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Innovazione 7 Gennaio, 2020 @ 12:29

Nasce BeSight, una nuova fashion-tech sotto il segno del cloud

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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digitalizzazione
(GettyImages)

La moda incontra ancora una volta la tecnologia grazie a un’iniziativa indirizzata alle pmi del fashion system. Frutto del sodalizio tra Claudio Marenzi, presidente e amministratore delegato di Herno nonché presidente di Confindustria Moda, Ente Moda Italia e Pitti Immagine, e Andrea Ruscica, fondatore e presidente di Altea Federation, il nuovo progetto imprenditoriale, battezzato BeSight, ha uno scopo ambizioso: dare valore alle sfide di un settore complesso quale risulta quello della moda grazie all’ascolto delle opportunità che le tecnologie offrono alle imprese proiettate al futuro. Alla guida della newco, nel ruolo di chief executive officer, ci sarà Gian Paolo Piscopo, già It director di Herno.

Si tratta, nel dettaglio, di una piattaforma cloud-based che si presenta come un vero e proprio servizio su misura per le aziende che faticano a trovare sul mercato piattaforme tecnologiche altrettanto stabili, sicure e veloci: “Oggi le aziende con fatturato al di sotto dei 200 milioni di euro faticano a trovare sul mercato piattaforme di questo tipo. Con BeSight desideriamo colmare questo importante gap, attraverso una platform aperta, digitale e digitalizzante; un nuovo e unico framework, capace di comunicare in maniera nativa con tutti gli elementi che compongono la catena del valore, supportando le organizzazioni nella creazione di nuovi modelli di business. BeSight nasce con il preciso scopo di proporre modelli evoluti di operations a realtà di tutti i settori, con un focus che si spinge ben oltre la fashion industry”, ha specificato Claudio Marenzi. Il suo quid plus? Il costante monitoraggio delle opportunità offerte dal mercato, che offre una costante crescita della piattaforma.

Forte dell’esperienza trentennale di un team dall’imprinting fashion-tech e una squadra di professionisti da sempre attenti all’innovazione, BeSight nasce per offrire alle aziende del settore fashion & luxury soluzioni capaci di essere un vero elemento abilitante e un fattore distintivo in un contesto industriale in trasformazione e costante evoluzione, caratterizzato da un time-to-market sempre più sfidante. “Il cambiamento che sta prendendo forma nel mondo delle enterprise platform”, osserva Gian Paolo Piscopo, chief executive officer di BeSight, “ci porta a confrontarci con la necessità di piattaforme complete, intelligenti, scalabili e cloud-based. Le aziende vivono sempre di più l’esigenza di sistemi informativi human-centric e accessibili sempre e ovunque, in grado di interagire con molteplici servizi e operare cross-industry in modalità open senza barriere di alcun tipo. In BeSight siamo consapevoli del boost esponenziale di AI, mobility, cloud e big data”.

Innovazione 10 Giugno, 2019 @ 10:53

Come funziona lo Shazam per i vestiti creato da Amazon

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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donna con fasci di laser
(GettyImages)

Moda e tecnologia, capitolo due. Quante volte, tramite Instagram, avete fatto lo screenshot di un capo di abbigliamento per poi cercarne una versione simile sul web? E quante volte ci siete effettivamente riusciti? A non sottovalutare il problema è stata Amazon che in occasione dell’evento re:MARS dedicato a robotica, spazio ed AI ha presentato, oltre al suo drone per le consegne di pacchi, il nuovo gioiellino in tema di moda: StyleSnap.

Si tratta di una funzionalità integrata nell’app di Amazon, che sfrutta l’intelligenza artificiale per fare ricerche partendo da un’immagine. Per usarla, basta caricare la foto di un capo oppure di un outfit visto su una rivista di moda o indossato da un influencer. A questo punto, la palla passa alla tecnologia di deep learning che sarà in grado di fornire suggerimenti di capi simili acquistabili sul sito del colosso di Seattle, tenendo conto di parametri quali marchi, prezzi e recensioni.

