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Life 9 Novembre, 2019 @ 8:14

L’Aston Martin a 2 ruote, la rentrée di Bimota e tutto il meglio di EICMA

di Emiliano Ragoni

Auto e tecnologia.Leggi di più dell'autore
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Aston Martin AMB 001 (Foto dell’autore)

Aston Martin AMB 001

 La “prima” della casa di Gaydon non poteva che essere speciale, sia nel prezzo, che supera i 100mila euro, che nella tiratura, che si ferma a 100 unità, realizzate rigorosamente a mano. Anch’essa non è un progetto tecnico del tutto nuovo perché la casa inglese si è rivolta alla Brough Superior, compagnia francese specializzata in moto di alta gamma. Non essendo omologata per l’utilizzo stradale può essere impiegata solo in pista. Le forme sono morbide, avvolgenti, chiaramente ispirate a quelle delle vetture della Aston Martin. Le soluzioni tecniche sono di qualità assoluta e conferiscono alla moto un aspetto quasi steampunk; il motore è di 998 cc a ed è dotato di turbo a geometria variabile, in grado di erogare una potenza massima di 180 CV.

Kymco RevoNEX (Foto dell’autore)

Kymco RevoNEX

Kymco RevoNEX è l’esempio concreto del nuovo corso intrapreso dal colosso coreano i cui prodotti hanno ormai raggiunto un livello di qualità che li porta ad essere considerati alla stregua dei più blasonati costruttori giapponesi. Si tratta di una moto elettrica di dimensioni compatte che sfrutta tutto il know-how della compagnia nel settore e che esalta la guidabilità. Per questo motivo la Kymco ha implementato un cambio manuale a sei rapporti accoppiato a una power unit proprietaria; l’accelerazione da 0 a 100 km/h è di 3,9 secondi, la velocità massima di 205 km/h. Per gestire l’autonomia e la guidabilità è possibile selezionare il programma più opportuno. Al fine di appagare i “nostalgici” dell’endotermico, la casa coreana ha pensato bene di adottare un sistema per riprodurre un suono artificiale, in grado di conformarsi con il pilota e con le condizioni di utilizzo.

Scrambler Desert X (Foto dell’autore)

Scrambler Desert X

Tra le concept viste ad EICMA la Scrambler Desert X della Ducati è quella che ci ha colpito di più. L’estetica ammicca alle enduro degli anni ’80 ma le forme sono state chiaramente rivisitate in chiave moderna. A caratterizzarla ci sono la semicarenatura e il grosso serbatoio da deserto. I colori richiamano quelli delle Cagiva che utilizzando il motore Ducati correvano nelle Dakar africane. Il motore è da 1100 cm3. Non sono state diffuse informazioni sulla eventuale futura disponibilità.

Honda CB4 X (Foto dell’autore)

Honda CB4 X

La Honda CB4 X è una concept e anch’essa vanta delle linee che ricordano le due ruote del passato. Stiamo parlando di una enduro stradale con dei tratti quasi accennati, linee tese e coda corta, cortissima, quasi rastremata. La CB4 X è il risultato di più stili di moto che si uniscono e formano qualcosa di effettivamente nuovo e diverso.

Triumph Rocket III (Foto dell’autore)

Triumph Rocket III

È una cruiser. È inglese. È semplicemente esagerata. Stiamo parlando della Rocket III, una tre cilindri prodotta dalla Triumph. Il suo motore di 2.294 cm³ è uno dei più grandi mai montato su una moto di serie. I cavalli sono 165 CV a 6.000 giri e la coppia massima è di 221 Nm. A caratterizzare l’estetica è ovviamente l’enorme motore che monopolizza tutto il profilo laterale della moto contribuendo a delinearne il carattere. Bello il doppio faro anteriore che richiama la duplice anima della due ruote.

MV Agusta Rush (Simon Palfrader ©/Red/Eicma)

MV Agusta Rush

A Schiranna sanno come fare le moto belle. E questa è un’oggettività. Questa Rush racchiude quanto di meglio può fare la casa italiana in ambito di prestazioni ed estetica. La base tecnica è quella della Brutale 1000 RR, che è stata ulteriormente affinata aggiungendo componenti di qualità e togliendo qualche chilogrammo che su una moto non fa mai male. I cavalli, garantiti dal quattro cilindri, sono ben 208 e possono arrivare anche a 212 con lo scarico non omologato. Il design ed i particolari sono quelli che hanno fanno conoscere la casa varesina nel mondo: faro tondo, doppio terminale di scarico laterale, inedito cerchio posteriore “pieno”. Inediti la sella, che è stata appositamente disegnata per questo modello, e il gruppo ottico posteriore.

Bimota Tesi H2 (Foto dell’autore)

Bimota Tesi H2

Quando si parla di aziende come la Bimota, che hanno fatto dell’esclusività il proprio fattore di diversificazione, è difficile essere imparziali. La Bimota Tesi H2 è il primo risultato del nuovo corso intrapreso dalla casa riminese che recentemente è stata rilevata dalla Kawasaki (per il 49,9%). Non stiamo parlando di un progetto nuovo in termini assoluti in quanto, sfruttando la nuova proprietà, utilizza il telaio e il motore della Kawasaki H2. La ciclistica però è tutta della casa italiana ed è ben visibile, grazie alla presenza dei due monobracci, anteriore posteriore, che sostituiscono le classiche forcelle. Si tratta della rivoluzionaria ciclistica ideata alla fine anni ‘80 dall’ingegner Pierluigi Marconi. Il motore è chiaramente quello sovralimento della H2. Altre informazioni tecniche non sono state diffuse, sappiamo solo che la moto uscirà nel 2020.

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