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Style 19 febbraio, 2019 @ 1:57

Il mondo della moda piange l’icona di stile Karl Lagerfeld

di Anna Rita Russo

Fashion editor.Leggi di più dell'autore
Beneventana di nascita trapiantata a Milano. Da sempre attratta dallo sfavillio del mondo della moda e del lusso, ha fatto della propria passione un lavoro. Ha collaborato con Modem Edition e diretto il coordinamento editoriale e di moda delle riviste Posh e Kult. Parla quattro lingue, adora follemente il francese. chiudi
karl lagerfel e claudia schiffer
Karl Lagerfeld con Claudia Schiffer nel 2008 (Shutterstock)

Schivo, geniale, ironico, intellettuale e con quell’aria a tratti aristocratica e snob, un po’ controcorrente un po’ stravagante. Interprete di una lunga storia di successi. Era questo e non solo Karl Lagerfeld e oggi il mondo della moda ne piange la sua triste scomparsa all’età di 85 anni. Nato ad Amburgo il 10 settembre 1933 come Karl-Otto Lagerfeldt (ha cambiato il suo cognome per ragioni commerciali), è stato stilista, fotografo, illustratore, artista, conosciuto come il re della moda, nell’universo fashion era soprannominato Kaiser Karl, per la sua immagine maestosa che affascinava e incuriosiva. Sicuramente la più iconica di tutte. Il suo talento era indiscutibile, tutto ciò che creava non aveva rivali nel mondo del lusso.

A soli 14 anni si trasferisce a Parigi per studiare arte e design, nel 1954 viene alla ribalta vincendo il prestigioso Woolmark Prize con un bozzetto di un cappotto, riconoscenza che in seguito lo porta a diventare assistente di Pierre Balmain, emblema dello chic parigino. Per cinque anni poi lavora al servizio di Jean Patou, uno dei più influenti couturier della Parigi degli anni ’20, conferendo alla haute couture un’allure nuova, audace, come forse non si era mai vista. Nel 1963 approda da Chloé e nel ’65 ha inizio il suo lungo legame con le sorelle Fendi durato cinquant’anni contribuendo a far raggiungere alla casa di moda romana ottimi risultati (secondo uno studio realizzato da Bernstein Fendi ha registrato nel 2017 ricavi pari a 1,1 miliardi di euro).

Nel 1974 dà vita al suo omonimo brand che nel 2005 viene rilevato dal marchio statunitense Tommy Hilfiger, che gli lascia però la completa direzione artistica. Ma è nel 1983 che Karl ha la sua grande svolta, quando a 10 anni dalla scomparsa di Coco Mademoiselle, viene chiamato al timone creativo di Chanel, riportando la Maison al successo, reinventando il marchio e consacrandolo come status symbol per eccellenza, emblema di stile, classe e femminilità (oltre a diventare uno dei marchi più redditizi, per la prima volta lo scorso anno Chanel ha reso pubblico il suo fatturato con un giro di affari di 9,6 miliardi di dollari circa 8,25 miliardi di euro, per smentire le voci riguardo a una possibile acquisizione e confermare l’intenzione di voler rimanere una casa di moda indipendente). Un brand che è riuscito a conquistare nel tempo anche una generazione più giovane grazie alle creazioni moderne, fresche e stravaganti di Karl. Le sue sfilate al Grand Palais sono state veri e propri spettacoli teatrali, un’arte visiva, provocatoria, brillante. Dall’allestimento di una mastodontica nave di 100 metri di lunghezza (autunno 2017) all’ipermercato monomarca con svariati prodotti che portavano il logo Chanel (autunno 2014), fino alla rappresentazione della Torre Eiffel (Haute Couture autunno 2017), la ricostruzione di una bracerie francese (autunno 2015) e una spiaggia artificiale per la primavera 2019.

Ora sarà Virginie Viard, Studio Director di Chanel e stretta collaboratrice di Lagerfeld da oltre 30 anni, a prendere le redini creative della casa di moda francese fondata nel 1910 a Parigi da Gabrielle Bonheur Chanel. Carica affidatale da Alain Wertheimer, ceo di Chanel, che in un post su Instagram ha dichiarato “Grazie al suo genio creativo, alla sua generosità e all’intuizione eccezionale, Karl Lagerfeld è stato in anticipo sui tempi, il che ha ampiamente contribuito al successo della maison in tutto il mondo. Oggi non solo ho perso un amico, ma abbiamo tutti perso una straordinaria mente creativa a cui ho dato carta bianca nei primi anni ’80 per reinventare il marchio”.

Karl Lagerfeld, instancabile stakanovista, che non si lamentava mai dei ritmi incessanti dell’industria moda, la sua mente creativa era sempre produttiva, impegnato tra progetti editoriali, mostre, design. Ha diretto spot pubblicitari, ha creato edizioni limitate per il colosso svedese H&M nel 2004 andate sold out all’istante, ha realizzato cortometraggi e ha addirittura lanciato una linea di cosmetici ispirata a Choupette, la sua insostituibile (ed ereditiera) gatta.

Karl, colui che non si sarebbe mai ritirato da quel lavoro che amava più di ogni altra cosa. Ma soprattutto colui che con i suoi vestiti ha fatto sognare tutti.

Occhiali scuri, capelli bianchi raccolti sempre in un codino, camicia con collo alto e guanti biker. Un personaggio unico, un genio come pochi, un intuito fenomenale, un talento irripetibile.