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Business 13 Gennaio, 2020 @ 5:48

L’ “italiana” Aston Martin può diventare cinese?

di Massimiliano Carrà

Staff

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Aston Martin DB5 1965
rmsothebys.com: ph Simon Clay

Non sembra esserci pace per Aston Martin. La causa automobilistica britannica diretta da Andy Palmer potrebbe ancora una volta cambiare proprietà e battere bandiera cinese. Infatti, secondo quanto riportato negli ultimi giorni dal Financial Times, il colosso dell’estremo oriente Geely avrebbe già presentato un’offerta di acquisizione ai vertici di Aston Martin.

Nonostante sia sempre stato riconosciuto come un marchio sinonimo di ricchezza ed eleganza (non a caso nel mondo del cinema è famosa per essere la macchina di James Bond), Aston Martin è sempre più in crisi e non riesce a risollevarsi.

Tant’è che in una nota rilasciata qualche giorno fa, l’azienda automobilistica ha dichiarato che “le stime di margine operativo lordo per l’anno sono state ridotte a 130-140 milioni di sterline (inizialmente le previsioni erano di 200 milioni di sterline) e il margine sui ricavi è stato tagliato dal 20% al 12,5%-13,5% e le vendite sono scese del 7%. 

Ma non è tutto. Nella nota ufficiale Aston Martin ha anche rivelato che “rimarranno attive le discussioni con potenziali investitori strategici che possono o meno implicare un investimento azionario nella società”. 

Aston Martin: da ottobre 2018 perso il 73% in Borsa

Un altro fattore che attesta la crisi finanziaria della nota azienda automobilistica anglosassone è l’andamento in Borsa. Da quando è quotata, ossia dal 3 ottobre 2018, il titolo Aston Martin Lagonda ha ceduto ad oggi circa il 73%. Infatti se inizialmente il prezzo delle azioni era di 19 sterline, ad oggi invece si attesta a 4,5 sterline.

Un tonfo quindi che neanche Andrea Bonomi fino ad oggi è riuscito ad evitare. Infatti, a fine 2012 Investindustrial, fondo di private equity che fa riferimento proprio alla famiglia del finanziere italiano, ha acquistato per 190 milioni di euro il 37,5% della Aston Martin, diventandone azionista di riferimento. Va sottolineato che anche se il resto del capitale è rimasto in mano ai soci kuwaitiani (capeggiato dalla Investment Dar) e ai manager, Investindustrial dispone del 50% dei diritti di voto, quota che le assicura di fatto il controllo.

Geely: quali aziende controlla il gruppo cinese?

I scarsi risultati economici finora registrati da Aston Martin ovviamente non sono passati inosservati. Qui, secondo le indiscrezioni, entrerebbe in gioco Geely, il colosso cinese già proprietario di Volvo e Lotus, ma non solo. 

Fondato nel 1986 da Shu Fu Li, che ne è anche il presidente, il gruppo Geely con un investimento di 7,3 miliardi di euro, nel febbraio 2018 è diventato il principale azionista di Daimler AG, che controlla il marchio Mercedes, con una quota del 9,7% e nel marzo 2019  ha rilevato il 50% di Smart.

Le cifre dell’operazione sono ancora ignote, anche se un’indicazione economica ci sarebbe già. Infatti, secondo indiscrezioni di stampa, a fine 2019 Lawrence Stroll, il magnate canadese miliardario padre del pilota di F1 Lance Stroll, per aggiudicarsi – senza successo – una quota del 19,9% di Aston Martin aveva messo sul piatto circa 200 milioni di euro, ossia 230 milioni di euro.