Il deep learning è un campo di ricerca basato sull’apprendimento automatico che sfrutta un network di reti neurali artificiali, ispirate al funzionamento del cervello umano. Le reti sono costituite da milioni di neuroni artificiali collegati tra loro e possono essere “addestrati” per rilevare le immagini degli abiti alimentando una serie di immagini. E classificare gli articoli di abbigliamento nell’immagine in categorie come “abiti fit-and-flair” o “camicie di flanella”.

E se è vero che come ha dichiarato il ceo consumer worldwide Jeff Wilke: “La semplicità dell’esperienza del cliente nasconde la complessità della tecnologia che sta dietro”, è anche vero che una delle finalità della nuova app, disponibile a breve per iOS e Android, strizza l’occhio anche ai cosiddetti influencer della moda, specie a quelli che partecipano al programma Amazon Influencer, che potranno sia espandere la loro community sia ricevere commissioni per gli acquisti che hanno contribuito a ispirare.

Naturalmente, StyleSnap non è il primo esempio di aiuto virtuale nella moda. Basti pensare a Style match, strumento di ricerca visuale inventato dal sito britannico Asos (il cui modello ricorda molto Amazon) oppure Echo Look, sempre di casa Bezos, che tramite una telecamera smart attivata con l’assistente virtuale Alexa, “fotografa” un outfit da te indossato per proporti alternative valide e in linea con i tuoi gusti personali. Come avere uno stilista virtuale, a prova di click.

Style 8 Giugno, 2019 @ 10:35

Da H&M a Prada anche la moda sceglie la tecnologia dei big data

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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modello cappello
(h&m.com)

L’ultimo nome della moda che si è fatto coinvolgere dal fenomeno dei big data è stato H&M. Il colosso svedese del fast fashion ha iniziato infatti a produrre (e vendere) capi dedicati ai trend delle singole città, partendo da Berlino. Si tratta, in particolare, di una prima collezione in edizione limitata destinata solo agli abitanti della capitale tedesca negli otto store del retailer. Ed è frutto della collaborazione del gruppo con l’H&M Group’s Laboratory, il dipartimento dedicato alle innovazioni della società.

In che modo i big data hanno influenzato la collezione? I capi sono stati disegnati sulla base dei dati collezionati nei mesi precedenti, che sono stati in grado di identificare i nuovi trend in voga a Berlino. Tendenze come colori ma anche materiali e pattern preferiti dagli abitanti della città.

Ma l’azienda fondata da Erling Persson non è l’unica ad aver creduto nella tecnologia per risparmiare i costi relativi a trasporti, stoccaggi e sovra-produzioni. Qualche mese fa anche Nike aveva scommesso sul potere dei dati per migliorare le esigenze dei consumatori lanciando una nuova app, Nike Fit, che risolve in qualche modo il problema della taglia sbagliata: il software realizzato con algoritmi di machine learning, disponibile da luglio negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo, è in grado infatti di individuare la forma del piede attraverso un semplice scatto e definire la taglia più giusta per il cliente. L’informazione sarà salvata poi nel proprio profilo e potrà essere applicata ad ogni tipo di calzatura sportiva offerta da Nike.

Stesso approccio data oriented anche per Prada che ha collaborato con Oracle, colosso informatico della Silicon Valley, adottando una serie di soluzioni tecnologiche per rendere più efficienti i processi commerciali della maison italiana. L’obiettivo di queste applicazioni è anche in questo caso quello di analizzare i dati storici e comprendere le dinamiche di consumo nel proprio network retail e orientare quindi in maniera mirata le strategie aziendali.

Di recente, l’acceleratore di startup Startupbootcamp ha scelto proprio Milano per lanciare il suo primo programma dedicato alle aziende innovative della moda con un progetto ad hoc battezzato FashionTech che selezionerà le migliori 30 startup in grado di offrire soluzioni tecnologiche per il settore. Tra gli sponsor dell’iniziativa ci saranno tanti big del mondo business come Prada, Accenture, Danone, Deloitte, PwC, Visa e Microsoft.

In generale, è sempre più evidente quindi che il futuro passa dal web e che gli investimenti su e-commerce e fashion tech stanno dominano la scena: già nel 2017, ad esempio, Kering ha creato una nuova posizione lavorativa, quella del chief digital officer per la trasformazione digitale, che sfrutta i big data per mandare messaggi personalizzati ai clienti.