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Smart Mobility 11 Gennaio, 2019 @ 2:47

Ofo a rischio bancarotta, Mobike verso il monopolio nel bike sharing

di Federico Morgantini

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biciclette ofo
Deposito di biciclette Ofo a Xiangyang (VCG/VCG via Getty Images)

Il bike sharing moderno, cioè quello con le biciclette non vincolate a postazioni prestabiliti, è nato in Cina nel 2016 con il lancio di Mobike, le biciclette grigio e arancio arrivate anche in Italia da qualche tempo, ad opera di tre imprenditori cinesi con esperienza di vita, studio e lavoro all’estero: Hu Weiwei, Wang Xiaofeng e Xia Yiping.

A fare la vera differenza è stato il sistema di blocco ruota con Gps e l’App di gestione. L’insieme di idea e tecnologia è sicuramente vincente, ma facilmente duplicabile, così nel giro di pochi mesi dal lancio di Mobike le principali città cinesi si sono riempite di biciclette colorate con il logo di decine di società diverse in competizione fra di loro a prezzi sempre più bassi.

Ben presto, il vero obiettivo non è stato più guadagnare, ma prendere quote di mercato cercando sempre nuovi finanziatori e sperando in un ritorno futuro.

Il numero di biciclette nei punti chiave delle principali città cinesi è pertanto diventato così elevato da costringere il governo a confiscare tutti i mezzi abbandonati fuori dai parcheggi delimitati, almeno per rendere utilizzabili i marciapiedi.

biciclette Ofo
Raccolta di biciclette Ofo a Pechino (Kevin Frayer/Getty Images)

Per coloro che tentavano di camminare nelle città cinesi in quei giorni era ovvio che il gioco non potesse durare e così è stato. A partire già dall’estate del 2017 si sono verificati i primi fallimenti: i costi di produzione delle bici, quelli di gestione e di manutenzione, oltre che l’aumento dei furti non erano sostenibili con i bassi introiti del noleggio, visti i prezzi irrisori e l’eccessiva offerta di mezzi.

Sarebbe stato ovvio aspettarsi che i piccoli operatori sarebbero spariti lasciando il mercato nelle mani di un gruppo di aziende in sana concorrenza fra loro. Ma non sta andando così!

Ben presto si è capito che la lotta sarebbe stata a due. Sin dai primi mesi, il concorrente principale di Mobike è stato Ofo, con le biciclette gialle, anch’esse presenti in Italia da tempo. I due antagonisti hanno incassato finanziamenti dai giganti del web cinese, rispettivamente Tencent e Alibaba, che hanno permesso loro di dilagare a livello mondiale. Non è un caso che entrambi i marchi siano presenti in tutte le principali città del mondo e anche gli italiani ne siano ormai utilizzatori entusiasti.

Leggi anche: “Così ho portato le bici di Mobike sulle strade italiane”

Il binomio però sembra vacillare: da qualche settimana è trapelata l’indiscrezione che anche Ofo si troverebbe in gravi difficoltà, tanto che si sarebbe scatenata la corsa dei cinesi al rimborso dei loro soldi “intrappolati” nella App. E proprio oggi il Financial Times ha scritto che l’azienda avrebbe chiuso la propria divisione internazionale mentre i dipendenti si starebbero preparando “ad essere acquisiti o alla bancarotta”.

Secondo le ricostruzioni della stampa locale, i clienti stanno chiedendo sia i loro depositi a garanzia, che erano 99 yuan (14 USD) per coloro che si sono registrati con la società nei primi giorni di attività e 199 yuan (28 USD) per coloro che si sono registrati più tardi, sia il deposito circolante, cioè quello che si erode ogni volta che si usa la bicicletta (infatti in Cina il sistema non si appoggia sulle carte di credito, poco diffuse). Secondo alcune stime oltre 10 milioni di utenti starebbero chiedendo il rimborso (da settimane c’è una lunga fila di persone in coda davanti alla sede legale della società a Pechino), il che significa che Ofo deve ai suoi clienti minimo 1 miliardo di yuan (140 milioni di dollari). Un salasso di cassa che potrebbe avere pesanti conseguenti sulla società.

I problemi di Ofo aprono anche un altro scenario: una sorta di uberizzazione del mercato del bike sharing, con Mobike sempre più monopolista mondale, come Uber, AirBnB o Spotify in altri settori dello sharing.

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