Forbes Italia 21 Novembre, 2019 @ 8:30

Il primo Suv firmato Aston Martin è realtà: com’è fatta la nuova Dbx

di Emiliano Ragoni

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Aston Martin DBX
Aston Martin DBX (Courtesy: Aston Martin)

 Si apre un nuovo capitolo nei 106 anni di storia dell’Aston Martin; la casa inglese ha infatti presentato la sua prima suv di lusso, la DBX, che proverà a dare del filo da torcere alla Bentley Bentayga e alla Lamborghini Urus. L’Aston Martin DBX verrà costruita nello stabilimento di St Athan, in Galles, ed è ingegnerizzata su una piattaforma dedicata alle SUV. Il prezzo iniziale è di 193.500 euro; la vettura è attualmente prenotabile, con le prime consegne previste per l’inizio del secondo trimestre 2020.

A spingerla troviamo una versione rivista del caratteristico motore V8 da 4 litri con doppio turbocompressore della DB11 e della Vantage, che garantisce alla DBX una potenza di 550 CV e 700 Nm di coppia, uno scatto da 0 a 100 km/h di 4,5 secondi e una velocità massima di 291 km/h, oltre a una “voce” decisamente evocativa e prorompente.

Abbinato al V8 troviamo un cambio automatico con convertitore di coppia a nove rapporti, abbinato a un sistema di trazione integrale con differenziali attivi (quello posteriore è a slittamento limitato, eDiff), che trasmette la coppia sia davanti che dietro a seconda delle condizioni di guida.

A garantire guidabilità e adeguate doti dinamiche ci pensano le sospensioni pneumatiche adattive a controllo elettronico, che possono alzare l’altezza di marcia di 45 mm o abbassarla di 50 mm, combinate con sistema di controllo antirollio (collegato all’impianto da 48V); questi sistemi garantiscono comfort e guidabilità in praticamente tutte le condizioni di marcia.

Nonostante la mole e le dimensioni generose (504 cm di lunghezza, 200 cm la larghezza e 168 cm l’altezza), grazie all’utilizzo dell’alluminio incollato (un metodo costruttivo che l’Aston Martin ha affinato attraverso lo sviluppo delle sue auto sportive), la struttura della carrozzeria è molto leggera e rigida, e l’ago della bilancia si ferma a “soli” 2.245 kg.

Essendo una suv lo spazio all’interno non manca. La DBX può infatti ospitare fino a cinque persone e offre 632 litri di spazio per i bagagli (i sedili posteri si possono abbattere con la divisione 40:20:40), che garantiscono quindi un adeguato impiego come suv famigliare. Tra i tanti optional disponibili possiamo annoverare il pacchetto Pet, dotato di una serie di accessori che consentono di lavare il cane dopo una passeggiata in mezzo al fango, o il pacchetto Snow, che consente adeguato riscaldamento degli scarponi.

Gli interni, come da tradizione, sono decisamente opulenti con l’alternanza di materiali come metallo, vetro e legno e un sistema di illuminazione a 64 differenti colori in due zone. Una volta all’interno dell’abitacolo si apprezza il tetto panoramico in vetro a tutta lunghezza e i vetri delle porte senza cornice. I sedili sono rifiniti in sontuosa pelle pieno fiore, proveniente dal partner Bridge of Weir. L’utente, attraverso il programma di personalizzazione dell’Aston Martin, può customizzare gli interni con legni pregiati, compositi e impiallacciati in metallo. Oltre al lusso, dentro alla DBX c’è anche tanta tecnologia. Centralmente troviamo infatti uno schermo TFT da 10,25″ del sistema multimediale, accompagnato da quello da 12,3″ posizionato davanti al volante e preposto per fornire informazioni al guidatore.

La DBX esteticamente ha forti, fortissimi, richiami con le sportive della casa. Nonostante sia una suv, presenta una linea di cintura bassa e una livrea piuttosto dinamica; la casa ha infatti lavorato duramente per tenere basso il coefficiente di penetrazione aerodinamica. Il frontale è caratterizzato dalla grande mascherina e da affilati fari a led. La linea laterale è pulita e definita dalle grandi feritoie collocate all’altezza dei passaruota anteriori. Molto affascinante il posteriore, grazie alla presenza dello spoiler superiore, collocato nella parte superiore del lunotto, e alla movimentata zona dei fanali.

