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Cultura 2 gennaio, 2019 @ 10:14

Ma quanto era dandy la rivoluzione

di Alessandro Turci

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Scrive poesie. A volte di politica estera, di stile, di viaggi. Per Panorama, Icon, il Foglio, Aspenia. chiudi
fidel castro di profilo
Fidel Castro (Wikipedia)

Il tentativo di cercare una risposta rischia di essere più banale della domanda. Perché Fidel Castro portava al polso non uno, ma due Rolex? C’è chi predilige la spiegazione politica con sineddoche incorporata: per sapere l’ora di Mosca. Chi invece ama la versione romantica: custodiva al polso quello dell’amico fraterno Che Guevara, che lo aveva lasciato a Cuba per andare a gettarsi in nuove imprese di guerriglia.

Il limite della prima interpretazione è pensare che certi orologi si portino al polso per sapere l’ora. Quello della seconda, che li si prenda davvero sul serio come oggetti, quando in realtà restano tali di fronte al destino (“Fidel, mi ricordo in questa ora di molte cose…” eccetera eccetera). Ma in fondo la scelta è anche coerente, se Castro e i suoi non ribaltassero tutte le regole del gioco, che ribellione sarebbe? Uno, cento, mille Rolex allora: lo slogan rivisto del Che carezza l’indole dandy, provocatoria e antiborghese, della Revolución.

Castro era davvero un moltiplicatore di orologi, che amava regalare ai suoi comandanti. Il Líder Máximo, come ogni avventuriero di rango, era anche un dandy purosangue. Sangue gallego, barocco per ascendenza coloniale, col desiderio innato di emergere e il gusto per la scommessa vistosa. Le sue foto da adolescente e da universitario lo ritraggono quasi sempre in doppio petto. Anche l’assalto, disperato, alla caserma Moncada lo fanno, lui e quelli che gli van dietro, vestiti da pomeriggio, in cravatta e mocassini, e cadono uno dopo l’altro con tutta l’eleganza che solo gli sconfitti possono avere.

D’altronde, se non fossimo in un’atmosfera di dandysmo tropicale, il dittatore sartoriale Fulgencio Batista non grazierebbe Castro dopo soli due anni di carcere. Quando esce, davanti alle telecamere, lui è l’unico a lasciare la prigione senza nemmeno una valigia in mano. La passerella della riscossa è iniziata. Fugge in Messico ma l’anno successivo sbarca col Granma a Cuba vestendo già kaki militare e vestirà così per il mezzo secolo a venire. E in uniforme il mondo lo consacrerà, ergendolo ora a idolo ora a nemico pubblico numero uno. Fa molta differenza?

No, quando il parametro è l’estetica e si raggiunge lo status di emblema unanimemente riconosciuto. Per People Magazine, nel 1984, sarà tra gli uomini meglio vestiti del mondo e nel 2016 Chanel celebrerà la propria collezione primavera/estate ispirandosi alle icone della Rivoluzione, a partire dal basco del Che.

fidel castro con due orologi
Fidel Castro con il dittatore indonesiano Suharto. Al polso del leader cubano si scorgono i due orologi (Wikipedia)

D’altronde, in tema di stile, Castro è sempre stato in ottima compagnia: lo circondavano almeno due figure dal carisma abbagliante. Il Che Guevara di mille foto, o quando siede ai microfoni della sua “Radio Rebelde” – nome punk ante litteram – indossando un Rolex GMT e un giubbotto in pelle. E Camilo Cienfuegos, catcher di baseball che veste la pettorina sopra la divisa militare, senza togliersi il cappello da cowboy né sfilarsi il cinturone col grosso Revolver Smith & Wesson. Perfino il fratello Raul, il meno carismatico della banda (e il più oscuramente shakesperiano), non rinuncia al doppio orologio.

I Rolex dei Barbudos sono, per l’epoca, oggetti di lusso, ma non quanto possono esserlo ora. Comparando i valori, oggi per avere un Submariner ci vogliono cinque volte i soldi di quegli anni. Quindi il polso di Fidel e dei suoi, ironia della Storia, finisce per dirci qualcosa in più sul capitalismo che sul comunismo. E questo ci avvicina all’esegesi finale sulla ragione dei due segnatempo.

L’ipotesi doppio fuso orario crolla di fronte all’evidenza: uno degli orologi di Fidel è il GMT Master (ref. 6542) il cui motivo d’esistere è appunto quello di segnare due fusi orari sullo stesso quadrante. Quanto al lascito del Che, questo apre uno scenario completamente differente, perché il Rolex del Comandante Guevara (GMT Master, ref. 1675) era al suo polso quando fu ucciso in Bolivia, e da quel polso fu rubato per rimanere in possesso, nome vero o nome di copertura non sappiamo, di un certo Félix Rodríguez.

E se la chiave per l’interpretazione fosse invece nel secondo Rolex: il Datejust? Guarda caso è il modello scelto da Dwight Eisenhower (ref. 6305), il padre del bloqueo, il fatidico e interminabile embargo contro la Cuba castrista. Da Eisenhower a Ronald Reagan, il Datejust è l’orologio presidenziale dalle parti di Washington. Ricordiamoci allora che nessun Presidente americano, da Eisenhower a Bush figlio, ha mai voluto stringere la mano a Castro nel corso di cinquant’anni. Nel linguaggio della propaganda il messaggio simbolico di Fidel al gigante Usa si decifrerebbe allora così: tu mi tieni in pugno con l’embargo, io ti porto al polso come un trofeo. Hasta el dandismo, siempre!