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Classifiche 3 Maggio, 2019 @ 8:30

Il reporter 29enne italiano che racconta la crisi in Venezuela a Cnn e Al Jazeera News

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

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Stefano Pozzebon è uno dei 100 Under 30 selezionati da Forbes Italia nel 2019. (Photo by Fabiola Ferrero)

Articolo tratto dal numero di maggio 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Negli ultimi anni la figura dell’inviato è diventata sempre più marginale all’interno delle redazioni: da un lato i social hanno dato l’illusione di poter raccontare paesi senza frequentarli. Dall’altro gli editori hanno deciso di deciso di fronteggiare la crisi dei modelli di business dei media tradizionali sacrificando proprio gli inviati e le redazioni dislocate all’estero. È in questo scenario che il lavoro di Stefano Pozzebon assume valore: il giornalista 29enne sta raccontando come corrispondente freelance uno dei periodi storici più complicati per il Venezuela. I suoi servizi sono andati in onda su Cnn, Al Jazeera News e Rai News.

“Molte organizzazioni hanno usato le nuove possibilità offerte da un sistema di telecomunicazioni sempre più potente come pretesto per tagliare. Ma le vere ragioni dietro alla scomparsa degli inviati, sono di ordine economico. Un inviato o ancora di più un corrispondente costano, e costano parecchio. Il giornalismo è sempre stato e rimane una professione da svolgersi in strada, sul posto e da professionisti che siano ‘sul pezzo’”, spiega il reporter.

Molti giornalisti hanno cominciato a scrivere di esteri utilizzando i social network, Facebook, Twitter e Reddit, come fonti d’informazione: è davvero possibile scrivere una storia senza viverla? “Si tratta di un’illusione. i social possono dare accesso a fatti, ad eventi, ma raramente ne spiegano le cause o le conseguenze. Per poter capire le sfumature della storia, e fare analisi puntuali, è necessario che il reporter sia sul luogo del delitto, e soprattutto che sia un professionista della notizia, una persona che sa dare a ciascuna notizia il giusto peso”. Nella sua vita Pozzebon ha fatto anche il bartender e ha lavorato per alcuni ristoranti. Se non avesse scelto il mestiere del giornalista, sarebbe voluto diventare un rugbista: alla fine la vocazione da reporter ha vinto e proprio per questo motivo oggi non può che credere nel futuro del giornalismo.

“Si sta reiventando”, dice. “Io penso che la fame di notizie del pubblico non verrà mai meno, e fino a che le persone vorranno seguire i fatti informandosi, ci sarà spazio per dei professionisti che sappiano raccontare”. Nei prossimi mesi Stefano vuole continuare a raccontare la crisi venezuelana, cercando di allargare l’orizzonte a tutto il Sud America. Un sogno nel cassetto, però, ce l’ha: “Voglio cimentarmi con la storia più appassionante, che è quella più vicina a casa: l’Italia è e rimane il punto di riferimento, ed in questo periodo sento ci sia sempre più bisogno di colleghi che la sappiano raccontare”.

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