Life 9 Novembre, 2019 @ 8:14

L’Aston Martin a 2 ruote, la rentrée di Bimota e tutto il meglio di EICMA

di Emiliano Ragoni

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Aston Martin AMB 001 (Foto dell’autore)

Aston Martin AMB 001

 La “prima” della casa di Gaydon non poteva che essere speciale, sia nel prezzo, che supera i 100mila euro, che nella tiratura, che si ferma a 100 unità, realizzate rigorosamente a mano. Anch’essa non è un progetto tecnico del tutto nuovo perché la casa inglese si è rivolta alla Brough Superior, compagnia francese specializzata in moto di alta gamma. Non essendo omologata per l’utilizzo stradale può essere impiegata solo in pista. Le forme sono morbide, avvolgenti, chiaramente ispirate a quelle delle vetture della Aston Martin. Le soluzioni tecniche sono di qualità assoluta e conferiscono alla moto un aspetto quasi steampunk; il motore è di 998 cc a ed è dotato di turbo a geometria variabile, in grado di erogare una potenza massima di 180 CV.

Kymco RevoNEX (Foto dell’autore)

Kymco RevoNEX

Kymco RevoNEX è l’esempio concreto del nuovo corso intrapreso dal colosso coreano i cui prodotti hanno ormai raggiunto un livello di qualità che li porta ad essere considerati alla stregua dei più blasonati costruttori giapponesi. Si tratta di una moto elettrica di dimensioni compatte che sfrutta tutto il know-how della compagnia nel settore e che esalta la guidabilità. Per questo motivo la Kymco ha implementato un cambio manuale a sei rapporti accoppiato a una power unit proprietaria; l’accelerazione da 0 a 100 km/h è di 3,9 secondi, la velocità massima di 205 km/h. Per gestire l’autonomia e la guidabilità è possibile selezionare il programma più opportuno. Al fine di appagare i “nostalgici” dell’endotermico, la casa coreana ha pensato bene di adottare un sistema per riprodurre un suono artificiale, in grado di conformarsi con il pilota e con le condizioni di utilizzo.

Scrambler Desert X (Foto dell’autore)

Scrambler Desert X

Tra le concept viste ad EICMA la Scrambler Desert X della Ducati è quella che ci ha colpito di più. L’estetica ammicca alle enduro degli anni ’80 ma le forme sono state chiaramente rivisitate in chiave moderna. A caratterizzarla ci sono la semicarenatura e il grosso serbatoio da deserto. I colori richiamano quelli delle Cagiva che utilizzando il motore Ducati correvano nelle Dakar africane. Il motore è da 1100 cm3. Non sono state diffuse informazioni sulla eventuale futura disponibilità.

Honda CB4 X (Foto dell’autore)

Honda CB4 X

La Honda CB4 X è una concept e anch’essa vanta delle linee che ricordano le due ruote del passato. Stiamo parlando di una enduro stradale con dei tratti quasi accennati, linee tese e coda corta, cortissima, quasi rastremata. La CB4 X è il risultato di più stili di moto che si uniscono e formano qualcosa di effettivamente nuovo e diverso.

Triumph Rocket III (Foto dell’autore)

Triumph Rocket III

È una cruiser. È inglese. È semplicemente esagerata. Stiamo parlando della Rocket III, una tre cilindri prodotta dalla Triumph. Il suo motore di 2.294 cm³ è uno dei più grandi mai montato su una moto di serie. I cavalli sono 165 CV a 6.000 giri e la coppia massima è di 221 Nm. A caratterizzare l’estetica è ovviamente l’enorme motore che monopolizza tutto il profilo laterale della moto contribuendo a delinearne il carattere. Bello il doppio faro anteriore che richiama la duplice anima della due ruote.

