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Investimenti 15 aprile, 2019 @ 2:07

La quotazione in Borsa dell’anno è italiana

di Ugo Bertone

Contributor, ho visto cambiare l’economia italiana.Leggi di più dell'autore
Ha cominciato a lavorare dopo l'università e la scuola di giornalismo presso l'ufficio stampa della Borsa Valori. È entrato al Sole 24 Ore ancor prima del varo della legge sui fondi comuni, alla Stampa dal 1985, prima alla redazione di Milano, poi caporedattore a Torino (e di nuovo a Milano). Ha avuto l'occasione, grazie alla Stampa, di seguire da vicino la crisi asiatica (Singapore, Tokyo) e la "bolla". Ha partecipato all'avventura di Borsa&Finanza e Finanza&Mercati, di cui è stato direttore. Alle spalle ha alcuni saggi sulla Fiat e sul Nord Ovest. chiudi

 

Altro che Levi’s, collocata a Wall Street per un valore complessivo di 6 miliardi di dollari. Altro che Lyft, la matricola del car sharing che ha raccolto al debutto 2,1 miliardi di dollari. L’ipo dell’anno, per ora, è italiana. Domani, infatti, esordirà in Piazza Affari Nexi, la società che offre servizi ed infrastrutture per i pagamenti digitali che in sede di collocamento ha ricevuto richieste per 5,4 miliardi di euro da più di 340 investitori da tutto il mondo, tra cui un centinaio di italiani ad un prezzo unitario di 9 euro per un valore totale di 7,3 miliardi.

Una matricola gradita perché serve a rimpolpare la capitalizzazione complessiva del mercato italiano, rimpicciolito dopo l’uscita di Luxottica. Tra l’altro il destino di Nexi s’incrocia con quello di un’altra seria candidata all’approdo a Piazza Affari: Sia, la società controllata da Cassa Depositi e Prestiti che potrebbe quotarsi direttamente sul listino o procedere a un’aggregazione con la stessa Nexi.

 

Nexi pronta a debuttare a Piazza Affari con l’Ipo più grande dell’anno

 

Per Nexi un collocamento da 2,3 miliardi

Ma proviamo a conoscere più da vicino la debuttante. Nata nel novembre 2017 dall’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane e da CartaSi per diventare un punto di riferimento nei pagamenti digitali in Italia, avrà un flottante di circa 2 miliardi di euro, pari al 35,6% del capitale che può salire fino al 40,9% se verrà esercitata l’opzione di greenshoe, pari al 15% delle azioni oggetto di collocamento. In quel caso il ricavato dal collocamento di Nexi potrebbe salire fino a 2,312 miliardi di euro.

Nexi, un esercito di 1,4 milioni di Pos

Nexi gestisce 41,3 milioni di carte di pagamento e 6 miliardi di transazioni ogni anno con un volume di 446 miliardi di euro realizzato attraverso 890mila punti vendita convenzionati e 1,4 milioni di terminali Pos. Una matricola particolare, riservata in sede di offerta agli investitori istituzionali, il cui record come Ipo è destinato a venir frantumato dalla prossima offerta di Uber.

Dopo l’aumento calano i debiti

Anche per questo vale la pena di conoscere da vicino questo colosso dei pagamenti digitali che ha il controllo del 60% del mercato delle carte di credito. A partire dai guadagni. Nel 2018 Nexi ha registrato 931 milioni di ricavi operativi netti, un margine operativo lordo (normalizzato) di 424 milioni e un utile di 20 milioni. Su quest’ultima voce incidono, fra l’altro, 108 milioni di interessi annui. Ma, come si legge nel prospetto, la società intende impiegare i proventi dell’aumento per tagliare il debito e portarlo a un rapporto di 2-2,5 volte sul Mol (dall’attuale 3-3,5 volte).

Nell’orbita di tre private

Il controllo resterà nelle mani dei fondi di private equity Advent, Bain e Clessidra, che scendono dal capitale restando tuttavia azionisti di netta maggioranza (62,6% del capitale, che scenderà al 57,3% in caso di esercizio integrale della greenshoe). Nexi è inoltre partecipata da un gruppo di istituti. Banco Bpm, Banca Popolare di Sondrio e Credito Valtellinese hanno venduto parte delle quote ma restano nel capitale, mentre Banca di Cividale e Iccrea Banca con l’Ipo escono. Altri quattro istituti che già erano azionisti (Ubi, Banca Sella Holding, Banca Popolare del Frusinate e Banca Popolare Vesuviana) hanno conservato la partecipazione per intero.

Tra i soci di Nexi il fondo di Singapore

Fra gli istituzionali che hanno acquistato quote di Nexi inferiori al 5%, (soglia d’obbligo per la comunicazione alla Consob), vi è il fondo sovrano di Singapore, Gic (3,2% circa post Ipo). Sopra il 2% si posizionano Amundi, mentre Marshall Wallace (hedge fund inglese che spesso scommette contro i titoli di Piazza Affari), Moneta Asset Management e Dws (il braccio dei fondi comuni di Deutsche Bank) si trovano sotto questa soglia. Tra i sottoscrittori di un certo rilievo figurano anche diversi gestori italiani a cominciare da Azimut, Anima sgr, Davide Leone & Partners e Generali Investments con quote superiori all’1%. Presenti in maniera residua vi sono poi Unipol, Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, Cattolica e Algebris.

Nexi: dividendi generosi, ma non sul 2019

Dopo la quotazione, Nexi prevede di realizzare progressivamente una politica dei dividendi con un pay-out ratio target compreso tra il 20% e il 30% degli utili distribuiti ma non prevede cedole a valere sul 2019.