Seguici su
BFC - 100% Business News
Investimenti 19 dicembre, 2018 @ 9:57

Le regole per diventare un buon investitore secondo l’a.d. di Fineco

di Pieremilio Gadda

Giornalista, coordinatore di Forbes, scrivo di economia e finanza.Leggi di più dell'autore
Giornalista professionista, da febbraio 2018 coordina la redazione milanese del magazine Forbes. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. chiudi
Alessandro Foti è amministratore delegato di FinecoBank, la banca del Gruppo Unicredit nata nel 1999, che gestisce masse pari a circa 70 miliardi di euro.

Articolo tratto dal numero di dicembre 2018 di Forbes Italia. 

Gestire i risparmi è una cosa seria. Richiede competenza e senso di responsabilità. Se mancano l’una o l’altra, chi fa consulenza rischia di mettere seriamente a rischio il patrimonio di intere famiglie. Lo provano drammaticamente i casi dei risparmiatori travolti dalle recenti crisi bancarie nel Veneto. E, prima ancora, coinvolti nel fallimento di Lehman Brothers. Di fronte a quegli episodi, in attesa che tutte le responsabilità vengano accertate, rimane sospesa una domanda: com’è potuto accadere? “In tutti questi casi è venuto meno il principio della diversificazione, che dovrebbe essere il faro di ogni investimento”, premette Alessandro Foti, amministratore delegato e direttore generale di Fineco Bank, la banca del Gruppo Unicredit nata nel 1999, che gestisce masse pari a circa 70 miliardi di euro, per conto di un milione e 270mila clienti, supportata da una delle maggiori reti italiane di consulenti finanziari. “Chi aveva una porzione significativa dei propri risparmi investita su singole emissioni finite nei guai, si è rovinato. Nel caso degli strumenti del risparmio gestito, come i fondi d’investimento, l’impatto è stato molto contenuto”.

I risparmiatori hanno poca dimestichezza con la finanza, sono facili vittime.
Guardi, i concetti che stanno alla base di un corretto investimento sono molto semplici. Prima di tutto, lo ripeto la diversificazione. Si perché il mondo nel suo complesso, al netto degli alti e bassi, cresce, attratto da un’irresistibile forza gravitazionale. Ma questo non vale per singoli Paesi, settori, aziende. Quindi bisogna evitare di mettere tutte le risorse disponibili in un unico paniere. Un’altra regola d’oro: quando s’investe, bisogna chiedersi qual è il proprio obiettivo e stabilire un orizzonte di riferimento coerente per realizzarlo. Se ad esempio si risparmia per integrare la pensione futura, ma prima che arrivi l’assegno dell’Inps passeranno altri 20anni, non ha senso fare scelte orientate al breve termine.

Come investire tutto quello che si ha in titoli di Stato.
Esatto. Su un orizzonte di lungo termine, le azioni hanno dimostrato di sovraperformare alla grande il reddito fisso. Certo, la Borsa può essere soggetta a forti oscillazioni. Quindi chi vuole affrontare questo tipo d’investimento deve lavorare sul controllo dell’emotività. Ogni volta che sui mercati si prendono decisioni dettate dalla paura, o dall’euforia, si rischia di sbagliare.

Un esempio?
Quando i listini azionari subiscono una correzione importante, anziché fuggire, finendo per capitalizzare una perdita, converrebbe valutare l’acquisto. Come avviene quando si fa shopping durante la stagione dei saldi.

Nel 2018 i mercati sono andati male. Si calcola che l’80% delle masse globali investite in azioni abbia performance negative o vicine allo zero rispetto ai prezzi d’inizio gennaio. Come si convince chi a fine anno fa i conti con il segno meno ad avere fiducia e restare investito?
Spiegandogli che i mercati non si muovono in modo lineare, ma nel lungo termine, lo dicono tutte le statistiche, consegnano un ritorno positivo. Il segreto è non perdere di vista l’orizzonte temporale stabilito in partenza. Altrimenti si rischia di ottenere risultati scadenti. La consulenza qui ha un ruolo fondamentale: in fasi di elevata volatilità, come quella che stiamo attraversando, dobbiamo essere particolarmente vicini alla nostra rete di consulenti, supportarli per affiancare nel modo giusto i clienti nelle decisioni da prendere.

Molti risparmiatori però preferiscono rifugiarsi nella liquidità. Infatti quasi un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, pari a 4.400 miliardi, dice Banca d’Italia, è parcheggiata in depositi o sul conto corrente.
È un grave errore. Perché l’inflazione ha un impatto molto negativo, implacabile, sui risparmi. Un aumento dei prezzi al consumo nell’ordine del 2%, in linea con l’obiettivo della Banca centrale europea, nell’arco di dieci anni erode un quarto del valore del capitale iniziale. Purtroppo gli italiani sono poco propensi a pianificare in modo efficiente: basti ricordare che 1.500 miliardi di euro giacciono sui conti correnti, 300 miliardi sono investiti in obbligazioni, di cui 122 miliardi in titoli di Stato italiani e 89 miliardi in bond bancari. Solo 540 miliardi sono destinati ai fondi comuni

“Non si capisce perché chi impiega mesi nella scelta di una nuova auto non dedichi un po’ di tempo anche a pianificare il suo futuro”.

Anche i costi però incidono e non poco sui risultati dell’investimento. E ci sono fondi molto cari rispetto ai risultati che i gestori sono stati in grado di consegnare.
Da questo punto di vista, Mifid2, la nuova direttiva che disciplina i mercati degli strumenti finanziari, entrata in vigore a gennaio, offre dei chiari benefici, perché obbliga gli intermediari alla massima trasparenza su tutte le voci di spesa.

Sarà più facile mettere a confronto i costi sostenuti, che dovranno essere espressi in percentuale sull’importo investito e in valore assolto. Dai prossimi rendiconti annuali si capirà come verranno applicate le nuove regole.
Alcuni operatori cercheranno di annacquare lo spirito della direttiva. Ma chi sceglierà una battaglia di retroguardia, a lungo andare risulterà perdente. Perché nel complesso Mifid2 porterà a un aumento dell’attenzione alla qualità dei prodotti e ai costi.

Significa anche che nei portafogli degli investitori aumenterà ulteriormente la quota di fondi passivi, che replicano il mercato rinunciando alla pretesa di ottenere un extra-rendimento e hanno commissioni molto più basse?
All’inizio del 2019 la nostra controllata irlandese Fineco am, lancerà i primi fondi passivi, che rispondono esattamente a questa esigenza. Si tratta di strumenti che, inseriti in modo intelligente all’interno di un portafoglio, possono migliorare l’efficienza complessiva della pianificazione.

Torniamo al principio di responsabilità. Anche i risparmiatori ne hanno?
Sì. Gli strumenti per investire in modo corretto non mancano. Le nuove regole porteranno ulteriori vantaggi. Ma anche i risparmiatori devono fare la propria parte. Essere più consapevoli. Acquisire le competenze base di matematica finanziaria, prima tra tutti la differenza fra rendimento nominale e reale. Non si capisce perché chi impiega mesi alla scelta di una nuova auto da acquistare non possa dedicare un po’ di tempo anche a pianificare opportunamente il proprio futuro finanziario.