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SpaceEconomy 20 Novembre, 2019 @ 3:00

Cuore torinese e sogni marziani, il cosmo visto da Altec

di Emilio Cozzi

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dal numero di novembre di Forbes Italia

“Il concetto di esplorazione dello spazio sta cambiando: via via si passa dall’osservazione e dalla ricerca alla possibilità di considerare e sfruttare come risorsa tutto quello che è intorno alla Terra”. Napoletano, classe 1958, laureato in ingegneria elettronica alla Federico II, con le sue parole Vincenzo Giorgio rivela una passione per lo spazio simile a quella per la squadra della sua città, che, beninteso, ama. Sarebbe infatti scorretto definirlo “solo” un tifoso: Giorgio è un osservatore attento alle strategie in campo, uno di quelli pronti a cogliere ogni opportunità per scattare in avanti.

Via da metafore calcistiche, lo dimostra da amministratore delegato di Altec, gioiello dello “Space in Italy” che fa da centro di controllo delle attività sulla Stazione spaziale internazionale e di ExoMars, la doppia missione, a guida italiana, che il prossimo maggio ripartirà verso il pianeta rosso. “Ci muoviamo su basi solide”, sottolinea Giorgio parlando di Altec come fosse schierata in campo, “da oltre dieci anni gestiamo la logistica a livello europeo della Iss, attività che ci ha fatto guadagnare la qualifica di centro di controllo per i sistemi di esplorazione planetaria. Per ExoMars abbiamo allestito un centro senza eguali fuori dagli Stati Uniti, sia in termini tecnologici che di impatto visivo”. Costituita a Torino nell’aprile del 2003, la Aerospace Logistics Technology Engineering Company, o Altec, è il risultato del coordinamento fra l’Agenzia spaziale italiana (che ne possiede il 36,25%) e Thales Alenia Space (63,75%), una sinergia che ai tempi portò anche alla costruzione del Centro Multi Funzionale Spaziale, oggi gestito dalla Altec.

L’azienda, che conta circa 80 dipendenti e nel 2018 ha dichiarato un ricavo sopra i 19 milioni di euro, fornisce servizi ingegneristici e logistici a supporto dell’utilizzo di diverse infrastrutture orbitanti, Iss compresa, e di missioni per l’esplorazione spaziale. Non è un caso che dal 2004 Giorgio faccia parte dell’International Space Exploration Committee e che prima fosse il vice presidente per Scienza ed esplorazione di Thales Alenia Space in Italia, per cui si occupò proprio della partenza dei progetti Solar Orbiter, ExoMars e BepiColombo, destinato a Mercurio: ideale centravanti, la sua vocazione e quella dell’azienda che amministra puntano sempre un po’ più in là. “Voli suborbitali, uso dei big data, gestione dei satelliti a fine vita per noi sono possibilità. Presto si potrà anche volare sulla stazione spaziale cinese o verso il Lunar Orbital Platform-Gateway, la nuova base in orbita cislunare: Altec si propone non solo come gestore dei centri di controllo, ma anche come coordinatore degli utilizzi di queste strutture accompagnando nel settore aziende prive di un background spaziale”.

Un effetto tipico della new space economy, che insieme con la filosofia del rischio mutuata dalla Silicon Valley e con la progressiva diminuzione dei costi di accesso allo spazio, sta riconfigurando tutto il settore. “Uno dei filoni più importanti che seguiamo”, precisa Giorgio, “è l’elaborazione dei dati di provenienza spaziale: missioni come Gaia, che ha lo scopo di ottenere una mappa tridimensionale di una parte della nostra galassia, ed Euclid, che cerca la materia oscura, impongono l’elaborazione di una mole enorme di informazioni. Una volta acquisita questa capacità, gli ambiti di applicazione sono vastissimi e, beninteso, vicini alla vita di ognuno di noi. Non è un caso che Altec sia in contatto con paesi senza una grande tradizione spaziale, ma che stanno cercando di affacciarsi al settore: uno dei nostri compiti è aiutarli a muovere i primi passi”. A proposito di inizi: con Sitael e Virgin Galactic, la compagnia del magnate britannico Richard Branson, Altec è anche firmataria dell’accordo quadro che promette di portare i primi “turisti” oltre l’atmosfera, su spazioplani suborbitali lanciati da Grottaglie, in Puglia. Ancora sulla carta, l’idea ha già venduto 600 biglietti a 200mila dollari l’uno.

“È un progetto da più di 200 milioni di euro: ci saranno investimenti privati, di operatori finanziari, istituzioni, investimenti della stessa Virgin, che poi diventerebbe anche usufruttuaria della gestione dei voli. Abbiamo svolto analisi approfondite per capire quale potrebbe essere il mercato e i risultati sono stati incoraggianti. In più abbiamo ricevuto sollecitazioni da parte dell’Asi per sfruttare questi voli per finalità scientifiche. Siamo convinti che una volta partita l’operazione, cosa che dovrebbe accadere già nel 2022, altre agenzie europee se ne interesseranno. Certo, il progetto ha le sue criticità: non dimentichiamo che il veicolo, lo SpaceShipTwo di Virgin Galactic, sfrutta un propulsore solido unico, spinto a velocità estreme. I rischi devono esser messi in conto, sono insiti nella sperimentazione”. Un po’ come un centravanti sempre sul filo del fuori gioco.

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