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Style 4 febbraio, 2019 @ 11:30

I piani di crescita di Moreschi, il brand di calzature amato anche dal Vaticano

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
La famiglia Moreschi, (da sinistra): Francesco, Stefano, Mario e GianBeppe. (Courtesy Moreschi)

Articolo apparso nel numero di gennaio 2019 di Forbes Italia. 

Ama definirsi un e-manager perché, nonostante gli anni passati ad occuparsi di tutti i reparti dell’azienda di famiglia, il suo percorso professionale lo ha portato a interessarsi soprattutto di innovazione digitale. La vera passione è rimasta però quella per le calzature di lusso, core business dell’azienda di famiglia, dove Francesco Moreschi, classe 1969 ed eleganza da vero gentleman moderno, ricopre il ruolo di consigliere delegato e responsabile del dipartimento marketing e comunicazione. La storia di Moreschi inizia con il nonno Mario, in passato anche direttore d’orchestra e pilota di piccoli aeroplani. Nell’ottobre del 1946 decide di fondare l’azienda che porta il suo nome. Con l’arrivo della seconda generazione, il calzaturificio raggiunge una produzione di circa 250mila paia di scarpe all’anno e una distribuzione in più di 80 paesi. Ma cosa ancora più importante, inizia a diventare un punto di riferimento per il settore e sinonimo di eccellenza made in Italy. Basti pensare che oggi, per realizzare una scarpa Moreschi “sono necessari dai 200 ai 300 passaggi manuali e dalle 4/6 settimane di lavoro, durante le quali artigiani e moderne tecnologie interagiscono per creare un prodotto unico”, spiega il manager.

Lo showroom milanese di Moreschi. (Courtesy Moreschi)

A Vigevano, quartier generale della famiglia Moreschi, si trova una stanza molto particolare chiamata Caveau del cuoio: uno spazio di circa 300 metri quadrati dove sono custodite e stagionate fino a 12 mesi le pelli migliori (che guadagnano così maggiore flessibilità e durata), proprio come si fa con i vini più pregiati, per poi essere selezionate in edizioni limitate e modelli top di gamma. “Ricordo molto bene quando, ancora bambino, giocavo con gli scatoloni di calzature per costruire labirinti e casette… oggi Moreschi significa artigianalità, famiglia e amore per il bello”, racconta il manager, che nel 2016 ha festeggiato il settantesimo anniversario dell’azienda con una mostra alla Triennale di Milano e una speciale capsule collection delle classiche francesine. Ma il punto di forza del marchio, che prevede di chiudere il 2018 a quota 30 milioni di euro di fatturato ed è amato da star di oggi e di ieri come Richard Burton, Michael Jackson, Liam Neeson e persino dai Papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, è la lavorazione impeccabile del tinto a mano, una tecnica che richiede artigiani abili ed esperti: “Il procedimento comprende quattro passaggi dedicati al colore. S’inizia con la coloritura, che viene fatta utilizzando un panno di cotone bianco imbevuto in una singolare miscela di colore. A questo punto, segue la stiratura, eseguita per chiudere il poro della pelle e necessaria per fissare il colore, e rendere la superficie uniforme. Tocco finale, la caramellatura dove la tomaia viene lucidata più volte fino ad ottenere una nuance intensa e brillante”.

Una fase della lavorazione di una scarpa. (Courtesy Moreschi)

Nel tempo, l’offerta dell’azienda ha abbracciato nuove categorie di prodotto come borse, accessori e abbigliamento per uomo e donna. E anche se al momento l’obiettivo principale sembra essere la crescita a livello globale, non è da escludere che a calzare le iconiche stringate Moreschi saranno domani anche i più piccoli… Il focus rimane per ora il potenziamento del network retail: “Ad oggi, se i paesi europei sono quelli che ci danno maggiori soddisfazioni, siamo presenti in department store internazionali come Saks, Takashimaya, Level, Beymen, Harrod’s, Tsum, Harvey Nichols, e 40 negozi monomarca tra Italia ed estero. Inoltre stiamo mirando con particolare interesse al mercato statunitense, dove prevediamo di crescere nel giro dei prossimi quattro anni”. Senza dimenticare la Russia, dove Moreschi ha preso casa all’interno dello storico mall moscovita Gum, il Giappone, con Isetan, e il Medio Oriente, dove il nome Moreschi è noto fin dagli inizi degli anni ’70. “Siamo stati il primo brand italiano in assoluto a inaugurare, a ottobre 2014, un monomarca in Iran, a Teheran. Oggi la nostra espansione procede con passo deciso, grazie a un progetto ambizioso che ha portato cinque opening solo nel 2018 in località come Amman, Kuwait City, Teheran, Beirut e Ramallah che si aggiungono a quelli di Dubai, Baghdad, Erbil, Jeddah e Doha. Nel 2019, inoltre, abbiamo pianificato nuove aperture ad Abu Dhabi, Dubai e Kuwait City”. Prossimo appuntamento da segnare in agenda? Il salone più famoso per gli appassionati di eleganza al maschile: Pitti Immagine Uomo, dove l’8 gennaio la griffe presenterà la sua nuova collezione con un evento ad hoc nel cuore di Fortezza da Basso.