MV Agusta Rush (Simon Palfrader ©/Red/Eicma)

MV Agusta Rush

A Schiranna sanno come fare le moto belle. E questa è un’oggettività. Questa Rush racchiude quanto di meglio può fare la casa italiana in ambito di prestazioni ed estetica. La base tecnica è quella della Brutale 1000 RR, che è stata ulteriormente affinata aggiungendo componenti di qualità e togliendo qualche chilogrammo che su una moto non fa mai male. I cavalli, garantiti dal quattro cilindri, sono ben 208 e possono arrivare anche a 212 con lo scarico non omologato. Il design ed i particolari sono quelli che hanno fanno conoscere la casa varesina nel mondo: faro tondo, doppio terminale di scarico laterale, inedito cerchio posteriore “pieno”. Inediti la sella, che è stata appositamente disegnata per questo modello, e il gruppo ottico posteriore.

Bimota Tesi H2 (Foto dell’autore)

Bimota Tesi H2

Quando si parla di aziende come la Bimota, che hanno fatto dell’esclusività il proprio fattore di diversificazione, è difficile essere imparziali. La Bimota Tesi H2 è il primo risultato del nuovo corso intrapreso dalla casa riminese che recentemente è stata rilevata dalla Kawasaki (per il 49,9%). Non stiamo parlando di un progetto nuovo in termini assoluti in quanto, sfruttando la nuova proprietà, utilizza il telaio e il motore della Kawasaki H2. La ciclistica però è tutta della casa italiana ed è ben visibile, grazie alla presenza dei due monobracci, anteriore posteriore, che sostituiscono le classiche forcelle. Si tratta della rivoluzionaria ciclistica ideata alla fine anni ‘80 dall’ingegner Pierluigi Marconi. Il motore è chiaramente quello sovralimento della H2. Altre informazioni tecniche non sono state diffuse, sappiamo solo che la moto uscirà nel 2020.

Life 2 Luglio, 2019 @ 8:59

Aston Martin Valhalla: l’hypercar estrema da 2 milioni di euro

di Emiliano Ragoni

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Aston Martin Valhalla
L’Aston Martin Valhalla (Courtesy Aston Martin)

Il nuovo corso dell’Aston Martin, la storica compagnia inglese guidata da Andy Palmer, si basa su un solido posizionamento sul mercato alto di gamma grazie ad un portafoglio prodotti composto da hypercar, elettriche e da una suv di lusso.

La filosofia di Aston Martin in merito alle hypercar di lusso è molto precisa: la casa inglese, avvalendosi della collaborazione con Red Bull Advanced Technologies, la divisione ingegneristica del team di Formula 1 Red Bull Racing, ha come obiettivo quello di offrire ai suoi clienti delle vere sportive, che prediligono la pista alla strada, ma che sono comunque omologate anche per la normale circolazione stradale.

Rientra in quest’ultima categoria la AM-RB-003, il cui prototipo è stato presentato all’edizione 2019 del Salone di Ginevra. L’Aston Martin AM-RB-003, come comunicato dalla casa inglese, si chiamerà ufficialmente Valhalla, continuando così la tradizione, iniziata con l’hypercar Valkirye, di un nome evocativo proveniente dalla mitologia nordica.

Rispetto alla “sorella” Valkirye è meno estrema, anche se da quest’ultima eredita buona parte del progetto tecnico. La Valhalla presenta delle forme fluide da sportiva con motore centrale e può contare su un sofisticato telaio in fibra di carbonio e un’aerodinamica con un sistema (FlexFoil), capace di variare la deportanza dell’auto senza modificare la posizione dei deflettori. La zona del diffusore e l’estrattore sono simili a quelli della Valkirye.

L’Aston Martin ha pensato bene di rendere più confortevole la Valhalla, grazie ad un sistema di aperture delle portiere che consente un accesso più agevole, grazie all’integrazione in esse di una parte di tetto. Gli interni, decisamente minimal, possono contare su un volante in perfetto stile F1. Non manca un piccolo bagagliaio.

