Perché in Italia serve ancora certezza del contraddittorio

(Kerry Marshall/Getty Images)
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Tre richieste precise all’Agcom, per non lasciare più spazio in tv a monologhi più o meno involontari. La prima prevedere l’obbligo per le televisioni di programmare confronti diretti tra leader, esponenti o sostenitori di parte governativa e delle opposizioni, sanzionando chi non vi si attiene, la seconda chiede di informare i telespettatori del rifiuto a partecipare dei leader invitati per sfuggire a un contraddittorio. E la terza di preoccuparsi di controllare, individuando criteri di monitoraggio con relativa pubblicazione dei dati.

Tali richieste sono oggetto di un recentissimo esposto presentato all’Autorità Garante delle Comunicazioni da ItaliaStatoDiDiritto, associazione di giuristi ed economisti, nata a Milano con l’obiettivo difendere i principi fondamentali della democrazia liberale e rappresentativa. Il punto è tanto vecchio quanto terribilmente attuale: garantire il pluralismo dell’informazione e il diritto dei cittadini a essere correttamente informati, principio insito nell’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero e di espressione, ma mai pienamente raggiunto nonostante decenni di leggi, normative sulla par condicio, monitoraggio delle presenze e nelle trasmissioni politiche o elettorali, e il recepimento della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

“Non sono le norme e i principi alti di riferimento normativo a mancare, peraltro zeppi di richiami alla completezza e all’imparzialità dell’informazione”, spiega ItaliaStatoDiDiritto tramite Alessandra Bazzani ed Elisabetta Pagnini che hanno contribuito alla stesura dell’esposto. “Ma indicazioni pratiche, attuabili e misurabili per un trasparente e corretto funzionamento del contraddittorio nell’informazione televisiva e nei programmi di attualità, che non rientrano nella definizione di programma politico sfuggendo alla legge 28 del 2000 sui programmi elettorali”.

In poche parole, mancano ancora regolamenti e sanzioni specifiche (che l’Agcom ha comunque il potere di varare) che impediscano il monologo su temi di politica, economia o gestione pubblica su cui l’ascoltatore è chiamato a farsi un’opinione propria. Pare impossibile, ma il vuoto c’è. Ed è ancora più preoccupante in un momento storico in cui è stata ben dimostrata l’influenza dei social e delle fake news su giudizi, opinioni e comportamenti elettorali e non.

“Il contraddittorio è un principio inscindibile dalla libertà d’informazione: la Costituzione Italiana riconosce il diritto dei cittadini a un’informazione completa e corretta, alla parità di trattamento tra forze e proposte politiche, alla obiettività, alla imparzialità e all’equità”, sottolineano ancora gli associati di ItaliaStatoDiDiritto. “L’Agcom non ha mancato di emanare delibere con cui chiede comportamenti etici e corretti per tutelare la pluralità dell’informazione anche nei programmi che non sono espressamente di comunicazione politica, ma senza entrare con puntualità nel dettaglio di tali comportamenti e darne le definizioni operative. Quello che oggi chiediamo all’Autorità è di valutare l’integrazione di tali delibere, redigendo regole, modalità concrete di azione e relative sanzioni”. L’obiettivo è di sostenere comportamenti che tutelino il pluralismo informativo, fornendo regole chiare e concrete.

Già oggi esiste un controllo sulle presenze televisive nei contenitori di attualità, ma che possono essere bilanciate con altre collocate all’interno dello stesso palinsesto o in giorni diversi, ma senza raggiungere adeguatamente l’ascoltatore. E il problema è oggi tanto sentito che di recente anche il commissario Agcom Antonio Nicita ha preso posizione sui social auspicando un maggior contraddittorio.

L’esposto di ItaliaStatoDiDiritto apre ora la strada all’istruttoria e con essa all’eventuale azione del presidente Angelo Marcello Cardani, per la sua eredità di fine mandato. E non si tratta di poca cosa. Diversi studi hanno indagato il fenomeno delle fake news e della formazione delle opinioni, dimostrando che il pubblico legge e ascolta solo ciò che conferma le proprie idee. Come i monologhi. E la certezza del contraddittorio e le regole chiare sono uno dei possibili antidoti.

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