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Tecnologia 11 gennaio, 2019 @ 10:11

Dentro l’azienda più innovativa del mondo

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Mi occupo dei ranking e del progetto Under 30.Leggi di più dell'autore
Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi
Gli interni degli uffici della Salesforce Tower a San Francisco. (Courtesy Salesforce)

Articolo apparso sul numero di gennaio 2019 di Forbes Italia. 

“Ho imparato a essere fonte d’ispirazione e creare una visione di ampio respiro, piuttosto che fare micro-management e avere un maniacale controllo sui dettagli”. Questa filosofia manageriale, Paolo Bergamo, se l’è fatta sul campo. Nel suo lungo percorso di crescita professionale ha avuto la fortuna di avere a che fare con diverse personalità di spicco nel mondo della tecnologia, come il professor Leonard Kleinrock, considerato il padre di internet, con cui “ho lavorato come ricercatore per due anni presso l’Università della California, a Los Angeles. Era la mia prima esperienza all’estero e mi ha aperto la mente”.

Fresco di laurea in ingegneria informatica presso l’università di Ferrara, Paolo partì infatti alla ricerca dell’american dream, diretto proprio in California. Oggi è senior vice president e unico italiano a sedere nel board of director di Salesforce, software company leader globale nella gestione delle relazioni con i clienti (Crm), fondata nel 1999 da Marc Benioff, imprenditore e pioniere nel campo del cloud a cui Forbes attribuisce un patrimonio netto personale di 5,5 miliardi di dollari, recentemente tornato alla ribalta per aver acquistato la rivista Time al prezzo di 190 milioni di dollari. “Qui ho trovato il mio posto. Dopo circa 13 anni posso considerare questa azienda anche un po’ mia. Se mai dovessi un giorno tornare in Italia vorrei continuare a lavorare per Salesforce”.

Leggi anche: La storia di Salesforce, ovvero come trasformare un’idea nell’azienda più innovativa del mondo

L’entusiasmo di Paolo nel raccontare il suo mondo e la sua storia personale rispecchia lo spirito che ha portato ai successi di Salesforce ogni anno nella classifica Forbes delle compagnie più innovative al mondo (al 3° posto quest’anno dopo sei anni consecutivi al comando), oltre che a essere il “miglior luogo del mondo dove lavorare”, secondo diverse prestigiose graduatorie, tra cui Great Place to Work, per due anni consecutivi e, da quest’anno, anche secondo Fortune. La società ad oggi conta circa 36mila dipendenti a livello globale, è quotata al Nyse dal 2004 e ha chiuso l’anno fiscale 2018 con un fatturato di 10,4 miliardi di dollari (in risalita dagli 8,39 miliardi del 2017). Anche in Italia è presente dal 2004, con due sedi, a Milano e Roma, dalle quali supporta clienti di ogni settore e taglia: da piccole aziende e startup, alle grandi eccellenze del made in Italy, come Ducati, Lamborghini e Cucinelli – fino ad arrivare a banche e utility.

Paolo Bergamo è senior vice president e unico italiano a sedere nel board of director di Salesforce.

Come ha fatto una realtà come Salesforce a raggiungere il successo su scala globale? In parte lo si può spiegare con la sua illuminata cultura aziendale. “Marc Benioff è un ottimo ascoltatore e ha una brillante capacità di astrazione dei bisogni, volta a creare le soluzioni più adatte per la clientela. ‘Ascolta-assimila-crea’: è la logica che ha trasmesso a tutti noi”. E in Salesforce l’ascolto reciproco è alla base di ogni rapporto. Grazie a un tool di collaborazione interna, Chatter, si possono condividere con i colleghi esperienze, evidenziare problematiche o dare indicazioni su come migliorare l’azienda. Non solo: trasparenza e allineamento delle visioni sono intessuti nella struttura stessa della società, fin dal primo giorno. Il sistema di valutazione personale ne è l’emblema. Si chiama V2mom, acronimo di vision, values, methods, obstacles, and measures (visione, valori, metodi, ostacoli e misure), è pubblico, accessibile a tutti i dipendenti, e consiste in una sorta di business plan personale in cui sono elencati gli obiettivi individuali connessi a quelli aziendali. Infine, è centrale il modello 1-1-1 di Benioff. “Un primo 1% è il tempo che i dipendenti possono dedicare ad attività di volontariato: otto giorni all’anno. Un secondo 1% è l’equity che l’azienda destina alle organizzazioni no-profit. E l’ultimo 1% è la quota di prodotto donato alle no-profit sotto forma di licenze Salesforce gratuite”.

Sono quindi i valori – come fiducia, customer success, innovazione e pari opportunità – a rendere Salesforce unica, all’avanguardia e allo stesso tempo attrattiva per i migliori talenti, riuscendo così a competere senza soggezione alcuna con le altre big tech della Silicon Valley. “I giovani sono fondamentalmente altruisti. Molto più che in passato, le nuove generazioni sono meno attaccate ai soldi e più sensibili agli ideali e all’etica aziendale”.

Nel 2008 Paolo Bergamo fu scelto personalmente da Steve Jobs per creare la prima app aziendale sull’App Store di Apple.

E pensare che, nel caso di Bergamo, l’amore per Salesforce sbocciò quasi per caso. Era il 2004 e Paolo si trovò a lavorare come ingegnere informatico presso Sendia mobile technology, una startup che aveva l’obiettivo di riprodurre la tecnologia Crm anche su mobile. L’idea piacque soprattutto a Salesforce, all’epoca una giovane azienda da 700 dipendenti, che l’acquistò nel 2006. “Quella di Salesforce non era la miglior offerta che ricevemmo. Ma il carisma, l’energia e la visione di Benioff ci conquistò subito. Promise che la startup sarebbe stata integrata nei servizi del gruppo e quindi accettammo”. A distanza di anni Paolo non si è pentito della scelta. “Quando stai a stretto contatto con uno come Marc comprendi quale sia la tua dimensione e forse anche i tuoi limiti. Lui è un visionario, ha nel dna il ruolo di ceo. Gli scontri con lui ci sono, ovviamente, ma ogni sua decisione a posteriori si è rivelata quasi sempre corretta. E ogni tanto non perde occasione per rinfacciarmelo bonariamente: ‘I told you!’”.

Eppure Paolo non è nuovo ai grandi incontri. Nel 2008 fu scelto personalmente da Steve Jobs per creare la prima app aziendale sull’App Store di Apple. “All’epoca era già malato, ma i suoi comportamenti non erano mai eccessivi. Aveva solo una profonda intolleranza per la bassa qualità. Io ero molto impaziente di collaborare con lui e mostrargli il mio prodotto. Ricordo che quando gli presentai i primi sviluppi della mia app presi una bella strigliata, perché il lavoro non era perfetto”. Il presente di Paolo, invece, è tutto focalizzato sui nuovi progetti Salesforce soprattutto nell’ambito dell’intelligenza artificiale, come Einstein – un servizio cloud che offre alle aziende gli strumenti necessari per progettare e automatizzare rapidamente i processi di assistenza vocale – oltre al consolidamento delle attività in Italia. E sempre tenendo a mente i saggi consigli di Benioff: “The business of business is not business. The business of business is improving the state of the world”(“L’obiettivo del business non è il business, ma migliorare il mondo”).