…) – anche se innegabilmente si tratta del cambiamento che salta più agli occhi – ma, anche e soprattutto, è il cambiamento dei codici di comunicazione, la narrazione e le storie che oggi i videogiochi ci “raccontano” a colpire maggiormente nel confronto con gli anni ’90”.

Per questo parlare di gaming, su questa trovata amarcord, non ha proprio senso. Qualsiasi cellulare di oggi ha grafica e velocità superiore a quella di 20 anni fa. Però 25 anni fa eravamo noi. Quelli che intrecciavano i fili dei joypad o facevano volare direttamente la PlayStation esultando per un gol a Pes. Quelli che sono cresciuti con la Play portata sempre dietro, con la stessa facilità con cui oggi si porta dietro uno smartphone, per non separarcene mai. La PlayStation Classic è davvero un oggetto iconico. Per i 35enni, 40enni di oggi è la cosa certamente più utile tra le inutili. Ci giocherete qualche sera, poi la tirerete fuori ogni tanto, come si fa con i vecchi dischi.

La metterete in bella mostra sulla libreria in salotto. Pensando di aver sistemato solo un bell’oggetto di design sullo scaffale, da mostrare ai vostri amici. Quando in realtà trattasi di uno dei primi selfie della storia. Col viso rotondo come lo sportellino dei vecchi amati cd e opaco come il tempo che passa. Emozionante come la musichetta iniziale.