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La (dura) legge del cibo sicuro

Soci Studio Corte. Da sinistra, Andrea Corte, Elena Corte, Paola Corte e Marco Dallavalle.

Articolo tratto dal numero di marzo 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

Gli amanti del sushi ormai sanno che il pesce crudo deve essere abbattuto, anche se magari non sono in grado di spiegare perché questo procedimento si renda necessario, né in cosa consista. Nei menu dei ristoranti c’è da qualche mese un riferimento alle sostanze allergeniche contenute nelle pietanze. E sulle confezioni di pasta compare una dicitura relativa all’origine del grano impiegato. Tutto ciò deriva dal diritto alimentare, una materia tanto vasta quanto complessa. Abbraccia le norme sulla formulazione degli alimenti, quelle sulla comunicazione con il consumatore e sulla sicurezza alimentare. È un ramo del diritto che influenza la vita di tutti, ogni giorno. Forbes ne ha parlato con Paola Corte, name partner dello studio legale Corte, specializzato proprio in diritto alimentare e con una lunga storia alle spalle, che lo porterà tra due anni a festeggiare un secolo di attività.

Cosa rischia chi viola il diritto alimentare?
Dipende molto dal tipo di violazione commessa. Per quelle più gravi, che hanno messo a rischio o hanno effettivamente leso la salute pubblica, sono previsti reati con pene piuttosto serie. Anche delle leggerezze all’apparenza banali possono comportare gravi conseguenze. È il caso della mancata indicazione di un allergene su un’etichetta, che può portare allo shock anafilattico del consumatore, o della mancata osservanza delle temperature di conservazione, che può comportare uno sviluppo batterico da cui, a sua volta, può derivare un’intossicazione diffusa. Per le irregolarità in tema di comunicazione con i consumatori, le pene sono le più diverse. Si passa dalla contestazione di reati quali la frode in commercio alle sanzioni per pratiche commerciali scorrette, a quelle amministrative di importi minori. Inoltre è sempre possibile il sequestro di prodotti, il che comporta evidentemente dei danni notevoli alle aziende che subiscono questo provvedimento.

Paola Corte, name partner dello studio legale Corte, specializzato proprio in diritto alimentare.

Cosa fa l’avvocato specializzato in diritto alimentare?
È un professionista che conosce le caratteristiche scientifiche e le norme giuridiche connesse agli alimenti e le utilizza per assistere le aziende del comparto food in ogni aspetto della loro attività. Si passa dall’esaminare concretamente la formulazione e le procedure di fabbricazione dei nuovi prodotti che l’azienda sta realizzando al valutare l’ingannevolezza di una campagna pubblicitaria per il consumatore. Dall’assistere le aziende nel corso delle procedure di allerta al difendere imputati in procedimenti penali. Le applicazioni del diritto alimentare nell’assistenza delle aziende sono tantissime. La mia passione è lo sviluppo di nuovi prodotti e la verifica della conformità a legge degli stessi e della relativa comunicazione: etichettatura, spot televisivi, siti internet e social network. A volte i prodotti vengono sviluppati sulla base delle informazioni che si vogliono trasmettere in ambito marketing. In questi casi, occorre conoscere le regole sulla comunicazione, quelle sulle procedure di fabbricazione dei prodotti, e sulla loro composizione, per poter aiutare l’azienda a sviluppare un prodotto che le consenta di vantare determinare caratteristiche in fase di vendita. Si interviene quindi prima ancora che il prodotto da vendere esista, intercettando e cavalcando le tendenze del mercato. La conoscenza dei rischi corsi in materia di sanzioni consente all’azienda di effettuare una buona valutazione dei rischi/benefici delle proprie decisioni.
Inoltre sapere come predisporre una difesa tecnica in questo campo, avendo presente cosa avviene in giudizio, consente di offrire alle aziende una consulenza ragionata nel predisporre misure preventive, al fine di evitare contestazioni o predisporre poi delle ottimali difese, ad esempio sia in tema di Haccp (cioè di procedure obbligatorie di autocontrollo), sia in tema di procure nell’ambito della gerarchia dell’organizzazione aziendale.

Quali sono le difficoltà da affrontare?
Le competenze di base, quelle di carattere tecnico scientifico, sono quelle che, insieme alla conoscenza della normativa e della realtà delle aule di tribunale, fanno la vera differenza in questo settore. Le disposizioni di legge sui criteri microbiologici sono incomprensibili per chi non abbia una conoscenza di base in questa materia. Allo stesso modo, il funzionamento degli additivi chimici e le relative norme, o la differenza tra un metodo di campionamento ed un altro, tra un metodo di analisi ed un altro, sono tutti elementi indispensabili sia in fase di consulenza, che in fase di giudizio, nel predisporre le difese tecniche. L’interpretazione del diritto alimentare è molto complessa per via dell’enorme mole di norme comunitarie e nazionali, che si accavallano. Richiede un aggiornamento quotidiano. Il tutto è poi aggravato dalle diverse interpretazioni fornite dagli organi di vigilanza e dalla giurisprudenza. Un ulteriore fattore critico, poi, è dato dal fatto che a volte le violazioni del diritto alimentare costituiscono reato, sono cioè punite con sanzioni penali, mentre altre costituiscono illeciti amministrativi, da impugnare eventualmente avanti il Tar o il tribunale ordinario. Così, a fronte della conoscenza delle norme sostanziali, un avvocato specializzato in food law deve conoscere la procedura penale, civile ed amministrativa. La tenuta degli argomenti difensivi in giudizio è di fatto la cartina di tornasole di tutte le attività di un avvocato specializzato in questo settore.

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