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Style 8 giugno, 2019 @ 10:35

Da H&M a Prada anche la moda sceglie la tecnologia dei big data

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
modello cappello
(h&m.com)

L’ultimo nome della moda che si è fatto coinvolgere dal fenomeno dei big data è stato H&M. Il colosso svedese del fast fashion ha iniziato infatti a produrre (e vendere) capi dedicati ai trend delle singole città, partendo da Berlino. Si tratta, in particolare, di una prima collezione in edizione limitata destinata solo agli abitanti della capitale tedesca negli otto store del retailer. Ed è frutto della collaborazione del gruppo con l’H&M Group’s Laboratory, il dipartimento dedicato alle innovazioni della società.

In che modo i big data hanno influenzato la collezione? I capi sono stati disegnati sulla base dei dati collezionati nei mesi precedenti, che sono stati in grado di identificare i nuovi trend in voga a Berlino. Tendenze come colori ma anche materiali e pattern preferiti dagli abitanti della città.

Ma l’azienda fondata da Erling Persson non è l’unica ad aver creduto nella tecnologia per risparmiare i costi relativi a trasporti, stoccaggi e sovra-produzioni. Qualche mese fa anche Nike aveva scommesso sul potere dei dati per migliorare le esigenze dei consumatori lanciando una nuova app, Nike Fit, che risolve in qualche modo il problema della taglia sbagliata: il software realizzato con algoritmi di machine learning, disponibile da luglio negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo, è in grado infatti di individuare la forma del piede attraverso un semplice scatto e definire la taglia più giusta per il cliente. L’informazione sarà salvata poi nel proprio profilo e potrà essere applicata ad ogni tipo di calzatura sportiva offerta da Nike.

Stesso approccio data oriented anche per Prada che ha collaborato con Oracle, colosso informatico della Silicon Valley, adottando una serie di soluzioni tecnologiche per rendere più efficienti i processi commerciali della maison italiana. L’obiettivo di queste applicazioni è anche in questo caso quello di analizzare i dati storici e comprendere le dinamiche di consumo nel proprio network retail e orientare quindi in maniera mirata le strategie aziendali.

Di recente, l’acceleratore di startup Startupbootcamp ha scelto proprio Milano per lanciare il suo primo programma dedicato alle aziende innovative della moda con un progetto ad hoc battezzato FashionTech che selezionerà le migliori 30 startup in grado di offrire soluzioni tecnologiche per il settore. Tra gli sponsor dell’iniziativa ci saranno tanti big del mondo business come Prada, Accenture, Danone, Deloitte, PwC, Visa e Microsoft.

In generale, è sempre più evidente quindi che il futuro passa dal web e che gli investimenti su e-commerce e fashion tech stanno dominano la scena: già nel 2017, ad esempio, Kering ha creato una nuova posizione lavorativa, quella del chief digital officer per la trasformazione digitale, che sfrutta i big data per mandare messaggi personalizzati ai clienti.

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