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Business 13 Maggio, 2019 @ 9:45

Il braccio destro dei leader

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

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Roberto Prioreschi, alla guida di Bain & Company in Italia.

Articolo tratto dal numero di maggio 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

Solo alcuni anni fa l’edizione internazionale di Forbes Magazine l’aveva inserita nell’elenco delle società di consulenza “più ambiziose” al mondo. Si tratta di Bain & Company, fondata nel 1973 a Boston e da allora ramificatasi in tutto il mondo, Italia compresa. Nel nostro paese, Bain & Company è guidata da Roberto Prioreschi, chiamato a trovare una declinazione della consulenza strategica adatta a una realtà dove il tessuto economico è molto più polverizzato rispetto ad altri contesti internazionali, in particolare anglosassoni.

“La leadership non è soltanto questione di fatturato, vuol dire essere riconosciuti leader dai nostri clienti e soprattutto aver costruito con imprenditori e manager un rapporto di assoluta fiducia”, spiega Prioreschi. “Abbiamo iniziato 30 anni fa in Italia e siamo quasi 500 con professionisti attivi in tutti i settori. Rispetto ai competitor noi siamo molto più focalizzati. Abbiamo 420 consulenti, di cui il 5% lavora su programmi internazionali, contro il 20% o 30% degli altri, che quindi servono anche altri mercati. Abbiamo quindi maggiore ampiezza e profondità di clienti serviti, non solo pochi grandi clienti. Nel nostro mercato, infatti, ci sono più di 4 milioni di aziende, con una dimensione media che fa sì che siano poche quelle che si possono avvalere della consulenza strategica, rispetto ad altri paesi europei e mondiali. Noi abbiamo avuto lo scorso anno 250 clienti di tutte le taglie. Inoltre serviamo tutte le industry: dalle banche e assicurazioni alla moda, dall’energia al manufacturing, fino ai beni di consumo. Per tutti questi motivi possiamo essere considerati una sorta di osservatorio dell’attività economica nel paese”.

Per Prioreschi fare consulenza strategica significa innanzitutto creare valore per le aziende e farlo aiutandole a sviluppare i loro piani industriali, a creare nuove opportunità, nuove geografie e a estrarre valore attraverso progetti di trasformazione industriale. Ma anche gestire situazioni di turnaround, ossia di difficoltà aziendali. Un tema importante per l’Italia, dove, si potrebbe dire, la crisi non se ne è mai andata davvero.

“È molto importante, come dicevo, costruire un rapporto fiduciario di lungo periodo. Per aiutare le aziende nei progetti di trasformazione industriale, c’è bisogno di visione e commitment di lungo periodo, di agire non solo sui costi e sulla revisione dei processi, ma anche sul capitale umano che fa parte delle aziende e, nello stesso tempo, di investire sulla trasformazione digitale. Il tutto orchestrato con lo scopo di raggiungere obiettivi di lungo periodo. Guardando al caso italiano, quando affrontiamo progetti di trasformazione in un ambito economico recessivo è ancora più importante capire prima che la recessione arrivi quali sono gli elementi cardine vincenti che hanno consentito alle singole aziende di attraversare e superare i precedenti periodi di recessione”.

In tutto questo si innesta il tema emergente ma non prorogabile della sostenibilità, che tocca in prima battuta le aziende e in secondo luogo chi con le aziende lavora. “È una rivoluzione che le aziende devono necessariamente affrontare”, spiega Prioreschi. “È fondamentale identificarne gli elementi salienti: creare valore non soltanto di natura economico-finanziaria, ma anche in termini di ritorno per l’ambiente e per la società. La sostenibilità per le aziende è anche un business. Pensiamo a Tesla. Ha innovato per essere più efficiente e il mercato poi è andato in quella direzione”, osserva il manager. “È la dimostrazione che si può salvaguardare l’ambiente e fare business. La circular economy è prioritaria per tutte le aziende. Descrive cosa devi fare, come deve essere la tua vision per rendere sostenibile nel tempo la tua attività”.

E proprio Bain & Company lo scorso anno ha realizzato una ricerca su più di 300 aziende internazionali dalla quale è emerso come per più dell’80% degli intervistati la sostenibilità si posiziona tra i primi tre punti dell’agenda dei ceo a livello globale. “Per noi quindi è importante assistere i clienti al fine di raggiungere non solo gli obiettivi economico-finanziari dell’azienda ma anche obiettivi di sostenibilità e di valore sociale che si riflettono anche in ritorni di performance e di mercato. Anche le aziende italiane prestano molta più attenzione a questi temi di quello che ci si potrebbe aspettare. Non è un caso che come Bain stiamo cercando di sviluppare un indicatore economico legato alla sostenibilità”. Ma l’interesse è legato anche a un fattore demografico, o di passaggio generazionale. “Le giovani generazioni che fanno parte del tessuto sociale sono fortemente interessate a questi temi. Anche noi stiamo implementando azioni che riducano l’impatto climatico e lo spreco di risorse al nostro interno, in maniera coerente con quelli che sono i valori del gruppo”.

Un’attenzione alle nuove generazioni che è anche, allo specchio, il frutto del grande interesse che i giovani laureati ripongono nei confronti delle società di consulenza per il loro ingresso dalla porta principale nel mondo del lavoro. “Lo scorso anno abbiamo ricevuto più di tremila curricula e dopo le selezioni abbiamo assunto circa 100 ragazzi, che sono andati ulteriormente ad abbassare l’età media della nostra struttura: oggi più della metà dei nostri colleghi è rappresentata da millennial”. Un rapporto costruito tramite canali istituzionali e attraverso il networking con università in Italia e all’estero, ma anche con attività che accelerano la crescita internamente.

“Chi viene da noi”, conclude Prioreschi, “ha la possibilità di vedere in un periodo relativamente breve, di qualche anno, diverse realtà aziendali e di farsi le ossa nel portare valore per il cliente finale. È una grandissima scuola. Che aiuta per la carriera interna e aiuta anche coloro che intendono lanciare una propria attività imprenditoriale o mettersi alla prova in ruoli manageriali di alto profilo. Forti di un bagaglio culturale e di esperienze molto più robusto dei loro coetanei”.

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