La Valhalla sarà alimentata da un nuovo motore V6 turbocompresso abbinato ad un motore elettrico. La potenza totale è di 1.000 cavalli. Sarà disponibile anche una trasmissione a doppia frizione a 8 marce ispirata alla F1, un differenziale a slittamento limitato e un sistema e-AWD. Lo scatto da 1 a 100 km/h è di 2,5 secondi e la velocità massima di oltre 350 km/h.

Unendosi alla bellissima Valkyrie e all’estrema Valkyrie AMR Pro, la nuova Valhalla si andrà a scontrare con avversarie come LaFerrari e la McLaren Senna.

Ne saranno prodotte solo 500, elemento che la rende particolarmente appetibile ai collezionisti. L’arrivo sul mercato è atteso nel 2021.

Per averla si prevede sarà necessario staccare un assegno di quasi 2 milioni di dollari. Sarà possibile ammirare questo capolavoro ingegneristico dell’Aston Martin nel prossimo film di 007, attualmente in produzione, che avrà come protagonista Daniel Craig.

Life 13 Giugno, 2019 @ 11:30

Va all’asta l’iconica Aston Martin DB5 di James Bond

di Simona Politini

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Aston Martin DB5 1965
rmsothebys.com – ph Simon Clay

La Aston Martin DB5 del 1965, la mitica auto di James Bond che evoca nella mente avventure al cardiopalma, andrà presto in asta. La vendita, organizzata dalla RM Sotheby’s, si terrà a Monterey, in California, a metà agosto.

 

La Aston Martin DB5 del 1965 torna in asta completamente restaurata

Dopo che, non più di un mese fa, la casa automobilistica inglese aveva diffuso la notizia di una nuova produzione limitata a 25 repliche perfette della Aston Martin DB5 complete di tutti i gadget, adesso gli appassionati del brand e dell’Agente 007 avranno una nuova possibilità di possedere un piccolo pezzo di storia del cinema.

In realtà, la Aston Martin DB5 che andrà in asta non è l’auto utilizzata in Goldfinger, pur essendo speculare ad essa. Si tratta di una delle due auto prodotte da Eon Productions per promuovere il film di 007, Thunderball, uscito immediatamente dopo. Come tali, questi due modelli, non sono mai apparsi nel film. Dopo il film, le auto sono rimaste in magazzino per alcuni anni fino a quando il collezionista britannico Lord Anthony Bamford ha comprato entrambi. Dopo di lui l’auto ha avuto solo altri due proprietari privati. L’ultima vendita è avvenuta nel 2006, sempre tramite la RM Sotheby’s, per una cifra pari a $ 2,090,000.

Nel 2012 la Aston Martin DB5 è stata poi sottoposta ad un intervento di restauro completo. Il restauro, come riporta la casa d’aste, includeva anche i gadget, quindi oggi si dovrebbe essere in grado di sollevare lo schermo antiproiettile, estendere i paraurti, attivare lo schermo antifumo, le pistole anteriori e la chiazza di petrolio. Verosimilmente il sedile ad espulsione non funziona, ma il pannello sopra è rimovibile. Anche i vari interruttori a levetta dovrebbe essere funzionanti. Questo restauro, tuttavia, inciderà sicuramente sul costo dell’auto che si presume potrebbe attestarsi intorno ai 4 milioni di dollari o anche oltre.

Se la “Licenza di uccidere” non è compresa nel pacchetto, siamo certi che sarà sufficiente scendere della mitica Aston Martin DB5 e sorseggiare un Martini cocktail per sentirsi un vero “Agente 007 al servizio segreto di sua Maestà”.

Life 18 Aprile, 2019 @ 9:32

Aston Martin Rapide E: sarà questa la nuova auto elettrica di James Bond?

di Emiliano Ragoni

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Il modello Rapid E è stato presentato al recente Salone dell’auto di Shanghai. (Courtesy Aston Martin)

James Bond, la spia più famosa del mondo uscita nel 1953 dalla penna dello scrittore britannico Ian Fleming, è da sempre indissolubilmente legato alle Bond car, automobili sportive, dotate di una serie di “trucchi” per depistare l’inseguitore. Tra le case automobilistiche legate allo 007 c’è sicuramente la casa inglese di Gaydon, Aston Martin.

La compagnia inglese ha prestato la sua DB5 – l’acronimo DB ha caratterizzato la denominazione di tutti i modelli della casa dal 1950 al 1973, nel periodo in cui David Brown ne è stato proprietario – per diversi episodi della saga, tra cui Goldfinger, dove il volto di James Bond era Sean Connery.

Oltre a rappresentare il passato, Aston Martin sarà anche nel futuro della mitica spia. Secondo quanto trapelato dalla stampa specializzata, anche nel prossimo film, il 25° della saga, che sarà tratto dal romanzo Mai sognare di morire, l’agente segreto sarà a bordo proprio di un’auto Aston Martin. La novità, questa volta, è che sarà elettrica.

(Courtesy Aston Martin)

Aston Martin Rapide E, l’auto elettrica di lusso Made in Uk

La vettura, con ogni probabilità, sarà la Aston Martin Rapide E, modello presentato al recente Salone dell’auto di Shanghai. L’Aston Martin Rapide E, la prima elettrica in assoluto della casa inglese, è una berlina coupé a cinque porte, che presenta uno stile che risulterà famigliare a tutti gli amanti della casa di Gaydon. Sulla Rapide E ritroviamo infatti la grossa “bocca” anteriore, caratterizzata da una trama a nido d’ape. Le linee sono molto fluide e l’estetica è stata ottimizzata per massimizzare l’efficienza energetica. Anche i cerchi, in alluminio forgiato, sono aerodinamici, e gli pneumatici Pirelli P-Zero sono a bassa resistenza al rotolamento.

(Courtesy Aston Martin)

Dal punto di vista tecnico la Aston Martin Rapide E è sì un’auto elettrica, ma in realtà non è un progetto totalmente nuovo: si tratta di una sorta di retrofit (ossia una conversione a elettrica di un modello con motore tradizionale) della berlina endotermica Rapide. Questo particolare lo possiamo constatare dalla scelta di collocare le batterie nel posto dove troviamo il motore V12 da 6,0 litri della Aston Martin Rapide, anziché sotto il pianale dell’auto; soluzione, quest’ultima, adottata da quasi tutte le aziende automobilistiche.

(Courtesy Aston Martin)

Le prestazioni della Aston Martin Rapide E

La Aston Martin Rapide E è stata sviluppata congiuntamente con la Williams Advanced Engineering, società nata da una costola di quella presente in Formula 1, ed è dotata di un impianto elettrico e una batteria a 800 Volt, con una capacità di 65 kWh. La batteria, custodita in un involucro in fibra di carbonio e Kevlar, e posizionata nel vano anteriore, alimenta la coppia di motori elettrici che azionano l’asse posteriore, garantendo una potenza di 601 CV e una coppia di 950 Nm. I 601 cavalli permettono uno scatto da 0 a 100 km/h inferiore a 4 secondi e una velocità massima di 250 km/h. L’autonomia dichiarata è di 320 km.

Nonostante la “zavorra” della batteria, la casa inglese assicura che le prestazioni dinamiche della Rapide E saranno degne di una vera Aston Martin, grazie a sospensioni appositamente studiate e ad altri accorgimenti tecnici.

(Courtesy Aston Martin)

Interni ipertecnologici per la Aston Martin Rapide E

Come da tradizione, gli interni della Aston Martin Rapide E sono piuttosto ricchi di pulsanti. Rispetto alle altre auto presenti nella gamma, la Rapide E presenta una strumentazione digitale posizionata dietro il volante, che fornisce tutte le informazioni chiave al guidatore.

Aston Martin Rapide E, un modello esclusivo

Essendo un progetto molto particolare, la produzione della Aston Martin Rapide E, che avverrà nello stabilimento inglese di St Athan, sarà limitata a 155 unità in tutto il mondo. Non è stato ancora comunicato il prezzo della vettura.